Domenica 12 Maggio: la GMV 2019. Il Messaggio di Papa Francesco

Messaggio per la 56ª Giornata Mondiale di Preghiera per le Vocazioni 2019

Il coraggio di rischiare per la promessa di Dio

Cari fratelli e sorelle,

dopo aver vissuto, nell’ottobre scorso, l’esperienza vivace e feconda del Sinodo dedicato ai giovani, abbiamo da poco celebrato a Panamá la 34ª Giornata Mondiale della Gioventù. Due grandi appuntamenti, che hanno permesso alla Chiesa di porgere l’orecchio alla voce dello Spirito e anche alla vita dei giovani, ai loro interrogativi, alle stanchezze che li appesantiscono e alle speranze che li abitano.

Proprio riprendendo quanto ho avuto modo di condividere con i giovani a Panamá, in questa Giornata Mondiale di Preghiera per le Vocazioni vorrei riflettere su come la chiamata del Signore ci rende portatori di una promessa e, nello stesso tempo, ci chiede il coraggio di rischiare con Lui e per Lui. […]

 

Messaggio di Papa Francesco per la quaresima

Pubblichiamo di seguito il testo del Messaggio del Santo Padre Francesco per la Quaresima 2019 sul tema:

«L’ardente aspettativa della creazione è protesa verso la rivelazione dei figli di Dio» (Rm 8,19).

Messaggio del Santo Padre

 «L’ardente aspettativa della creazione è protesa verso la rivelazione dei figli di Dio» (Rm 8,19)

Cari fratelli e sorelle,

ogni anno, mediante la Madre Chiesa, Dio «dona ai suoi fedeli di prepararsi con gioia, purificati nello spirito, alla celebrazione della Pasqua, perché […] attingano ai misteri della redenzione la pienezza della vita nuova in Cristo» (Prefazio di Quaresima 1). In questo modo possiamo camminare, di Pasqua in Pasqua, verso il compimento di quella salvezza che già abbiamo ricevuto grazie al mistero pasquale di Cristo: «nella speranza infatti siamo stati salvati» (Rm 8,24). Questo mistero di salvezza, già operante in noi durante la vita terrena, è un processo dinamico che include anche la storia e tutto il creato. San Paolo arriva a dire: «L’ardente aspettativa della creazione è protesa verso la rivelazione dei figli di Dio» (Rm 8,19). In tale prospettiva vorrei offrire qualche spunto di riflessione, che accompagni il nostro cammino di conversione nella prossima Quaresima

  1. La redenzione del creato

La celebrazione del Triduo Pasquale della passione, morte e risurrezione di Cristo, culmine dell’anno liturgico, ci chiama ogni volta a vivere un itinerario di preparazione, consapevoli che il nostro diventare conformi a Cristo (cfr Rm 8,29) è un dono inestimabile della misericordia di Dio.

Se l’uomo vive da figlio di Dio, se vive da persona redenta, che si lascia guidare dallo Spirito Santo (cfr Rm 8,14) e sa riconoscere e mettere in pratica la legge di Dio, cominciando da quella inscritta nel suo cuore e nella natura, egli fa del bene anche al creato, cooperando alla sua redenzione. Per questo il creato – dice san Paolo – ha come un desiderio intensissimo che si manifestino i figli di Dio, che cioè quanti godono della grazia del mistero pasquale di Gesù ne vivano pienamente i frutti, destinati a raggiungere la loro compiuta maturazione nella redenzione dello stesso corpo umano. Quando la carità di Cristo trasfigura la vita dei santi – spirito, anima e corpo –, questi danno lode a Dio e, con la preghiera, la contemplazione, l’arte coinvolgono in questo anche le creature, come dimostra mirabilmente il “Cantico di frate sole” di San Francesco d’Assisi (cfr Enc. Laudato si’, 87). Ma in questo mondo l’armonia generata dalla redenzione è ancora e sempre minacciata dalla forza negativa del peccato e della morte.

2. La forza distruttiva del peccato

Infatti, quando non viviamo da figli di Dio, mettiamo spesso in atto comportamenti distruttivi verso il prossimo e le altre creature – ma anche verso noi stessi – ritenendo, più o meno consapevolmente, di poterne fare uso a nostro piacimento. L’intemperanza prende allora il sopravvento, conducendo a uno stile di vita che vìola i limiti che la nostra condizione umana e la natura ci chiedono di rispettare, seguendo quei desideri incontrollati che nel libro della Sapienza vengono attribuiti agli empi, ovvero a coloro che non hanno Dio come punto di riferimento delle loro azioni, né una speranza per il futuro (cfr 2,1-11). Se non siamo protesi continuamente verso la Pasqua, verso l’orizzonte della Risurrezione, è chiaro che la logica del tutto e subito, dell’avere sempre di più finisce per imporsi.

La causa di ogni male, lo sappiamo, è il peccato, che fin dal suo apparire in mezzo agli uomini ha interrotto la comunione con Dio, con gli altri e con il creato, al quale siamo legati anzitutto attraverso il nostro corpo.

Rompendosi la comunione con Dio, si è venuto ad incrinare anche l’armonioso rapporto degli esseri umani con l’ambiente in cui sono chiamati a vivere, così che il giardino si è trasformato in un deserto (cfr Gen 3,17-18). Si tratta di quel peccato che porta l’uomo a ritenersi dio del creato, a sentirsene il padrone assoluto e a usarlo non per il fine voluto dal Creatore, ma per il proprio interesse, a scapito delle creature e degli altri.

Quando viene abbandonata la legge di Dio, la legge dell’amore, finisce per affermarsi la legge del più forte sul più debole. Il peccato che abita nel cuore dell’uomo (cfr Mc 7,20-23) – e si manifesta come avidità, brama per uno smodato benessere, disinteresse per il bene degli altri e spesso anche per il proprio – porta allo sfruttamento del creato, persone e ambiente, secondo quella cupidigia insaziabile che ritiene ogni desiderio un diritto e che prima o poi finirà per distruggere anche chi ne è dominato.

3. La forza risanatrice del pentimento e del perdono

Per questo, il creato ha la necessità impellente che si rivelino i figli di Dio, coloro che sono diventati “nuova creazione”: «Se uno è in Cristo, è una nuova creatura; le cose vecchie sono passate; ecco, ne sono nate di nuove» (2 Cor 5,17). Infatti, con la loro manifestazione anche il creato stesso può “fare pasqua”: aprirsi ai cieli nuovi e alla terra nuova (cfr Ap 21,1). E il cammino verso la Pasqua ci chiama proprio a restaurare il nostro volto e il nostro cuore di cristiani, tramite il pentimento, la conversione e il perdono, per poter vivere tutta la ricchezza della grazia del mistero pasquale.

Questa “impazienza”, questa attesa del creato troverà compimento quando si manifesteranno i figli di Dio, cioè quando i cristiani e tutti gli uomini entreranno decisamente in questo “travaglio” che è la conversione. Tutta la creazione è chiamata, insieme a noi, a uscire «dalla schiavitù della corruzione per entrare nella libertà della gloria dei figli di Dio» (Rm 8,21). La Quaresima è segno sacramentale di questa conversione. Essa chiama i cristiani a incarnare più intensamente e concretamente il mistero pasquale nella loro vita personale, familiare e sociale, in particolare attraverso il digiuno, la preghiera e l’elemosina.

Digiunare, cioè imparare a cambiare il nostro atteggiamento verso gli altri e le creature: dalla tentazione di “divorare” tutto per saziare la nostra ingordigia, alla capacità di soffrire per amore, che può colmare il vuoto del nostro cuore. Pregare per saper rinunciare all’idolatria e all’autosufficienza del nostro io, e dichiararci bisognosi del Signore e della sua misericordia. Fare elemosina per uscire dalla stoltezza di vivere e accumulare tutto per noi stessi, nell’illusione di assicurarci un futuro che non ci appartiene. E così ritrovare la gioia del progetto che Dio ha messo nella creazione e nel nostro cuore, quello di amare Lui, i nostri fratelli e il mondo intero, e trovare in questo amore la vera felicità.

Cari fratelli e sorelle, la “quaresima” del Figlio di Dio è stata un entrare nel deserto del creato per farlo tornare ad essere quel giardino della comunione con Dio che era prima del peccato delle origini (cfr Mc 1,12-13; Is 51,3).

La nostra Quaresima sia un ripercorrere lo stesso cammino, per portare la speranza di Cristo anche alla creazione, che «sarà liberata dalla schiavitù della corruzione per entrare nella libertà della gloria dei figli di Dio» (Rm 8,21). Non lasciamo trascorrere invano questo tempo favorevole! Chiediamo a Dio di aiutarci a mettere in atto un cammino di vera conversione. Abbandoniamo l’egoismo, lo sguardo fisso su noi stessi, e rivolgiamoci alla Pasqua di Gesù; facciamoci prossimi dei fratelli e delle sorelle in difficoltà, condividendo con loro i nostri beni spirituali e materiali. Così, accogliendo nel concreto della nostra vita la vittoria di Cristo sul peccato e sulla morte, attireremo anche sul creato la sua forza trasformatrice.

Club di Palermo. Le attività di marzo.

Le attività del Club di Palermo proseguono Venerdì 22 marzo alle ore 20:00 presso il Salone del Seminario: ascolteremo Padre Leoluca Pasqua, Direttore Spirituale del Seminario Arcivescovile di Palermo e Vicario Episcopale Territoriale, che ci parlerà del suo ultimo libro “Il pettegolezzo – tra malizia e superficialità” (edizioni Paoline).
Si tratta di una importante opportunità per riflettere su temi attualissimi e delicati come il valore delle parole ed il rispetto degli altri in una società dove diversi sono gli strumenti e gli stili di comunicazione. Seguirà il consueto momento conviviale con i Seminaristi.

Roberto Tristano

 

 

Buon cammino quaresimale!

A tutti i serrani d’Italia e della Svizzera italiana, l’augurio di un buon cammino quaresimale!

Proponiamo, nei link qui di seguito riportati, alcuni spunti di riflessione che speriamo possano aiutarci nella preparazione alla Santa Pasqua 2019.

Messaggio di Papa Francesco per la Quaresima

Omelia di Papa Francesco alla Messa delle Ceneri 2019

Quaresima 2019, Commento al Vangelo di Mons. Spinillo: Mercoledì delle Ceneri: parte 1, parte 2, parte 3

I Domenica di Quaresima 2019. Commento al Vangelo di Mons. Spinillo

II Domenica di Quaresima 2019. Commento al Vangelo di Mons. Spinillo

III Domenica di Quaresima 2019. Commento al Vangelo di Mons. Spinillo

IV Domenica di Quaresima 2019. Commento al Vangelo di Mons. Spinillo

V Domenica di Quaresima 2019. Commento al Vangelo di Mons. Spinillo

Domenica delle Palme 2019. Commento al Vangelo di Mons. Spinillo

Triduo pasquale 2019. Commento di Mons. Spinillo

Aumentano i cattolici. In calo i sacerdoti, in crescita diaconi e missionari laici

Il sito VaticanNews pubblica i dati statistici emersi dall’Annuario Pontificio 2019 e l’Annnuarium statisticum ecclesiae 2017. Si evidenziano indici positivi di crescita dei cattolici nel 2017 rispetto all’anno precedente, ma anche una contrazione del numero  di sacerdoti e di candidati al sacerdozio. In aumento vescovi, diaconi, missionari laici e catechisti.

Per leggere tutto l’articolo di www.vaticannews.va clicca sotto.

 

 

In preparazione alla Giornata Mondiale di preghiera per le Vocazioni – 12 maggio 2019

56° Giornata Mondiale di preghiera per le vocazioni

Domenica 12 Maggio  2019

“Come se vedessero l’invisibile” (EG 150)

Questo è lo slogan che veicola il tema della prossima Giornata mondiale di preghiera per le vocazioni che si celebra in tutto il mondo la 4° Domenica dopo Pasqua. L’Italia ha scelto il versetto della Evangelii Gaudium , 150 per proporre alle comunità locali una serie di riflessioni e spunti tematici per la celebrazione della Giornata.

*L’espressione: ” Come se vedessero l’invisibile”  segna il passaggio di testimone da un testo all’altro. Evangelii gaudium (n. 150) riprende la frase di Paolo VI in Evangelii nuntiandi  (n. 76). Questi, a sua volta, cita un passo della Lettera agli Ebrei (11,27). Evidentemente, la frase è così carica di significato da essere ripresa più volte e riproposta da un documento all’altro.

La sapienza umana riconosce che l’essenziale è invisibile (Lao-tzu). Anche la sapienza biblica invoca frequentemente la manifestazione del volto inaccessibile e ineffabile di Dio (cfr. Es 33,18; Sal 27,8). Benedetto XVI addirittura afferma che «il desiderio di conoscere Dio realmente, cioè di vedere il volto di Dio è insito in ogni uomo, anche negli atei»

Ma è il cristiano, l’uomo dagli occhi penetranti, a scorgere i riflessi di quel volto nella storia (???????), a osservare attentamente il kronos e a cogliere il kairos come tempo di vocazione, di grazia, e di missione (???????). Così egli “vede” il volto di Dio nel tempo (eidein).

Omelia di Vito Angiuli, Vescovo di Ugento-Santa Maria di Leuca, nella Messa celebrata al Convegno Nazionale Vocazionale, Roma 4 gennaio 2019. (apri e scarica il documento completo in allegato alla pagina)

Fonte: sito internet dell’Ufficio Nazionale per la Pastorale delle Vocazioni

Club di Viterbo. Le reti sociali, i giovani e la comunicazione digitale

Lunedì 25 febbraio 2019 nella cornice di pregio dell’aula del Seminario Vescovile di Viterbo, oltre ai soci del Club, tante le persone che hanno partecipato con grande interesse e interagito col relatore, Professor Juan Narbona, docente presso la Pontificia Università della Santa Croce, su una tematica che è parte della realtà quotidiana e coinvolge diverse generazioni.

L’ambiente totalmente digitalizzato cambia il modo di rapportarsi con la cultura, con il sé e con l’altro, con il noi all’interno di relazioni che vivono o muoiono sulle parole criptiche dei messaggini preconfezionati e si ricordano attraverso video e fermo immagini.

Con reti sociali come Whatsapp, Instagram, Twitter, Facebook, Snapchat e Youtube, emergono generazioni sempre connesse, multitasking e portatrici di nuovi linguaggi speciali che utilizzano la velocità dell’Inglese tecnico, caratterizzato dall’assemblaggio dei termini o dalle contrazioni dell’uso scientifico della lingua, causa dei misunderstanding con gli adulti ancora poco aperti alla contaminazione dell’Information Technology.

L’ambiente digitale mai puramente virtuale né mondo meramente parallelo rappresenta una sfida per i meno giovani, per genitori, insegnanti e anche per la Chiesa che si interroga sulla portata del fenomeno dal punto di vista antropologico e etico come risulta dal documento finale del Sinodo dei Giovani.

Chi sono? Chi pensano che io sia? Che cosa sarà di me? Ci sarà un posto per me nel mondo?  Queste le domande che si pongono i giovani.

Stesse domande, stesse inquietudini ma in un contesto diverso: Teknè – Ethos sono gli ambiti gestionali delle generazioni non tecnologiche, gli strumenti per creare contesti e occasioni di conversazione, per lottare contro le paure dei giovani e proiettarli in modo solido verso il domani.

Aspettare, non giudicare, essere validi riferimenti, questo li farà sentire amati, accettati e parte di una comunità che ha bisogno di loro e della quale hanno bisogno, perché a volte connessione e solitudine, fragilità e mancanza di autostima, bullismo e culto dell’immagine finiscono con l’annientare le personalità reali filtrate dagli schermi della rete.

Millennial di viaggiatori su tablet e iphone, curiosi sperimentatori di mondi più piccoli e spesso orientati, pieni di desideri e grandi vuoti, che per costruire un’identità personale, per aprirsi e raggiungere possibilità mai sognate prima, hanno ancora bisogno d’aiuto.

In conclusione: responsabilità, amore, impegno, comunione, profondità e ascolto come rete sicura e grammatica della carità.

Beatrice Valiserra

Vice Presidente alle Comunicazioni

“Per amore, Sentinelle e Profeti”. Lettera pastorale di Mons. Spinillo per il 25°anniversario dell’uccisione di Don Diana

Martedì 26 febbraio 2019, nel Salone della “Casa dei Figli” (Caritas Aversa), la lettera pastorale di Mons. Spinillo per il 25° anniversario dell’uccisione di Don Diana è stata presentata al Vicariato Urbano di Aversa da Padre Francesco Occhetta Sj, Gesuita e scrittore de “La Civiltà Cattolica”.

Una preziosa occasione per capire come, a 25 anni da quel tragico omicidio, possiamo rileggere nell’epoca contemporanea il sacrificio di don Peppino Diana.