Club Vigevano Lomellina. L’io si costruisce nel tu

Non è di tutti l’arte sottile di saper comunicare, creando empatia tra gli ascoltatori. Eppure giovedì, 28 novembre, nell’Aula Magna del Seminario Vescovile di Vigevano siamo stati protagonisti di un momento condiviso di grande impatto emotivo. Doveva essere una normale conferenza, promossa dal Serra Club Vigevano Lomellina e dalla parrocchia di Sant’Ambrogio in Cattedrale con la collaborazione delle associazioni di insegnanti cattolici (AIMC, UCIIM) e l’Ufficio Scuola diocesano, una semplice relazione come tante, intorno al tema “Lio si costruisce nel tu”, stralciato dalle parole del grande Martin Buber, teorizzatore del principio dialogico dell’io. ... Continua a leggere

Una Chiesa povera per i poveri

Il 17 novembre 2019 la Chiesa ha celebrato la III Giornata Mondiale dei Poveri. Una solennità voluta da Papa Francesco, che l’ha istituita al termine del Giubileo della Misericordia con la Lettera Apostolica “Misericordia et misera”, come ulteriore pegno di questo Anno straordinario, da onorare in tutte le Chiese del mondo la domenica che precede la festività di Cristo Re dell’Universo. Un impegno annuale affinché le comunità cristiane, ci ricorda Papa Francesco, diventino sempre più e meglio segno concreto della carità di Cristo per gli ultimi e i bisognosi.

“Come vorrei una Chiesa per i poveri” erano state tra le prime parole pronunciate da Papa Francesco dopo la sua elezione a successore di Pietro. La stessa scelta del nome del poverello di Assisi “Franciscus” nella sua ascesa al Pontificato è un richiamo per esprimere il legame tra la pratica del Vangelo, l’insegnamento di Cristo e il segno della povertà: “Francesco ha vissuto l’imitazione di Cristo povero e l’amore per i poveri in modo inscindibile, come due facce della stessa medaglia”.

Un richiamo al sostegno dei poveri lo troviamo anche nell’Esortazione Apostolica “Evangelii Gaudium”, con l’ampio approfondimento, contenuto nel capitolo IV, della cosiddetta “scelta preferenziale per i poveri”: un nuovo sguardo sui poveri, a partire da quelli evangelicamente intesi, per essere di grande aiuto verso la miseria e l’indigenza. Un approfondimento e una riflessione sull’atteggiamento che sono chiamati ad assumere i credenti e la Chiesa nei confronti dei poveri, con riferimento specifico alla crisi economica, che contribuisce a fare aumentare sempre più le disuguaglianze creando, quindi, aumento di povertà.

L’istituzione della Giornata Mondiale dei Poveri non è altro, pertanto, che il segno concreto dell’importanza che il Pontefice assume verso i poveri . “La speranza dei poveri non sarà mai delusa” è il tema del messaggio di Papa Francesco per la terza edizione di questo importante avvenimento: parole riprese dal salmo 9,19 per “esprimere una verità profonda che la fede riesce a imprimere soprattutto nei cuori dei più poveri: restituire la speranza perduta dinanzi alle ingiustizie, sofferenze e precarietà della vita”.

Durante l’omelia della Santa Messa in occasione della Giornata Mondiale dei Poveri, Papa Francesco ha così sottolineato: “I poveri sono preziosi agli occhi di Dio perché non parlano la lingua dell’io: non si sostengono da soli, con le proprie forze, hanno bisogno di chi li prenda per mano. Ci ricordano che il Vangelo si vive così, come mendicanti protesi verso Dio. La presenza dei poveri ci riporta al clima del Vangelo, dove sono beati i poveri di spirito”.

Siamo ormai prossimi al Santo Natale, giorno liturgico che i cristiani e la Chiesa festeggiano nel ricordo della nascita di Nostro Signore Gesù Cristo, venuto al mondo nella più grande povertà, nella mangiatoia di una grotta di Betlemme, per insegnare all’umanità intera la via giusta da seguire nel nostro percorso di vita terrena. Gesù è nato povero, è vissuto nella povertà ed è venuto incontro a ogni forma di povertà. Questa povertà evangelica è il modo più chiaro e concreto per proclamare che Dio è l’unica ricchezza dell’uomo, come afferma Sant’Agostino: “Il Signore è la ricchezza dei poveri”. Il Santo Natale è, quindi, una ricorrenza che ha un profondo significato, perché ci richiama alla presenza di Dio, che si è manifestato per mezzo del Figlio prediletto, come Padre dell’intera umanità. Un Natale che deve essere contrassegnato dal riconoscimento dello straordinario evento della nascita di un Bambino che, pur nella sua estrema povertà, ha rivoluzionato il mondo e che, per mezzo di Maria, è stato scelto da Dio per portare agli uomini la sua Parola, per poi soffrire e morire in croce: una morte che diventa redentrice nel segno salvifico di Dio.

Il Natale è anche sacralità della famiglia perché al centro del Natale c’è la Famiglia di Nazareth, fonte d’ispirazione per le nostre famiglie. Questo è il vero Natale che dobbiamo accingerci a vivere: il Natale del Presepe e della Sacra Famiglia, che rappresentano modello ed esempio di riferimento concreto di vita per tutti noi.

 

Cosimo Lasorsa

Club di Cascina. La fede genera carità: l’esperienza dell’UNITALSI

Martedì 19 Novembre, presso la sala “magnificat” del Santuario della Madonna dell’acqua ormai assunto anche a sede del Serra Club di Cascina si è svolta, preceduta dai Vespri e dalla consueta conviviale, la seconda conferenza formativa sul tema del corrente anno sociale.

Argomento specifico della serata è stato: “La fede genera carità: in ascolto della esperienza dei volontari dell’Unitalsi”.

Hanno partecipato alla conferenza la presidente dell’Unitalsi di Pisa, dottoressa Teresa Caputo, coadiuvata da quattro volontari: la signora Miranda (colonna storica dell’Unitalsi pisana) e i volontari Gessica, Luca e Francesca.

La dottoressa Caputo ha tratteggiato l’origine dell’Unitalsi; il suo nascere dalla volontà di un giovane con handicap che, andato a Lourdes con l’intenzione di uccidersi sotto la grotta delle apparizioni, rimane così tanto impressionato dalle cure amorevoli dei volontari che accompagnavano gli ammalati e, non solo rinuncia al suo proposito, ma si propone di fondare una associazione che consenta anche ad altri ammalati di vivere la sua stessa esperienza. La dottoressa Caputo, nella sua breve prolusione, ha poi illustrato l’evolversi dell’Unitalsi. Il suo passare da associazione esclusivamente dedicata alla organizzazione dei pellegrinaggi per ammalati, e quindi sporadicamente operativa, ad una realtà attiva con continuità e costante punto di riferimento per le persone con handicap. Persone che la dottoressa Caputo definisce “diversamente uguali” ad indicare le carenze e il bisogno di relazione che contraddistingue ciascuno di noi e ci rende uguali nell’essere bisognosi l’uno dell’altro per cui l’abile è di aiuto al disabile ma quest’ultimo diventa allo stesso tempo fonte di arricchimento per la persona che gli sta accanto.

Hanno poi parlato i volontari: Luca, studente fuori sede di ingegneria che ha conosciuto Unitalsi per il tramite di un ragazzo disabile che lavora presso l’università; poi Francesca, di Pescara, già responsabile del gruppo giovani pescarese la quale ha conosciuto Unitalsi casualmente perché incuriosita dal canto dell’Ave Maria proveniente da un vagone del “treno bianco” fermo in stazione dove aveva accompagnato una sua amica in partenza per una vacanza; quindi Gessica che svolge servizio civile presso Unitalsi e che, entusiasta di questa esperienza, ha manifestato la volontà di rimanervi come volontaria alla fine del servizio civile. Per ultimo ha parlato Miranda, proveniente politicamente dall’area della sinistra cui era approdata, probabilmente, perché la sentiva più vicina alle problematiche sociali. Un giorno, andando da suo marito ricoverato in ospedale fu bloccata in stazione da quel medesimo “treno bianco” che portava gli ammalati a Luordes e che per lei fu esempio di un modo concreto di vicinanza al “prossimo” bisognoso di aiuto.

Tutte testimonianze, come ha detto all’inizio la dottoressa Caputo, di una esperienza di fede testimoniata nella carità. Ovvero, in apparenza, non propriamente una fede che genera carità; ma che, tuttavia, è anche questo. Ne è prova la “storia” stessa della dottoressa Teresa Caputo, figlia di un medico che non accettava la malattia di una sua seconda figlia. Ma con una madre forte e di “fede” che, ad un certo punto imbarca tutti e porta l’intera famiglia a Lourdes. Qui Teresa trascorre i giorni più tristi della sua vita ma, una volta tornati, non può rimanere indifferente al cambiamento del padre il quale non solo accetta la malattia dell’altra figlia ma sarà lui stesso a fare di Lourdes la meta obbligata di ogni anno.

In sintesi: la fede di una madre diventa motivo di cambiamento per suo marito e “genera” la scelta di sua figlia di impegnarsi fortemente in Unitalsi, ovvero in una indubbia forma di carità.

 

Paolo Chiellini

Club di Roma. Commemorazione dei serrani defunti

Novembre è un mese particolare per la Chiesa perché inizia con due celebrazioni importanti, due momenti per riflettere e per ricordare. Due giorni ricchi di significato religioso perché il primo del mese è la festa di Ognissanti, che celebra la gioia e l’unione di tutti i Santi, mentre il successivo è rivolto alla commemorazione di chi ha lasciato questa terra per una nuova vita. Due ricorrenze apparentemente distanti ma, nello stesso tempo, vicine perché hanno una correlazione che la storia della Chiesa fa risalire al 998, quando l’abate Odilone de Cluny, canonizzato nel 1354 da Papa Clemente VI, diede disposizioni che, nei suoi monasteri, la celebrazione del rito dei defunti iniziasse a partire dal Vespro del 1 novembre, proprio per significare una continuità tra le due solennità, nel segno della resurrezione. Resurrezione che non deve essere considerata come una seconda vita o un semplice prolungamento di quella presente, ma rappresentare, invece, la certezza della vita eterna alla quale l’uomo è destinato. Con questa certezza la resurrezione dei defunti non può che essere intesa se non come la presentazione, in anima e corpo, dinanzi a Dio per essere giudicati alla fine dei tempi, perché è proprio con la resurrezione che il corpo e l’anima torneranno a congiungersi. E’ una certezza che professiamo anche con la recitazione del Credo, quando diciamo: “Aspetto la resurrezione dei morti e la vita del mondo che verrà”, che sta proprio a significare l’autentica dimensione spirituale della resurrezione, e  cioè che la vera vita non è quella di questo mondo ma la vita eterna che verrà. Di qui l’esigenza e il dovere cristiano di continuare a ricordare e onorare i defunti nell’attesa del giudizio finale.... Continua a leggere

Club Genova Nervi. Visita di Ezio Conio, Governatore del Distretto 70.

In un breve, ma appassionato intervento, il nuovo Governatore del Distretto 70, Ezio Conio, ha invitato i soci del Genova Nervi (ai quali si sono aggiunti, nell’occasione, alcuni amici del 184 Valbisagno) a partecipare sempre più attivamente alla vita del nostro Sodalizio.

Esemplificando, il Governatore ha rimarcato che dobbiamo farci conoscere di più, nella società civile, ma anche nello stesso mondo cattolico. Il nostro non può essere un Club chiuso, dobbiamo imparare a uscire, per usare un verbo caro a papa Francesco, e a suscitare, nelle persone che conosciamo, la curiosità di chiedersi cos’è il Serra. Rimanendo consapevoli che il Serra è un Club laico e indipendente, ma pronto ad assicurare, al suo prossimo, tutto l’aiuto che può offrire.

Nei rapporti con gli altri service (Lions, Rotary, Zonta), il Serra si confronta alla pari, senza timore di mostrare la sua identità religiosa. Dobbiamo spaziare in tutti gli ambiti di possibile impegno a sostegno delle vocazioni, con particolare attenzione al mondo dei giovani. Ad esempio, facendo conoscere, nelle scuole, il Concorso per studenti che il Serra organizza a livello nazionale.

La nostra azione dev’essere mirata alle esigenze del territorio, del quale, quindi, dobbiamo conoscere le particolarità. Ad esempio, in Liguria le scuole presentano un elevato tasso di multietnicità, e questo è un dato da tener presente, quando ci impegniamo per farci conoscere nel mondo della scuola. Evitando, come raccomanda il Papa, di scivolare verso forme di proselitismo.

Pure nelle parrocchie possiamo presentarci con maggior incisività, anche attraverso iniziative come il concorso per i chierichetti. Con riferimento al percorso formativo di quest’anno (incentrato sulla definizione di fede come incontro con il Signore), il Governatore ha rimarcato che i Club possono essere punti di incontro (per i soci e per le persone con le quali veniamo a contatto).

La fede, ha concluso il Governatore, si manifesta quando le persone trovano un punto d’incontro (nei Vangeli, ciò avviene in Gesù). Se non trovo (o perdo) il punto d’incontro, vuol dire che mi sto allontanando dalla fede. L’incontro di Zaccheo è emblematico: quando riesce a incontrare Gesù, la sua vita cambia radicalmente. Per noi l’incontro è molto importante, ai fini di un’efficace azione a favore delle vocazioni: quando avviene, ci consente di vivere da Serrani anche al di fuori del Club.

Sergio Borrelli

Club di Palermo. Le attività di novembre.

Carissime amiche e carissimi amici del Serra Club di Palermo,


proseguiamo con le attività dell’anno sociale 2019/2020 che, come già Vi ho comunicato con le precedenti lettere, avrà come filo conduttore il nuovo tema proposto dal Presidente del Consiglio Nazionale del Serra Italia: “La Fede non è un’idea, ma un incontro”.

Con la prossima riunione di venerdì 22 novembre 2019 entreremo nel pieno delle attività del Club: i Signori Soci sono invitati a partecipare all’Assemblea ordinaria che si terrà -in prima convocazione- presso il salone del Seminario Arcivescovile, sito in Palermo in Via della Incoronazione n.7, alle ore 19:00 (in seconda convocazione). L’ordine del giorno è riportato nella lettera che potete scaricare qui.

A seguire, alle ore 20:00, sempre presso il salone del Seminario, ci sarà il primo dei nostri incontri serali: la Prof.ssa Ina Siviglia, che non ha bisogno di presentazione perché tutti abbiamo il piacere di conoscere, ci parlerà su un tema molto interessante “Trinità e famiglia: uno spazio sempre aperto alla comunione in tutte le sue forme”.
Seguirà il consueto incontro conviviale con i Seminaristi.
Con l’occasione segnalo che proseguono i consueti appuntamenti settimanali con l’Adorazione Eucaristica animata dai Seminaristi ogni mercoledì alle ore 21:00 presso la Cappella del Seminario – Santa Maria di Monte Oliveto.
Sono dei momenti di preghiera molto belli ed intensi ai quali siamo tutti invitati a partecipare.

Roberto Tristano

 

 

Club Genova Nervi. L’incontro con Dio raccontato nelle Scritture

Nel secondo incontro formativo, il prof. Franco Verdona, docente di lettere e teologia, con un’interessante conversazione, ricca di citazioni di autori classici e della Sacra Scrittura, ha illustrato il tema dell’anno, davanti all’uditorio attento e partecipe del Serra di Genova Nervi.

Richiamando la Deus Caritas est, prima enciclica di Benedetto XVI, il prof. Verdona[1] ha preliminarmente ricordato che la fede non è un insieme di dottrine, ma l’incontro con Gesù di Nazaret. Un’esperienza che cambia la vita, come è avvenuto a tante persone di ogni tempo e luogo.

Vi sono incontri, pur importanti, che, invece, non cambiano la vita: attingendo alla sua cultura classica, il relatore ha citato l’incontro di Immanuel Kant col pensiero di David Hume (1783), acceso empirista. Le c.d. obiezioni provocarono “una sorta di conversione” dal “sonno dogmatico” di Kant, indirizzando diversamente le sue ricerche e il modo di progettare la metafisica. Un evento decisivo, dunque, per la dottrina del grande filosofo, ma che non ne rivoluzionò la vita. [/read more]

Di tutt’altro tipo l’incontro con il Risorto. Spesso ci fermiamo agli aspetti estrinseci del Cristianesimo, non sappiamo affidarci al Signore. Che non è un’entità indefinita o il Dio tappabuchi (teorizzato dal teologo luterano Dietrich Bonhoeffer), da mettere in naftalina quando non sono nel bisogno. “All’inizio dell’essere cristiano, non c’è una decisione etica”, ma l’incontro con “una Persona, che da’ alla vita un nuovo orizzonte e con ciò la direzione decisiva” (Benedetto XVI).

Prima di passare alla Scrittura, il prof. Verdona ha evocato il viaggio, dalla selva oscura del peccato all’incontro con il Signore, di Dante Alighieri: giunto in Paradiso con la guida di Virgilio (che incarna la razionalità), il sommo poeta ottiene l’aiuto di tre donne, fondamentali per la sua salvezza. Oltre all’intercessione di Maria (la Grazia preveniente), santa Lucia (la Grazia illuminante) interviene su Beatrice (che incarna la Teologia), affinché salvi il suo amico.

Dante, quindi, fa parte dei cercatori di Dio, persone che non “vedono” solo il denaro, ma si pongono le domande più profonde, quelle di senso: chi sono, da dove vengo, dove vado? La vera letteratura, che si pone tali domande, è un luogo teologico. Anche Siddharta, il noto protagonista del romanzo di Hermann Hesse, cerca la verità e compie un percorso simile a quello del vero Budda.

Nella Bibbia troviamo diversi incontri (con Dio nell’AT, con Gesù nel NT), nei quali c’è una costante: è Dio che prende l’iniziativa e tocca il cuore del chiamato. Molti sono racconti di vocazioni: Dio da’ un incarico, di cui il chiamato di turno (Geremia, Amos) farebbe volentieri a meno. Esemplare l’incontro con Mosè, vera eccellenza dell’umanità chiamata, che viene colto nella sua quotidianità: pascolava pecore e capre oltre il deserto (luogo esistenziale, non solo geografico).

L’angelo del Signore gli appare in una fiamma di fuoco, che arde ma non brucia. Quello strano fenomeno fisico suscita fascino e tremore, uno scompiglio profondo, un cambio di rotta, un nuovo progetto di vita. Di fronte alla totale alterità dell’evento, Mosè si sente chiamare da Dio, che è solidale con le sofferenze del suo popolo e gli da’ il compito di liberarlo dalla schiavitù d’Egitto.

Nel NT sono più di 40 i racconti di un radicale mutamento interiore nella persona incontrata, che si pone alla sequela di Gesù. Rari i casi in cui ciò non avviene (il giovane ricco, appesantito dai beni terreni, pur dispiaciuto e triste, non trova il coraggio di distaccarsene). Emblematico l’incontro con la donna malata di emorragie (Mc 5, 25). Appena tocca il mantello, il flusso di sangue si ferma: la sua fede si rivela più forte della legge e della cultura che le impedivano di avvicinarsi a Gesù.

Mentre la folla pressava il Maestro, ma in fondo non sperava nella salvezza, lei agisce, sente che in Lui troverà la guarigione. Il Maestro percepisce che da lui è uscita la forza guaritrice. E la donna cade a terra e rivela che è stata lei a toccarlo! In quell’ammissione c’è un messaggio teologico: se mi affido a Lui, cado a terra, mi rivelo per come sono, ma so che Lui mi salva, proprio in virtù di questo affidarmi. Non è solo il racconto di una guarigione, ma un’indiretta dichiarazione di fede. Ed evoca pure le emorragie morali, i tradimenti: Marco ci vuol dire che la salvezza viene dalla fede.

Luca narra l’incontro con Zaccheo che, incuriosito dalla fama di Gesù, non riesce a vederlo a causa della bassa statura e allora sale sul sicomoro. In realtà, è la sua statura morale che non è all’altezza! Gesù, come è nel suo stile, gli dice che deve fermarsi a casa sua, ma il suo progetto non è di entrare nelle pareti fisiche, quanto di abitare la vita di Zaccheo (prefigurazione eucaristica?).

Vi è poi l’episodio del Battista che, finito di battezzare, fissa il Maestro e afferma in modo netto: “Ecco l’Agnello di Dio. E i due discepoli, sentendolo parlare così, seguirono Gesù” (Gv 1, 36-37). E’ una dichiarazione già sufficiente per indurre i discepoli del Battista a seguire Gesù, ma i due, sentendosi chiedere “Che cercate?”, a loro volta chiedono: “Dove abiti?”

La traduzione utilizza un verbo riduttivo. In realtà, è una domanda teologica: i discepoli vogliono sapere dove sono le sue radici, dove fonda la sua autorevolezza. Un discorso non dissimile da quello del Prologo di Giovanni: in Gesù c’è molto di più di ciò che appare. Non basta l’incontro per capire chi è, ma devo seguirlo e attuare una condivisione di vita, fino all’esperienza della Croce.

Ma oggi, si è chiesto il relatore, nel guazzabuglio del mondo secolarizzato (ove da un lato c’è un apparente interesse verso le religioni, ma dall’altro la fede viene meno in tante persone), dove posso incontrare Gesù? Il massimo della concentrazione cristologica lo troviamo nei Sacramenti (in primis nel sacrificio eucaristico), segni efficaci della Grazia, luoghi dell’incontro con Dio, in Cristo,

Anche la contemplazione delle infinite bellezze del Creato ci parla di Dio che, attraverso il Logos, ha dato loro vita (i cieli narrano la gloria di Dio, dice il salmo 18, e Kant: due cose riempiono l’animo di ammirazione (…) il cielo stellato sopra di me e la legge morale in me). L’universo, osservava Teilhard de Chardin, viaggia verso un punto Omega, che è Gesù Cristo.

E ancora, troviamo Dio (e la redenzione dal male) nella Chiesa, santa e peccatrice. In essa è sempre presente il peccato, ma non è mai venuta meno un’abbondante fioritura di santi e martiri. La risurrezione di Lazzaro ha un significato teologico: l’invito a venir fuori e a togliere le bende segnala che devo venir fuori da me stesso, dalla cripta dell’egoismo in cui mi sono nascosto.

E’ significativa la varietà di santi che la Chiesa esprime, dai dottori della Chiesa alle persone più semplici, che si abbeverano all’unica fonte del sangue di Cristo. Infine, il relatore ha aggiunto che incontriamo Gesù nei poveri (di beni e di spirito), nei malati, negli ultimi (Mt 25, 34-46), nei santi della porta accanto (espressione di papa Francesco), nei profughi, che suscitano tante paure, insieme a sentimenti di solidarietà o di avversione, ma sono anch’essi il volto terreno di Cristo.

Sergio Borrelli

[1] Il prof. Franco Verdona ha insegnato materie letterarie, per alcuni decenni, presso un noto liceo classico di Genova. Attualmente è docente di Teologia dogmatica presso il Seminario del capoluogo ligure. [/read]

Distretto 71.Riunione del Consiglio distrettuale

Il Consiglio del Distretto 71 si è riunito sabato 19 ottobre nel Refettorio della chiesa della SS. Annunziata a San Miniato grazie alla gentile ospitalità del club della cittadina toscana e del suo presidente Michele Contino. Il governatore del Distretto, Michele Guidi, ha introdotto la riunione relazionando sul C.N.I.S. svoltosi a Torino l’11 e il 12 ottobre mettendo in risalto soprattutto la nuova esperienza dell’Assemblea dei delegati, prevista dal nuovo Statuto del Serra Club Italia, che ha visto una buona partecipazione di serrani provenienti da tutta Italia.

Ai presenti Guidi ha poi esposto il programma delle attività del prossimo anno serrano 2019/2020 proponendo la Festa dei seminaristi del Distretto 71, il Serra Day e, nel mese di giugno, il congresso distrettuale che sancirà il passaggio delle consegne dall’attuale governatore alla governatrice eletta Elena Baroncelli. Al termine della relazione del governatore in seno al Consiglio si è aperto un dibattito alquanto partecipato sulle attività esposte durante il quale sono stati precisati alcuni aspetti organizzativi.

La riunione è proseguita con gli interventi dei presidenti dei club del Distretto 71 (Pisa, Livorno, Prato, Massa, Cascina, Pontremoli Lunigiana, San Miniato), che hanno presentato la loro programmazione centrata in modo particolare sul tema nazionale “La fede non è un’idea ma un incontro”.

Al Consiglio ha partecipato anche il Presidente nazionale Enrico Mori, che si è dichiarato soddisfatto della vivacità dimostrata dai singoli club nella loro attività annuale.

Dopo un momento di preghiera e una visita di San Miniato la giornata è terminata con un pranzo consumato in fraternità e amicizia con la gradita sorpresa di un piatto a base di tartufo bianco offerto dal presidente del club di San Miniato, al quale vanno i ringraziamenti di chi ha potuto gustare una tale delizia.

Club di Prato. Socio onorario il Vescovo Emerito Mons. Agostinelli

Martedì 5 Novembre il Serra Club di Prato si è ritrovato presso la Chiesa di San Fabiano all’interno del Seminario Vescovile per la celebrazione della Santa Messa in suffragio dei soci serrani defunti come avviene tutti gli anni in occasione dell’ottavario dei defunti. La celebrazione eucaristica è stata presieduta dal Vescovo Emerito di Prato Monsignor Franco Agostinelli e concelebrata da Monsignor Daniele Scaccini Rettore del Seminario nonché nostro Cappellano insieme a Monsignor Basilio Petrà con i rispettivi seminaristi. Alla fine della Liturgia il momento atteso: Monsignor Franco Agostinelli è stato nominato socio onorario del Serra Club dalla Presidente in carica Maria Alessandra Antonini. A questo evento non è mancata la presenza del Governatore della Toscana il Dottor Michele Guidi che si è sentito soddisfatto e onorato per essere stato invitato. Successivamente ci siamo spostati nel refettorio per la cena quale momento di gioia e condivisione prima del saluto finale. Nel salutarsi il vescovo era commosso perché non si aspettava questa cosa an che se ci ha spronato ad andare avanti pregando e sostenendo le vocazioni sacerdotali mettendo a frutto i propri carismi e talenti che sono doni di Dio come ci ricorda la Prima Lettera di San Paolo ai Corinzi.

Marco Giraldi