Club di Pomposa. San Pier Damiani e Pomposa

Il prof. don Ugo Facchini di Faenza, il 5 ottobre ha tenuto un’interessante e partecipata conferenza all’Abbazia di Pomposa: “Pier Damiani e Pomposa. Monachesimo e teologia al tempo della Riforma. In margine al centenario dantesco”, nell’ambito di una riunione organizzata dal Serra club di Pomposa, presieduto dalla prof. Daniela Cavallari di Codigoro e dai Ricostruttori nella preghiera.... Continua a leggere

Club di Prato. Apertura del nuovo anno sociale

Il Serra Club di Prato si è ritrovato alle 18:30 presso la Chiesa di San Fabiano in Seminario Vescovile per la celebrazione della Santa Messa Eucaristica celebrata dal Cappellano nonché Rettore del Seminario Monsignor Daniele Scaccini che è stato nominato nuovo Vicario Generale Diocesano il 1 Settembre e ha concelebrato Monsignor Basilio Petrà per dare inizio al nuovo anno sociale.

Nell’omelia Don Daniele si è soffermato sul brano del Vangelo di Marco sul giovane ricco che chiede a Gesù che chiede cosa fare per ottenere la vita eterna.

Don Daniele ha ricordato che servirsi di Dio non è la stessa cosa che seguirlo; portare una fede vera e autentica va oltre gli aspetti religiosi, che contano, ma fino ad un certo punto.

Quando Gesù vede i suoi discepoli rimasti nel dubbio su chi si sarebbe salvato un giorno chiarisce il tutto dicendo cosi: “Impossibile presso gli uomini ma non presso Dio, perché tutto è possibile verso di lui”. Il discorso di Gesù non è una condanna verso i ricchi, ma su come vengono usate le ricchezze, perché se ne viene fatto buon uso, è possibile fare grandi cose, come aiutare chi si trova nel bisogno, altrimenti diventa una forma di idolatria che genera egoismo.

Alla fine dell’omelia Don Daniele fa una breve citazione sul venerabile Renzo Buricchi (1913-1983), tabaccaio pratese in fase di beatificazione, che visse nell’amore verso la Chiesa e verso Cristo.  Dopo la Messa c’è stato un breve discorso di saluto fatto dal Dottor Stefano Guarducci, Presidente in carica per questo anno ovvero il  che si è complimentato ed ha ringraziato i presenti alla serata iniziale con la speranza di poter svolgere il programma annuale.

Successivamente ci siamo spostati verso la storica Trattoria Lapo che è in Piazza Mercatale per la cena perché le misure anti Covid 19 non ci permettono ancora di poter fare le serate nel refettorio del seminario fino allo scorso anno ma la cosa bella è che ci rivediamo dal vivo con le nostre attività

 

Marco Giraldi

Club di L’Aquila. Una Lauda di Celestino e il pianto senza tempo di Maria.

Mercoledì 15 settembre 2021 alle ore 18,30 presso la Chiesa del Suffragio in p.za Duomo, il Serra Club di L’Aquila, ha organizzato un incontro sul tema “Una Lauda di Celestino e il pianto senza tempo di Maria“, in occasione della ricorrenza liturgica della Beata Maria Vergine Addolorata.

La Chiesa, popolarmente detta “delle Anime Sante“ è stata edificata successivamente al terremoto del 1703 a ricordo delle vittime, e rappresenta la massima espressione dell’architettura barocca aquilana del XVIII secolo.

All’interno della chiesa è stata realizzata, dopo il terremoto del 2009, la Cappella della memoria a ricordo delle 309 vittime.

Dopo il saluto della Segretaria Generale della Consulta Diocesana delle Aggregazioni laicali, Assunta Graziosi, e l’intervento di Don Alessandro Benzi, la Presidente Nazionale Paola Poli, ha introdotto il tema mettendo in evidenza l’importanza del Codice di Papa Celestino V, da cui è tratta la “Lamentatio Beate Marie de Filio“.... Continua a leggere

E’ uscito Il Serrano n. 152

Il nuovo numero 152 della Rivista Il Serrano, Organo dell’associazione Serra International Italia.

Sfoglia qui sotto la rivista.

 

 

Il discorso del papa al Sinodo dei Vescovi: “Votino i fedeli…” “Si ascoltino le necessità dei fedeli…”

Il discorso di apertura del Santo Padre Francesco all’inizio del Percorso Sinodale è un invito alla partecipazione di tutti. Anche noi Serrani dobbiamo sentirci interpellati, e chiamati a portare il nostro contributo, nell’ambito delle nostre Diocesi e nei nostri incontri.


Cari fratelli e sorelle,

grazie per essere qui, all’apertura del Sinodo. Siete venuti da tante strade e Chiese, ciascuno portando nel cuore domande e speranze, e sono certo che lo Spirito ci guiderà e ci darà la grazia di andare avanti insieme, di ascoltarci reciprocamente e di avviare un discernimento nel nostro tempo, diventando solidali con le fatiche e i desideri dell’umanità. Ribadisco che il Sinodo non è un parlamento, che il Sinodo non è un’indagine sulle opinioni; il Sinodo è un momento ecclesiale, e il protagonista del Sinodo è lo Spirito Santo. Se non c’è lo Spirito, non ci sarà Sinodo.... Continua a leggere

Nomaldefia

“Nomadelfia” dal greco significa: “legge della fraternità”.

Su questa legge don Zeno Saltini (1900 – 1981) ha fondato un nuovo popolo: Nomadelfia.

Don Zeno, padre e fondatore di Nomadelfia

Zeno Saltini nasce a Fossoli di Carpi (Modena) il 30 Agosto 1900 in una famiglia patriarcale benestante.
È il nono tra i dodici figli di Cesare e Filomena.
Nel 1914 rifiuta la scuola e va a lavorare in campagna con gli operai del nonno, Giuseppe Saltini.
Soldato di leva a Firenze, nel 1920, ha una violenta discussione con un amico anarchico, il quale sostiene che Cristo e la Chiesa sono di ostacolo al progresso umano. Lui sostiene il contrario, pur riconoscendo che i cristiani sono in gran parte incoerenti. Ma l’anarchico è istruito e vince lo scontro verbale. Zeno decide: “Gli risponderò con la mia vita. Cambio civiltà cominciando da me stesso. Non voglio più essere né padrone né servo “. Riprende gli studi.
Nel dicembre 1929 si laurea in legge all’Università Cattolica di Milano.
Nel 1931, dopo un solo anno di seminario, celebra la Prima Messa nel duomo di Carpi e si fa padre di un ragazzo appena uscito dal carcere, Danilo “Barile”, il primo di 5000 figli.
Nel 1941 Irene, una ragazza di 18 anni, scappa di casa per farsi mamma di questi bambini. È la prima mamma di vocazione. In seguito, altre giovani donne la seguiranno.
Anche diversi sacerdoti si uniscono a don Zeno.
Dopo l’8 settembre 1943 don Zeno, che già prima era stato arrestato e denunciato al Tribunale militare, riesce ad attraversare il fronte e a raggiungere la zona libera al Sud.
Molti dei giovani Piccoli Apostoli partecipano alla Resistenza e sette perdono la vita. Tra loro anche un sacerdote, mentre altri tre sacerdoti vengono imprigionati e rischiano la fucilazione per l’aiuto dato agli Ebrei.
Nel 1947 i Piccoli Apostoli, sparsi in varie località del modenese, occupano l’ex campo di concentramento di Fossoli che trasformano nella città “dove la fraternità è legge”: Nomadelfia.
Si formano le prime famiglie di sposi, disposti anch’essi ad accogliere come figli i fanciulli in stato di abbandono.
Nel febbraio 1948 i Nomadelfi approvano e sottoscrivono sull’altare la loro Costituzione. Poco dopo 120 bambini del brefotrofio di Roma vengono accolti a Nomadelfia.
Nel 1950 don Zeno propone al popolo una nuova politica con il “Movimento della Fraternità Umana”, ma questo impegno gli fa crescere attorno ostilità e contrasti.
Il 5 febbraio 1952, con un decreto del S. Ufficio, don Zeno viene allontanato e la Comunità è sciolta.
Alla fine del 1953 chiede ed ottiene pro-gratia la riduzione allo stato laicale per poter continuare a vivere come padre del suo popolo.
Nel 1962 don Zeno riprende l’esercizio del sacerdozio e Nomadelfia viene eretta a parrocchia.
Gli ultimi anni sono anni sempre permeati dall’ansia di andare al popolo per proporre una strada diversa. Nascono iniziative come le Serate, la Nomade, la Carovana, il teatro-tenda.
Il 12 agosto 1980 don Zeno con i figli di Nomadelfia offre una Serata di danze al Papa Giovanni Paolo II a Castel Gandolfo e, pochi mesi dopo quell’abbraccio, muore a Nomadelfia il 15 gennaio 1981.
Dopo la morte del fondatore, Nomadelfia ha continuato sulla strada che don Zeno ha tracciato. E domenica 21 maggio 1989 Papa Giovanni Paolo II è a Nomadelfia. Tra l’altro in quella occasione dice: “Siete una parrocchia che si ispira al modello descritto dagli Atti degli Apostoli… Una società che prepara le sue leggi ispirandosi agli ideali predicati da Cristo. Vi chiedo di amare la Chiesa, poiché anch’essa vi ama ed apprezza la vostra esperienza”.
I nomadelfi hanno portato a termine negli anni ’90 il lavoro di fusione delle costituzioni e la costituzione è stata definitivamente approvata dalla S. Sede il 18 giugno 2000. Era l’anno centenario della nascita di don Zeno.
Il 10 maggio 2018 anche papa Francesco è venuto a Nomadelfia e l’ha definita “una realtà profetica che si propone di realizzare una nuova civiltà, attuando il Vangelo come forma di vita buona e bella”.

Nomadelfia un piccolo popolo comunitario

È una popolazione di 300 persone, 50 famiglie, che attualmente hanno costituito un piccolo paese su un territorio di 4 Km2 in Toscana vicino a Grosseto. È un popolo diverso, “nuovo”, perché formato da persone volontarie: cattolici che vivono insieme con lo scopo di costruire una nuova civiltà fondata sul Vangelo.
Per la Chiesa è una “associazione privata” e una parrocchia comunitaria.
Per lo Stato è un’associazione civile.
Nomadelfia è un piccolo popolo comunitario, più che una comunità. Ha una sua storia, una sua cultura, una sua legge, un suo linguaggio, un suo costume di vita, una sua tradizione. È una popolazione con tutte le componenti: uomini, donne, sacerdoti, famiglie, figli.
È un popolo fondato sulla libertà. Nomadelfi non si nasce, si diventa per libera scelta. Coloro che desiderano diventare nomadelfi, compresi gli stessi figli, devono chiedere di essere ammessi ad un periodo di prova della durata di tre anni. Al termine, se accettati, firmano la Costituzione sull’altare davanti a tutto il popolo.
Chi si fa nomadelfo si impegna per tutta la vita. Tuttavia è libero di ritirarsi in qualsiasi momento.
È un popolo fondato sulla comunione fraterna dei beni. Tutti i beni sono in comune.
Le risorse economiche provengono dal lavoro, dai contributi assistenziali per i figli accolti, e dalla Provvidenza, specialmente attraverso le attività di apostolato: stampa, Serate, incontri.

È un popolo fondato sulla generosità.

I nomadelfi accettano una vita per gli altri, obbedienti alle disposizioni degli organi competenti e disponibili a qualsiasi iniziativa, lavoro, spostamento.

È un popolo fondato sulla fede.

La comunità, la libertà, la generosità trovano la loro sorgente nella fede. I nomadelfi sono cattolici praticanti e la Chiesa li ha costituiti in parrocchia nel 1962.

È un popolo con una Costituzione.

Per lo Stato italiano Nomadelfia è un’associazione civile, organizzata sotto forma di cooperativa di lavoro.
Internamente vige una Costituzione che nei valori si ispira al Vangelo e nell’organizzazione si richiama ai principi degli Stati di diritto.
È una democrazia diretta, nella quale tutti i membri effettivi partecipano in Assemblea all’approvazione delle leggi, prendono le decisioni più importanti, rinnovano le cariche costituzionali.
Il potere esecutivo è esercitato dalla Presidenza, che organizza la vita quotidiana, compone i gruppi familiari, accoglie e affida figli alle famiglie, ammette nuovi postulanti, assegna il lavoro alle singole persone. Il Consiglio Amministrativo cura l’amministrazione.
Il Consiglio degli Anziani elegge e controlla l’Economato, e arbitra in caso di mancata unanimità dell’Assemblea.
Il Collegio dei Giudici interviene nei casi di contrasto e di incoerenza. Chi sbaglia è perdonato purché si penta.
Il Successore del fondatore è un sacerdote. Garantisce che la vita si svolga in armonia con lo spirito del fondatore, del Vangelo e della Costituzione.

Una famiglia di famiglie: i gruppi familiari

Le famiglie sono aperte all’accoglienza di figli in affido e vivono assieme ad altre quattro o cinque nel “gruppo familiare”. Il gruppo familiare è la realtà fondamentale di Nomadelfia, è una soluzione perché una famiglia è di sostegno all’altra, specialmente nell’attenzione alle persone più deboli: i bambini e gli anziani. Oltre alle famiglie di coniugi ci sono le famiglie di mamme di vocazione, donne che abbracciano la verginità per donare la maternità a figli che ne hanno bisogno.
I figli accolti sono consegnati all’altare alle mamme di vocazione e agli sposi con le parole che Gesù ha rivolto dalla croce alla Madonna e a Giovanni: “Donna, ecco tuo figlio. Figlio, ecco tua madre”.
Uno dei principi fondamentali è la condivisione educativa: uomini e donne sono tenuti ad esercitare la paternità e la maternità su tutti i figli, anche su quelli che non appartengono alla loro famiglia. Devono quindi trattarli alla pari e intervenire nell’educazione di tutti secondo una linea pedagogica comune, ispirata al Vangelo.
Una volta raggiunta la maggiore età, i figli sono liberi di rimanere oppure di uscire dalla comunità. In questo caso vengono aiutati a sistemarsi.
In Nomadelfia non esiste proprietà privata, ma nella fraternità tutti i beni sono in comune secondo la preghiera di Gesù all’Ultima Cena: “Padre, tutto quello che è mio è tuo, tutto quello che è tuo è mio, così siano essi…”.

Lavoro: un atto d’amore

Un lavoro senza padroni e senza dipendenti.
Nel lavoro è nata una soluzione sociale che supera il dualismo “padrone e operaio” ed anche le più avanzate esperienze di compartecipazione e di cooperativismo: la fraternità. I Nomadelfi lavorano nei laboratori, negli uffici, nelle scuole della comunità.
Un lavoro senza sfruttamento: tutti sono corresponsabili.
Le attività di lavoro vengono gestite fraternamente e non è ammessa nessuna forma di sfruttamento dell’uomo sull’uomo.
La presidenza nomina per ogni attività un responsabile, che dovrà gestirla in armonia con le altre attività della popolazione.
Per ogni lavoro è importante la disponibilità.
Non c’è carriera e tutti sono disponibili a qualsiasi tipo di lavoro al quale sono indirizzati dalla presidenza, che, logicamente, tiene conto sia delle esigenze delle comunità sia delle capacità personali.
A particolari lavori, come ad esempio la guardia notturna, la stalla nei giorni festivi, il servizio di autobus interno o l’accompagnamento delle comitive di visitatori, partecipano a turno tutte le persone idonee.
Nessuno è pagato. Anzi, non c’è alcuna forma di proprietà privata, ma solo l’uso dei beni. In Nomadelfia non esiste il disoccupato; diversamente abili e anziani continuano a lavorare in proporzione alle loro possibilità. Nessuno perciò si sente inutile.
Per risolvere il problema dei lavori stagionali (come la potatura, la vendemmia, la raccolta delle olive), pesanti (come lo spietramento dei campi, la manutenzione delle strade), e ripetitivi si organizzano “lavori di massa” ai quali tutta la popolazione partecipa.
Con attrezzature meccaniche e con lavori di massa si è costruita una diga con un laghetto artificiale di 300.000 m3 e una rete di irrigazione.
Orari di lavoro: durante i giorni feriali, compreso il sabato, i nomadelfi lavorano al mattino per 5 ore nelle aziende, nei laboratori, nelle scuole, negli uffici. Al pomeriggio il lavoro specializzato può essere sostituito da “lavori di massa”.

Cultura vivente

La cultura di Nomadelfia deriva da un patrimonio di fede, di conoscenze e di esperienze, che spingono all’amore per il prossimo e alla costruzione di una società nuova.
Per don Zeno, però, possedere una cultura non significa soltanto “conoscere”, ma vivere ciò che si conosce: è il concetto di “cultura vivente”, un impegno alla coerenza.
Ogni giorno, dopo il lavoro, i Nomadelfi si radunano in una sala comune per un’ora di studio e di riflessione. Per approfondire la propria missione si riascoltano specialmente i discorsi di don Zeno, ai quali seguono riflessioni comunitarie. A volte si studiano i problemi della società attraverso documentari o relazioni di qualche nomadelfo preparato sull’argomento, o partecipando a conferenze di personalità esterne.
È una forma di educazione permanente alla quale partecipano spesso anche i figli.
Questo impegno quotidiano è completato ogni anno da un corso di esercizi spirituali di dieci giorni, per mettere a fuoco gli aspetti fondamentali di Nomadelfia e per rivedere la propria vita.

La scuola familiare

La scuola di Nomadelfia è “familiare”. È nata nel 1968, quando i genitori hanno ottenuto dal Ministero della Pubblica Istruzione di potere istruire i figli sotto la propria responsabilità, con l’obbligo di presentare i figli come privatisti agli esami di Stato di quinta elementare e terza media.

Scuola “vivente”.
È “vivente” perché ogni momento della vita è scuola in quanto l’ambiente familiare, sociale e naturale nel quale i ragazzi vivono è di per sé educativo. I gruppi di scuola si chiamano “cicli” e sono generalmente omogenei per età, interessi ed esperienze.
Non esistono voti e non ci sono né promozioni né bocciature. I programmi sono sviluppati secondo le linee pedagogiche di Nomadelfia.
La frequenza scolastica è obbligatoria fino a 18 anni. Se poi lo desiderano, i figli si presentano presso le scuole pubbliche per sostenere gli esami di maturità.

Scuola di popolo.
Ogni ciclo è affidato a uno o due “coordinatori”. Nelle superiori collaborano altri adulti e anche insegnanti esterni per materie specifiche.
Numerose sono le visite a città e paesi, per studiare la vita dei vari popoli. Gli scritti e i disegni, nati dalle riflessioni e dalle osservazioni dei ragazzi, vengono raccolti in libri sui quali si rivivono le esperienze fatte. Tutto questo materiale viene presentato agli esami di Stato, destando vivo interesse.
Notevole importanza riveste la scuola di danza che prepara bambini e giovani alle “Serate di Nomadelfia”.

Nomadelfia è una proposta

Nomadelfia non vive per se stessa, ma per gli altri. È aperta verso la società, poiché di essa si interessa concretamente prendendosi cura in particolare dei minori abbandonati, e creando diverse iniziative di apostolato per diffondere il suo messaggio di fraternità, rivolto a tutti, credenti e non credenti.

Una proposta per i visitatori.
Nomadelfia è aperta a tutti ed ospita ogni anno, in periodi non di emergenza Covid, circa 10.000 visitatori che vengono accompagnati da nomadelfi messi a loro disposizione per illustrarne struttura e finalità. Alcuni chiedono di rimanere per qualche giorno e vengono ospitati nei gruppi familiari, partecipando alla vita quotidiana della comunità.

Una proposta con gli incontri.
Numerose sono le richieste di incontri nelle scuole, nelle parrocchie, presso associazioni in tutta Italia, che desiderano conoscere l’esperienza di Nomadelfia.

Una proposta con le “Serate”.
Don Zeno si è fatto promotore di varie iniziative in favore del popolo.
L’iniziativa che da più di 30 anni impegna la maggior parte dei nomadelfi è denominata “Serate di Nomadelfia”, che ha superato le 1000 repliche.
Le Serate sono incontri con le popolazioni per conoscerle e farsi conoscere. Con questi spettacoli i nomadelfi portano il Vangelo sulle piazze, non come singoli, bensì come popolo che dà una testimonianza della propria vita. Assieme a un momento di riflessione sulla proposta di Nomadelfia attraverso un documentario e un discorso sul tema “Il Vangelo è codice del vivere”, si offrono due ore di gioia con danze e figurazioni acrobatiche eseguite dai bambini e dai giovani.

Club di Siena. Inaugurato il nuovo anno serrano

Lunedì 27 settembre 2021, presso il Seminario Pontificio Pio XII di Montarioso, il Serra Club di Siena ha iniziato il nuovo Anno Serrano 2021-22 con la Santa Messa celebrata dal Cardinale Arcivescovo di Siena Mons. Augusto Paolo Lojudice.

Dopo la Santa Messa, il Presidente Antonio Acquaviva ha preso la parola e, dopo aver auspicato di poter continuare gli incontri in presenza, ha ricordato il tema per il nuovo Anno Serrano proposto da Paola Poli, nuovo Presidente Nazionale del Serra Club: “VIVERE LE BEATITUDINI E’ RENDERE ETERNO QUELLO CHE PASSA. E’ PORTARE IL CIELO IN TERRA”.

Il Presidente Acquaviva ha fatto una rapida introduzione dell’attività di formazione e di preghiera per il nuovo anno. A proposito del tema sulle Beatitudini, tra l’altro ha detto: “…Forse questo tema non poteva essere più appropriato in questo momento storico in cui ci sentiamo oppressi e tentati di vedere un futuro a tinte fosche e viene da chiederci: é ancora possibile oggi credere a questo annuncio di felicità rappresentato dalle Beatitudini?

Il messaggio delle Beatitudini può dare un senso pieno e più vero all’esistenza umana che si trova oggi in particolare ad affrontare la solitudine e la paura del futuro.“ (AA)

Il Serra Club di Asti riprende le attività sociali

Giovedì 30, presso la chiesa di San Paolo ad Asti, il Serra Club  si è radunato con l’assistente don Carlo Rampone, per iniziare a pensare ai progetti dell’anno, partendo dalla celebrazione eucaristica.

La comunità di San Paolo e padre Luigi Testa del Marello hanno accolto i soci e la messa ha costituito un dolce momento di spiritualità e raccoglimento.

Al gruppo di Astigiani presenti si sono aggiunti anche alcuni amici di Torino, che si sono uniti al Club astigiano proprio per collaborare insieme. ... Continua a leggere

Club Vigevano-Lomellina. Grande festa per l’inizio dell’anno serrano a Vigevano!

Giovedì, 30 settembre, in un clima fraterno, la presidente, Silvana Invernizzi, ha accolto nel club due nuovi soci, Daniele Semplici e Davide Guerreschi.
Una nota di vitalità è venuta ad animare anche il nostro Seminario vescovile. Con atteggiamento paterno, il nuovo rettore, Mons. Gianfranco Zanotti, ha dato il benvenuto a tre nuovi seminaristi: Michel, Marco e Stefano, vocazioni
maturate in età adulta, dopo esperienze di lavoro significative per il loro bagaglio esistenziale.
Il nostro vescovo, Mons. Maurizio Gervasoni, ha presieduto la celebrazione eucaristica ed ha inaugurato l’anno sociale con la conferenza sul tema: “Le beatitudini: paradosso di Dio”.
Grazie alla fattiva collaborazione tra Serra club e Ufficio Scuola diocesano, hanno partecipato all’incontro gli insegnanti di religione, e gli iscritti a AIMC e UCIIM, beneficiando dei crediti formativi riconosciuti ai fini dell’aggiornamento professionale.
Le beatitudini sono il nuovo decalogo di Gesù – ha sottolineato Mons. Gervasoni – ma implicano un ribaltamento dei paradigmi umani consueti.
Non è felice chi cerca un appagamento nel realizzare se stesso, in modo egocentrico, e neppure chi vuole soddisfare i propri bisogni attraverso forme di godimento che gli portino benessere. La felicità, di cui parla Gesù, scardina
il nostro modo comune di pensare e valuta il successo personale in base alla disponibilità a conformarsi a Lui, amando come Lui ha amato, fino al sacrificio di sé sulla croce. La beatitudine non è conseguenza proporzionale di una buona prassi morale ma è condizione concessa dal Padre a chi si uniforma a Cristo, secondo la sua logica paradossale di donazione agli altri, percepita come “scacco e fallimento” agli occhi del mondo. Questa creatività d’amore è incarnata in modo particolare dai poveri di spirito o dai perseguitati a causa del Vangelo, che già al presente sono beati, perché si spendono, liberamente e con gratuità, in un atteggiamento di abbandono, paziente e sofferto, alla volontà di Dio sulla loro vita.
Le beatitudini si radicano alla certezza credente del bene definitivo che solo il Regno porterà; si inseriscono in un orizzonte di speranza che solo la fede può alimentare.
Come serrani, vogliamo guardare “sempre avanti” (secondo il motto del nostro ispiratore San Junipero Serra), “ricaricati” interiormente da una serata comunitaria che ci ha riscaldato i cuori, alternando preghiera liturgica,
convivialità e impegno culturale, coniugati insieme al gusto dell’amicizia e all’apertura agli altri.
Buon anno serrano a tutti!
Luisa M. P. Zini

XVII Concorso Scolastico Nazionale Serra International Italia. “Prendersi cura di se stessi e degli altri per un mondo migliore”.

Pubblichiamo oggi il bando del Concorso Scolastico Nazionale del Serra International Italia, giunto alla XVII edizione.

Il tema è “Prendersi cura di se stessi e degli altri per un mondo migliore”

Per maggiori informazioni, per conoscere le tracce e scaricare il bando visita la pagina web.