Online il numero della rivista Vocazioni

IN QUESTO NUMERO

Ester Abbattista

Federico De Rosa

Michele Gianola

Paolo Rocca

Michela Pensavalli

Alessandro Colasanto

Cesare Falletti

Michela Conte

Post-umano, troppo post-umano

News – B. Roggia

Massimo Pampaloni

Vincenzo De Gregorio

M. Giraldi – S. Perugini

Lodovica M. Zanet

Silvia Luraschi

Silvia Luraschi

Diana Papa

Diana Papa

Diana Papa

Chiara D’Assisi

Silvio Grasselli

S.Grasselli – M. Mascheretti

Emanuela Vinai

M. Erasmo – G. De Marco

Sorelle Povere di S. Chiara

Sorelle Povere di S. Chiara

Origine

di don Michele Gianola

n tempo d’inverno è più facile uscire di casa prima dell’alba per mettersi in viaggio o recarsi al lavoro e assistere alla nascita del sole senza però fermarsi, sostare, gustare quel prodigio ancestrale che da sempre ha affascinato l’uomo perché capace di ricondurlo simbolicamente alla propria origine. La parola stessa, infatti, racchiude il significato antico di ‘sorgere, spuntare’ ed è sufficiente fermarsi, soffermarsi a contemplare il passaggio dal crepuscolo alla luce per riconoscere la sensazione comune dell’assistere a tutto ciò che nasce. 

Anche la vocazione è così: sorge, spunta, illumina nello stesso modo in cui nella liturgia del mattino la Chiesa prega con il cantico di Zaccaria (Lc 1,78). La visita del Signore è come un sole che sorge, non è violento, rischiara gradualmente ma con tenacia, non torna indietro, lo si può guardare, vedere contemplare dritto in volto, se ne può gustare la presenza per la giusta durata, non lo si può trattenere perché il suo cammino nell’arco del cielo, in ogni istante è alba al momento giusto per tutti i popoli della terra. 

L’origine comune da cui tutti veniamo è l’opera misteriosa e tenace di Dio che dalla nascita del mondo e del cosmo continua a ripercorrere la storia risvegliando uomini e donne con la luce e il calore dello Spirito, con il suo tocco lieve e sicuro, con la sua presenza forte e discreta. È la radice della vita che ci ha resi fratelli di tutti, la radice del Battesimo che ci ha convocati nella Chiesa per essere lievito della storia, insieme agli altri, è la radice che ci ha condotti alla nostra vocazione particolare che, sempre, porta con sé un’appartenenza essenziale. 

Ogni vocazione è ferita dalla nostalgia della propria origine come l’ombelico che è il baricentro della personaquasi a dire anche nella carne che è alla radice che bisogna tornare per ricordarsi che al medesimo tempo si tratta di lasciare, partire, andare, raccontare, costruire, operare. È curioso come allo stesso modo accada in ogni passo del Vangelo e in ogni chiamata di Gesù. Figlia, la tua fede ti ha salvata «va’ in pace» (Lc 8,48); giovane, «va’ e anche tu fa’ così» (Lc 10,37); donna di Samaria, «va’ a chiamare tuo marito e ritorna qui» (Gv 4,16); donna, non ti condanno, «va’ e non peccare più» (Gv 8,11); uomo «va’ a lavarti alla piscina di Siloe» (Gv 9,7) e riacquisterai la vista; Maddalena, «va’ dai miei fratelli» (Gv 20,17); Filippo, «va’ e accostati a quel carro» (At 8,29); Anania «va’ [a chiamare Paolo] perché è lo strumento che ho scelto per me» (At 9,15). La vocazione, l’incontro con la Parola del Signore mette in cammino, in movimento, in azione: origina la vita. 

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