“Accompagniamo le vocazioni al sacerdozio e alla vita consacrata con amicizia e sostegno”

Serra International Italia. Poli (presidente): “Accompagniamo le vocazioni al sacerdozio e alla vita consacrata con amicizia e sostegno”

19 Novembre 2021

Riccardo Benotti

“Il Serra si impegna a promuovere e far penetrare, nel tessuto di appartenenza, una cultura vocazionale di adesione al progetto di vita che il Signore ha in serbo per ciascun cristiano; come comunità di battezzati, siamo tutti chiamati a prenderci cura, nella quotidianità, di quel seme di grazia che il Signore infonde nelle nostre vite, di farlo crescere nella ricerca della santità, della perfezione dell’amore che dovrebbe orientare le nostre scelte”. Parla Paola Poli, presidente di Serra International Italia: le finalità dell’associazione, la pandemia, i progetti per il futuro

“Dobbiamo renderci sempre più riconoscibili nelle realtà ecclesiali, nel nostro tessuto sociale, e di essere attrattivi nel presentarci con i contenuti valoriali di cui siamo portatori”. Paola Poli, presidente di Serra International Italia, parla a pochi giorni dalla conclusione dei lavori del Consiglio nazionale che si sono tenuti a Roma e durante i quali si è tenuta la cerimonia del passaggio del distintivo con il past president, Enrico Mori.

Qual è la specificità del Serra all’interno della Chiesa italiana?

La specificità del Serra è quella di offrire un “servizio” laicale di accompagnamento alle vocazioni al sacerdozio e alla vita consacrata, assicurando vicinanza spirituale e sostegno concreto, in amicizia. Il Serra, inoltre, si impegna a promuovere e far penetrare, nel tessuto di appartenenza, una cultura vocazionale di adesione al progetto di vita che il Signore ha in serbo per ciascun cristiano;

come comunità di battezzati, siamo tutti chiamati a prenderci cura, nella quotidianità, di quel seme di grazia che il Signore infonde nelle nostre vite, di farlo crescere nella ricerca della santità, della perfezione dell’amore che dovrebbe orientare le nostre scelte.

Cosa ha fatto Serra Italia durante la pandemia?

Durante la pandemia, il Serra ha sperimentato, come tutti, le drammatiche conseguenze della deprivazione della socialità, nell’assenza del contatto umano, nell’impossibilità di assicurare quel servizio che è tratto distintivo della sua identità, soprattutto nei seminari e nelle parrocchie. Tuttavia, nella fase emergenziale, dinanzi ai numeri impietosi di contagi e vittime che si registravano tra sacerdoti e religiosi/religiose, la missione del Serra, seppure interdetta dalla distanza, dai limiti imposti dal lockdown, si è sostanziata nel sostenere chi ha potuto rivolgere loro le necessarie cure, anche in un ultimo gesto di amore. Inoltre i serrani, superata una prima fase di smarrimento, hanno cercato di trarre beneficio dalle opportunità offerte dalla tecnologia con incontri su piattaforma digitale, sia a livello nazionale, che nei singoli club.

Chi sono i serrani?

I serrani sono donne e uomini di buona volontà che decidono di fare proprie le finalità del Serra attraverso una coerente testimonianza di fede e di servizio nella quotidianità della loro vita e del loro lavoro.

I soci si impegnano a sviluppare azioni e progetti rivolti a far fecondare, soprattutto nei giovani, interesse verso una “cultura dello spirito”, quella cultura vocazionale cui si riferiva Papa Giovanni Paolo II nell’individuare l’impalcatura di valori morali e spirituali sui quali costruire la realizzazione di sé in relazione con gli altri e con il mondo.
Per quanto riguarda le iniziative nazionali rivolte ai giovani, il Serra International Italia istituisce, ogni anno, grazie alla collaborazione della dirigenza scolastica e dei singoli docenti, un concorso nazionale che coinvolge tutte le scuole d’Italia di ogni ordine e grado, su temi ispirati dalle indicazioni della Presidenza nazionale, e sui quali i ragazzi, secondo gli interessi, le propensioni e le abilità individuali, sono chiamati a confrontarsi e ad esprimersi.

Quali sono le altre iniziative?

Dallo scorso anno, su proposta del distretto 73 e con la collaborazione della Fondazione Beato Junipero Serra, attraverso la quale è possibile assegnare borse di studio ai seminaristi e offrire un aiuto concreto a sacerdoti in condizioni di difficoltà, il Serra promuove un contest fotografico per consentire ai ragazzi di cimentarsi in un’attività legata ai gesti della loro quotidianità: fissare, con un semplice clic sul cellulare, un’immagine che racchiuda l’emozione di un momento per consegnarne la bellezza, con sguardo più attento e sensibile, al linguaggio dell’arte. Viene inoltre proposto ogni anno, dalla Biblioteca nazionale Beato Junipero Serra, il concorso “Penna dello Spirito”, per invitare alla lettura di testi che stimolino riflessioni di implicazioni spirituali, coerenti con le finalità del Serra.

Attualmente il Serra sta lavorando a un progetto rivolto ai seminaristi, un concorso musicale che possa raggiungere tutti i Seminari d’Italia, attraverso la collaborazione dei Rettori e degli organismi preposti della Santa Sede.

La finalità è quella di invitare i nostri futuri presbiteri ad esprimere le loro abilità nell’utilizzo dei diversi strumenti ed esaltare, unitamente ai doni ricevuti, quell’arte sublime e ineffabile che nel modulo espressivo della musica sacra si è posta da sempre a servizio della liturgia, rafforzandone solennità e partecipazione nella bellezza.

La crisi dell’associazionismo coinvolge anche Serra Italia?

La società è cambiata, noi siamo cambiati; la percezione alterata della relazionalità di certo preesisteva alla pandemia. La dimensione virtuale delle relazioni, con il congelamento delle esperienze sensoriali, e l’assenza di un coinvolgimento psico-affettivo, esasperate dall’impiego della tecnologia, hanno portato l’uomo contemporaneo ad una confusione valoriale tra persona e individuo, a non considerare più lo spazio sociale in termini di collettività, di aggregazione, bensì di estraneità; le nostre identità mutevoli ci portano alla condizione che Engelhardt definisce di “stranieri morali”, incapaci di agire all’interno di una verità ontologica nella quale, pur con visioni morali diverse, ci si accorda per il bene comune; prevale la volontà del singolo, e a una realtà valoriale condivisa, si impongono tante realtà soggettive. Difficile cambiare tendenza, ma il nostro impegno è quello di testimoniare un’adesione consapevole a valori condivisi, al concetto stesso di persona, come ci ricorda Papa Francesco.

Si parla spesso, anche all’interno della Chiesa cattolica, della presenza femminile nei ruoli di responsabilità. Lei è una donna alla guida di un’associazione così importante: come ha accolto l’incarico?

Ho accolto con grande emozione, e anche con qualche iniziale timore l’incarico affidatomi, ma solo perché consapevole dell’impegno che ciò avrebbe comportato. Il Serra ha sempre esaltato, sia nei singoli soci che nelle cariche, la capacità di donarsi e di rispondere, quando richiesto, a un senso di responsabilità nell’accettare incarichi impegnativi, senza implicazioni di genere. Peraltro, nella Presidenza di Serra International Italia, mi hanno preceduta due donne. Il senso di responsabilità e la gratitudine verso i serrani che hanno riposto in me tanta fiducia, hanno contribuito ad infondermi energia ed entusiasmo, nella rassicurante consapevolezza di poter contare sulla collaborazione di una squadra animata dalle stesse spinte motivazionali e da un profondo sentimento di amicizia.

Sul ruolo della donna, non solo all’interno della Chiesa, il Santo Padre si è più volte espresso nel Suo richiamo alla stessa e al mondo a non screditarne il valore, a non relegarla a ruoli subalterni, a non mortificare il suo servizio in servilismo. Sappiamo che Papa Francesco ha proceduto nei fatti a rafforzare il Suo pensiero, assegnando incarichi di grande responsabilità alle donne.

Si è da poco aperto il Cammino sinodale che vede coinvolta la Chiesa italiana…

Il percorso sinodale, che il Pontefice ha voluto, ci vede tutti coinvolti in un “cammino di discernimento spirituale” del bene della Chiesa, per cercare di comprendere la direzione che il Signore vuole indicare in questo nostro tempo, e non solo il ruolo della donna, ma tanti altri temi saranno in agenda. L’invito del Santo Padre a porsi in ascolto del mondo e delle sue tante sfide deve rappresentare un monito anche per il nostro Serra ad assumere un atteggiamento sinodale, affinché si lasci “interpellare dal volto e dalla storia dell’altro” per trovare ‘risposte’ che possano accrescere l’efficacia del suo servizio, armonizzarsi con i segni dei tempi e tradursi in azioni sempre più aderenti al progetto di salvezza di Dio.

 

Corsi e Ri..corsi Serrani con il Club di Aversa

L’anno sociale del club di Aversa è iniziato nel mese di ottobre con il pellegrinaggio alla Basilica mariana di Castelpetroso. Concordemente era stato richiesto un momento di preghiera forte, un affidamento alla Madonna per il nostro cammino serrano che necessita di una ritrovata motivazione dopo il lungo e forzato isolamento. Il cappellano don Stefano ci ha guidato nella visita alla stupenda basilica, prima di celebrare la S.Messa nella piccola chiesetta delle apparizioni della Madonna. Abbiamo portato un po’ di cielo in terra!
Nel mese di novembre, sono stati avviati i due percorsi formativi del nostro club:
• Il concorso scolastico inviato alle scuole di Aversa e dintorni, di ogni ordine e grado, ha già molte adesioni. La traccia è piaciuta molto, accolta con grande condivisione dai colleghi referenti che ne hanno approvata l’attualità. E’ molto faticoso il rientro in presenza per i ragazzi che da due anni circa hanno modificato il metodo ed il ritmo di studio e di apprendimento con la didattica a distanza ed ora devono riabituarsi ad una convivenza limitata dalle regole sanitarie e che perciò necessita di molta cura….
E’ stata costituita la commissione interna al club che correggerà gli elaborati.
• La scuola di filosofia è giunta all’ottavo anno, con grande soddisfazione del team di docenti fedelissimi. L’autore che verrà studiato è Karl Jonas , il filosofo che per primo ha discusso del legame tra civiltà etica e società tecnologica . In particolare, verranno presi in considerazione i saggi pubblicati nel 1979, riguardanti l’ambiente e le mutazioni climatiche, temi di oggettiva ed attualissima importanza, molto seguiti dai giovani con il movimento ambientalista europeo e mondiale. La difesa dell’ambiente è una dolente battaglia del nostro territorio già detto “terra dei fuochi”, intrapresa da tempo dai nostri Vescovi e sacerdoti e dai cittadini onesti che vedono in pericolo la salute. La scuola di filosofia, sostenuta e stimata dal nostro Vescovo sempre presente agli incontri, tratterà anche i temi dell’enciclica “Fratelli tutti”. L’intero corso dura per tutto l’anno scolastico e gli allievi all’esame di stato presenteranno la tesina inerente allo studio
concluso, con il certificato di frequenza rilasciato dal Serra club Aversa.

Due gli incontri di formazione interna in presenza:
• Il primo tenuto da don Arturo Alcantara Arcos sulle nuove ricerche bibliografiche che sta continuando in Messico sulla vita di san Junipero. Era presente l’ambasciatore del Messico presso la Santa sede che ha diffusamente parlato dell’importanza della figura di san Junipero nella tradizione religiosa del Messico e dei paesi dell’America latina.

• L’adorazione eucaristica nella chiesa di San Nicola per le vocazioni, insieme all’equipe del CDV, dei seminaristi. Ogni mese, in parrocchie diverse della nostra Diocesi, pregheremo per nuove e sante vocazioni.

• Ho partecipato ai soci del club le belle novità emerse in Cnis, non ultima la gioia della ritrovata armonia.

Maria, madre delle vocazioni, prega per noi.

La presidente
Maria Luisa Coppola

Il Monastero Sacro Cuore di Erice

LA NOSTRA STORIA

Il Monastero Sacro Cuore nasce ad Alcamo (TP) il 24 giugno 1914 come fondazione del Protomonastero S. Chiara di Assisi, grazie a sr. Carmela Cherubina Paglicci Reattelli, sr. Chiara Giuseppa Corsini e sr. Maria Cherubina Bonifazi, donne dal cuore fecondo e aperte al soffio dello Spirito. Le Madri venute da Assisi trovarono in sito una piccola comunità religiosa senza però alcuna appartenenza ad un Ordine o Istituto, che prestissimo si arricchì di numerose vocazioni. Nonostante le inevitabili fatiche degli inizi, molte sono state le consolazioni di Dio per questo piccolo gregge voluto dalla Sua infinita misericordia. Dopo le vicende della I Guerra Mondiale, il monastero fu canonicamente eretto il 21 ottobre 1922 ed il 13 novembre dello stesso anno fu celebrato il primo Capitolo elettivo.  Tre giorni dopo, il 16 novembre, il nuovo Monastero fu inaugurato con il titolo di “S. Chiara del Sacro Cuore”. Con immensa riconoscenza possiamo ben dire che il «santo coraggio» lasciatoci in eredità da Madre Carmela Cherubina Paglicci Reattelli, sr. Chiara Giuseppa Corsini e sr. Maria Cherubina Bonifazi, incentivato dal desiderio e dall’urgenza di spandere il ‘seme clariano’ sino alle periferie della società di quel tempo, trova ancora vita e compimento nell’Oggi della nostra comunità. Infatti, un lungo e sofferto discernimento nato da alcune importanti problematiche strutturali e architettoniche del monastero, ci ha spinte alla ricerca di una struttura più adeguata alla nostra vita clariana facendoci salire “la montagna del Signore”, così come viene definita Erice (TP). Lo scorso 29 Ottobre 2020 abbiamo inaugurato la nostra presenza nel cinquecentesco convento donatoci dai Frati Minori Cappuccini di Palermo, con un piccolo gruppo di sorelle, dopo aver restaurato, grazie alla Divina Provvidenza, due piani della nostra nuova sede. Dopo il restauro di altri ambienti del pian terreno e ancora in attesa di un finanziamento pubblico che ci permetterà di completare i lavori, il 2 agosto 2021 l’intera comunità si ritrova finalmente riunita a Erice. Con gioia desideriamo innalzare il nostro grazie a Dio Padre delle misericordie per gli immensi benefici di cui ci ha colmate!

IL NOSTRO LAVORO

Vivendo il lavoro come grazia, la fatica quotidiana ci unisce in comunione con l’umanità che per vivere deve mantenersi.  E il lavoro, svolto per “l’utilità comune”, viene vissuto come luogo in cui si incarna il sacrificio della lode tanto gradito a Dio. Il nostro lavoro, dunque, che ci impegniamo a svolgere “con fedeltà e devozione”, come leggiamo nel cap. VII della nostra Regola, oltre alle quotidiane faccende domestiche, consiste nella realizzazione di preziosi ricami liturgici in oro e seta, nel restauro dei paramenti antichi, nella decorazione di ceri pasquali e candele, nella produzione di un vasto settore della legatoria con la creazione di copribreviari, coprimessali, coprilezionari, album fotografici e quaderni con coperte in cuoio, pelle, tela e carta decorativa.

ACCOGLIENZA

Nel cuore del terreno adiacente al monastero, nel nostro piccolo Eremo San Francesco, restaurato grazie alla solidarietà di alcuni fratelli e sorelle, diamo la possibilità di accoglienza autogestita per momenti di ritiro (personale o di gruppi), di riposo e di condivisione della preghiera liturgica della Comunità. Per chi lo desidera, la Chiesa del Monastero è aperta sia al mattino che al pomeriggio per la preghiera personale e, previo appuntamento, si può avere la possibilità di un incontro con le sorelle della comunità. Negli orari di ricevimento si può suonare alla nostra portineria o telefonare, per affidare le proprie intenzioni di preghiera alla comunità o scriverci per email.

LA VITA NEL MONASTERO

Il carisma delle sorelle povere di S. Chiara ha mosso i suoi primi passi nel 1211, anno in cui Chiara, nobile donna della città di Assisi, lasciò gli agi della casa paterna per seguire Cristo Povero e crocifisso. La novità evangelica della vita di Chiara e delle sue prime compagne consiste nel mettere insieme, in una sintesi armonica e creativa allo stesso tempo, la vita monastica tradizionale e la spiritualità di minorità e di povertà loro donata dal Poverello d’Assisi. Esse, cogliendo in pienezza il nesso operato da Francesco tra povertà evangelica e nozze con Cristo, scelgono di vivere una vita integralmente contemplativa tra le mura di un angusto luogo, così come fu definito il Monastero di S. Damiano. La povertà abbracciata da Chiara e dalle sue sorelle, oltre che ad essere una povertà materiale e spirituale è quindi anche una povertà di spazio, che trova forma ed espressione nella vita claustrale. L’avventura di Chiara e delle prime compagne non ha inizio da una regola ben definita: la loro forma vitae assume una fisionomia propria nei solchi della quotidianità. Tratto caratteristico della spiritualità delle sorelle povere è il tenere insieme, come in un mosaico dai variopinti tasselli, una vita di preghiera, di contemplazione e di lavoro, di silenzio e di fraternità. L’amore con cui Chiara ama il Cristo Suo Signore prende corpo in un’esistenza vissuta nel silenzio orante, nella continua lode a Dio, nell’intercessione costante per le deboli membra del Suo mistico corpo e nella cura attenta e materna verso ogni sorella. L’odierno documento Vultum Dei Quarere di Papa Francesco, così si rivolge a noi monache: “Siate fari, per i vicini e soprattutto per i lontani (…) Con la vostra vita trasfigurata e con parole semplici, ruminate nel silenzio, indicateci Colui che è via, verità e vita, l’unico Signore che offre pienezza alla nostra esistenza e dona vita in abbondanza”.

Monastero S. Cuore di Erice: la testimonianza vocazionale di sr. Chiara

Canterò in eterno l’amore del Signore,

di generazione in generazione

farò conoscere con la mia bocca la tua fedeltà

(Sal 89,2).

Nel Nome del Signore, Amen.

Nel narrare le meraviglie che il Signore ha operato e continua a operare nella mia vita, desidero iniziare con le parole di questo salmo per benedire con la mia vita e con il canto, Colui che in me e per me, ha operato grandi cose. Come il Padre S. Francesco riconosco l’iniziativa di Dio Padre nella mia vita, negli eventi, negli incontri che provvidenzialmente hanno incrociato la mia strada…in ogni cosa c’è sempre stato Lui!

Provando a balbettare la parola “vocazione”, mi viene innanzi agli occhi l’immagine di un grande mosaico in cui ogni giorno sono chiamata ad aggiungere una piccola tessera colorata. Questo mosaico è iniziato a comporsi nel giorno del mio battesimo (15 ottobre 1978) e si completerà al termine della mia vita terrena. Che cosa voglio dire? Che la vocazione matura con me e che ogni giorno sono chiamata per nome dal Signore, chiamata a dare il mio assenso alla Sua volontà. Ogni giorno il Signore mi svela qualcosa di nuovo, apre la mia mente a nuove comprensioni, mi fa intravedere il “mistero” della mia chiamata che rimane e rimarrà sempre un mistero del Suo Amore. La vocazione è quella “terra sacra” in cui Dio Padre passeggia con l’uomo.

Inizio dicendo il mio grazie al Padre delle misericordie, così come lo amava chiamare la Madre S. Chiara, per il dono dei miei genitori, dei miei nonni, dei frati minori e di tanti altri fratelli e sorelle incontrati nella mia vita che con semplicità mi hanno trasmesso i valori, la fede, la loro testimonianza di vita e di fedeltà. Riconosco che quanto ho ricevuto gratuitamente, oggi mi permette di essere quella che sono. La mia storia vocazionale è tanto semplice, non ha effetti eclatanti, ma ciò che l’ha resa avvincente è stata la pedagogia usata da Dio Padre per raggiungermi, per incontrarmi lì dove mi trovavo. Il Signore è sempre alla ricerca dell’uomo e l’iniziativa è sempre la sua. Come mi piace dire, il Signore ha tanta fantasia, è creativo e sa stupirmi lasciandomi senza parole e con il cuore colmo di tanta gratitudine.

Come è entrato nella mia vita? Attraverso dei semplici frati minori che abitavano presso il convento di S. Maria di Gesù (Alcamo) a pochi metri da casa mia. Si è servito di quel saio marrone, della loro giovialità, dei loro sorrisi con cui mi accoglievano, del loro vivere in fraternità…e nell’ormai lontano settembre 1993, proprio quell’amato convento divenne casa di postulato, ovvero una casa pronta ad accogliere coloro che si preparavano a diventare frati. Fino ad allora io avevo conosciuto solo frati anziani e non immaginavo che potessero esserci dei giovani miei coetanei che pensassero a tale “follia”, si perché per me era una vera e pura follia.

Con mio grande stupore, la loro scelta e la loro gioia, iniziò a suscitare in me parecchi interrogativi…. ma chi glielo faceva fare? Inizialmente li presi per pazzi nonostante mi incuriosiva conoscere le motivazioni di tale scelta. Più passavano gli anni e i gruppi di postulanti si alternavano di anno in anno, più cominciarono ad essere un forte interrogativo per me, ma non potendo essere un frate minore, scelsi di non sentire, di mantenermi distante, di rimuovere tale pensiero. Non era per me!!!

Frequentavo con assiduità il convento, la Gioventù francescana, mi diplomai al magistrale nel 1998, avevo la mia cerchia di amicizie, la mia relazione sentimentale, ero una patita di discoteche, pub…. il mondo con tutti i suoi rumori, i suoi colori e la sua vivacità mi piaceva e continua a piacermi, perché opera delle mani di Dio Padre. Questo per dire che la mia scelta non è stata un fuggire dal mondo o fuggire il mondo.

La svolta decisiva avvenne la notte del 3 ottobre 1997 alle ore 4,00 del mattino (solennità del Serafico Padre S. Francesco) proprio in discoteca, quando litigai con il mio ragazzo ponendo fine a quella relazione. Da premettere che mentre stavo con lui intensificai il mio rapporto con il Signore, mi recavo continuamente nella cappella del SS. mo Sacramento e lì dinanzi a quel tabernacolo dicevo: “Signore aiutami a capire se è l’uomo per me… Mostrami la tua volontà”.

Altre possibilità di fidanzamento si presentarono fino a poco prima di entrare in monastero, ma una sete profonda abitava il mio cuore e dopo ogni esperienza che al momento mi dava gioia, poi mi ritrovavo con un vuoto incolmabile. Mi mancava qualcosa e desideravo qualcuno che mi aiutasse a capire cosa mi stava accadendo, ma non fu così semplice trovarlo. Nel luglio 1998 partecipai a un’esperienza di eremo e fu proprio lì che mi ritrovai a chiedere aiuto ad un frate a cui non pensavo minimamente, ma che Dio Padre aveva scelto come quel pastore secondo il suo cuore che mi avrebbe guidato e aiutato a capire ciò che non capivo con le mie sole forze.

La Parola iniziò ad abitare il mio cuore, a mettermi in forte discussione, mi sentivo tanto confusa e allo stesso tempo ero felice. Il Signore incalzava con i suoi inviti, mi stava corteggiando in tutti i modi e alimentava in me il desiderio di conoscerlo, di cercarlo, di incontrarlo “vivo e vero” nella mia storia. Iniziai a peregrinare per la Sicilia e per l’Italia con la Gi.fra in cui mi immersi totalmente dal 1997 al 2001, frequentavo i conventi e gli istituti di suore missionarie francescane, partecipai a due missioni al popolo, a due campi vocazionali e a due eremi …cercavo di capire, volevo capire e mi imbattei nella marcia francescana verso Assisi (luglio-agosto1998). Il Signore mi attendava proprio lì, anche se il primo scossone lo ebbi sul monte la Verna il 1 agosto del 1998. Lì mi sentii raggiunta dall’Amore del Signore, forse ho assaporato appena un po’ di quell’amore che sperimentò il Serafico Padre S. Francesco in quel settembre 1224.

Assisi fu la mia Damasco, lì mi attendeva il Signore, proprio dinanzi alla tomba del Serafico Padre in cui abbassai ogni difesa, mi sentii chiamata per nome ed ebbi la certezza di ciò che voleva il Signore. Una voce mi risuonava nel cuore e mi sembrava di sentirla rimbombare in quella cripta a me tanto cara, “ti aspettavo”. Proruppi in un pianto interminabile e allo stesso tempo provai una profonda gioia che mi pacificava dentro…non stavo sognando, non ero impazzita e le mie domande lì ebbero una risposta. In un primo momento pensai che il Signore mi chiamasse a intraprendere la vita apostolica e partii per Roma in un istituto di suore missionarie francescane che già conoscevo. Nei tre mesi trascorsi nella città eterna, sperimentai una profonda inquietudine e nostalgia… Che cosa mi stava accadendo? Mi sentii stimolata dal di dentro a cercare conventi e monasteri vicini, le suore mi guardavano senza capire, era un controsenso, ma ricordo ancora la gioia provata non appena misi piede in un monastero. Pur non conoscendo le sorelle, io mi sentii a casa! Non era normale quello che mi stava accadendo, invece di leggere la biografia della fondatrice dell’istituto, prendevo tra le mani la vita di Chiara…. Chiara iniziò a parlare alla mia vita e alla mia sete di senso, non facevo altro che pensare a lei.

Il Signore, così come fece con il Padre S. Francesco, mi fece partire seguendo il mio sogno, ma lo trovai lì pronto a farmi comprendere che ero fuori strada, che non era quello il meglio che aveva pensato per me!!! In quell’ottobre 1999 ritornai con le suore francescane missionarie ad Assisi e lì dinanzi a quella tomba chiesi una parola e Francesco non tardò a darmela… “sii tu la mia pianticella”. Era giunto il momento di ritornare in Sicilia, di lasciare l’istituto perché lì il Signore mi avrebbe detto cosa fare e dove andare.

Come dire ai miei genitori che non era quella la mia strada ma la clausura? Pensavano che una volta ritornata da Roma, mi sarei fatta una famiglia e invece ero più decisa che mai a seguire il Signore. Prima che io dicessi a mia madre di voler continuare il mio cammino di ricerca, qualcuno mi ha preceduto nell’intento, sembrerà strano, ma fu proprio così.

Mia madre fu visitata in sogno dalla Madre S. Chiara, e fu lei stessa a dirle che mi voleva tra le sue figlie e sorelle. Al risveglio era in un lago di lacrime, e più mi guardava più piangeva, ma io non capivo cosa avesse fino a quando non me lo disse. Che cosa potevo fare? Ero senza parole, tramortita e non mi restò altro da fare che confermare quanto le era stato detto. Ricordo ancora le parole della mia amata nonna quando comunicai che volevo entrare in monastero…scese il silenzio e si sentì dire: “lasciatela andare, non mettetevi contro Dio” e così il 2 agosto 2001 varcai la soglia del monastero S. Cuore di Alcamo all’età di 22 anni.

La storia della mia vocazione non si è esaurita una volta entrata in monastero perché da quel 2 agosto 2001, il Signore ha continuato a chiamarmi per nome, a indicarmi la strada da seguire, a rialzarmi dopo ogni caduta, a farmi percorrere la via della mia incarnazione facendomi attraversare la mia umanità con le sue fragilità, i suoi limiti e il grande desiderio di essere madre. Il Signore non si impone mai, mi lascia sempre libera di rispondere, libera di tornare indietro o di proseguire il cammino dietro di Lui, libera di amarlo e di fare la sua volontà, ed è proprio da figlia libera e non da schiava, che ogni giorno dico il mio FIAT con gioia e gratitudine.

Sono felice di seguire il Signore, non mi sento impoverita di qualcosa, perché quando meno me lo aspetto, fa germogliare i fiori nel deserto, rende fecondo il grembo della sterile, lo zoppo salta come un cervo, grida di gioia la lingua del muto, scaturiscono acque nel deserto, scorrono torrenti nella steppa (cfr. Is 35), il cieco recupera la vista, la peccatrice è perdonata. Come diceva S. Teresa d’Avila: “chi ha Dio nulla gli manca”.

Concludo questo memoriale con il canto del Magnificat, perché insieme alla Vergine Maria, riconosco che “Grandi cose ha fatto per me l’Onnipotente e Santo è il suo nome” (Lc 1,49). Una vita non mi basterebbe per benedirlo e per annunciare a tutti la misericordia che mi ha usato e che continua ad usarmi.

A laude di Cristo, Amen.

Sorella povera di S. Chiara del monastero S. Cuore di Erice (TP)

Economia e transizione ecologica al Serra Club di Ferrara

Economia e transizione ecologica
Di economia, transizione ecologica e socialità si è parlato nel corso di un bel convegno organizzato da Serra club Ferrara e Ucid (Unione cristiana imprenditori e dirigenti). In tutti gli interventi (cinque i relatori coordinati dal giornalista, presidente del Serra, Alberto Lazzarini) è emersa l’esigenza di un’economia attenta ai bisogni della persona, verso la quale essa costituisce uno strumento per la soluzione dei tanti problemi. Occorre quindi costruire una società sempre più giusta e orientata al bene comune. Si parte da dati fortunatamente in decisa crescita, ha subito rilevato Riccardo Fava, industriale, presidente di Baltur di Cento: tutti gli indicatori del dopo Covid lo confermano (crescono Pil, export, import, anche l’occupazione) ma sullo sfondo non mancano complessi problemi legati all’aumento fortissimo dei costi delle materie prime e dei trasporti, con i tempi di consegna dilatati e la complessità del tema energetico. Il mondo della produzione è comunque largamente consapevole e responsabile dei temi etici e ambientali. Di agricoltura si è occupato Adriano Facchini ammonendo che i problemi climatici conseguenti all’aumento della temperatura stanno condizionando pesantemente il settore e anche il nostro territorio dove a breve potremo produrre “solo sorgo e soia”. Occorre attuare politiche di risparmio dell’acqua e impegnarsi di più sul fronte della genomica. Difficoltà anche sul fronte-commercio, ha rilevato Davide Urban direttore di Confcommercio, a causa dell’ e.commerce che ha messo in ginocchio il sistema dei negozi del vicinato, importanti anche per la rete sociale e specialmente per gli anziani. Fondamentale il buon utilizzo del Pnrr.
Del ruolo rilevante svolto dalle aziende del Terzo settore si è occupata Chiara Bertolasi, chiamate ad essere sentinelle delle tante esigenze ma anche strumenti di soluzione dei problemi.
Antonio Frascerra, presidente Ucid, ha ricordato in chiusura il crescente richiamo degli imprenditori, nella loro attività, alla dottrina sociale della Chiesa. Prosegue l’attività del gruppo con altri due convegni, dopo quello, recente, su economia e salute.

Il Serra Club di Lugano e le Adorazioni itineranti

Il Serra Club di Lugano e il Seminario San Carlo di Lugano hanno programmato quest’anno le Adorazioni mensili per le Vocazioni in modo itinerante, ogni mese in una diversa Parrocchia della Diocesi. Questa modalità offre ai Seminaristi l’opportunità di farsi conoscere sul territorio e, ai partecipanti, il piacere e la bellezza di pregare insieme ai Seminaristi.
L’ultima di queste Adorazioni si è svolta nella Chiesa dei Cappuccini a Mendrisio, condotta da Mons. Claudio Mottini, Vicario Episcopale della Diocesi, con la partecipazione di circa cinquanta persone. Prima della recita della Preghiera del Serrano per le Vocazioni, Mons. Mottini ho voluto ricordare il prezioso servizio prestato dal Serra a favore delle Vocazioni.

Club di Torino. Inaugurazione dell’anno serrano.

Giovedi 14 ottobre 2021 è iniziato il nuovo anno sociale del Serra Club di Torino nella sede dell’ ex Seminario Metropolitano.
I soci hanno dapprima partecipato alla Santa Messa celebrata dal Cappellano del Club don Alberto Piola e successivamente si sono riuniti per ascoltare dal Presidente del Club Dott. Piero Versaldi sia le notizie più importanti riguardanti il Club sia le linee programmatiche previste in calendario.
Una particolare attenzione sarà riservata alle riunioni formative incentrate sulle Beatitudini, tema scelto a livello nazionale.
Come nota positiva si è potuto constatare un rinnovato clima di serenità atteso da tempo.
La riunione si è conclusa a cena in un locale caratteristico del centro storico di Torino.

Giovanni Chiovatero

Eremo Francescano Santa Maria Maddalena

L’esperienza degli eremiti, che è all’origine del monachesimo, ancora oggi è presente nella Chiesa e ve ne sono vari esempi. Ci accostiamo a questa realtà e cominciamo a conoscerla, tramite la testimonianza di fr. Cristiano di Gesù, che vive da eremita nell’Eremo Francescano Santa Maria Maddalena. L’eremo si trova ad Adelano di Zeri (MS), a circa 25 km da Pontremoli. Continua a leggere

Club di Prato. Celebrazione per i soci defunti.

Giovedì 4 novembre noi soci del Serra Club di Prato ci siamo ritrovati alla Chiesa di San Fabiano presente in Seminario Vescovile per la celebrazione della Santa Messa in suffragio dei serrani defunti celebrata dal nostro cappellano Monsignor Daniele Scaccini, nel giorno della ricorrenza di San Carlo Borromeo (1538-1584) che sappiamo bene che fu inizialmente Amministratore Apostolico della Diocesi di Milano dal 1560 al 1564 e successivamente cardinale fino alla morte.... Continua a leggere

 

Marco Giraldi