Nel cuore del Mistero. La lettera di auguri della Presidente Nazionale Paola Poli a tutti i Serrani

Eccoci! È finalmente Natale! Siamo ormai catturati dalla frenesia dei preparativi, degli ultimi acquisti, nella spasmodica, contagiosa necessità di donare che a Natale sembra tradursi in una vicendevole ammenda dell’inadempienza, come se per un intero anno si fosse negato qualcosa a qualcuno, in particolare alle persone che amiamo!

Nessuno sembra volersi sottrarre a questa occasione di…riscatto, soprattutto dopo le restrizioni imposte dalla pandemia, e così, ciò che in altri momenti può affaticare o appesantire, a Natale si può sostenere, come le alchimie culinarie che ci impegneranno in diverse ore o giorni di preparazione, con lunghe permanenze a tavola tra succulenti primi e voluttuose pietanze, magari riproposte più volte in famiglia perché gli sprechi sono un oltraggio alla decenza.

Ma in fondo, si sa, volendo bandire gli eccessi di alcune frivolezze, anche tutto questo appartiene alla tradizione che benevolmente accogliamo e perpetuiamo per predisporci a vivere, nella cura dei preparativi, nella dignità dell’allestimento, questo tempo che «è già la primizia del “sacramentum mysterium paschale”, è cioè l’inizio del mistero centrale della salvezza che culmina nella passione, morte e risurrezione, perché Gesù comincia l’offerta di se stesso per amore fin dal primo istante della sua esistenza umana nel grembo della Vergine Maria» (Papa Benedetto XVI, Udienza generale, 5 gennaio 2011).

E così, tra festoni e altri addobbi, in tante case trovano un posto privilegiato la Sacra Famiglia e le statuine del presepe, superstiti ignari di una simbologia millenaria; infatti, se nella ritualità del presepe rinnoviamo la partecipazione al mistero dell’incarnazione, non deve sfuggire il vero valore di alcuni elementi che ce ne traducono e semplificano il messaggio: il bue e l’asinello, i re magi, i pastori e persino la stella cometa sono tutti testimoni dello straordinario evento della nascita di Gesù.

Nell’iconografia della Natività, fin dal IV secolo, la stella cometa, stella a otto raggi, diventa simbolo cristico per tutte le nazioni, annuncia la pienezza dei tempi, irrompe, con la sua Luce, nelle tenebre del mondo, mette a tacere tutti gli altri astri, perché «tutte sovrastava in splendore» (s. Ignazio di Antiochia, Lettera agli Efesini, 19); è la stella che modifica il senso della storia, tutto è destinato a mutare. I pastori simboleggiano il popolo d’Israele, il bue e l’asinello, animali sapienti, dotati di intelligenza e pazienti, incarnano rispettivamente gli Ebrei ed i pagani.
Entrambi hanno in comune la soma perché gravati dal peso della legge da una parte, e dell’idolatria dall’altra. Tra loro c'è l’immagine di Dio fatto uomo che giace sul fieno, grano vivo che diventerà pane, alimento-nutrimento che sazia una fame implacabile, «pane celeste, cioè Cristo, che ci nutre per la vita eterna!» (s. Cirillo di Alessandria, Commento al Vangelo di Giovanni, IV). I Magi, nella tradizione iconografica, compaiono un po’ più tardi, scena di adorazione di Gesù Bambino che raffigura la chiamata universale di tutti gli uomini e di tutti i popoli alla comunione con Dio.

Certamente, per chi ha fede, la protegge e l’alimenta nel proprio cuore, e anche per chi talvolta la respinge o quasi se ne vergogna, fare il presepe significa comunque soddisfare il sentimento religioso che è dentro di noi e, pur senza rimandi alle Sacre Scritture o ai Padri della Chiesa, accogliere intimamente la sacralità dell’evento.

Il Natale, e quindi anche il presepe, appartiene però soprattutto ai bambini, che si avvicinano in modo spontaneo a questa esperienza di fede.

Noncuranti dell’agitazione e del trambusto degli adulti, restano affascinati dai riflessi di luci, specchi d’acqua e casette di legno, osservano con curiosità e rispetto reverenziale quel luogo magico, quella grotta nella quale, come è stato loro raccontato, un Bambino ‘speciale’ sta per nascere. Decidono allora di entrare nell’evento, di prendere parte a quella straordinaria rappresentazione e, con una manina, come faceva anche mia figlia da piccola, spostano le statuine, coricano le pecorelle, poi, immaginando di inerpicarsi con pastori e pastorelle su per quelle rupi, entrano in quella grotta e, con istintiva premura, si assicurano che la mangiatoia sia ben accostata al bue e all’asinello che riscalderanno Gesù.

E così, aiutati dalla fantasia che trasforma tutto in gioco, cercano di comprendere il segreto di quell’incanto, di un Mistero che si schiude lentamente, nell’inconsapevole percezione di sfiorare il Sacro.

Care amiche e amici Serrani, desidero augurare a tutti voi, nonché alle vostre famiglie e alle persone a voi care, di vivere il Santo Natale con lo stesso stupore dei piccoli dinanzi al Mistero del grande dono della tenerezza di Dio.

Possiate provare l’esperienza di chi, deposta ogni forma di chiusura e di autosufficienza si lascia amare da Dio che gli viene incontro nella mitezza e nell’umiltà di cuore.

Possiate trovare la gioia e il conforto propri di ogni anima che si lascia invadere dall’amore indifeso e vulnerabile con cui Dio si consegna a ciascuno di noi.

Paola Poli

Il Natale del Club di Udine

Questa sera il Serra Club di Udine ha preso parte ad un incontro tenutosi presso il Seminario interdiocesano di Udine, insieme all’associazione Giuristi Cattolici Italiani e all’associazione dei Medici Cattolici Italiani. Abbiamo partecipato alla novena di Natale, a cui è seguita la celebrazione Eucaristica e infine un momento conviviale insieme al nostro Arcivescovo e a tutti i seminaristi. Nel nostro seminario attualmente sono presenti 43 seminaristi, ben ripartiti tra i vari anni del percorso di studi e formazione. Il nostro club ha approfittato di tale occasione per consegnare nelle mani del Rettore del seminario la ormai nostra consueta donazione da destinare ai seminaristi bisognosi di aiuto economico. Sempre stasera abbiamo avuto il piacere di accogliere nel nostro Club un nuovo associato.

Paolo Zoratti

Una serata magica per il Serra Club di ROMA con il Concerto di Natale della Maison des Artistes

Domenica 19 dicembre 2021, alle ore 19.30, presso la Basilica di S. Sebastiano fuori Le Mura, l’Associazione Maison des Artistes, promotrice ogni anno del Premio Internazionale medaglia d’oro Maison des Artistes alla Sapienza, ha organizzato il Concerto di Natale con il Coro “Heart Gospel in Music” diretto dalla Vocal Coach M° Johanna Pezone. I giovani che hanno composto il coro, allievi dell’Associazione Cuore in Musica Academy, punto ufficiale di Sanremo junior nel Lazio e del talent TV “The Best” su Sky, sono stati i vincitori, tra l’altro, dell’Europa Song Contest 2021 e si sono esibiti per l’occasione, tra gli applausi di tutti, in un repertorio Gospel moderno. Accolti dal Rettore Mons. Paolo Maiello, accanto al Presidente della Maison des Artistes Dr. Eugenio Morgia e con un pensiero sempre proteso verso il Presidente Onorario Ing. Vittorio Barbagiovanni, il concerto, come anche l’incontro culturale dinamico e a tutto tondo, ha visto gli interventi illustri di autorevoli personaggi del mondo della cultura: l’Arch. Simone Quilici Presidente del Parco dell’Appia Antica, l’Arch. Luisa Chiumenti curatrice dell’edizione Chiumenti-Bilancia della Campagna Romana di Giuseppe Tomassetti, il dott. Marco Di Fonzo, Vice Presidente di Italia Nostra Nazionale, con la citazione della Prof.ssa Annalisa Cipriani Responsabile dei progetti per Italia Nostra di Roma sull’Appia antica che molto ha condiviso fin dall’inizio con Antonio Cederna, fondatore di Italia Nostra e di cui la biblioteca e’ oggi nella sede del Parco dell’Appia antica. Un appuntamento d’eccezione, connubio tra storia, arte e musica di qualità nel cuore di Roma. Presente il Consiglio Direttivo della Maison des Artistes: Dott. Luigi Oppido Segretario Generale, Prof.ssa Alessandra Ballerino, Tesoriere, M° Gabriella Artale Direttore Artistico, Dott. Luca Carnì, Prof. Roberto Danieli, Rag. Rino Rerraro, Dott.ssa Viviana Normando, Dott.ssa Paola Zanoni. Tra le autorità militari, civili e religiose, erano presenti il Generale Stefano Murace, il Presidente del Serra Club di Roma, dott. Roberto Razzano, Mons. Vittorio Formenti Cappellano del Serra Club di Roma, la dott.ssa Carla Sponticcia socio fondatore dell’Associazione Aidel 22. La serata definita magica dai partecipanti, presentata dallo storico dell’arte e giornalista dott.ssa Viviana Normando, sia consigliere della Maison des Artistes che socio dela Serra Club di Roma e Commissione Cultura Vocazionale di Serra Italia, si e’ rivelata un incontro mirabile tra Associazioni come la Maison des Artistes, il Serra Club di Roma, l’Aidel 22 per la Maratona di Telethon e il sostegno ad esempio alla ricerca per migliorare la condizione dei bambini affetti della sindrome di George, Italia Nostra Nazionale, il Parco dell’Appia Antica. L’arte con la bellezza del luogo, unico al mondo e la musica hanno consentito di conoscere meglio una rinnovata rete umana e professionale a favore del bello e di trasmettere un sereno messaggio di auguri a tutti per un sereno Santo Natale ed un nuovo anno pieno di speranza. L’appuntamento e’ proseguito presso l’adiacente ed accogliente Ristorante Cecilia Metella, ove, spesso, con l’organizzazione del serrano Prof. Gianni Sapia si svolgono le cene francescane.

Buon Natale dalla Fondazione Italiana Beato Junipero Serra

 

…Buon Natale…

“……e venne ad abitare in mezzo a noi….”
Il Santo Natale rappresenta la tenerezza e la luce che nascono per infondere pace e misericordia tra gli uomini.
La “Natività con i santi Elisabetta e Giovannino”, del Correggio, è la tradizione che si fa arte per ricordare ai nostri cuori quale bene unico e prezioso sia la Famiglia.
In questo anno che sta finendo, pur attraverso le difficoltà che il mondo intero sta incontrando, siamo riusciti nel nostro intento di perseverare ad essere una grande Famiglia, quella serrana, per operare nel bene dei nostri intenti. Dobbiamo con gratitudine guardare alla stella che tanti anni fa si posò nei cuori dei nostri fondatori per indicare una strada che ancor oggi ci dà la possibilità di sostenere chi rappresenta la speranza, …… e il Santo Natale è speranza.
Care Amiche, cari Amici, il nostro impegno deve continuare ad essere l’espressione più condivisa dello spirito che ci unisce, per sapientemente ed utilmente valorizzare le nostre possibilità.
Ispiriamoci contemplando il Santo Bambino: in Lui vedremo il nostro futuro accanto a noi.

Marco Crovara

FONDAZIONE ITALIANA BEATO JUNIPERO SERRA

Società di Servizio Sociale Missionario. Chiamati alla meravigliosa avventura dell’amore che si fa servizio

Carisma e Missione

I carismi sono doni dello Spirito Santo, dati per l’utilità del popolo di Dio, a vantaggio della santità della Chiesa e della sua missione (cf. Papa Francesco, Udienza generale, 6 novembre 2013). Vi sono diversità di carismi, ma uno solo è lo Spirito … uno solo è Dio, che opera tutto in tutti. E a ciascuno è data una manifestazione particolare dello Spirito per l’utilità comune (1 Cor 12, 4-7).

Da tali asserzioni si evince che:

– il carisma è dono gratuito dello Spirito di Dio; espressione della relazione che Egli desidera instaurare con il ricevente; energia vitale che delinea il volto e la missione particolare di chi lo accoglie;

– la diversità dei carismi, tutti originati dal medesimo Spirito, è finalizzata all’utilità comune, “a rendere bella e attrezzata la Chiesa, nel tempo e nello spazio, per ogni opera buona” (cf. LG 12). Ognuno, quindi, riceve un dono specifico per cooperare, in sinergia con gli altri, a far crescere e a edificare il Corpo di Cristo nella carità (cf. Ef 4, 11-13);

– nessun destinatario può, dunque, ostentare vanto per il “dono” ricevuto, ma in tutta verità, nella consapevolezza di portare il tesoro in un vaso di creta, (cf. 2 Cor 4,7), può solamente rendere grazie e averne cura perché il dono sia utilizzato a vantaggio della santità e della missione della Chiesa.

Tale premessa la ritengo opportuna per sottolineare la sproporzione esistente tra il Donante e il ricevente, tra il valore del dono e la precarietà di chi lo riceve; ma il Donante – al quale niente è impossibile (cf. Lc 1,37) – non si lascia bloccare dal limite e dalla sproporzione, anzi, interpella il ricevente chiamandolo a lavorare con Lui e per Lui, nella Sua Vigna.

La persona chiamata, consapevole di non poter rispondere con le sue sole forze alla chiamata e, nello stesso tempo, certa della fedeltà operosa di Colui che la interpella, può, solamente affidandosi, rispondere: “Eccomi”.

Il Fondatore e il carisma del Servizio Sociale Missionario 

La chiamata alla sequela di Cristo con il dono del Servizio Sociale Missionario ci invita a partecipare alla Diaconia di Cristo, in una vita totalmente consacrata a Lui, servendo i poveri, i sofferenti, i lavoratori, con un “servizio sociale” che sappia utilizzare, in base ai segni dei tempi, i buoni frutti della scienza e della tecnica, per la promozione della giustizia nella carità.

È un dono che la Famiglia Missionaria ha ricevuto tramite la mediazione del Fondatore: il Card. E. Ruffini, Arcivescovo di Palermo dal 1946 al 1967.

Egli, arrivato a Palermo il 31 marzo 1946, di fronte alle rovine e alla grande povertà di una città distrutta dopo la II guerra mondiale, così si espresse: “Mi sono reso conto delle vostre necessità, dei vostri bisogni e sin da questo momento partecipo nell’intimo dell’animo a tutte le vostre necessità, ai vostri bisogni, e sarò con voi per migliorare le vostre condizioni …. Voglio essere solidale con tutti coloro che invocano giustizia: voglio essere difensore di quelli che, comunque, fossero oppressi, voglio essere il sostegno di tutti i cadenti (Dal Discorso di Ruffini ai Palermitani il 31.III.1946 – pubblicato da “La Sicilia del Popolo” del 2.4.1946).    

Il Cardinale dinanzi ad uno scenario di distruzione e a un popolo ricco di attese, di speranze, ma nello stesso tempo avvilito dalla povertà e dalla sofferenza, annunciò il Vangelo della carità adoperandosi per la liberazione e il riscatto delle persone da varie forme di oppressione, con la promozione e l’istituzione di diverse opere sociali rispettose delle esigenze e della dignità delle persone, esprimendo con le opere la sua grande fede (cf. Gc 2,18).

“Non si può avere pace, scrisse il Cardinale all’inizio del suo mandato, finché si sa che nella parrocchia vi sono poveri senza pane e senza tetto. … Sarebbe per noi vergogna continuare a vivere in dimore comode, se non provvedessimo a chi non ha dove poggiare il capo” (Card. E. Ruffini, Discorso al clero e ai religiosi, il 24.IV.1948, in “Voce Cattolica”, 2.V.1948).

L’obbiettivo dell’Arcivescovo era di rispondere senza ritardo al reale bisogno immediato, ma soprattutto, di mirare, nel rispetto della dignità della persona, allo sviluppo, alla crescita umana e sociale, desiderando e facilitando percorsi di inserimento sociale dei cittadini più poveri, offrendo loro pari opportunità e condizioni favorevoli.

Il Cardinale ha guardato al territorio come tessuto sociale, ambito di relazioni e di legami, ove la persona ha una storia, una rete di relazioni e ha desiderato creare, a livello di quartiere – in particolare nelle periferie – un polo aggregante e socializzante per favorire la crescita delle persone, delle famiglie, dei gruppi, della comunità nel suo insieme: Centro di Servizio Sociale con Ambulatorio medico, Scuola materna ed elementare, Corsi di alfabetizzazione per adulti, Corsi di qualificazione professionale maschili e femminili.

 

L’Arcivescovo ha promosso la realizzazione di Servizi non secondo standard già predefiniti, ma a partire dalle persone e dalla “definizione” del loro bisogno (cf. Villaggio Ospitalità per coppie di anziani); ha valorizzato il criterio della “temporaneità”, evitando così la stigmatizzazione della persona e la cronicità del bisogno (cf. Casa della Gioia, per bambini gracili e predisposti alla tbc), ha posto attenzione privilegiata alla famiglia, mediante la sicurezza di una casa, il conseguimento di una qualificazione lavorativa, l’opportunità di poter fruire nel territorio di servizi socio-sanitari-educativi- religiosi.

Egli era convinto che le scienze umane e sociali e il metodo del Servizio Sociale potessero offrire risposte sociali più idonee: la lettura della realtà, la programmazione dell’intervento con la partecipazione attiva degli stessi fruitori dei servizi, l’impegno per la promozione di Servizi che tutelassero e rispettassero la dignità di tutti, con attenzione privilegiata ai più poveri, era aderente alla sua visione di persona, soggetto di diritti e di doveri, aperto alla socialità, solidarietà, responsabilità, libertà. Fondò, a tal fine, la Scuola Universitaria di Servizio Sociale “S. Silvia”.

Una collaborazione particolarmente significativa l’ebbe da un piccolo gruppo di persone, alcune delle quali erano state da lui guidate spiritualmente e incoraggiate al servizio dei poveri, dei sofferenti e dei lavoratori fin dagli anni del suo ministero romano.

A Palermo il gruppo andò, via via, crescendo e il Card. Ruffini nel 1954, in risposta “ad una ispirazione divina”, come Egli stesso diceva, pensò di erigere canonicamente un Istituto col nome Assistenti Sociali Missionarie, oggi Società Apostolica di Servizio Sociale Missionario.

Società Apostolica che, come ci disse Paolo VI nell’Udienza del 4.01.1966, “non si propone soltanto il fine, pur altamente apprezzabile, di collaborare al progresso civile del mondo, ma quello di servire Gesù nelle opere e nelle persone che incontra [……] La Chiesa vi dice: col servizio date testimonianza di ciò che può la carità e fate trasparire la vostra fede e il vostro amore a Cristo”.

Missione e Spiritualità

 La Missione che scaturisce dal carisma, espresso nel “Veritatem faciente in caritate” (Ef 4,16), ci chiama a rendere manifesta nel servizio la verità evangelica perché ogni realtà umana e sociale cresca in Cristo, secondo il progetto del Padre; e ci invia a servire, ad amare come e perché il Signore ci ha amato, quanti:

  1. – si trovano in situazioni di povertà che ostacolano o ledono lo sviluppo integrale della persona;
  2. – soffrono in diverse e molteplici forme;
  3. – nel mondo del lavoro, lesi nella loro dignità, interpellano la Chiesa e la società.

Il dono – compito affidatoci ci chiede di:

  • vivere le relazioni secondo la logica della fraternità fondata sulla paternità di Dio;
  • farci prossimo, con carità sollecita, ai tanti crocifissi della storia, perché ognuno abbia vita e vita degna;
  • adoperarci per progetti di solidarietà; per processi di nuove forme di convivialità nel territorio; per la promozione e l’incremento di percorsi di giustizia sociale e di liberazione da strutture ingiuste; per l’assunzione, da parte di tutti, del dovere di concorrere al bene comune, a partire dal privilegio del povero, “perché tutti siamo veramente responsabili di tutti” (cf. Sollicitudo Rei Socialis, 38);
  • essere grati perché veniamo “beneficati” dal fratello che “aiutiamo”. Siamo loro debitori di quanto ci donano e ci offrono per la nostra crescita in umanità, per quello che siamo e che diventiamo con il loro aiuto.

La spiritualità, che si fonda sulla diaconia di Cristo, venuto a servire e non ad essere servito, ci sollecita a rimanere in Cristo, lasciandoci plasmare dal Suo Spirito, attraverso:

  • l’ascolto orante della “Parola”;
  • la contemplazione della Sua Incarnazione e della Pasqua, assimilandone i sentimenti e gli atteggiamenti;
  • l’incontro con il povero, sacramento di Cristo; crescendo nella consapevolezza che ogni forma di povertà presenta un aspetto particolare della passione del Signore;
  • l’apertura al dialogo con uomini e donne di ogni ambente e cultura;

ci pone come “icona” Maria, la Serva del Signore che vive la sua missione in costante atteggiamento di servizio.

Il Papa Paolo VI, Il Card.E. Ruffini e un gruppo delle ASM, nell’Udienza del 04.01.1966

            La Chiamata può essere vissuta:

  • nella consacrazione al Signore, mediante i voti di povertà, castità, obbedienza e la promessa di Servizio Sociale Missionario e la vita fraterna in comune;
  • nell’adesione all’Associazione di Servizio Sociale Missionario con impegni secondo lo stato di vita di ciascuno (laicale, diaconale, presbiterale);
  • nell’adesione a “Testimoni di speranza nella sofferenza”: persone che vivono la propria sofferenza in comunione con Cristo, secondo il carisma del SSM.

Oggi siamo un piccolo gruppo presenti in Italia, Spagna, Argentina.

Fare memoria delle radici fondazionali e dell’esortazione del Papa Paolo VI ci è motivo di gioia e gratitudine e, nello stesso tempo, ci invita a verificare, nell’oggi, la nostra risposta al dono ricevuto e a discernere ciò che lo Spirito ci dice nelle concrete circostanze che viviamo. In prospettiva di futuro, ci sollecita a partecipare in comunione con altri, come lievito nella massa, nell’individuare, con il dono specifico ricevuto, nuove possibili risposte alle sfide odierne.

M. Aurelia Macaluso asm

Gli auguri del Club di Cerignola

I soci del Serra Club di Cerignola si sono ritrovati con il Cappellano nella Chiesa di San Trifone per la Catechesi sulle Beatitudini. Hanno poi partecipato alla Celebrazione Eucaristica e si sono scambiati gli auguri vivendo un momento di convivialità durante la quale la presidente ha fatto dono a tutti i soci del libro dal titolo “Il Dio che si fa nostro compagno” del Prof. Giuseppe Savagnone.

Il Club di Potenza con Mons. Ligorio

Si è tenuta nella Cattedrale di Potenza, la solenne Celebrazione Eucaristica presieduta da Mons. Ligorio alla quale hanno partecipato il Cappellano e tutti i seminaristi con il loro Rettore. I Soci hanno donato un computer portatile ai seminaristi.

 

Incontro fra i soci del serra Club Pontremoli – Lunigiana

Giuseppe, che significa “che Dio faccia crescere”

I soci del Serra Club Pontremoli-Lunigiana venerdì 26 novembre, per onorare l’Anno speciale di San
Giuseppe indetto da Papa Francesco, hanno partecipato a Pontremoli ad un incontro sulla figura del padre
putativo di Gesù.
Relatore fra’ Cristiano Venturi, il quale ha introdotto la sua “lezione” spiegando che nei Vangeli i nomi
indicano la personalità delle persone e specificando che il nome Giuseppe significa “che Dio faccia crescere”
evidenziando così per lui già un progetto di vita.
La società ebraica – ha spiegato il custode dell’Eremo di Santa Maria Maddalena ad Adelano di Zeri – è
costituita da gruppi religiosi che qualificano moralmente coloro che vi appartengono (ad esempio i farisei, i
pubblicani e gli zeloti) e Giuseppe era membro di uno di questi che si distingueva per essere formato da
uomini giusti, credenti, pii, integri, desiderosi di obbedire alla volontà di Dio.
Giuseppe è rigoroso, fedele, conosce perfettamente la legge ebraica, è una figura nascosta che agisce senza
pubblicizzare le sue azioni. Egli proviene dalla casa regale di Davide, ma è povero, umile, paziente,
mansueto così come i “poveri di Jahvè”, gruppo religioso che attendeva il compimento delle promesse di
Dio e che aspettava la realizzazione delle profezie divine.
La sua professione era quella di artigiano tuttofare (la sua attività lavorativa come falegname è stata
definita solo nel Medioevo) e per svolgere il suo lavoro è emigrato da Betlemme a Nazareth (per questo
motivo è stato designato patrono degli esuli).
L’avvenimento principale della vita di Giuseppe è stato divenire padre putativo di Gesù in seguito
all’incontro tra Maria, sua promessa sposa, e l’arcangelo Gabriele, inviato da Dio per annunciarle la nascita
di suo Figlio.
Le famiglie dei due giovani (Giuseppe aveva 20 anni e Maria 15) avevano già firmato l’accordo per il loro
matrimonio quando giunge la visita dell’arcangelo. L’iniziativa divina crea in loro un dramma esistenziale
poiché devono far capire agli abitanti di Nazareth che la gravidanza di Maria è un atto non umano e quindi
essa non è una adultera.
È importante questa loro decisione perché per le adultere vi erano pene severe che prevedevano il ripudio
da parte del marito ma anche la lapidazione. Giuseppe sposa ugualmente Maria per non umiliarla di fronte
all’opinione pubblica nazarena. La sua scelta di prenderla con sé assieme al Figlio lo rende padre putativo di
Gesù, che legalmente è quindi figlio di Giuseppe.
(Paola Bianchi)

foto di repertorio

Mons. Giuliano e il Club di Lucera-Troia

Domenica 20 Dicembre presso la cappella del Seminario Diocesano di Lucera, il Serra Club di Lucera-Troia si è ritrovato per partecipare alla Celebrazione Eucaristica di Natale presieduta dal Vescovo della Diocesi di Lucera-Troia, Sua Eccellenza Mons. Giuseppe Giuliano, insieme al cappellano don Pio Zuppa e al Rettore del Seminario don Antonio Moreno. La partecipazione alla Santa Messa, alla quale ha pure partecipato la Governatrice del Distretto Filly Franchino,  è stata resa ancor più viva e gioiosa per la presenza di un seminarista diocesano, frequentante il seminario propedeutico, che ha da poco cominciato il suo cammino di formazione verso il sacerdozio e che ha allietato la celebrazione con la musica e il canto. Nel saluto e nel ringraziamento al Vescovo per la sua costante disponibilità, il Presidente del club ha auspicato come il ritornare a celebrare tutti insieme la Messa del Santo Natale, dopo due anni di assenza “forzata” a causa della pandemia, sia segno tangibile di quel ritorno alla normalità, pregato e desiderato da tutti. Anche la presenza del seminarista non faccia a nessun serrano dimenticare mai il ruolo dell’appartenenza al club: pregare sempre per le vocazioni. Mons. Giuliano, nella sua omelia, ha voluto, a nome di tutta la Chiesa Cattolica, ringraziare il Serra Club per le sue preghiere per le vocazioni e per il suo aiuto, anche materiale, verso il seminario e i seminaristi. Ha voluto, poi, sottolineare come la preghiera del serrano sia sempre rivolta non verso la quantità delle vocazioni, ma verso la qualità: vocazioni, insomma, che, se anche poche, siano, però, sempre sane e sante. Nel saluto finale, prima della benedizione, l’invito, ancora, da parte di Sua Eccellenza a non aver paura di voler bene alla Chiesa Cattolica e a questa Chiesa Diocesana di Lucera.

Antonio Cataldo Miscioscia

L’incontro del Club di Roma

Giovedì scorso 16 dicembre, nonostante lo sciopero generale, nonostante che il centro di Roma fosse letteralmente bloccato per il traffico e nonostante che una miriade di eventi di carattere culturale, ricreativo e religioso fossero stati proposti a moltissimi di noi, i Serrani non hanno voluto rinunciare alla gioia di incontrarsi in spirito di fratellanza e amicizia per il consueto scambio di auguri natalizi, sempre accompagnati nel cammino attraverso il Santo Mistero dell’Incarnazione, dalle profonde e puntuali riflessioni spirituali del Cappellano, Mons. Vittorio Formenti.
L’incontro, che si è svolto all’interno della “Casa Bonus Pastor”, la prestigiosa struttura del Vicariato di Roma, a ridosso delle Mura Leonine, è stato anche allietato dalla presenza di parenti e amici, che hanno, in tal modo voluto condividere con i soci del Club la gioiosa ed intensa atmosfera della serata, durante la quale non sono nemmeno mancati i dolci tipici della tradizione natalizia. Né è mancato il saluto e gli auguri del Governatore del Distretto 72, Avv. Marcello Bonotto, collegatosi durante la conviviale in videochiamata per rinnovare la propria affettuosa vicinanza ed i propri auguri al Club di Roma.