Tema dell’anno sociale 2022/2023

Col sangue versato sulla croce pacificò il cielo e la terra (Col. 1, 20).

Il perdono e la pace a partire dal cuore dell’uomo.

Franco Angelosante, La croce dell’Apocalisse (particolare), 2008.

Amiche e amici carissimi,

in questo nostro tempo abbiamo sperimentato il malessere silenzioso e attonito delle limitazioni delle relazioni sociali, di parole soffocate dal bavaglio di una comunicazione stentata; tutto abbiamo accettato, per proteggere e per proteggerci, per non nuocere a noi stessi e agli altri, nell’opacità di relazioni innaturali!

Eppure, mai e poi mai avremmo pensato di dover assistere anche all’orrore di una guerra che sembra aver prodotto una desertificazione dei cuori!

Alla tragedia della morte di innocenti sacrificati alle logiche di potere, si accompagnano parole di violenza, di minaccia,  di odio e nessuno, al di fuori di Papa Francesco, sembra più capace di pronunciare la parola: ‘PACE!’.

E’ come se l’umanità fosse risucchiata dal buio di una notte senza alba, dove tutto sembra confuso.  L’aspirazione alla bellezza, alla bontà delle azioni dell’uomo risulta sempre più scollata dal valore che la parola cultura dovrebbe racchiudere nella sua stessa etimologia:  colere, coltivare, trattare, curare, adorare… abitare tutto ciò che contribuisce ad esprimere l’essenza, la conoscenza, l’anima delle civiltà, delle popolazioni. E se procediamo secondo il significato delle parole, anche ‘culto’ ha la stessa radice lessicale, perché il culto ristruttura, intreccia tutte le componenti della cultura, ne riforma le funzionalità, e «nessun’altra costante culturale sta alla pari del culto in simbiosi globale con la cultura» (C. Valenziano, Scritti di estetica e di poietica…, pp. 252-253).

Se quindi per cultura si intende una trama di valori e significati nei quali ci si riconosce, «si può dire che la cultura testimonia la vittoria sulla frantumazione, l’atomismo, la separazione e l’isolamento. La cultura è la parola, la vittoria sul mutismo. Nasce dunque da una pressione interiore che spinge l’uomo a cercare l’altro e a comunicare con lui. La cultura nasce dall’incontro e rimane una nobile testimonianza che l’incontro è più forte del conflitto» (T. Špidlík-M.I. Rupnik, Teologia pastorale. A partire dalla bellezza, p. 434).

Le guerre, le divisioni fanno emergere tutto ciò che di più brutale appartiene alla natura dell’uomo, e volgendoci con il nostro sguardo alle tragedie sperimentate nel passato, mai dovremmo dimenticare che la guerra cancella, distrugge, rinnega i segni della bellezza che la cultura e il culto, quale espressione di fede, e secondo la definizione di senso cui si è accennato, hanno prodotto.

I conflitti lasciano dietro di sé lutti, lacerazioni, devastazioni e la ricostruzione, a partire dall’uomo, diventa un percorso lungo e complesso.

Per il cristiano è essenziale annunciare la cultura della vita, innestata al Vangelo, alla persona di Cristo, che vuol renderci partecipi della sua natura divina. Per noi cristiani la cultura della vita è sostanziata dell’amore infinito di Dio, «che ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna. Il mondo infatti non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui» (Gv 3, 16-17).

  1. Paolo ci ricorda che col sangue versato sulla croce il Signore Gesù ha pacificato le cose che stanno nei cieli e quelle che stanno sulla terra perché nel sacrificio di sé ha implorato il perdono per tutti noi al Padre, e col sangue versato ci ha purificati dal peccato per farci risorgere con lui alla vita nuova.

In occasione della giornata mondiale della gioventù tenutasi a Cracovia nel 2016, papa Francesco invitava i giovani a percorrere la via della vita cristiana, che è la via della croce, «l’unica che sconfigge il peccato, il male e la morte, perché sfocia nella luce radiosa della risurrezione di Cristo, aprendo gli orizzonti della vita nuova e piena. È la Via della speranza e del futuro. Chi la percorre con generosità e con fede, dona speranza e futuro all’umanità».

Soprattutto in questo momento, in cui avvertiamo disorientamento e una grande fragilità, tutti noi dobbiamo far tesoro di quell’appello e delle parole che il Papa oggi ci rivolge, invitandoci «a riflettere sulla necessità di essere cristiani che trasformino le strutture e possano creare ponti in tutti i settori della società, illuminando il pensiero, affinché porti ad azioni che possano dare pace ed unità a tutti i livelli, a cominciare dalle nostre famiglie e comunità» (Papa Francesco, Videomessaggio VI congresso Nazionale Leadership Cattolica del Ministero Ispano, 26 aprile 2022), e chiedendoci di essere e creare ponti, di pregare e operare per la pace.

È su questa via della cultura della vita che abbiamo il dovere, come cristiani e come serrani, di contribuire a gettare ponti e a tracciare itinerari per costruire il perdono e la pace nel cuore dell’uomo.

Vi abbraccio tutti!  

Paola Poli

 L’Aquila, 28 aprile 2022

Maria, Madre delle vocazioni, e s. Junipero Serra pregate per noi.

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