LA SERATA DI CHIUSURA DEL SERRA CLUB E IL PREMIO S. GUIDO ACQUI TERME

Nell’accogliente salone mons. Principe venerdì 17 giugno si è svolta la serata di chiusura dell’anno sociale 2021/2022 del Serra Club della Diocesi, con la presenza di oltre 50 serrani famigliari ed amici e del direttore della Caritas don Giovanni Falchero.

L’incontro si è aperto con il saluto del vescovo Luigi Testore che ha voluto rimarcare la sua soddisfazione per ritrovarsi in presenza e che sia anche possibile riprendere la consegna del Premio S. Guido che il Serra ha voluto anni fa istituire. Il serrano don Giambattista Giacchero ha quindi svolto la sua brillante ed  esauriente relazione su “Alla scuola di Luca per rafforzare la nostra fede di discepoli in Gesù di Nazaret, Salvatore e Messia”. Presentando il Vangelo di Luca come quello “ del discepolo” ha concluso così le sue riflessioni: “Il discepolato è un cammino di alti e bassi, non è una linea retta. Ci sono momenti in cui si vacilla, tante occasioni di sofferenza e di dubbio, istanti
numerosi di incertezza, vuoto ed in certi momenti di solitudine. La sequela di Gesù si dà nella complessità incarnata della storia che ci mette a dura prova. Dobbiamo accettare l’esistenza, anche per quanto riguarda la fede,di stagioni differenti in noi: coniugheremo primavere e inverni interiori, trasparenze e opacità, folgorazioni e spazi vuoti, tempi di consolazione e tempi di desolazione.

L’importante è restare fedeli, ben sapendo che la nostra fedeltà non è garantita da noi stessi, bensì dall’immensità dell’amore di Dio per noi. Pertanto, è necessario abbandonarci a Lui, per affrontare insieme a Lui le prove della vita e non essere tristi, così, come quelli che sono senza speranza, per dirla con San Paolo. A questo mirava il nostro breve viaggio alla scuola di Luca. L’augurio è che il suo lieto annuncio, la sua buona notizia (Gesù) raggiunga noi, le nostre famiglie, le nostre comunità. Gesù, Salvatore e Messia, è venuto a salvarci, a fugare le nostre paure, è venuto ad abitare le nostre solitudini, ad esaudire il nostro desiderio di infinito!”.

Il presidente Oldrado Poggio ha quindi introdotto la premiazione del can. Angelo Galliano. “Come voi sapete da molti anni il Serra club assegna alternativamente ad un sacerdote e ad un laico il premio S. Guido destinato a chi si è particolarmente distinto per il suo impegno nel campo professionale, culturale, sociale e del volontariato. Per il 2022 la nostra scelta, su indicazione del nostro Vescovo e cappellano, è quella di assegnare il premio S. Guido al can. Angelo Galliano, attuale parroco di Strevi.

Il vescovo Testore ha quindi consegnato il premio S. Guido, realizzato dalla gioielleria Negrini, che consiste in tre medaglie risalenti all’epoca in cui è vissuto il patrono della nostra diocesi, al canonico Angelo Galliano. Il premiato sorridente ma emozionato ha prima ringraziato il Vescovo e dopo i Serrani per la gradita sorpresa ricordando “di aver sempre agito nel rispetto dei suoi superiori e per il bene delle comunità in cui ho operato”.
Si è soffermato in particolare sul lavoro svolto per molti anni come assistente nell’Azione Cattolica ed ha concluso “su questa strada spero ancora di poter continuare”. Il sindaco di Strevi Alessio Monti da parte sua, dopo essersi congratulato a nome di tutta la comunità parrocchiale con don Angelo per il premio ricevuto, ha ricordato: “Sono nato pochi mesi prima che don Angelo arrivasse a Strevi come parroco. Posso affermare che sia stato lui a farmi crescere con il suo insegnamento incoraggiandomi nel mio impegno nel sociale e dandomi anche tanti buoni consigli”.

Ha quindi preso la parola il prof. Vittorio Rapetti già presidente diocesano e regionale dell’Azione Cattolica che ha detto: “Volentieri porto il saluto della presidente diocesana dell’Azione Cattolica Barbara Grillo e dell’intera AC, grati per questo premio assegnato a Don Angelo Galliano.
Riprendo un punto espresso dal relatore di oggi, don Giacchero, applicandolo a don Angelo: narrare la storia di una persona alla luce della fede, di chi si è fatto discepolo alla sequela di Gesù. E’ questa la cifra di alcuni brevi ricordi. Don Angelo è stato assistente diocesano AC dal 1968 al 1979 e assistente regionale degli adulti di AC dal 1976 al 1980.

Era una fase molto difficile, finiva un mondo e si trattava di fare una nuova semina, come il Concilio aveva indicato e come l’AC cercava di fare, rinnovandosi nelle strutture e nella proposta formativa. Don Angelo, chiamato dal vescovo Dell’Omo, si è inserito in questo percorso indicato da Vittorio Bachelet e condotto avanti in diocesi da Luigi Merlo e da alcuni giovani guidati da Domenico Borgatta e Maria Bottero. Certo, il passaggio da vice parroco di Ovada al lavoro in centro diocesi non dev’essergli stato semplice: pochi onori e la fatica di ricominciare un percorso associativo (risparmiando sul riscaldamento e la luce in centro diocesano).

Una sfida anche rispetto al clero, in buona parte poco attratto dalla proposta associativa. “Non scoraggiatevi” era la sua frequente raccomandazione … preoccupato perché noi giovani appena affacciati al centro diocesano non si perdesse la fede (lavorando dentro la Chiesa il rischio è piuttosto alto), perché – come ci ha ripetuto in continuazione – la fede è la cosa più importante nella vita. Il nuovo corso associativo implicava di girare per la Diocesi nelle parrocchie e nelle zone, e donAngelo ad accompagnare e tenere i contatti con i parroci, a fare da ponte tra generazioni diverse, a partecipare alle iniziative regionali e nazionali, introducendo altri sacerdoti nel lavoro associativo (come fu per don Pavìn e don Bisio).

E poi i nuovi campi per giovani e ragazzi a Castelrocchero e poi a Garbaoli. Anni difficili, ma anche di rilancio e di fiducia, grazie anche alla sintonia con quel grande vescovo che fu mons. Giuseppe Moizo, senza dimenticare l’impegno di don Angelo a costruire unione tra i preti come segretario del consigli presbiterale e a collaborare con il consiglio pastorale. Ci ha insegnato a essere discepoli più che a mirare al successo umano, come ha confermato in tanti anni di parrocchia a Strevi. Insomma tanti motivi quindi per essere  grati per la sua presenza e il suo servizio tra noi, augurandogli buona continuazione (in fondo è più giovane del Papa!)”. Avviandosi alla conclusione il presidente Poggio si è rivolto ai soci: “Questi due anni non sono stati facili per tutti noi. La pandemia ci ha infatti costretto a rivedere molte delle iniziative in programma. ma speriamo che il peggio sia ormai alle nostre spalle. Ciò nonostante alcune iniziative come il concorso scolastico sono state felicemente organizzate. e quest’anno, grazie alla disponibilità di Monica Cavino che ci ha dato una mano con gli insegnanti di religione, abbiamo avuto la partecipazione di 28 classi. Con il vostro contributo personale, unito a quello della Banca d’Asti, è stato possibile dare un riconoscimento a tutti. E’ stato inoltre istituito il premio mons. Livio Maritano, vescovo e fondatore del nostro club. Quattro altri premi speciali sono stati possibili grazie al contributo del distretto del Piemonte del Serra club, per questo ringrazio il governatore Mauro Leporati. E’ inoltre continuato il nostro sostegno al giovane seminarista ed ora presbitero Nicolò Ferrari con l’assegnazione a lui della borsa di studio della nostra Fondazione”. Infine, il passaggio del distintivo al nuovo presidente Marco Pestarino, le sue parole di ringraziamento e la conviviale nei locali della mensa mons. Giovanni Galliano hanno concluso la serata.