La Comunità monastica di Siloe

 

Chi siamo e la nostra storia

Siamo una piccola comunità di monaci (attualmente otto) che seguono la Regola di San Benedetto, giunti nella Diocesi di Grosseto nel 1996.

Nel 1997 la comunità è stata eretta canonicamente come Associazione pubblica di fedeli dall’allora vescovo mons. Giacomo Babini.

L’arrivo in questa terra di Maremma è stato del tutto fortuito o meglio provvidenziale: una benefattrice è venuta a conoscenza che stavamo cercando un luogo dove poter vivere la nostra esperienza monastica e ha donato per questo scopo un proprio terreno, chiamato Le Piscine, nella località di Sasso d’Ombrone.

Da tale nome, che indica la presenza di una sorgente d’acqua, è nato anche il nome della Comunità, con il riferimento alla piscina di Siloe a Gerusalemme, menzionata sia nell’Antico che nel Nuovo Testamento.

L’acqua di tale piscina, che assicurava il rifornimento idrico alla città anche in caso di assedio grazie ad un canale fatto scavare nella roccia dal re Ezechia prima del 701 a.C., era considerata un segno della protezione di Dio sulla città; e così è stato per noi che abbiamo ricevuto provvidenzialmente questa donazione.

È così iniziato il cammino di questa nostra piccola comunità che si inserisce nel solco millenario della tradizione monastica benedettina e che cerca di cogliere quegli elementi spirituali che possono essere più significativi per gli uomini e le donne del nostro tempo. In effetti, la spiritualità monastica, ancorata saldamente alla ‘ricerca di Dio’, ha espresso nei secoli e nei diversi contesti sociali e culturali varie forme di vita comunitaria e fecondato positivamente le realtà umane.

Dalla Regola di San Benedetto, ci vengono due indicazioni che sinteticamente possono riassumere il nostro cammino e che ne costituiscono i poli: l’interiorità e la comunione fraterna. Significativamente, la Regola inizia con un tu «Ascolta o figlio gli insegnamenti… » (prol. 1) e termina con il noi «Ci conduca tutti alla vita eterna…» (cap. 73).

Il monaco, oltre ad avere la fondamentale relazione con Dio nella preghiera personale e comunitaria, vive nel monastero come avvolto da un fascio di relazioni orizzontali che si esplicitano in precisi atteggiamenti verso l’altro: ascolto, obbedienza reciproca, stima, aiuto, disponibilità, affetto disinteressato (cfr cap. 72 della Regola).

Tutto questo può diventare una precisa proposta per l’uomo di oggi sempre più individualista e quasi incapace di quelle relazioni profonde, vere e vivificanti che ci costituiscono come persone. Protagonista di questo cammino di ‘umanizzazione’ è ogni singolo monaco che parte non già da una situazione ottimale ma da una condizione di limite e di peccato: San Benedetto più volte nella Regola parla dei monaci come pecore malate, bisognose delle cure dell’abate e non teme di mettere in evidenza le loro mancanze. Assumere la propria condizione di fragilità è quindi il primo passo del lungo cammino che porta alla libertà dei figli di Dio. La conoscenza di sé è quindi uno dei tratti più caratteristici della spiritualità monastica che vede nell’interiorità la dimensione costitutiva dell’esperienza di fede. Interiorità che significa liberarsi dalle sovrastrutture, sfuggire dalla tirannia della superficialità e dell’apparenza, passare dal superfluo all’essenziale e dalle molte voci al silenzio, diventare capaci di vigilanza per vivere in pienezza ogni momento e non subire passivamente gli eventi ascoltando la voce dello Spirito.

 Al servizio della Chiesa

Questi percorsi spirituali diventano quindi una proposta che si concretizza nell’ospitalità. Siamo infatti lieti di condividere la nostra esperienza con chi desidera trascorrere qualche giorno nel nostro monastero, unendosi alla nostra preghiera comunitaria, in un clima di sobrietà e silenzio e con la possibilità di colloqui e accompagnamento spirituale.

Sin dal 1996, i monaci hanno anche la cura di tre piccole parrocchie oltre a diversi incarichi a livello diocesano.

Ora et labora

La vita nel monastero si struttura sui due pilastri tradizionali: preghiera e lavoro. La Liturgia delle Ore viene celebrata comunitariamente e ciascuno definisce i propri tempi per la preghiera personale.

Per il sostentamento, i monaci si occupano direttamente della conduzione di una piccola azienda agricola biologica con la coltivazione di olivi (2300 piante), vite, peperoncino, zafferano, legumi e cereali. In questi anni, molte energie sono state impegnate per il recupero di terreni abbandonati e ora tornati in produzione. Nei nostri campi, è stato realizzato anche il Giardino laudato si’ con un percorso adatto a catechesi itineranti oltre che per gustare la bellezza del creato.

Il nuovo monastero

Da secoli, la Diocesi di Grosseto era priva di una presenza monastica e non esistono neppure antiche strutture da restaurare per la vita di una comunità. Sin da subito, è nato quindi il progetto di costruire un nuovo monastero.

Questa ‘avventura’ è iniziata nel 2000 con la trasformazione di un vecchio ovile nella Cappella del Pellegrino dedicata alla SS. Trinità. Nel 2002 sono iniziati i lavori per la costruzione di un primo lotto, lavori terminati nel 2005 con l’insediamento dei monaci.

Il progetto del monastero riprende la pianta delle abbazie cistercensi, reinterpreta con linee architettoniche contemporanee e con i criteri della bioarchitettura, con particolare attenzione alle fonti energetiche rinnovabili.

Successivamente sono stati realizzati il lato sud con una sala conferenza e la biblioteca e l’Eremo dei Santi: quattro celle per l’ospitalità.

Un ulteriore passo, fondamentale e impegnativo, è la realizzazione della chiesa e l’ultimazione del monastero con altri spazi per l’ospitalità: solo l’aiuto della Provvidenza con il sostegno di tanti benefattori renderà possibile l’ultimazione di questa opera a gloria di Dio.