Riflessione del Cappellano del Club di Livorno su San Junipero Serra
Pubblichiamo la riflessione di Don Marcelo Lavin Escobedo, cappellano del club di Livorno, scritta per ricordare San Serra nel giorno della sua “festa”, 28 agosto 2026, e che ci è stata condivisa da Alessandro Bassi Luciani, Governatore del Distretto 71.
Roma, 28 agosto 2026
Carissimo Presidente Luca Mastrosimone,
Carissimi membri del Serra Club,
In questa festa di San Junípero Serra desidero anzitutto dirvi una parola molto semplice: grazie.
Grazie per la vostra presenza, per la fedeltà con cui continuate a pregare per le vocazioni, per l’amicizia verso i sacerdoti e per tutto ciò che, spesso senza rumore, avete seminato nella nostra Chiesa. Mi vengono in mente le parole di san Paolo: «Dio non è ingiusto tanto da dimenticare il vostro lavoro e la carità che avete dimostrato verso il suo nome» (Eb 6,10). Nessuna preghiera, nessuna presenza, nessun gesto compiuto per amore della Chiesa è perduto davanti a Dio.
La storia stessa del Serra cominciò in modo sorprendentemente piccolo. Nell’inverno del 1934 quattro laici cattolici di Seattle cominciarono a incontrarsi mossi dal desiderio di vivere più profondamente la propria fede e di servire la Chiesa; il 27 febbraio 1935 nacque il primo Serra Club. Non erano sacerdoti né specialisti di pastorale vocazionale: erano laici che compresero che le vocazioni riguardano tutta la Chiesa. Scelsero come patrono Padre Junípero Serra, il missionario che non si accontentava di contemplare le strade già percorse, ma ne apriva di nuove.
San Junípero aveva conosciuto la fatica del cammino anche nel proprio corpo. Una grave sofferenza alla gamba lo accompagnò per molti anni, eppure continuò a percorrere distanze immense per la missione. Papa Francesco, canonizzandolo, ha richiamato le parole che ne plasmarono la vita: «Siempre adelante», sempre avanti. Non avanti perché ciò che era stato fatto non avesse valore, ma proprio perché il Vangelo ricevuto doveva raggiungere altri.
Credo che questa sia una parola anche per noi: il modo migliore di onorare la storia del Serra è preparare il suo futuro.
E il futuro ci obbliga anzitutto a riscoprire che cosa sia veramente una vocazione.
Il nostro tempo presenta ai giovani un’infinità di possibilità: quale studio scegliere, quale professione, dove vivere, quale progetto realizzare. Anche la vocazione rischia allora di essere presentata come una possibilità fra le altre: puoi fare questo, oppure quello, oppure, eventualmente, diventare sacerdote o consacrato.
Ma la vocazione cristiana non è una possibilità da aggiungere alle altre. La vocazione viene prima delle possibilità. Prima che io scelga che cosa fare della mia vita, c’è Qualcuno che mi ha chiamato alla vita. La domanda fondamentale, allora, non è soltanto: «Che cosa voglio fare?», ma: «Signore, per chi e per che cosa mi hai chiamato ad esistere?»
Quando un giovane scopre questo, cambia tutto. Il sacerdozio e la vita consacrata non sono più professioni religiose da scegliere, ma possono essere riconosciuti come la forma concreta di una vita ricevuta e restituita nell’amore.
Qui vedo una missione decisiva del Serra contemporaneo: creare ambienti nei quali questa domanda possa nascere.
Non dobbiamo misurare la vitalità dei nostri Club semplicemente dall’età di chi li compone. Ogni stagione della vita porta con sé un dono particolare. Chi ha percorso un tratto più lungo del cammino della fede può offrire una preghiera maturata nel tempo, provata nelle difficoltà e resa perseverante dalla fedeltà di Dio. Questa esperienza diventa particolarmente preziosa quando si fa generativa, quando sa incontrare le nuove generazioni e consegnare loro ciò che ha ricevuto.
Proprio questa ricchezza non può rimanere chiusa dentro il Club. L’esperienza maturata nel tempo deve diventare generativa. Una comunità è veramente feconda quando prepara uno spazio per chi viene dopo.
Per questo credo che oggi non basti pregare per i giovani e per le famiglie. Dobbiamo cominciare a pregare anche perché giovani e famiglie possano entrare nella spiritualità serrana e diventare parte viva dei nostri Club. Non semplicemente destinatari del nostro apostolato, ma compagni di strada.
Una famiglia che prega per le vocazioni diventa essa stessa terreno vocazionale. Un giovane che incontra nel Serra persone credibili, capaci di ascoltarlo senza giudicarlo e di raccontargli ciò che Dio ha fatto nella loro vita, può trovare un luogo nel quale interrogarsi sulla propria chiamata. E un Serrano che consegna a un giovane la propria passione per le vocazioni non perde il proprio posto: moltiplica ciò che ha ricevuto.
Questa è forse la sfida che ci attende: passare da un Serra che prega soltanto perché nascano vocazioni a un Serra che diventa esso stesso ambiente vocazionale.
La preghiera rimane il cuore. Ma una preghiera autenticamente vocazionale diventa necessariamente apostolato. Ci porta nelle parrocchie, nelle famiglie, tra i giovani. Ci domanda di far conoscere il Serra, di proporlo, di invitare personalmente altre persone, di collaborare con i sacerdoti e con la pastorale vocazionale diocesana. Non possiamo aspettare semplicemente che qualcuno venga a cercarci.
Il Serra dovrebbe diventare sempre più visibile nelle nostre comunità cristiane, non per affermare se stesso, ma perché la domanda vocazionale torni a circolare nella vita ordinaria della Chiesa.
Questo richiede l’impegno di ciascuno. Far conoscere il Serra nella propria parrocchia. Invitare una famiglia. Avvicinare un giovane. Parlare con un sacerdote. Pensare a iniziative nelle quali generazioni diverse possano pregare e incontrarsi. Portare nella diocesi non soltanto il nome del Serra, ma la sua spiritualità.
E tutto questo senza dimenticare mai coloro che già ci sono.
Voi siete preziosi. La vostra fedeltà è preziosa. Gli anni che avete donato sono preziosi. La vostra preghiera è preziosa. Proprio perché questo patrimonio è così prezioso, merita di essere consegnato a qualcuno.
Forse il Siempre adelante di San Junípero oggi significa proprio questo: non abbandonare ciò che siamo stati, ma impedire che ciò che abbiamo ricevuto finisca con noi.
Vorrei allora che questa festa ci lasciasse tre domande molto concrete: per quale giovane sto pregando? Quale famiglia potrei avvicinare alla spiritualità del Serra? A chi potrei raccontare, personalmente, perché vale la pena diventare Serrano?
San Junípero non aspettava che la strada fosse pronta. Camminando, la apriva.
Anche noi siamo chiamati ad aprire una strada: una strada sulla quale possano camminare insieme sacerdoti e laici, anziani e giovani, famiglie e consacrati; una strada sulla quale un giovane possa finalmente ascoltare non soltanto le mille proposte del mondo, ma quella domanda che può cambiare un’esistenza: «Signore, che cosa vuoi da me?»
Grazie, dunque, per quello che siete e per quello che avete fatto. Ma proprio perché vi sono grato, oso chiedervi ancora qualcosa: non custodiamo soltanto il Serra che abbiamo ricevuto; generiamo il Serra che consegneremo alla Chiesa di domani.
Con San Junípero Serra, ancora una volta:
Siempre adelante.
Avanti nella preghiera.
Avanti nella missione.
Avanti verso le famiglie.
Avanti verso i giovani.
Avanti nelle nostre parrocchie e nella nostra diocesi.
Avanti, perché Dio continua a chiamare.
San Junípero Serra, prega per noi e per tutte le vocazioni della Chiesa.
Con affetto e gratitudine,
il vostro Cappellano
Don Marcelo Lavin














