Inaugurato il nuovo “Anno Formativo” del Seminario Arcivescovile di Taranto

Il 21 settembre il Serra Club di Taranto ha partecipato all’inaugurazione del nuovo Anno Formativo del Seminario con una Celebrazione Eucaristica. La funzione è stata presieduta dall ‘Arcivecovo, Mons. Ciro Miniero, e concelebrata dal Vicario Generale insieme a numerosi sacerdoti della Diocesi.
La Santa Messa è stata preceduta dal saluto e dal ringraziamento all’Arcivescovo e ai presenti da parte del Rettore del Seminario e nostro Assistente Spirituale, don Francesco Maranò.
Don Francesco e i suoi collaboratori hanno scelto il libro di Giona come “compagno di viaggio”, per il presente Anno Formativo. Il messaggio del profeta è molto chiaro: quando il Signore chiama e vuole raggiungere un fine, nulla può ostacolare i Suoi disegni. Giona per nessun motivo avrebbe voluto invitare i Niniviti alla penitenza, anzi avrebbe desiderato che Dio li punisse per le loro scelleratezze. A nulla valse il suo tentativo di fuggire da questa missione cercando di recarsi in nave a Tarsis, l’essere gettato in mare perchè dichiaratosi responsabile della tempesta che si era scatenata per aver egli disubbidito alla volontà del Signore, l’essere ingoiato da una balena che lo vomitò, dopo tre giorni, donandogli la salvezza. Solo allora si convinse, sebbene controvoglia, di dover ubbidire al Signore ed esortare gli abitanti di Ninive alla conversione.
La conversione ci fu, Ninive si ravvide, Dio non la punì.
Questo breve libro di Giona ci insegna, ancora una volta, che Dio non abbandona i suoi figli!
Ricorrendo il 21 settembre la festa di san Matteo, con il Vangelo dedicato proprio alla chiamata di Levi (Matteo), l’omelia di mons. Miniero è stata incentrata sull’invito di Gesù al pubblicano: “Seguimi”.
La risposta ha visto il “peccatore”, il “ladro”, il “traditore del suo popolo”, il “servo dell’Impero Romano”, il “pubblico peccatore” trasformarsi in apostolo ed evangelista, capace di rimanere fedele alla chiamata per tutta la vita fino alla morte.
La vocazione di Matteo e la sua risposta sono ancora vive, attuali, rappresentano un invito per ciascuno a riconoscere la propria chiamata, qualunque sia, ci ricordano che la fede autentica è una trasformazione che guarisce il cuore e l’azione, che il credere è vita vissuta, che la spiritualità si riflette nella realtà quotidiana. La “storia” di Matteo ci aiuta a comprendere che la chiamata è un processo dinamico che si sviluppa nelle scelte, nelle relazioni, nel contribuire alla costruzione di una comunità più giusta e compassionevole, ci spinge a includere, accogliere. guarire, credere, servire, qui e ora. La chiamata è vivere la fede come pratica quotidiana, è disponibilità, coraggio, umanità, dimostrazione della gratuità dell’amore di Dio, testimonianza nella comunità.
Per arrivare a questi obiettivi è importante che la vita del Seminario e della Chiesa tutta sia sostenuta dalla preghiera e dalla condivisione dei doni che il Signore ci elargice.
Giona e Matteo sollecitano le nostre coscienze all’ascolto e all’accoglienza della chiamata di Dio a svolgere la missione che Egli ha scelto per ciascuno di noi, anche se può sembrare che stravolga ogni certezza, turbi la serenità, renda la vita apparentemente meno piacevole.
La funzione si è conclusa dinanzi all’immagine di Maria, Madre Celeste, alla quale sono stati affidati i due seminaristi, Emanuele e Luca.
Quindi è stata donata, dalle mani del Vescovo, a ciascuno dei partecipanti, una copia del libro di Giona.
La serata è terminata nel refettorio del Seminario con una festosa e ricca “agape fraterna” condivisa con il Vescovo, i seminaristi, i sacerdoti, le famiglie dei ragazzi, i gruppi ecclesiali, i rappresentanti parrocchiali, i benefattori.













