Amicizia e innovazione, le cifre del Consiglio Nazionale de L’Aquila
Quale messaggio ci ha lasciato il Consiglio Nazionale tenutosi a L’Aquila fra il 25 ed il 27 settembre di quest’anno? Giornate intense, da cui è emersa sempre più netta l’immagine del Serra come sintonia di visione, comunanza di voci, amicizia. Un Consiglio in cui non “i lavori” bensì gli incontri, lo scambio di opinioni, lo spazio dato a tutti, club e soci, di esprimere il proprio modo di sentire l’appartenenza al Serra ha fatto emergere l’ansia della ricerca di nuove modalità con cui far comprendere che si è cristiani perché capaci di leggere la storia di ogni giorno attraverso lo sguardo della fede e si è serrani perché vogliamo trasmettere questa realtà vivificata dallo Spirito all’interno di mondi indifferenti o incapaci di riconoscersi ancora nello stigma del battezzato. Si è respirata l’urgenza di mettere Serra Italia al passo con le sfide di una società in profondo mutamento.
Mariuccia Lo Presti, nostra Presidente, ci ha invitato ad essere creativi ma radicati nel territorio, con entusiasmo e fiducia, e, soprattutto a fare squadra. Il Serra deve esprimere un respiro corale in cui ciascuno sia disponibile a lavorare per portare parole e testimonianza della nostra cultura specie là dove essa appare più fragile. Occorre fare sinergia ed il Consiglio Nazionale non vuole sentirsi estraneo alle difficoltà e ai problemi che vivono alcuni club, particolarmente per la riduzione del numero dei soci. Attraverso linee guida e la presenza concreta dei suoi membri il Consiglio si impegna a sostenere ogni singolo club con momenti di incontro e formazione perché parlare di cultura cattolica, in questo tempo, vuol dire alzare l’asticella del nostro impegno e trovare le modalità giuste per rimettere al centro il senso dell’essere cristiani, come ha sottolineato Maria Luisa Coppola. Il socio serrano deve essere consapevole di questo impegno, non si può entrare nel club soltanto per vincoli di amicizia o di familiarità, ma piuttosto per dare forma ad un volontariato attivo nella ricostruzione di una cultura cristiana in una società post moderna.
La sintesi dei numerosissimi interventi dei componenti del Consiglio, dei Governatori e dei soci, è stata fatta dal Presidente Internazionale Manuel Costa che ha seguito la due giorni dei lavori insieme al Presidente incoming Antony Mangione, canadese e simpaticissimo ospite. Un Serra “in uscita”, come ci ha chiesto il Santo Padre, capace di svolgere un’azione culturale che incida nei contesti in cui viviamo. Ci vuole tempo, pazienza, formazione spirituale e tanto lavoro anche organizzativo. Ogni club dovrebbe darsi un quadro di attività bilanciato fra preghiera, azione culturale e azione concreta. Esempi ce ne sono già nei club italiani e sono emersi nelle relazioni dei Governatori che hanno dato spunti interessanti. Il richiamo alla santità attraverso la riscoperta di figure laiche che si sono distinte per la loro testimonianza cristiana, il lavoro con i giovani all’interno degli oratori e delle scuole, le opportunità che nascono facendo rete con altre realtà associative del territorio. Occorre rimboccarsi le maniche.
Il Serra è un club vivo, bello, ma innanzitutto unico. Unico per la responsabilità di promuovere quello sguardo sul futuro che chiamiamo vocazione a una vita piena, una vita di speranza. Unico perché, come ha sottolineato Massimo Compagnoni, responsabile del Sovvenire, condivide una missione necessaria per la nostra vita di fede, sostenere i sacerdoti. Unico perché siamo piccole gocce ma brilliamo di una identica luce, la stessa visione della vita, radicata nell’amore di Cristo.
Maria Silvestrini















