Francesco. Canto di una creatura
A 800 anni dal “pio transito” di San Francesco d’Assisi il Consiglio Nazionale di Serra Italia si è riunito a L’Aquila, capitale della cultura 2026, per celebrarne la memoria con un prestigioso concorso destinato agli studenti delle Accademie di Belle Arti d’Italia. Giovani artisti hanno celebrato bellezza e spiritualità nate dall’incontro di un’anima con Dio. Prologo alla Mostra FORMA & IMMAGINE è stato un intenso recital proposto dal Serra Club de L’Aquila nel suggestivo contesto della Chiesa di San Pietro in Coppito.


Maria Lo Presti Presidente Nazionale e Giovanna Renzetti Presidente del Serra Club de L’Aquila, hanno presentato il senso del travaglio e della trascendenza espresso nella lauda della poetessa Alda Merini e hanno disegnato un breve ritratto degli attori protagonisti del recital Tiziana Gioia e Alessandro Coccoli, del maestro Giulio Sanfelice a cui si deve l’accompagnamento musicale insieme al cantautore Noce Moscardi e al Coro CAI de L’Aquila.
Al centro del recital quindi, la poesia di Alda Merini, con il tema tratto da una raccolta di liriche dedicate al Santo e rivisitate dai due attori con grande maestria. Alda Merini, poetessa dalla vita difficile segnata da una dolorosa malattia e dall’esperienza dell’ospedale psichiatrico, riversa nella sua poesia una sensibilità acuta e sofferta ed una densità visionaria. Nel testo la Merini si confronta con la figura di San Francesco d’Assisi, restituendone la dimensione spirituale e il rapporto profondo con il Creato.
Nel silenzio della navata le voci degli attori hanno fatto risuonare gli echi di versi, quasi una preghiera, che possiedono la sapienza di un canto d’amore mistico e la forza di una lauda. Il Santo ritrova tutta la sua sostanza vitale, la sua gioia, follia e pietà, e diventa un’icona di amore e redenzione incomprensibile alla ragione. È un canto di amore che la poetessa ha voluto intonare e che lei stessa presenta con queste parole. “Si dice che i santi siano dei folli, ma il rifiuto della ragione in nome della fede può essere molto rischioso. Nella ragione c’è il dubbio e il tormento del dubbio, ma nella fede c’è l’abbandono totale all’inconoscibile e al nostro io migliore. San Francesco salta a piè pari tutte le asperità che l’uomo incontra nel suo cammino e ne fa delle dolcezze, è un affamato di Dio, ha fame della beatitudine. Questa beatitudine noi la conosciamo bene, ma ne abbiamo paura, perché dovremmo rifiutare tutte le ricchezze del nostro tristissimo momento. La nostra anima è sempre triste, fino alla morte, perché l’uomo ha paura, ha paura di credere. La vita di Francesco è un tripudio di fiori, di uccelli, di incantesimi: è come un bambino che scopre la vita per la prima volta. Scoprire la vita è come tornare fanciulli, è come tornare buoni, è come incarnarsi nella virtù del Signore. Ed ecco l’incarnazione di Francesco nel volto divino. Francesco diviene una lacrima rovente sul volto di Dio che patisce e sarà il refrigerio della sua morte. Vuole consolare il suo Signore: egli stesso diventa povero per essere signore della grande poesia che è l’universo”. È’ Francesco che parla e racconta. La musica si fa preghiera sensibile. “Ho scoperto la musica, la musica del dolore” scrive Alda. Fisarmonica e pianola si rimandano le note, il canto corale chiama ad una condivisione profonda.

Difficile trasmettere l’emozione e la forza di questo recital, la tensione spirituale che ha sostenuto per un’ora gli interpreti e noi, che da spettatori, abbiamo sentito palpitare la voce di questo immenso Santo, vagabondo, folle d’amore, elemosiniere di Dio. Ed è proprio come apostolo di sogni, contadino di fede, insieme terribile e tenero, che Francesco ci viene incontro in queste poesie. Non resta che dire GRAZIE agli interpreti, ai musici, e innanzitutto a Paola Poli, instancabile organizzatrice del Concorso e della Mostra e al Club Serra de L’Aquila che hanno immaginato, creduto e attuato un momento di così grande intensità.

Maria Silvestrini














