La Congregazione Benedettina Silvestrina

Con la presentazione della Congregazione Benedettina Silvestrina ha inizio il progetto, presentato al CNIS svoltosi a Torino lo scorso ottobre, finalizzato a fare conoscere la ricchezza della spiritualità della vita consacrata, nella radicalità di un incontro d’amore con il Signore. Papa Benedetto XVI ha definito i consacrati sentinelle di luce all’interno del popolo di Dio, che scorgono e annunciano la vita nuova  già presente nella nostra storia. Invitiamo pertanto i Serra Club a voler dare voce agli Istituti Religiosi presenti nei propri territori condividendone, attraverso il portale, la storia, la specificità del carisma, la missione ed anche qualche dato statistico circa la loro diffusione.

Attendiamo il contributo di tutti!!!

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La Congregazione Benedettina Silvestrina, in origine denominata Ordine di San Benedetto di Montefano, è sorta a Fabriano nelle Marche nel secolo XIII a opera di San Silvestro abate, la cui memoria liturgica si celebra il 26 novembre (il 31 dicembre si festeggia San Silvestro papa). Attualmente opera in cinque continenti.

Fondatore

Silvestro nacque a Osimo, una città a metà strada tra Ancona e Loreto, nel 1177. Secondo la tradizione apparteneva alla nobile famiglia dei Guzzolini.

Ancora adolescente Silvestro fu inviato dal padre Gislerio a Bologna per addottorarsi in legge. Dopo breve tempo, però, sentendo la chiamata del Signore, all’insaputa del genitore si applicò allo studio della teologia e della sacra scrittura. Ritornato a Osimo, dovette superare l’ostilità del padre –  che per dieci anni non gli rivolse la parola – prima di poter abbracciare lo stato ecclesiastico e di essere assunto tra i canonici della cattedrale di Osimo.

Ben presto, tuttavia, Silvestro ebbe dei contrasti con il proprio vescovo, che teneva un comportamento non del tutto esemplare e cercava ogni pretesto per privarlo del beneficio canonicale.

Un giorno Silvestro rimase particolarmente colpito dal passo evangelico: «Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua» (Matteo 16,24) e comprese che tali parole erano dette proprio per lui.

Silvestro rimase anche turbato davanti al sepolcro aperto di un giovane parente da poco defunto, già di bellissimo aspetto e ora in decomposizione, e pensò: «Quello che lui era, io lo sono; quello che lui è, io lo sarò». E presa coscienza della vanità del mondo, nel 1227 lasciò il canonicato e la città natale, ritirandosi a vita solitaria fra i dirupi della gola della Rossa nel territorio di Serra San Quirico in una grotta denominata Grottafucile, dove condusse vita di aspra penitenza e di assidua preghiera, cibandosi spesso soltanto di erbe crude.

A Grottafucile Silvestro accolse i primi discepoli e costituì una comunità monastica sotto la Regola di San Benedetto. Intitolò il suo primo monastero alla Vergine Maria.

Nel 1231 Silvestro fondò un secondo monastero presso Fabriano, in prossimità della cima di Monte Fano, dedicandolo a San Benedetto. Questo cenobio fu scelto dal fondatore come Casa Madre della sua famiglia monastica, che ottenne l’approvazione canonica da Innocenzo IV nel 1248 con la denominazione di «Ordine di San Benedetto di Montefano».

Alla morte, avvenuta il 26 novembre 1267, Silvestro lasciava 12 monasteri e 120  monaci. Le sacre spoglie di Silvestro furono riposte nella chiesa di Montefano, dove tuttora sono conservate in un’urna di bronzo e cristallo.

Subito dopo la morte Silvestro godette di culto a livello popolare, ma il riconoscimento ufficiale della sua santità avvenne dopo più di tre secoli. Fu nel 1598 che, per espressa volontà di Clemente VIII,  il nome di Silvestro venne inserito nel martirologio romano al 26 novembre, dies natalis del Santo, cioè giorno della sua nascita al cielo, alla vera vita, a cui tutti siamo chiamati e verso cui tendiamo: l’incontro definitivo con il Signore.

Con la bolla Sanctorum virorum del 23 settembre 1617 Paolo V riconobbe ufficialmente la santità di Silvestro Guzzolini, fondatore della Congregazione dei monaci silvestrini, insigne per virtù e miracoli, arricchito da Dio di grandi doni spirituali e in particolare favorito del privilegio di ricevere la comunione dalle mani della Beata Vergine.

L’importante riconoscimento segnò il passaggio del titolo del monastero di Montefano da «San Benedetto» a «San Silvestro» e dell’Ordine da «Ordine di San Benedetto di Montefano» a «Congregazione Silvestrina».

Nel 1890 Leone XIII inserì il nome di San Silvestro nel calendario universale della Chiesa.

San Silvestro è compatrono della città di Fabriano insieme con San Romualdo, fondatore dei monaci camaldolesi.

Storia

Dopo la morte del fondatore la Congregazione Silvestrina si sviluppò soprattutto nell’Italia centrale con molti monasteri, non più fondati in luoghi solitari come al tempo di Silvestro, ma prevalentemente in aree urbane o suburbane.

Sotto il governo dei priori generali Bartolo da Cingoli (1273-1298) e Andrea di Giacomo da Fabriano (1298-1325) vennero fondati dodici monasteri e furono acquisite due parrocchie (San Marco di Firenze e San Benedetto di Fabriano).

Con il successore di Andrea di Giacomo ebbe inizio la serie dei tredici priori generali commendatari nominati direttamente dai papi. Sotto il regime commendatario la Congregazione Silvestrina conobbe un lungo periodo di stasi e di contenimento, imputabile anche all’instabilità politica dello Stato Pontificio, alle pestilenze (terribile la peste nera del 1348), alle ricorrenti carestie e ai terremoti.

Nel 1544 Paolo III abolì la commenda nella Congregazione Silvestrina e ridusse a tre anni la durata del mandato del priore generale, fino allora a vita.

La ripresa della Congregazione Silvestrina ebbe inizio durante il concilio di Trento (1545-1563) con la visita apostolica del gesuita Nicolò Bobadilla (1555-1556), uno dei primi compagni di sant’Ignazio di Loyola, e proseguì per tutto il Cinquecento.

Dal 1565 fino ai primi anni del Seicento la Congregazione Silvestrina ebbe stretti rapporti con il monachesimo portoghese e brasiliano. I contatti sono confermati anche dalla presenza nel coro della chiesa del monastero di San Benedetto a Rio de Janeiro di una tela della seconda metà del Seicento raffigurante San Silvestro che riceve la comunione dalle mani della Vergine Maria.

Nel 1610 il titolo di «priore generale» fu sostituito con quello di «abate generale», la cui sede nel 1925 venne trasferita a Roma (in precedenza era a Fabriano). Il mandato dell’abate generale fu prolungato a quattro anni nel 1683 e a sei nel 1764, come è al presente.

Nella prima metà del Seicento la Congregazione Silvestrina conobbe un forte incremento numerico e una notevole diffusione geografica, anche se limitata ai confini nazionali. Nel 1650 i monasteri silvestrini erano 29 e i monaci 150.

La soppressione dei piccoli conventi (con meno di 6 religiosi), attuata dal papa Innocenzo X nel 1652, fu una vera bufera che si abbatté sulla Congregazione Silvestrina: vennero forzatamente chiusi ben quindici monasteri, i cui beni furono in gran parte incamerati dai vescovi diocesani per la costruzione dei seminari.

Nel Settecento non si ebbero nuove fondazioni fra i Silvestrini: all’inizio del secolo i monaci erano 145, distribuiti in 15 monasteri: dieci nelle Marche, due in Umbria, due nel Lazio e uno in Abruzzo (S. Antonio di Pescina, fondato nel 1660 dopo la soppressione innocenziana).

Valore episodico, anche se il fatto riveste notevole interesse per il monachesimo benedettino italiano che nel Settecento rimase estraneo al vasto fenomeno di evangelizzazione di continenti extraeuropei, ebbe l’iniziativa missionaria del silvestrino Giuseppe Marziali in Cocincina (oggi Vietnam meridionale) negli anni 1732-1740.

L’Ottocento è il secolo delle soppressioni (1810, 1861, 1866), ma per la Congregazione Silvestrina è anche l’inizio di un processo di espansione all’estero, che è proseguito fino ai nostri giorni: nel 1845 fu aperta una missione in Sri Lanka (il primo vescovo europeo di Colombo fu il silvestrino Giuseppe Bravi), cui seguirono le fondazioni negli Stati Uniti d’America (1910), in Australia (1949), in India (1962), nelle Filippine (1999) e, da ultimo, nella Repubblica Democratica del Congo (2006).

Attualmente i monasteri silvestrini sono 23 e i monaci 210.

La Congregazione Silvestrina fa parte della Confederazione Benedettina – istituita da papa Leone XIII nel 1893 – che comprende 19 Congregazioni monastiche.

Ora et labora

Il motto ora et labora ha da sempre delineato l’immagine del monaco e del monastero benedettino. La giornata del monaco è scandita dalla preghiera e dal lavoro.

La comunità monastica si riunisce a ore fisse durante il giorno, cominciando dal mattino presto, per i vari momenti della «Liturgia delle Ore» e per la celebrazione eucaristica. Ci sono poi i tempi della preghiera personale e della lettura orante della Parola di Dio (lectio divina). L’ufficio divino in coro (opus Dei) fa parte integrante della vita monastica, consacrata al culto di Dio.

La vita comune è concepita come vita di famiglia, nello spirito di Cristo, di cui l’abate/priore fa le veci, senza distinzione tra sacerdoti e fratelli, nella comunione dei beni.

Il monaco emette i voti di stabilità (stabilitas), di obbedienza (obedientia) e di conversione dei costumi (conversio morum), che comprende anche i voti di castità e povertà.

Sono aggregati spiritualmente alla comunità monastica gli oblati secolari, cioè singoli o coppie che ispirano il proprio cammino di fede ai valori della Regola di San Benedetto in un rapporto equilibrato tra tensione verso Dio e impegno nelle responsabilità quotidiane.

Gli oblati si incontrano periodicamente presso la comunità monastica cui sono associati, pregano con i monaci, ascoltano la Parola e tentano di coltivare con semplicità lo stile di vita spirituale che San Benedetto propone.

Il lavoro nella Congregazione Silvestrina ha avuto lungo i secoli molteplici espressioni, dovute sia al diverso rapporto con la società nelle varie epoche, sia all’ambiente in cui le comunità silvestrine operarono: dall’opus manuum (lavoro dei campi), prevalente nel secolo XIII, allo studio e all’insegnamento nei secoli successivi, dall’impegno nella trascrizione dei codici a quello dell’apostolato (cura d’anime – missioni), dall’inserimento nella vita civile ed ecclesiastica alla predicazione, dall’attività educativa a quella artistica e artigianale.

In particolare merita di essere segnalato il ruolo non irrilevante svolto dai monaci di Montefano – come studi recenti hanno ampiamente dimostrato – nelle vicende e nello sviluppo della lavorazione della carta, le cui origini a Fabriano si fanno risalire al secolo XIII. I silvestrini hanno posseduto opifici per la lavorazione della carta fino al 1725.

All’interno dei monasteri viene praticata anche l’ospitalità: nella foresteria sono accolte persone che desiderano condividere la preghiera e l’esperienza spirituale dei monaci.

Con la diffusione della Congregazione Silvestrina in Asia e in Africa, dove è concentrata la maggior parte dei suoi monasteri, il labora si concretizza soprattutto nell’attività educativa delle popolazioni locali, in massima parte non cattoliche. Migliaia sono i ragazzi, gli adolescenti e i giovani che vengono istruiti nelle scuole dirette dai monaci, frequentate soprattutto da alunni di religione induista, buddista e musulmana. Gli alunni si abituano così a praticare la tolleranza, il rispetto reciproco, la convivenza pacifica e collaborativa, che lasciano ben sperare per il futuro di quelle popolazioni.

Tolleranza, rispetto e pacifica convivenza sono i valori contenuti nella Regola consegnata da San Benedetto alle sue comunità, che il San Silvestro ha fatto propri e che i suoi monaci continuano a trasmettere per creare una società più coesa, nel rispetto delle diverse opinioni politiche, abitudini culturali e credenze religiose.

Cari giovani, Gesù Cristo è più che mai Vivo

Riportiamo la lettera che don Vincenzo Bracci rivolge ai giovani invitandoli a sperimentare, attraverso l’ascolto della Sua parola, l’incontro e l’amicizia con Gesù Cristo.

Don Vincenzo Bracci è Priore del Monastero San Silvestro, di Fabriano, dal 2015. La sua vita sacerdotale ha sempre avuto una speciale predilezione e vicinanza verso il mondo giovanile, essendo stato per 32 anni docente di religione presso il Liceo Scientifico di Fabriano e l’Istituto Commerciale di Matelica. Contemporaneamente è stato parroco di San Benedetto in Fabriano e di Santa Teresa in Matelica, membro del Consiglio presbiterale e del Consiglio pastorale della diocesi di Fabriano-Matelica, animatore di gruppi giovanili sia dell’Azione Cattolica che di altre associazioni ecclesiali.

 

Lettera aperta ai giovani

Carissimi,

Sono don Vincenzo, un monaco amico di voi giovani, e ho pensato fosse importante scrivervi e inviarvi questo messaggio che scaturisce dal più profondo del cuore. Credo che mai come in questo tempo voi abbiate bisogno di un messaggio forte, di valori e di ideali autentici che danno un senso e un significato profondo alla vostra vita. Da parte mia, so dove trovare questo messaggio che da 2000 anni continua a risuonare nelle strade del mondo e riempie i cuori di speranza incrollabile e di gioia inesauribile.... Continua a leggere

Sceglie il seminario per diventare prete malgrado i genitori. Il grande coraggio di Luca

Massa, 19 ottobre 2018 – E’ un ragazzo di 25 anni ma dimostra di avere tanto coraggio. E una grande fede. Perchè ha fatto una scelta del tutto controcorrente. Ha deciso di diventare sacerdote. E l’ha fatto malgrado l’opinione non favorevole dei genitori. Parliamo di Luca Signanini, uno dei giovani che frequentano il seminario di Massa. E’ un giovane robusto, vestito in modo sobrio, con la barba folta e scura e il cellulare a portata di mano. All’inizio dell’intervista non è tranquillo e si tormenta qualche volta le mani, poi si rilassa. Ma è sempre sincero e parla con il «cuore in mano». Ora studia a Camaiore e vive in seminario a Massa ma è nato e cresciuto a Licciana dove ha fatto le scuole dell’obbligo.

Poi ha frequentato l’istituto Agrario a Fivizzano e dopo il diploma si è iscritto alla facoltà di Agraria a Pisa. «Volevo studiare la natura, gli animali e il mondo vegetale – spiega Luca – per capire come le cose funzionano, cosa ci sta dietro. La bellezza del Creato mi ha sempre affascinato. Ma dopo qualche settimana ho capito che quello non era il mio mondo». Per il giovane sono stati mesi di riflessione profonda. Si è guardato dentro, voleva capire qual’è il suo posto nel mondo. Ha parlato con Dio e ha pregato . «Prima non avevo pensato di diventare sacerdote. Sono sempre stato vicino alla chiesa –aggiunge Luca – , aiutavo in parrocchia ma niente di più. Qualcuno diceva che sarei diventato prete, ma io non lo pensavo. Poi in quei mesi ho parlato anche col mio parroco, don Stefano Lagomarsini. E’ stato lui a dirmi di andare da don Marco Baleani, il rettore del seminario di Massa». E’ la svolta. Il processo di maturazione interiore lo spinge a rivelare le sue intenzioni ai genitori.

«Mio padre è imprenditore edile e mia mamma è operaia in una ditta. Prima ho parlato con mia mamma. E’ stata lei a dirlo a papà. Quanto le ho parlato mia mamma non ha risposto. E’ rimasta attonita, stupita. Anche mio babbo non era tanto contento». Chi l’ha appoggiato fino in fondo sono stati gli amici. «Mi hanno aiutato. Hanno condiviso tutti la mia scelta. Molti per me sono come fratelli». Luca Signanini è da 5 anni che frequenta il seminario. Non può dire quando sarà ordinato sacerdote: «Come diciamo noi – commenta con un filo di auto-ironia – sai quando entri ma non sai quando esci». I primi tre anni di seminario li ha fatti a Pisa, frequentando l’Istituto studi teologici interdiocesano di Camaiore. Due anni fa, quando a Massa ha riaperto il seminario, è venuto qui. Ora è al quinto anno di studi. «Entro in seminario domenica prima delle 22 e finisco di studiare a Camaiore sabato mattina. Sabato pomeriggio e domenica sono dedicati alle attività pastorali. Ci affidano alle parrocchie. Il primo anno ero a Licciana Nardi, poi due anni a San Pio X a Massa. Il quarto anno ero nella basilica cattedrale, il quinto a San Caprasio ad Aulla».

Oggi è un giorno importante. Il vescovo Giovanni Santucci istituirà Luca lettore. «E’ un ministero laico che riguarda l’annuncio della parola di Dio, la catechesi dei bimbi e degli adulti, la guida e il sostegno nella preparazione dei sacramenti. Con me ci sarà Jules Ganlaky, un secondo seminarista: è nato nel Benin ma vive nella comunità San Filippo Neri a Filetto». L’appuntamento è alle 21 nella chiesa Santa Maria Ausiliatrice alla Filanda di Aulla.

ANDREA LUPARIA

Fonte: La Nazione