Articoli

Una visita davvero “benedetta”: Il club di Ferrara nel monastero di Sant’Antonio in Polesine

 Il Serra club Ferrara ha avviato l’attività dell’annata 2022-23 partecipando a una bella, utile ed emozionante iniziativa di carattere spirituale e artistico. Il folto gruppo di soci e simpatizzanti (oltre 50 persone) ha fatto visita al monastero delle monache benedettine di Sant’Antonio in Polesine, nel centro storico della città: un autentico scrigno di religiosità e di cultura creato in pieno medioevo dagli agostiniani ma ben presto passato alle benedettine della beata Beatrice II d’Este figlia del signore di Ferrara Azzo VII. Il monastero è cresciuto e si è sviluppato nei secoli. Conta affreschi di scuola giottesca straordinari; da non perdere è, in particolare, un’originale (forse unica) immagine di Cristo che sale una scala verso la croce.

Il gruppo serrano, guidato dal presidente Alberto Lazzarini, ha partecipato ai “vespri”, poi ha fatto visita all’antico monastero e ai citati affreschi, infine ha incontrato la badessa, suor Maria Ilaria che ha colloquiato con gli ospiti, ha parlato della vocazione sua e delle sorelle (sono 11), della pace e della preghiera che caratterizzano la loro quotidianità, del lavoro e della lode al Signore.

Si trattava della seconda visita effettuata a monasteri di clausura della città, dopo quello dell’anno passato al non lontano monastero del Corpus Domini dove operano le Clarisse. E sempre nella stessa antica zona della città, da quasi tre secoli è attivo anche un centro carmelitano: il monastero di Santa Teresa Transverberata che nei prossimi mesi il Serra estense naturalmente visiterà, per chiudere il prezioso cerchio

Tavola rotonda su Chiesa, Scuola e Società

Prendimi sul serio, motivami, appassionami, comprendimi.

Queste in sintesi le richieste degli studenti che hanno partecipato sabato 14 maggio alla tavola rotonda organizzata dal Forum San Maurelio e dalle associazioni consorziate: Serra club Ferrara e Pomposa, Fondazione 28 marzo 1171, Grosoli e Suor Veronica.
Tutto nell’ambito della tradizionale giornata di formazione e preghiera a Mottatonda di Gherardi nella casa natale della grande educatrice e Venerabile Flora Manfrinati.

Le richieste molto articolate e motivate sono state espresse dagli studenti per rispondere al tema della giornata: “Chiesa, Scuola e Società”, cosa chiedono i giovani e come rispondono gli adulti.

La tavola rotonda, magistralmente condotta dalla Dott.ssa Rita Montanari, ha visto la partecipazione di un gruppo di studenti ed universitari e di sei docenti tra i quali alcuni dell’Istituto “Flora” di Torino.

Molte di queste cose hanno avuto origine dai contenuti della lettera della Direttrice Faoro che parlava di Flora come docente d’amore e da quanto ha esposto la Prof. Marina Gallea soprattutto in merito alla formula di Riccardo Camarda, un ragazzo di sedici anni che ha suggerito di valorizzare esponenzialmente ed al quadrato gli Atteggiamenti, il come ci si pone nei confronti che si instaurano a Scuola, nella società ed anche nel rapporto con la Chiesa. In buona sostanza un reciproco “I care” come ci ha suggerito di Don Milani.

Poi i ragazzi hanno parlato della loro esperienza scolastica, della scuola considerata un “votificio” e della normalmente poca passione dei docenti, mentre loro vorrebbero degli insegnanti che, non solo etimologicamente, ma anche in pratica “lasciassero il segno” come uno dei presenti ha riconosciuto della propria insegnante di scuola materna che pretendeva imparassero ad allacciarsi le scarpe da soli.
Pietro, ex Flora, ora a Ca’Foscari ha dovuto cambiare tre licei per trovarne uno (il Flora) dove trovarsi bene ed imparare. Altrettanto hanno sperimentato Tudor, Giulia ed Atena che principalmente nel loro Parroco Don Fernando hanno trovato un vero educatore, una guida disinteressata e, soprattutto sono stati accolti con passione ed hanno capito di essere loro al centro degli interessi.
Due insegnanti hanno quindi espresso alcuni concetti chiave su cui basare il rapporto studenti-docenti. Per primo il fatto che, sostanzialmente, hanno le stesse esigenze: dare significato e senso concreto alla vita ed ai rapporti reciproci.
In secondo luogo dare concretezza alla pedagogia ed alla didattica sullo stile di Don Bosco e dei suoi tre pilastri: ragione, religione e, soprattutto, amorevolezza.

Dopo la Santa Messa ed il pranzo comunitario, la tavola rotonda è proseguita nel pomeriggio toccando ciò che lega Chiesa, scuola e Società, riferendosi a John Dewey il Prof. Raminelli ha messo in luce i legami tra queste agenzie educative. In particolare il “sapersi ascoltare”, la rinuncia alla superbia nemica dell’ascolto, il dialogo con amore e l’apertura degli insegnanti ai sogni dei ragazzi. A questo proposito il Prof.Clot (IstitutoFlora) si è chiesto perché spesso i sogni dei ragazzi non vengono presi in considerazione mentre invece gli insegnanti, anche qui, ma non solo, dovrebbero esercitare l’ideale aristotelico della “giusta misura”. Una delle chiusure molto interessante è stata quella della Dott.ssa Indelli che ha proposto anche nei rapporti chiesa, scuola e società lo stile “Sinodale” nel quale la Chiesa e quella ferrarese in particolare si stanno esercitando con buoni risultati.

Quindi, una conclusione per gli adulti analoga alla sintesi per i ragazzi: prendiamoli sul serio, motiviamoli, dimostriamoci appassionati ed appassionanti, cerchiamo di comprendere loro ed i loro sogni, facciamo tutto questo, come la Chiesa, in stile sinodale.

Mario Cova

Banca Etica e Dottrina sociale della Chiesa al Club di Ferrara

Di finanza “diversa”, anzi “etica”, si è parlato al Serra Ferrara, il sodalizio fondato dall’indimenticato dottor Romeo Sgarbanti già presidente della Camera di Commercio ed esponente di spicco del mondo cattolico. Ospiti dell’incontro, coordinato dal presidente del club Alberto Lazzarini, erano tre esponenti di Banca Etica: il coordinatore di area Enrico Calore, la consulente finanziaria Annamaria Bernini e Alberto Mambelli già coordinatore.

La finanza ovviamente è importante, anzi indispensabile, per muovere l’economia. Ma …deve avere un’anima e cioè dev’essere finalizzata a risolvere problemi autentici, veri, non a fare speculazione. Di qui l’affermazione che “c’è finanza e finanza”. Banca Etica, come hanno ricordato i relatori, raccoglie e impiega denaro come tutte le banche ma esamina anche eticamente la sua provenienza e la destinazione, l’utilizzo. Di qui la particolare attenzione verso le esigenze di settori specifici dell’economia e della socialità come cooperazione sociale e agricoltura biologica, energia pulita, legalità e cooperazione internazionale; si tratta di settori particolarmente votati al bene comune. Va da sé la forte assonanza fra i valori di Banca Etica e la Dottrina sociale della Chiesa.

Come ha ricordato Calore, è in crescita la presenza di questa realtà bancaria nella nostra area dove opera senza sportelli ma attraverso l’attività professionale di una funzionaria (Annamaria Bernini). La raccolta (il risparmio affidato alla banca) supera i 15 milioni suddivisi in conti correnti e in fondi specifici, etici. Gli impieghi sfiorano i 3 milioni. Alberto Mambelli, a lungo coordinatore, ha narrato la nascita della banca a fronte di un’esigenza che tante persone avvertivano. Poi la forte e costante crescita; infine la creazione dei Gruppi di iniziative territoriali, fra cui quello di Ferrara, appunto guidato da Enrico Calore e composto da 11 mem

Di Beatitudini si è parlato al Serra di Ferrara

Ospite della serata era Marcello Musacchi, una vita trascorsa con grandi soddisfazioni nella scuola al fianco dei ragazzi ma anche nelle parrocchie dove esercita il ministero di diacono. E’ responsabile dell’ufficio catechistico diocesano e regionale e insegnante di catechetica presso la scuola di teologia per laici “Laura Vincenzi”.

Presentato dal presidente del club Alberto Lazzarini, Musacchi è intervenuto sul tema specifico dell’anno serrano “Vivere le beatitudini è rendere eterno quello che passa. E’ portare il cielo in terra”.

Le Beatitudini, ha detto in apertura Musacchi, “Rappresentano una   sintetica   carta   costituzionale   del cristianesimo, una prospettiva esistenziale certamente destabilizzante ad una prima lettura. Si trovano nel vangelo secondo Matteo (5,3-12). La beatitudine riconosce uno stato, una condizione già in essere, di cui anche il beato può non essere cosciente”.

Già, ma chi sono i beati?  I poveri in spirito (“di essi è il regno dei cieli”) secondo molti padri della Chiesa sono gli umili: “Se vuoi trovare Cristo devi abbassarti, possibilmente all’altezza di un bambino”. Quanto agli afflitti, “non viene detto che verrà tolta l’afflizione, ma che la consolazione di Dio fa parte di un mistero che avvolge la nostra vita, portandoci alla felicità. Già, proprio così: la felicità non è un prodotto, ma un processo”. I miti, che ”erediteranno la terra”, sono beati perché rinunciano a farsi giustizia   da   soli   e   sperano   solo   in   Dio.

Beati gli affamati, assetati di giustizia: “La giustizia – dice Musacchi – qui non è da intendersi come giustizia divina. Si tratta invece di un’attitudine alla santità. Teresa di Calcutta traduceva questa beatitudine così: “beati quelli che si danno da fare per farsi santi”.

Beati i misericordiosi: “La misericordia e il perdono sono l’opera stessa di Dio. Colui che non si impegna   in   un   cammino   di   perdono   nei   riguardi   di   colui   che   l’ha   ferito, ferma   il movimento del perdono di Dio in lui; impedisce al perdono di Dio di prendere corpo nel suo essere”.

I costruttori (artigiani, facitori) di pace: “Il termine non lascia dubbi riguardo al contributo che si deve dare personalmente per la pace. Nel promuoverla in ogni forma di riconciliazione. Ma anche nel favorire la giustizia umana che consenta a tutti di sviluppare la propria umanità”.

Quanto ai puri di cuore, “un termine attuale per tradurre questa beatitudine è “autenticità”. Così come sincerità e ricerca della verità”. Beati i perseguitati a causa della giustizia: “Si tratta della persecuzione a causa della giustizia del regno che viene”.

“Annunciando le beatitudini Gesù rivela, ha osservato Musacchi, in primo luogo qualcosa che non riguarda noi, ma Dio e il suo Regno di giustizia donato ai poveri che ne diventano beneficiari di diritto”.  Essere cristiani, in conclusione, “E’ prima di tutto un dono incondizionato, a cui fa seguito una responsabilità. Il cristiano non è una testa fasciata e neppure un credulone”.

 

 

 

 

“Conversazione di Natale” a Ferrara, curata dal Serra Club e dall’UCSI

Una riflessione sul “tempo forte dell’anno” presentata in modo originale e piacevole e utilizzando forme artistiche multiformi: grande consenso ha avuto la “Conversazione di Natale” che si è svolta domenica 12 dicembre nella nuova chiesa di San Giacomo all’Arginone. L’iniziativa era a cura di Serra club e Ucsi (Unione della stampa cattolica).

L’evento è stato preceduto da una chiara, puntuale e interessante illustrazione, ad opera del parroco don Alessio Grossi, delle tante importanti particolarità spirituali, architettoniche e artistiche che caratterizzano questo tempio, inaugurato pochi mesi fa.

La Conversazione, aperta dalla presentazione del giornalista Alberto Lazzarini (coordinatore dei testi unitamente a don Paolo Valenti), ha avuto come primo intervento proprio il rettore del seminario e cappellano del Serra don Valenti che ha approfondito gli aspetti biblici dei tre brani strettamente religiosi poi letti. Le successive letture, effettuate da Elio Pezzi e Silvia Succi Cappellari, hanno spaziato anche sulla letteratura e l’attualità, in particolare quella legata all’informazione, come del resto recitava il titolo stesso dell’iniziativa: “L’annuncio e la Notizia”. Naturalmente sulla stessa linea si è posto l’intenso ed emozionante commento iconografico di un nutrito lotto di immagini raffiguranti opere di grande qualità, svolto dalla storica dell’arte Valeria Tassinari che ha illustrato capolavori di Caravaggio e Beato Angelico, Guercino e Carracci, Giotto e Sironi.

I vari momenti dell’iniziativa sono stati scanditi e accompagnati da interventi del coro Sicut Cervus di Penzale di Cento diretto dal maestro Maurizio Dinelli; nel repertorio figuravano brani su Maria, a cominciare dal Magnificat, e naturalmente pezzi della tradizione natalizia. Il tutto, quindi, per “sollecitare la mente e il cuore dei tanti in attesa del Cristo che nasce”.

Club di Ferrara. Il Serra incontra le Clarisse.

Un pomeriggio con le Clarisse: un prezioso e indimenticabile momento di condivisione spirituale, umana e culturale. Il Serra club Ferrara ha incontrato, il 15 novembre scorso, le monache dell’antico convento del Corpus Domini che sorge nel centro storico della città estense.

L’incontro si è rivelato un privilegio, un autentico dono per il folto gruppo di partecipanti. Il convento ospita undici sorelle che, come ha osservato in apertura la superiora, vogliono “Vivere il Vangelo ogni giorno in fraternità”, sapendo che “Il povero è il nostro maestro”.

Una giovane clarissa (l’Ordine è nato nel XIII secolo) ha poi illustrato ai serrani la lunga ed emozionante storia del convento, eretto all’inizio del 1400 e che ebbe come grande punto di riferimento la santa Caterina Vegri.

Nel bellissimo coro della chiesa sono sepolti molti esponenti della Casa d’Este fra i quali i quattro ultimi duchi, la celebre Lucrezia Borgia (terziaria francescana come Eleonora d’Aragona) e i protagonisti di una celebre faida familiare (Giulio e Ferrante).

Bellissime le testimonianze delle sorelle, alcune giovanissime, che in convento provano “una sensazione di casa e di famiglia” e la loro è “una risposta a un amore esagerato” con l’individuazione del “senso della propria vita”.

Ed ecco la sintesi dell’intervento della superiora:

“La nostra vita viene impostata come una risposta al dono ricevuto. Ogni giorno serve per fare memoria del dono. Memoria di quello che il Signore ha fatto per ciascuno di noi. Le nostre tre principali azioni sono: ascolto, memoria e gratitudine. Ci chiediamo sempre quale sia il senso della vita.

Siamo in clausura ma sempre attente ad ascoltare ciò che ci sta intorno e come il Signore ci fa reagire a ciò che incontriamo. La misericordia del Signore è grande. Se pensiamo che il nostro esempio sia specchio per quelli con cui entriamo in contatto, pensiamo al senso di umiltà e fratellanza.

Il nostro esercizio quotidiano è che la nostra debolezza non abbia vittoria. Alla debolezza non vogliamo darla vinta: questa è la lotta quotidiana”.

L’incontro è il primo di una miniserie organizzata per conoscere le realtà claustrali della città che, oltre alle citate Clarisse, comprendono le Carmelitane scalze e le Benedettine.

Economia e transizione ecologica al Serra Club di Ferrara

Economia e transizione ecologica
Di economia, transizione ecologica e socialità si è parlato nel corso di un bel convegno organizzato da Serra club Ferrara e Ucid (Unione cristiana imprenditori e dirigenti). In tutti gli interventi (cinque i relatori coordinati dal giornalista, presidente del Serra, Alberto Lazzarini) è emersa l’esigenza di un’economia attenta ai bisogni della persona, verso la quale essa costituisce uno strumento per la soluzione dei tanti problemi. Occorre quindi costruire una società sempre più giusta e orientata al bene comune. Si parte da dati fortunatamente in decisa crescita, ha subito rilevato Riccardo Fava, industriale, presidente di Baltur di Cento: tutti gli indicatori del dopo Covid lo confermano (crescono Pil, export, import, anche l’occupazione) ma sullo sfondo non mancano complessi problemi legati all’aumento fortissimo dei costi delle materie prime e dei trasporti, con i tempi di consegna dilatati e la complessità del tema energetico. Il mondo della produzione è comunque largamente consapevole e responsabile dei temi etici e ambientali. Di agricoltura si è occupato Adriano Facchini ammonendo che i problemi climatici conseguenti all’aumento della temperatura stanno condizionando pesantemente il settore e anche il nostro territorio dove a breve potremo produrre “solo sorgo e soia”. Occorre attuare politiche di risparmio dell’acqua e impegnarsi di più sul fronte della genomica. Difficoltà anche sul fronte-commercio, ha rilevato Davide Urban direttore di Confcommercio, a causa dell’ e.commerce che ha messo in ginocchio il sistema dei negozi del vicinato, importanti anche per la rete sociale e specialmente per gli anziani. Fondamentale il buon utilizzo del Pnrr.
Del ruolo rilevante svolto dalle aziende del Terzo settore si è occupata Chiara Bertolasi, chiamate ad essere sentinelle delle tante esigenze ma anche strumenti di soluzione dei problemi.
Antonio Frascerra, presidente Ucid, ha ricordato in chiusura il crescente richiamo degli imprenditori, nella loro attività, alla dottrina sociale della Chiesa. Prosegue l’attività del gruppo con altri due convegni, dopo quello, recente, su economia e salute.

Club di Ferrara. Pubblicazione del 30° di fondazione

Condividiamo l’opuscolo pubblicato dal Club di Ferrara in occasione del trentesimo anniversario della fondazione.

Buona lettura!

In tempi difficili, un segno di speranza

Un grande segno di speranza per la nostra Arcidiocesi di Ferrara-Comacchio, e per l’intera Chiesa, ci è stato dato Sabato 10 Ottobre 2020 nella Basilica di San Francesco a Ferrara. Qui hanno avuto luogo, infatti, le ordinazioni presbiterali di don Alessandro Battistini e don Thiago Camponogara, due giovani che il nostro Serra Club di Ferrara ha sempre sostenuto ed incoraggiato durante tutto il loro cammino vocazionale.

Il nostro Serra Club di Ferrara li ha avuti graditi ospiti in occasione del suo recente ed ultimo incontro, tenutosi Lunedì 16 Novembre 2020, cioè il terzo lunedì del mese come d’abitudine, L’incontro, causa emergenza Covid, è necessariamente stato contenuto nella sua durata e caratteristiche, consistendo essenzialmente nella S.Messa seguita dall’Adorazione Eucaristica, ma concedendo spazio e tempo sufficiente alle testimonianze dei due novelli sacerdoti. Queste testimonianze sono diventate ormai una prassi che il Serra Club di Ferrara ha sempre chiesto in occasione di nuove ordinazioni presbiterali e/o diaconali. Soprattutto in questo periodo, però, in cui le nostre scarse certezze in campo sanitario, sociale, economico, lavorativo, ecologico lasciano il posto a preoccupazioni molto reali, la scelta di don Alessandro e don Thiago di consacrarsi al Signore non può che essere un segno di speranza e del fatto che Dio non si dimentica di noi.

Seguono le testimonianze sui percorsi di vita che hanno portato don Alessandro e don Thiago a questo loro importante traguardo. Un articolo più esteso lo si può trovare nel settimanale cattolico di informazione La Voce di Ferrara-Comacchio, N. 29 del 02 Ottobre 2020.

In chiusura all’articolo riportiamo, inoltre, la bellissima testimonianza di Suor Maria Cristiana su ‘La Clausura – una porta sul mondo’. Questa testimonianza si riallaccia molto bene alle precedenti di don Alessandro e don Thiago per quanto riguarda ‘l’incompletezza del prima’ e ‘la pienezza del dopo’.

“Come prima cosa ho dovuto cambiare radicalmente la mia idea sui sacerdoti …”

Nella mia esperienza cristiana, fatta fino alla Cresima, sacerdote era colui che non aveva di meglio da fare se non girare per il paese, con il volto triste e cupo, raccontando storie su Gesù e dicendo a noi ragazzi che se non ci fossimo comportati bene saremmo finiti all’inferno. Crescendo, il mio giudizio tagliente sui preti non si è modificato, anzi, per antitesi guardavo con soddisfazione alla mia vita, felice di non essere come loro. Avevo tutto ciò che un uomo può desiderare: un lavoro prestigioso nell’Esercito, divertimento, indipendenza economica ….. Eppure qualcosa mi mancava.

Ho impiegato diversi anni per comprendere che chi bussava insistentemente alla porta del mio cuore era Lui, il Signore. È stato necessario un lungo e faticoso cammino di discernimento, che mi ha portato da Nardò a Bolzano, fino al seminario di Ferrara, dove sono arrivato otto anni fa e dove ho avuto la fortuna di ricredermi circa l’idea di sacerdote che avevo costruito in giovinezza. Gli insegnanti della Facoltà Teologica, i rettori del seminario, i parroci delle parrocchie in cui ho prestato servizio (due anni a San Paolo del Lido degli Estensi e due nell’Unità Pastorale di Quartesana, Cona e Codrea), i sacerdoti che frequentavano il Seminario e i seminaristi con cui ho condiviso questo percorso di crescita …. in loro ho incontrato uomini autentici, testimoni della gioia della Resurrezione, intenzionati a spendersi completamente per Cristo; capaci di riconoscere Dio nel volto del prossimo, ascoltandolo, accogliendolo e curandolo con grande spirito di sacrificio e servizio, ma sempre con il sorriso e l’entusiasmo; disposti a “sporcarsi le mani” tra e per la gente, con una pastorale viva ed effervescente che passava attraverso l’esempio della propria persona.

Ed eccomi qui, ad un passo dalla mia ordinazione sacerdotale. Confesso di non riuscire ad esprimere ciò che provo in questo momento: sono attraversato da un turbine di sentimenti che vanno dalla trepidazione per una nuova avventura alle preoccupazioni che il ministero comporta; dalla gioia alla grande responsabilità di essere sacerdote. Di una sola cosa sono certo: la mia consacrazione sarà vissuta nell’impegno particolare di essere testimone della gioia della Resurrezione. Sì, perché Cristo è risorto veramente! Spero di riuscire ad incarnare l’augurio che mi ha fatto Monsignor Vittorio Serafini: “Sii sempre un audace seminatore di speranza, un Apostolo gioioso e generoso nel servizio di tutti”.

Don Alessandro Battistini

“Dopo tanti anni ho sentito una sana inquietudine: il Signore è stato paziente …”

Sono don Thiago Camponogara, ho 33 anni, sono nato in Brasile e sono cresciuto in provincia di Verona con la mia famiglia. Fin da piccolo ho sentito il desiderio di entrare in Seminario, ma la mia famiglia ha preferito lasciarmi crescere nel mio paese e rinviare ad un età più matura un’eventuale entrata in seminario.

Durante il periodo dell’adolescenza si è allontanata l’idea sacerdotale e sono cresciuto facendo le esperienze tipiche di quell’età con i miei amici del quartiere; ciò mi ha permesso di conoscere molta gente e soprattutto di vedere la vita sotto vari punti di vista, grazie anche ad alcuni viaggi compiuti in Europa, e non solo, che mi hanno aiutato a maturare sia come uomo sia come cittadino. All’età di vent’anni la mia vita sembrava consolidata tra il lavoro nell’azienda di famiglia, la passione per il calcio in un piccolo club locale, alcune attività di volontariato con i giovani del mio paese, le serate con gli amici e qualche esperienza amorosa. Ma più si stabilizzava questa vita ordinaria, più nasceva dentro di me una sana inquietudine che mi portava a pensare a Dio e a valutare la mia vita sotto un punto di vista cristiano e non solo sotto il profilo della soddisfazione economica; così dopo alcuni avvenimenti ho intrapreso un cammino di conversione, grazie anche all’aiuto di alcune figure sacerdotali e di vari amici, approfittando di alcuni pellegrinaggi e di un gruppo di preghiera dove si univa esperienza spirituale e crescita fraterna. Dopo aver compreso che Dio mi stava chiamando ad un “di più”, ho iniziato un cammino di discernimento vocazionale dapprima nell’equipe vocazionale della diocesi di Verona, per poi arrivare a Ferrara il 23 settembre 2013 dove sono stato accolto con gioia. In questi sette anni di seminario sono state molte le attività che ho compiuto e che mi hanno fatto maturare, ma sono state anche molte le persone che ho incontrato e con le quali ho creato legami importanti. Questo percorso mi ha portato dopo sei anni a diventare diacono, il 7 dicembre 2019, e a prendere il baccalaureato in Teologia presso la Facoltà teologia “Sant’Antonio” di Bologna, il 23 giugno 2020. A breve sarò ordinato sacerdote e dopo tutti questi anni di formazione comprendo come l’ordinazione presbiterale sia un dono che Dio fa non solo a me, ma a tutta la Chiesa che sono chiamato a servire. Ringrazio tutte le persone che mi hanno affiancato e sostenuto in questi anni e soprattutto ringrazio il Signore per aver avuto pazienza con me, e aver guardato con misericordia un suo figlio.

Don Thiago Camponogara