Il virus, le brioches e ‘il dono di ogni respiro’

Amedeo Capetti, virologo al Sacco di Milano, racconta la sua giornata tra malati e ricercatori. Il dottor Capetti è cattolico e non lo nasconde, ma è di quel genere di cattolici dotati di una fede semplice, che si comunica con gesti e parole essenziali, chiari e decisi.

20040204 – MILANO – CRO: SARS: PASSEGGERO VOLO DA PECHINO PER ACCERTAMENTI AL ‘SACCO’. Una immagine d’archivio che mostra un medico dell’ospedale Sacco di Milano durante una visita ad un paziente in isolamento per sospetti sintomi della Sars. Un passeggero di un volo proveniente da Pechino, giunto alla Malpensa oggi pomeriggio, e’ stato ricoverato all’ospedale Sacco di Milano per accertamenti connessi a presunta Sars. Il passeggero accusava febbre e attraverso il cordone sanitario a suo tempo istituito per i voli provenienti dalla Cina, e’ stato portato in ospedale per le verifiche del caso. DAL ZENNARO / ARCHIVIO/ ANSA / LI

Il «Alla mattina mi sveglio e ringrazio il Signore, poi prego per gli amici». Amedeo Capetti è un infettivologo dell’ospedale Sacco di Milano e consulente presso l’Organizzazione mondiale della sanità. Fino a ieri si occupava prevalentemente di malati di Aids (è un esperto di terapia antiretrovirale e ha in cura 650 pazienti sieropositivi per Hiv), ma ora la sua vita, come quella dell’ospedale milanese, è stata stravolta dall’emergenza coronavirus.
Capetti, di cui nei giorni scorsi abbiamo pubblicato un video a cura dell’associazione Medicina&persona, è cattolico e non lo nasconde, ma è di quel genere di cattolici dotati di una fede semplice, che si comunica con gesti e parole essenziali, chiari, decisi.
«Quando arrivo in ospedale vado in cappella, che è sempre aperta, e faccio la comunione. Poi vado al bar e compro un po’ di brioches per i pazienti. Con un pennarello scrivo sopra le confezioni un messaggio, una frase del
Vangelo o di una canzone. Stamattina, ad esempio, ho riportato un verso di una canzone di Claudio Chieffo: “Quando uno ha il cuore buono non ha più paura di niente”.
Poi le consegno agli infermieri perché le portino ai malati. È un gesto che a volte faccio con una certa goffaggine e imbarazzo, ma con cui cerco di comunicare un po’ d’affetto e di vicinanza. In una situazione come l’attuale, è importante».... Continua a leggere

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