I Club 511 di Albenga e 541 di Imperia festeggiano Don Andrea e Don Giacomo nel giorno della loro ordinazione

Il giorno 14 settembre 2022, festa dell’Esaltazione della S. Croce, la Diocesi di Albenga – Imperia festeggia l’ordinazione di due novelli sacerdoti Don Andrea Allegro e Don Giacomo Porro. I due Club della Diocesi di Albenga – Imperia il Club 511 di Albenga e il Club 541 di Imperia assieme al Governatore del Distretto 70 – Dott. Claudio Ferrari – hanno partecipato all’ordinazione dei due novelli sacerdoti che si è svolta nella cattedrale stracolma di fedeli che da cinque anni  non partecipavano più ad una ordinazione sacerdotale.

SE Mons. Guglielmo Borghetti nell’omelia ha salutato i novelli sacerdoti dicendo loro: “Carissimi, è un giorno importante per la nostra Chiesa di Albenga – Imperia: Andrea e Giacomo, diaconi, saranno ordinati presbiteri! Sono due giovani adulti; oggi potrebbero già essere buoni mariti e padri di famiglia e servire il Signore nella testimonianza lieta dell’amore coniugale e nel lavoro; ma sono qui davanti alla assemblea santa a ricevere in dono una partecipazione più profonda all’Unico sacerdozio di Cristo, partecipazione che più intensamente permetterà loro di essere e agire ‘in persona Christi capitis’, nella persona di Cristo Capo, Pastore, Sposo e Servo. La presidenza della Santissima Eucaristia, il misterioso ed affascinante compito di perdonare i peccati, l’annuncio autorevole dell’Evangelo e la guida della comunità cristiana saranno d’ora in poi semplicemente la loro vita; riempiranno i giorni della loro stagione di esistenza su questa terra! Lo Spirito del Signore vi irrobustisca e allieti la vostra giovinezza donata e ricolmi le vostre famiglie di ogni benedizione! La Chiesa di Albenga-Imperia le ringrazia di avere accompagnato voi fino a questo momento ed è certa che continueranno a farlo pur nella consapevolezza del fatto che state entrando nella nuova grande famiglia del presbiterio diocesano.

Carissimi Andrea e Giacomo nel giorno della Festa dell’Esaltazione della Santa Croce il Signore vi sequestra, vi mette a parte per diventare fedeli “collaboratori nel ministero per annunziare e attuare l’opera della salvezza” (Preghiera di ordinazione) in questa nostra terra ingauna, per “implorare la tua misericordia per il popolo loro affidato e per il mondo intero” (c.s.).

Al termine della celebrazione i novelli sacerdoti sono stati salutati da amici e parenti in un conviviale organizzato dal Serra Club 511 di Albenga.

Mons. Giuseppe Blanda: il saluto commosso tra Roma e la Sicilia

Mons. Giuseppe Blanda (Palazzo Adriano, Palermo 5.9.1936-Roma 19.7.2022) ci ha lasciati a ottantacinque anni ma solo fisicamente con la raccomandazione di stare sereni e la rassicurazione di essere “pronto”. Parole toccanti anche per chi non ha avuto il privilegio di conoscere la sua bontà, il suo cuore grande, la sua mente arguta. Fede immensa in Maria don Giuseppe ci ha accompagnato sempre con la sua grazia, il suo garbo, la sua eleganza, la sua signorilità, la sua cultura, la sua praticità ed immediatezza, la tua precisione, persino la sua ironia e simpatia, con il suo saper essere sempre cittadino del mondo affidandosi ed affidandoci al Signore. Per noi hai pregato dalla Grotta di Lourdes e la Mamma Celeste più volte ti ha graziato ma ora ti ha voluto con sé, senza se e senza ma.

Abbiamo avuto il dono di conoscerlo nella Basilica di S. Maria degli Angeli e dei Martiri di Roma – Chiesa di Stato nel 2001 e non lo abbiamo più lasciato.

Un ricordo bellissimo ci avvolge di mons. Blanda nella sua puntualità dalla celebrazione delle Sante Messe, con le sue omelie scritte a mano, alla sua passione per il web e per la tecnologia, al suo essere riferimento in occasione dei grandi eventi con il suo sorriso e con la sua tempestività.

Memorabile la celebrazione del suo cinquantennale del sacerdozio proprio a Lourdes.

Il Serra International Italia, presieduto dalla Prof.ssa Paola Poli esprime il suo cordoglio per la perdita di Mons. Giuseppe Blanda e il Presidente attuale del Serra Club di Roma Dott. Roberto Razzano unitamente al Past Presidente Prof. Giovanni Sapia, alla Prof.ssa Rosa Santi, al Dott. Doriano Froldi ricordano la condivisione con il già Primicerio della Confraternita di S. Maria di Odigitria quando insieme si è deciso di vivificare la processione quale atto devozionale a Maria ogni anno nel giorno dell’Immacolata, tradizione che il Serra di Roma, unendosi alla Confraternita di Odigitria, conserva anche con Mons. Renzo Giuliano.

La Fondazione Culturale “Paolo di Tarso” presieduta dalla Prof.ssa Luana Gallo, unitamente al Responsabile dell’Area Progetti dott. Fabio Gallo ed alla Responsabile Funzionale Dott.ssa Eleonora Cafiero che molto bene lo hanno conosciuto, condividendo tante belle e buone esperienze, esprimono le loro più sentite condoglianze per una perdita così importante.

 

Chi era Mons. Giuseppe Blanda

 

Rettore della Chiesa di Santa Maria Odigitria al Tritone, dal 2010 al 2020, Primicerio dell’Arciconfraternita di Santa Maria Odigitria dei Siciliani dal 2010 al 2020, Vicario parrocchiale della Parrocchia Santa Maria degli Angeli e dei Martiri dal 2000 al 2011 e poi Collaboratore parrocchiale della stessa Parrocchia dal 2011 al 2014, Vice Presidente dell’Opera Diocesana di Assistenza dal 1998 al 1999.

“Nel ricordo – dal messaggio di Sua Eminenza il Cardinale Vicario Angelo De Donatis, del Consiglio Episcopale e il Presbiterio della Diocesi di Roma

sul sito della Diocesi di Roma – del generoso e fecondo servizio pastorale, affidandolo all’abbraccio misericordioso di Dio e alla preghiera di suffragio dei fedeli, invocando la pace e la gioia del Signore”.

Mons. Renzo Giuliano oggi anche Primicerio di S. Maria di Odigitria dei Siciliani in Roma, suo successore in tale incarico così si è espresso, dando spazio, per poterlo ricordare e conoscere meglio, alle stesse parole di don Giuseppe:

“Carissimi dell’Odigitria – ha scritto mons. Renzo Guliano Primicerio di S. Maria di Odigitria dei Siciliani in Roma – con grande commozione e partecipazione di dolore abbiamo avuto la notizia della morte del carissimo Primicerio Emerito, Mons. Giuseppe Mario Blanda. La risonanza della partecipazione di tutti è ben evidente. Al termine dei suoi giorni, vissuti con coscienza, Don Giuseppe amava ripetere con insistenza la sua serenità per i giorni finali che lo attendevano e, con simile insistenza, chiedeva a noi di essere e rimanere altrettanto sereni. Ovviamente tale invito derivava fortemente dalla robustezza della sua Fede che specie negli ultimi giorni, fatti di acute sofferenze, lo ha reso un testimone del Cristo sofferente e redentore. Per una sintesi breve della sua vita, lasciamo che sia lui a parlarne con le parole dette in occasione del suo 80° di vita. Da queste parole riconosciamo la bellezza del suo carattere e della sua formazione: è esattamente un uomo che sa dire “grazie” per tutto ciò che la Provvidenza gli ha fatto sperimentare, quel “grazie” profondo e sincero che prelude all’Eucarestia e che ne realizza l’efficacia simbolica. Rimettiamoci in ascolto:

“Consentitemi di dire grazie – aveva detto mons. Giuseppe Blanda – Vi prometto che quando celebreremo i cento anni starò zitto. Voglio dire grazie al Signore per il dono della vita e del sacerdozio. Grazie a Mamma e a Papà. Il Papà il Signore lo ha voluto con se quando non avevo neppure 4 anni. La Mamma mi ha accompagnato fino ai primi otto anni di sacerdozio, assieme ad altri 4 miei fratelli (oggi ne rimane solo uno). Mamma è stata il primo modello di fede e di generosità, e assieme a lei, attraverso le sue parole, per la sua straordinaria, severa integrità e virtù lo fu mio Padre. Debbo a Mons. Salvatore Pizzitola la mia vocazione; ai miei padrini Anna e Gaspare Roberto Di Vita il completamento dei miei studi; all’Arcivescovo Francesco Carpino, poi Cardinale, la mia ordinazione sacerdotale il 29 maggio 1960; all’Arcivescovo Corrado Mingo la mia esperienza di parroco nella Parrocchia Maria Ss. del Carmine a Monreale dal 17 dicembre 1961. Debbo al Cardinale George Basil Hume Arcivescovo di Westminster la mia attività pastorale per la gioventù italiana e straniera a Londra (contavamo 87 nazionalità); all’Arcivescovo Cassisa e ai suoi successori, la mia appartenenza alla Diocesi di Monreale durante i miei 28 anni trascorsi in Gran Bretagna.

In particolare ringrazio S. E. Rev.ma Mons. Salvatore Di Cristina che oggi presiede questa liturgia nella memoria della Santa palermitana S. Rosalia. Il 4 settembre 2010, appena nominato Primicerio, fu l’Arcivescovo Di Cristina a celebrare questa stessa solennità di S. Rosalia nella nostra Arciconfraternita.

Per suo venerato incarico nel 2008 ho visitato la comunità dei Siciliani immigrati a Detroit e il Cardinale Maida Arcivescovo di Detroit, al fine di stipulare tra

le due Diocesi una convenzione per l’assistenza pastorale ai Siciliani, in massima parte provenienti dalla Provincia di Palermo. Oggi Don Pino Licciardi della Diocesi di Monreale guida la Comunità siciliana della Chiesa Holy Family in Detroit. Il mio inserimento nella Diocesi di Roma, destinato alla Presidenza dell’ODA, fu pensato dal Segretario Generale Luigi Moretti, oggi Arcivescovo di Salerno, da Antonio Maria Vegliò oggi Cardinale Presidente del Pontificio Consiglio per la Pastorale dei Migranti e Itineranti; fu presentato al Cardinale Vicario Camillo Ruini, dal Cardinale George Basil Hume e dal Nunzio Apostolico Luigi Barbarito.

Colgo l’occasione per ringraziare SE Rev.ma Mons. Rino Passigato, Nunzio Apostolico in Portogallo, per l’amicizia di cui mi ha onorato fin dagli anni del suo servizio diplomatico a Londra. A Roma per qualche tempo sono stato accolto nella Parrocchia del Ss. Sacramento a Tor de Schiavi da Mons. Roberto De Odorico, oggi Segretario Generale alla Pontificia Università Lateranense, e successivamente dal duemila, nella Basilica di S. Maria degli Angeli da Mons. Renzo Giuliano; dallo scorso ottobre da Mons. Pino Ciucci nella Parrocchia dei Ss. Martiri Marcellino e Pietro al Laterano.

L’onorificenza di Cappellano di S. Santità mi fu presentata l’11 luglio 1985 dal Cardinale Hume e dal Nunzio Apostolico in Londra Bruno Heim; di Prelato d’Onore dall’Arcivescovo Cassisa l’11 febbraio 1997.

Il mio ringraziamento va ai Confratelli nel sacerdozio, non vi nomino ciascuno, mi siete tutti cari. Nomino soltanto P. Gabriele Bentoglio, scalabriniano, Sottosegretario al Pontificio Consiglio per la Pastorale Migranti e Itineranti, per l’attività pastorale condivisa per anni a Londra.

Ringrazio le mie Consorelle e Confratelli nel sodalizio soprattutto quelli che non riescono più a partecipare attivamente alla vita dell’Arciconfraternita, e ricordo con nostalgia quelli che il Signore ha chiamato a sé.

Ringrazio Il Consiglio Direttivo, come pure il Collego dei Revisori, che si sono succeduti nel corso degli anni, per il sostegno, la fiducia e la collaborazione. Senza il loro aiuto non avremmo potuto realizzare quanto è stato fatto in questa Chiesa. Ringrazio le Sorelle Francescane del Vangelo per la loro dedizione all’Arciconfraternita. Alternanza ed esigenze dell’istituto concedono alla nostra Comunità la Sorella Responsabile Cristina, la Sorella Benedetta, e due nuove sorelle Marta e Cecilia, mentre sono trasferite in Sicilia le Sorelle Pia e Daniela. A loro vanno i nostri sensi di viva gratitudine. Ringrazio le Confraternite di Roma, le associazioni di Siciliani: da Antonello da Messina ai Netini e a San Leone, la Presidente del Serra Club di Roma Rosa Santi, e la comunità neocatecumenale del SS. Sacramento. Grazie agli amici con i quali ho condiviso anni di vita associativa attraverso il salotto di Conversazione a S. Maria degli Angeli, e quelli incontrati nei pellegrinaggi e viaggi. Grazie agli amici venuti dalla Sicilia, dal Veneto, da Torino e da Carpi. Ringrazio mio fratello Nino e sua moglie Olga, i miei nipoti tutti per l’affetto e le attenzioni. Di comune accordo con i familiari abbiamo deciso di ritrovarci assieme in Sicilia in altra data.

Ma il mio ringraziamento speciale e la mia incessante preghiera è rivolta alla Madonna Ss. che mi ha guidato tutta la vita, che mi ha protetto nella salute del corpo e dello spirito. Molti di voi conoscono bene il ruolo di Maria nella mia vita”.

 

“La Vergine Maria, Madre di Dio – conclude mon. Renzo Giuliano – lo ha sostenuto fino all’ultimo nello stare presso la Croce del Signore, a sua imitazione amorevole. Così Don Giuseppe ha realizzato la sua fedeltà fino alla fine.

Rivestito degli abiti prelatizi, Mons. Blanda sarà riconosciuto davanti alle porte del Paradiso dal Medaglione dell’Arciconfraternita dell’Odigitria che porta con sé nella tomba e Maria non indicherà più il cammino da fare, ma con il cenno della sua mano gli farà riconoscere Cristo e quella Porta Paradisi che lo inoltrerà nell’immensità dell’amore trinitario divino. “Vai servo buono e fedele” dirà Maria; la voce di Cristo farà eco e lo Spirito e la sposa dicono: Vieni!” (Apocalisse 22, 17).

Di rimando, tutti noi ci uniamo per dire ora noi a Don Giuseppe: “Grazie” per la testimonianza di una fede forte, semplice, potentemente convinta, di una fede che ha fraternamente uniti e chiamati alle cose di lassù!

Il suo corpo riposerà nella tomba di famiglia a Palazzo Adriano, accanto ai suoi genitori.

Noi in Roma lo saluteremo nelle esequie che si svolgeranno venerdì 22 alle ore 9,30 nella Basilica di S, Antonio da Padova, un Santo che Lui amava, a via Merulana, di fronte alla Parrocchia dove prestava il suo ministero e dove ha abitato.

Sabato 23, alle ore 9, la Celebrazione funebre sarà nel Duomo di Monreale.

Pragmatico come è stato, Don Giuseppe chiederà ora di non offrire in sua memoria ciò che subito perisce. Chi desidera manifestare un proprio contributo potrà fare offerte per le intenzioni di Messe da suffragare a suo nome oppure inoltre offerte che possano essere devolute al Seminario Arcivescovile di Monreale, per il quale egli ha creato una specifica ONLUS e che ha portato nel cuore.

Le offerte consegnate all’Arciconfraternita, con la specifica dell’intenzione, andranno alla indicata destinazione.

La carità di Mons. Blanda, che è stata grande ed anche evangelicamente nascosta, continuerà a produrre frutti buoni.

Dopo il periodo estivo, sicuramente avremo una Celebrazione di memoria per lui. Invio un santo saluto per tutti”.

 

Non dimentichiamo un particolare segno di riconoscenza a mons. Salvatore Cernuto ed alla sua mamma Rita per essere stati vicini negli ultimi istanti di vita a Don Giuseppe Blanda.

Mons. Salvatore Cernuto ci ha tenuto a ricordare come dal 2014, da quando mons. Giuseppe Blanda ha operato ed è stato ospite anche nella Chiesa dei SS. Marcellino e Pietro al Laterano egli sia stato confessore e padre spirituale di tante anime, con la sua messa fissa della domenica alle ore 19.00 oppure con la prima messa della mattina, alle ore 8.30 di tutti i giorni feriali. E’ stato confessore straordinario delle Oblate del Bambino Gesù in Via Urbana ed anche subito dopo gli interventi chirurgici subiti ci teneva a riprendere immediatamente la celebrazioni delle messe come è avvenuto anche con l’ultimo intervento chirurgico del 25 novembre 2021 ove ha voluto ricominciare ad officiare la messa proprio dal giorno dell’Immacolata 2021. La sua serenità nel

proferire ‘sono pronto, non ho rimorsi, né rimpianti, sono molto sereno’ ha commosso tutti in un punto di arrivo naturale e disarmante, esclamando ‘sono nella beatitudine’. Non lo dimenticheremo mai”.

 

Ricordiamo che la Camera ardente è stata allestita il 20.7.2022, dalle ore 17.00 alle 21.00 nella Parrocchia dei SS. Marcellino e Pietro al Laterano in via Labicana 1, ove sono presenti ad accogliere amici e parenti il fratello Antonino e la moglie Olga con i nipoti e la famiglia che non lo lasciano mai solo e che il 21.7.2022 dalle 7.00 alle 12.00 e dalle 17.00 alle 21.00 si potrà pregare accanto al feretro chiuso.

Ricordiamo le esequie venerdì 22.7.2022, alle ore 9,30, nella Chiesa di S. Antonio da Padova in via Merulana a Roma e in Sicilia sabato 23 luglio alle ore 9 nel Duomo di Monreale.

Ave Maria.

 

 

Fonte: Odigitria.org; Diocesidiroma.it; IlVaticanese.it.

 

 

Viviana Normando

20° Anniversario del Club di Acireale. Il saluto del Rettore del Seminario Diocesano

Condividiamo il saluto che don Marco Catalano, rettore del Seminario Vescovile di Acireale, ha rivolto ai convenuti in occasione del20° anniversario della fondazione del Serra Club di Acireale, loscorso 25 giugno 2022

Eccellenze Reverendissime,

Stimato Presidente,

Gentili autorità,

Cari soci,

È con grande gioia che quest’oggi celebriamo nel Seminario vescovile della diocesi di Acireale il ventesimo anniversario di fondazione del Serra Club, Club fondato grazie alla brillante intuizione dell’allora vescovo Mons. Salvatore Gristina, che non solo ringraziamo per quanto operato venti anni fa ma anche per la sua presenza quest’oggi. Colgo altresì l’occasione per ringraziare e salutare il nostro vescovo Mons. Antonino Raspanti, il presidente nazionale Dott.sa Paola Poli, il governatore del Distretto 77 dott. Michele Montalto, l’attuale presidente dott. Alfio Cristaudo, la segretaria M° Vera Pulvirenti e tutti i past president qui convenuti: ciascuno per le proprie competenze ha sempre mostrato zelo per la mission del Serra Club e di conseguenza è stato sempre vicino al Seminario che mi pregio di rappresentare.

Venti anni di storia rappresentano un periodo significativo sia per compiere un bilancio di quanto operato finora e sia per rilanciare un’azione che merita di essere calibrata sempre più con la sensibilità del tempo presente. È un compito che naturalmente non spetta a me, ma in questo saluto iniziale desidero cogliere l’occasione per esprimere un sincero ringraziamento per l’opera che il Serra Club ha svolto a beneficio della Chiesa, dei sacerdoti e dei seminaristi in particolare.

Nel corso degli anni ho avuto modo di apprezzare la vicinanza del Serra Club al Seminario, vicinanza che si è manifestata attraverso tre grandi direttrici che mi piace velocemente ricordare. Anzitutto una precisazione: sento il dovere di ricordare perché sento il bisogno di ringraziare; e solo attraverso il ricordo il ringraziare non rimane legato alla leggerezza della forma, ma porta con sé la consistenza del vissuto.

La prima grande direttrice su cui ha operato il Serra è certamente di tipo spirituale: sacerdoti, seminaristi e laici abbiamo visto in questi anni il Serra Club essere presente non solo ai momenti più significativi della vita diocesana, ma la partecipazione alle veglie vocazionali mensili, alle ordinazioni ed ai ministeri dei seminaristi, così come la preghiera personale per le vocazioni hanno offerto un’autentica testimonianza anzitutto di vita cristiana.

La seconda grande direttrice per cui sento il bisogno di ringraziare il Serra Club è di tipo culturale: con ciò non mi riferisco solamente al concorso scolastico o alla partecipazione alle tragedie classiche al teatro greco di Siracusa, ma penso anzitutto ai tanti incontri che soprattutto in questo salone hanno visto alternarsi laici, religiosi e sacerdoti che di volta in volta hanno offerto interessantissimi spunti di riflessione ed approfondimento, ora per conoscere sempre meglio la nostra fede ed ora per cogliere nelle pieghe del tempo presente quei valori universali che di riflesso rappresentano autentiche feritoie verso il divino.

Ed infine – ma non perché meno importante – ringrazio il Serra Club perché alla promozione spirituale e culturale ha sempre affiancato anche una concreta vicinanza materiale: le borse di studio, le convivialità con i seminaristi e con i sacerdoti anziani in determinati periodi dell’anno e le offerte devolute annualmente a beneficio del Seminario sono solo un esempio del sostegno ricevuto. Un sostegno non sporadico, ma che, nella sua costanza, ha assunto quasi i connotati del “prendersi cura”… e se ci si prende cura di qualcuno – normalmente – è perché si è legati da sentimenti di affetto. Pertanto, il mio ringraziamento non si limita soltanto al sostegno economico ricevuto, ma vuole raggiungere quell’affetto di cui il sostegno economico è espressione.

Naturalmente ci sono anche altri motivi di cui ringraziare, ma, come detto poc’anzi, il mio non vuole essere un intervento esaustivo. Celebriamo il ventesimo anniversario di fondazione del Serra Club nella diocesi di Acireale e – come è prassi in ogni compleanno – non posso non esprimere un augurio. Lo faccio prendendo spunto dalla scrittrice e filosofa tedesca Hanna Harendt naturalizzata statunitense, la quale nel libro Vita Activa mette a fuoco i concetti di lavoro, opera ed azione. Se il lavoro dice fondamentalmente la fatica e produce un beneficio che si sperimenta principalmente nel presente, l’opera rappresenta un frutto avanzato del lavoro: è un lavoro che è stato capace di produrre degli effetti benefici non solo per il presente ma anche per un lasso di tempo significativo. L’azione rappresenta invece l’ultimo stadio dell’agire umano poiché essa è un’opera che per rimanere tale deve saper compiere le giuste scelte di volta in volta… come dire: nessuna opera lasciata a se stessa sopravvive all’inesorabile scorrere del tempo. Ecco! A mio modo di vedere, i venti anni di attività del Serra Club nella diocesi di Acireale testimoniano certamente la fatica del lavoro delle tante e singole iniziative intraprese, ma al tempo stesso nel loro insieme rappresentano un’opera che persiste e di cui oggi facciamo memoria. Un’opera che però necessita di divenire azione nel presente, guardando non solo indietro ma compiendo quelle giuste scelte che assimilano il Serra Club allo scriba sapiente di cui parla Gesù nel vangelo di Matteo che «estrae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche» (Mt 13,52b).

Ringrazio il Serra Club e gli auguro di essere sempre questo scriba sapiente affinché attraverso il suo lavoro, la sua opera e la sua azione incarni lo spirito del fondatore San Junipero Serra che amava dire “Siempre adelante, nunca atras”: sempre avanti e mai indietro nell’essere testimoni autentici di fede e di umanità!

Don Marco Catalano

 

Comunità, presbiteri, sinodalità nel ministero. Relazione di Don Carmelo Raspa al 20° del Club di Acireale

Riportiamo il testo completo della relazione svolta il 25 giugno ad Acireale – in occasione della celebrazione del ventennale del club – da don Carmelo Raspa, biblista, docente presso l’Istituto Teologico “San Paolo” di Catania. L’intervento, partendo dalle caratteristiche del Serra club, pone in evidenza la radice biblica del sostegno ai sacerdoti, impegno del Serra.

Comunità, presbiteri, sinodalità nel ministero

Il Serra Club

L’articolo 2 dello Statuto del Serra International afferma:

“Gli scopi e le finalità di Serra International sono:

  • favorire e promuovere le vocazioni al sacerdozio ministeriale nella Chiesa Cattolica come una particolare vocazione al servizio e sostenere i sacerdoti nel loro sacro ministero;
  • incoraggiare e valorizzare le vocazioni alla vita consacrata nella Chiesa Cattolica;
  • e aiutare i propri membri a riconoscere e rispondere, ciascuno nella propria vita, alla chiamata di Dio alla santità in Gesù Cristo per mezzo dello Spirito Santo”.

I membri del Serra sono chiamati, pertanto, avendo come modello san Junipero Serra, ad accompagnare il cammino di quanti sono chiamati alla consacrazione presbiterale o religiosa. Questa vocazione degli appartenenti al Serra si esplica, in seno alla Chiesa, anzitutto attraverso la cura della propria vita spirituale e la formazione continua all’intelligenza della fede, perché l’annuncio del vangelo sia autentico ed efficace ed il discernimento sulle persone, delle quali si segue il cammino, sia sostenuto dallo Spirito di sapienza.

Ancora, i membri serrani sono chiamati a coadiuvare i presbiteri in ordine allo svolgimento del loro ministero. Quest’appello si caratterizza come presenza attiva nei contesti dove il presbitero opera: non a caso, il Regolamento annesso allo Statuto, all’art.8 sez. 2 chiede ai membri serrani un impegno totale nelle attività del Club e in quelle del contesto ecclesiale in cui ciascuno di loro vive e svolge il proprio lavoro, ragion per cui lo Statuto stesso tende a non accettare come socio del Club chi non può assicurare una partecipazione piena, almeno non nella qualità di socio vincolato (cfr. Regolamento art.8 sez. 4.6).

Insieme alla partecipazione attiva alle opere pastorali, i membri serrani offrono un sostegno economico ai seminaristi e ai presbiteri in difficoltà. L’art. 13 del Regolamento proibisce la raccolta fondi come scopo del singolo Club, ma permette ad esso lo svolgimento di “attività per raccogliere fondi per la promozione degli obiettivi e delle finalità di Serra International”. Inoltre, l’11 novembre 1994 è stata eretta la Fondazione di Religione e Culto, la quale, oltre a prevedere, tra i suoi scopi l’aiuto ai presbiteri e ai religiosi che “per ragioni di età, salute o altro incontrino difficoltà nello svolgere il proprio ministero”, presenta un “ramo ONLUS, la cui peculiare attività di beneficenza ha esclusive finalità di solidarietà sociale, essendo rivolta a giovani seminaristi bisognosi delle Diocesi italiane e consiste in contributi e borse di studio”.

Il sostegno economico a seminaristi e presbiteri, promosso dal Serra, si inserisce in una tradizione che, a partire dalla Scrittura, individua l’aiuto concreto alla persona “consacrata” come un dono di grazia (cfr 2Cor 8,1) da parte di Dio ed una forma di partecipazione all’annuncio del Vangelo e alle attività pastorali e missionarie.

Il dato veterotestamentario

Il libro del Lv prescrive che parte dell’olocausto e dei sacrifici di comunione sia data al sacerdote:

“Aronne e i suoi figli mangeranno quel che rimarrà dell’oblazione; lo si mangerà senza lievito, in luogo santo, nel recinto della tenda del convegno. Non si cuocerà con lievito; è la parte che ho loro assegnata delle offerte a me bruciate con il fuoco. È cosa santissima come il sacrificio espiatorio. Ogni maschio tra i figli di Aronne potrà mangiarne. È un diritto perenne delle vostre generazioni sui sacrifici consumati dal fuoco in onore del Signore. Tutto ciò che verrà a contatto con queste cose sarà sacro” (Lv 6,9-11).

E ancora:

“Darete anche in tributo al sacerdote la coscia destra dei vostri sacrifici di comunione. Essa spetterà, come sua parte, al figlio di Aronne che avrà offerto il sangue e il grasso dei sacrifici di comunione. Poiché, dai sacrifici di comunione offerti dagli Israeliti, io mi riservo il petto della vittima offerta con l’agitazione di rito e la coscia della vittima offerta con l’elevazione di rito e li do al sacerdote Aronne e ai suoi figli per legge perenne, che gli Israeliti osserveranno. Questa è la parte dovuta ad Aronne e ai suoi figli, dei sacrifici bruciati in onore del Signore, dal giorno in cui eserciteranno il sacerdozio del Signore. Agli Israeliti il Signore ha ordinato di dar loro questo, dal giorno della loro unzione. È una parte che è loro dovuta per sempre, di generazione in generazione” (Lv 7,32-36).

La norma s’inquadra in una legislazione più ampia, secondo la quale sacerdoti e leviti non debbano possedere nessuna terra, essendo il Signore la loro eredità (ebr. na?al?h: cfr Nm 18,20-24; 26,62): da tutta la comunità degli Israeliti bisogna assicurare loro il sostentamento attraverso l’offerta dei sacrifici, da cui prelevare la parte loro spettante, e la presentazione delle decime (cfr Nm 18,8-9.25-28). In Nm 35 ai leviti saranno, tuttavia, riservate delle città, quarantotto in tutto, delle quali sei saranno costituite come città di rifugio per l’omicida.

Essendo “un regno di sacerdoti e una nazione santa” (Es 19,6), costituito tale da Dio, Israele esplica il servizio liturgico attraverso sacerdoti e leviti, entrambi discendenti di Aronne. Ogni membro del popolo è tenuto a presentare dei sacrifici e delle offerte o in occasione delle feste o per particolari situazioni: il rito sacrificale è compiuto dal sacerdote, aiutato in questo dal levita, mentre l’azione liturgica rimane propria di tutta la comunità di Israele. In tal modo, il sostegno a sacerdoti e leviti, che non hanno parte nella terra promessa, è inteso nell’ottica di una partecipazione al loro ministero da parte di tutto Israele, il quale rimane esso popolo sacerdotale da cui il Signore designa poi dei consacrati per il servizio rituale. La partecipazione, in questo caso, non è da interpretare nell’ottica di un’esclusività ministeriale di sacerdoti e leviti: il sostegno a questi ultimi da parte di Israele è esercizio della sua identità sacerdotale.

Il dato neotestamentario

La comunità cristiana vede perpetuarsi il sostegno economico all’apostolo come espressione dell’opera di evangelizzazione che essa è chiamata a compiere. Allo stesso modo di Israele, anche per la chiesa primitiva l’annuncio del Vangelo, che essa è chiamata a compiere, passa attraverso l’aiuto concreto fornito a quanti si occupano pienamente di diffondere la buona notizia del Regno. In realtà, due sono le visioni che si scontrano in tal senso, una facente capo a dei missionari della cerchia pietrina, come sembra, l’altra avente il suo esponente in Paolo. La controversia è delineata da quest’ultimo nell’epistolario ai Corinti: purtroppo è assente il punto di vista degli avversari di Paolo, cioè dei missionari petrini di cui sopra, dei quali possiamo avere notizie ricavandole indirettamente proprio dagli stessi scritti paolini.

Per la comunità di Corinto Paolo prova “una specie di gelosia divina” (2Cor 11,2) e la sua amarezza è grande nel constatare quanto poco affetto i corinti gli dimostrino e quanta poca fiducia ripongano in lui, lasciandosi attirare facilmente nelle maglie degli oppositori, i nuovi arrivati. 

Motivo della divisione è il rifiuto da parte di Paolo di essere sostentato dalla comunità, il che era ritenuto un grave affronto, in quanto, sostenendo l’apostolo, si partecipava, come rilevato, alla sua attività missionaria. Ad aggravare la situazione i continui cambiamenti di viaggio di Paolo, che lo costringono ad una distanza prolungata da Corinto, e la richiesta della colletta per Gerusalemme, sulla quale cade il sospetto di furto, anche perché Paolo si presenta senza lettere di raccomandazione da altre comunità. In tale contingenza è facile per gli oppositori trascinare i corinti dalla loro parte, mettendo in discussione la legittimità stessa del ministero paolino proprio a partire dal sostentamento: da qui il contrasto si allarga sino ad inglobare la conoscenza delle Scritture e della Legge (cap. 3), la dimostrazione di segni e prodigi (cap. 12), l’abilità retorica (cap. 10,10).

Paolo aveva comunque già spiegato il motivo del rifiuto del sostentamento in 1Cor 9: la predicazione del Vangelo è per lui un destino impostogli da Dio (v. 17). D’altronde, il sostentamento dell’apostolo da parte della comunità risponde ad un comando di Gesù stesso, che Paolo cita e reinterpreta (v. 14). Come ogni lavoratore ha diritto al suo compenso, così anche l’apostolo: e in ciò sono concordi anche le Scritture (al v. 9 si cita Dt 25,4 applicato al lavoro apostolico). Si tratta di una povertà che fa affidamento su Dio e sulla carità altrui, cosa che Paolo sembra smentire sostenendosi con il suo lavoro. Paolo, però, comprende bene che la povertà dell’apostolo non è più tale, bensì è divenuta un privilegio alla maniera di quello veterotestamentario per i sacerdoti del tempio (vv. 13-14), il che nuoce alla veracità dell’apostolo. Paolo, rinunciando a questo privilegio in Corinto, tradisce la lettera del comando di Gesù, ma non lo spirito: in tal senso è “nella legge di Cristo” (v. 21). La verità e la legittimazione del suo apostolato (v. 1) sono dati non dall’accettare o meno il sostentamento dalla comunità di Corinto, ma dalle tribolazioni in cui versa a causa del Vangelo, tra le quali in 1Cor 4,12 compare anche lo stesso lavoro, reso molto precario dai rischi della missione. La sua ricompensa sta in tutti coloro che vengono salvati (vv. 22-23), come la sua lettera di raccomandazione è la stessa comunità di Corinto. Come giustamente nota G. Theissen, “il problema teologico della legittimità dell’apostolo è indissolubilmente connesso con il problema materiale del sostentamento. È fuor di dubbio che in origine dietro la decisione di diventare carismatici itineranti stava un motivo religioso, ma, una volta presa questa decisione, si erano scelte con ciò delle condizioni di vita rispetto alle quali ci si veniva poi a trovare in uno stato di dipendenza – dipendenza che incideva anche sull’argomentazione teologica. In virtù della propria autonomia materiale, Paolo aveva invece indubbiamente una maggiore libertà di ragionamento teologico” (G. Theissen, Sociologia del cristianesimo primitivo, Marietti 1987, 203).

Paolo ricorda, tuttavia, di essere stato sostenuto dalla comunità di Filippi (Fil 4,15-18) e dai Macedoni (2Cor 11,9).

Attualizzazioni problematiche in ordine al cammino sinodale

Il Codice di Diritto Canonico al can. 517 paragrafo 2 del libro II stabilisce: “Nel caso che il Vescovo diocesano, a motivo della scarsità di sacerdoti, abbia giudicato di dover affidare ad un diacono o ad una persona non insignita del carattere sacerdotale o ad una comunità di persone una partecipazione nell’esercizio della cura pastorale di una parrocchia, costituisca un sacerdote il quale, con la potestà e le facoltà di parroco, sia il moderatore della cura pastorale”.

Il testo necessità di una precisazione terminologica che è anche teologica: è la comunità cristiana a possedere il carattere sacerdotale. In seno ad essa sono poi ordinati dei presbiteri, ai quali impropriamente viene assegnato l’appellativo di sacerdote; appellativo che individua, tuttavia, l’azione rituale, espressione di quella liturgica compiuta da tutta la comunità. Il sacerdozio di Cristo è partecipato a tutta l’assemblea dei cristiani, i quali celebrano l’Eucaristia, all’interno della quale la dimensione più propriamente rituale è affidata al presbitero.

Il presbitero è, infatti, ordinato per la presidenza dell’Eucaristia e l’amministrazione dei sacramenti. In questo, il ministero del presbitero va distinto dall’ufficio di parroco, che può essere assunto, come recita il testo del Codice di Diritto Canonico, anche da una comunità di persone, cioè dai battezzati. L’ufficio di parroco include una rappresentatività legale che comporta responsabilità amministrative e penali: esso non va identificato con il ministero del presbiterato, com’è purtroppo prassi fare. L’ufficio di parroco può essere svolto da una sorta di consiglio di comunità che risponde di tutti gli aspetti amministrativi nei termini della legislazione civile ed ecclesiastica. Il cammino sinodale dovrebbe, forse, condurre a questa forma di espressione della comunità cristiana per ciò che concerne gli aspetti più propriamente amministrativi.

In tale contesto, la remunerazione derivante in Italia dall’otto per mille è indirizzata all’ufficio di parroco. Il sostegno economico al presbitero si configura, diversamente, come espressione dell’essere sacerdotale della comunità che in tal modo collabora con chi è consacrato a tempo pieno all’annuncio del Regno e all’opera di salvezza e guarigione, rappresentata dai sacramenti. In realtà, il problema è molto più ampio e investe l’ecclesiologia, il modo cioè in cui la Chiesa si pensa alla luce della Parola di Dio e della Tradizione. Rimane costante, tuttavia, il dato secondo il quale è la comunità per intero ad essere corpo sacerdotale, di cui Cristo è il membro. In questo corpo vi sono carismi, ministeri, uffici, derivanti dallo stesso Spirito, per l’utilità comune (cfr Ef 4). La comunità è chiamata tutta intera a vivere l’opera di evangelizzazione e a sentirsene responsabile, anche attraverso il sostegno economico che si indirizza a diversi aspetti e a diverse figure, tra le quali compare anche quella dei presbiteri. In tal senso, occorre probabilmente sviluppare in ogni battezzato il senso di appartenenza alla compagine ecclesiale, oggi affievolito per diverse cause: isolamento sociale, privatizzazione del sacramento stesso, mancanza di formazione e di catechesi continua. Il cammino sinodale potrà giungere ad una diversa configurazione della comunità cristiana, oggi individuata dalla parrocchia per lo più, soltanto se i battezzati si sentiranno parte viva di essa e contribuiranno alla sua edificazione in maniera entusiasta e partecipe, non da spettatori, ma da protagonisti. Il presbitero, in tal modo, ricondotto alla sua identità potrà svolgere quanto ad essa è inerente in un clima gioioso e appassionato, senza preoccupazioni eccessive, aprendo il cuore alla carità della condivisione. In tale contesto, l’aspetto economico sarà vissuto come grazia, riconoscendo che quanto ciascuna dona è in realtà quanto gratuitamente ha ricevuto, poiché, se l’uomo fatica, è Dio che porta a compimento l’opera (cfr Sal 138,8). Ciò significa che la parola di Gesù appassiona, inquieta e cerca nuove forme per giungere agli uomini. Al tal proposito – e ci sembra una buona conclusione – scrive Theissen riguardo i missionari cristiani della chiesa primitiva in opposizione tra di loro di cui sopra: “Studiandoli, si può imparare questo, che quando una religione cessa di essere il cor inquietum di una società, quando le viene a mancare il desiderio di una nuova forma di vita, quando diviene sostanza senza spirito di una situazione sclerotizzata e clericalizzata, allora dovrebbe sapere di essere finita” (G. Theissen, op. cit., 206).

PROGRESSO SCIENTIFICO E PROMOZIONE UMANA: ESISTE UN UMANESIMO SCIENTIFICO ?        

Questo è il titolo della Conferenza, che il Serra Club di l’Aquila ha organizzato il giorno 29 aprile alle ore 18:00 presso l’aula magna “Alessandro Clementi” del Dipartimento di Scienze Umane dell’Università di L’Aquila, tenuta da Don GIUSEPPE TANZELLA NITTI, astronomo e professore ordinario di Teologia Fondamentale alla PONTIFICIA UNIVERSITA’ della Santa Croce di Roma. L’argomento di assoluta attualità è stato affidato ad un relatore di alto profilo, autore di innumerevoli volumi e articoli sul rapporto tra Scienza e Fede.

Don Giuseppe Tanzella Nitti dirige il Centro di Documentazione Interdisciplinare di scienze e fede e la Scuola Internazionale Superiore per la ricerca interdisciplinare. Attualmente lavora ad una Teologia della Rivelazione in contesto scientifico e filosofico. La conferenza è stata introdotta dalla presidente del Serra Club di L ‘Aquila,  RITA LEONARDI,  che ha  ringraziato il prof .Tanzella per la sua preziosa presenza e per la sua disponibilità a trattare questo tema così importante ed attuale. Sono intervenuti anche il Governatore del Distretto 72 Serra Italia MARCELLO BONOTTO e la Presidente Nazionale di Serra Italia PAOLA POLI.

Il Professor Tanzella per spiegare il rapporto tra fede e ragione, tra tecnologia e filosofia , ha articolato il suo intervento  in tre momenti : 1)Alla  ricerca della vera immagine della scienza .2) Il ruolo della scienza e del  progresso scientifico nel piano di Dio sulla creazione .3) Le condizioni che trasformano il progresso scientifico  in promozione umana .Secondo Don Tanzella la ricerca scientifica nasce da motivazioni filosofiche ,dalla ricerca della verità e dal desiderio  di conoscere il reale .Il compito di umanizzare la terra è affidato all’uomo e alla donna e con il lavoro l’essere umano coopera ad una creazione in ”status via” e la conduce verso il suo compimento .Il progresso scientifico e tecnologico possiede potenzialità che derivano dal suo ruolo nei piani di Dio.

L’evento, già pubblicizzato dalla stampa locale nei giorni precedenti, ha avuto notevole risonanza e la Conferenza è stata seguita da una platea numerosa ed attenta che ha manifestato vivo interesse e partecipazione, coinvolta dalla capacità oratoria del prof. Tanzella che ha reso fruibile a tutti un tema cosi dibattuto.

SERRA ITALIA: IL CARD. STELLA È IL NUOVO CONSULENTE EPISCOPALE

Nel corso dell’ultimo CNIS di Assisi, è stata resa nota la nomina di Sua Eminenza Reverendissima il Signor Cardinale Beniamino Stella a Consulente Episcopale di Serra International Italia. Succede così a S.E. Mons. Jorge Carlos Patrón Wong, trasferito alla sede metropolitana di Jalapa in Messico.

La nomina, dopo l’accettazione del Porporato, è stata ufficializzata dalla Presidente Nazionale, Paola Poli, ed è stata accolta con viva gioia da parte di tutto il Serra là radunato, che non ha mancato di far sentire il proprio affetto con un entusiastico applauso. A nome di tutti, poi, la Presidente Poli gli ha indirizzato la sua gratitudine e la sua riconoscenza per quanto ha già fatto e si prodigherà nel futuro.

Il Card. Stella, fino all’11 giugno 2021 prefetto della Congregazione per il clero, ha da sempre creduto e sostenuto l’azione a favore delle vocazioni promossa dal Serra. Anche nel suo indirizzo di saluto ha voluto sottolineare: «Vorrei che ciascuno di noi assumesse davanti al Signore la missione spirituale di accompagnare un Sacerdote nel cammino quotidiano del ministero sacerdotale, implorandone la perseveranza, e con essa il dono della gioia che il Signore riserva ai suoi servi fedeli». «Da parte mia – ha chiosato il Porporato – assicuro a tutti i soci la mia preghiera affinché insieme possiamo assolvere la missione che il Signore della messe, attraverso la Chiesa, ci ha affidato. Essere Serrani è una vocazione di cui dobbiamo essere ogni giorno grati al Signore. Sentiamola come un dono dello Spirito Santo e un singolare suo privilegio di grazia».

San Junipero Serra lo accompagni nel suo ministero e interceda nel suo operato.

In margine al Cnis di Assisi: l’esperienza di una Serrana sulle orme di Francesco

Ho deciso di fare questo viaggio ad Assisi per partecipare al Consiglio nazionale del Serra International Italia (Cnis). Sono partita in tarda serata con un autobus che l’indomani mi avrebbe condotta nel luogo prestabilito, in cui si stavano già svolgendo i lavori, coordinati dalla presidente nazionale Paola Poli. Dopo dieci lunghe ore di viaggio, sono giunta alla stazione e , salita su un taxi , mi sono ritrovata in un attimo in un posto carico di pace, di tranquillità indicibile. La basilica di Santa Maria degli Angeli vista dall’esterno, è quanto di meno francescano ci possa essere. D’altronde, è una costruzione cinquecentesca , imponente come deve essere una Basilica Papale, tutta marmi e colonne. Ma, eccomi , finalmente,  nella  chiesetta che vi si trova al suo interno, la Porziuncola;  una chiesetta minuscola e antica, dove il Santo ebbe coscienza della sua vocazione, dove Santa Chiara scelse di consacrare la sua vita al Signore e che divenne il luogo dove si ritrovava con i fratelli per pregare e scrivere la Regola dell’Ordine. Ed è proprio alla Porziuncola che San Francesco morì il 3 ottobre 1226.

Abbagliata e rapita dalla bellezza e dalla pace provenienti dal luogo , mi sono distratta dal motivo principale del mio viaggio: i lavori del Cnis,  la tavola rotonda sul tema  previsto per l’anno sociale 2022-2023: “Col sangue versato sulla croce pacificò il cielo e la terra (Col 1,20). Il perdono e la pace a partire dal cuore dell’uomo”.

Sono entrata nella sala convegni  , dove erano riuniti i convenuti serrani e , a fare da sfondo, l’immagine della “Croce dell’Apocalisse” dell’artista aquilano Franco Angelosante. Dietro il volto di Cristo i volti sgomenti degli innocenti che Cristo porta sulle spalle ;  la sofferenza di tutta l’umanità,  le vittime della Shoah, gli innocenti costretti nel reticolato del pregiudizio, dell’indifferenza, la minaccia della  bomba atomica: scenari di sangue che hanno imbrattato la storia.

Dall’altra parte del crocifisso ho  scorto  la mano di Gesù sigillata sul vecchio testamento .  Ed ecco lo Spirito Santo, un cerchio luminoso che  si innalza su tutto . E ho sentito queste parole : ‘… la Chiesa e’ un grembo materno… ‘ , le parole di Sua eminenza cardinale Gualtiero Bassetti.

E qui mi sono  seduta  e, sprofondata  nella mia poltrona , mi sono sentita accolta da quel grembo . E correvano le parole del cardinale offrendo spunti di riflessione sulla settima beatitudine: “Beati gli operatori di pace perché saranno chiamati figli di Dio”. La pace inaugurata dall’ebraismo e dalla Bibbia, quella che viene da Dio ,  il ‘fare la pace’: la pace va fatta, costruita, edificata, ricostruita  in ogni contesto: così come hanno fatto due grandi testimoni, Francesco di Assisi e Tonino Bello.

E noi del Serra club International Italia ci siamo ritrovati , tutti riuniti,  proprio ad Assisi, luogo del ‘Grande Perdono’, luogo del Poverello che è stato l’uomo in grado di  incarnare la pace vera nel perdono”.

Sono andata a dormire, infinitamente stanca,  con la mente che correva dalla guerra raccontata nella letteratura greca, alla pax romana, fino a giungere alla pace di Francesco. Ben presto, mi sono svegliata e mi sono catapultata al punto di incontro per una visita all’eremo di San Francesco. Ci siamo sistemati nei pulmini, un po’ alla rinfusa, da Livorno, a Matera, da Altamura a Palermo, l’Italia tutta, e sembrava di non arrivare mai. Intanto, guardavamo giù la vallata e chiacchieravamo del fatto che San  Francesco, con la sua vita santa e con la fraternità abbia creato luoghi santi attivando percorsi e flussi di pellegrini di cui ancora oggi siamo testimoni. E mi sono  tornavate in mente le parole di un frate che diceva che a ‘ciascuno Francesco ricorda che la vita è un pellegrinaggio significativo se ha per meta, e al contempo compagno di viaggio, il Signore Gesù che ci parla attraverso i Santi della sua Chiesa; che la guida sicura del Cammino – metafora di tutta l’esistenza ? è il Vangelo e la Fede  che va via via riempita di fraternita, accoglienza e condivisione e,  non ultima,  la preghiera contemplativa a contatto con la natura e con gli uomini fratelli.

Parlarvi di Assisi e della sua atmosfera mistica provoca in me un forte senso di benessere, di gioia infinita, di pace . Assisi è la città della pace, della fraterna letizia, dell’amore mistico che supera ogni ostacolo, luogo amato dove è forte la sensazione di accoglimento, di materna cura e di rinascita interiore.

E,  così,  Siamo giunti all’Eremo delle Carceri,  un antico romitorio posto ad 800 metri di altezza, sulle pendici del monte Subasio, immerso nel cuore di una verde boscaglia, a circa cinque chilometri da Assisi.

Il Santuario si è sviluppato lungo i secoli attorno alla grotta di San Francesco e alla Cappellina di Santa Maria.

In questo luogo Francesco si ritirava in contemplazione, per riservare a sé stesso alcuni periodi di più intensa preghiera insieme ai primi seguaci. Da qui frate Silvestro rispose a san Francesco che non doveva vivere per sé solamente ma darsi anche all’apostolato.

Il nome “de carceribus” gli viene dai tuguri simili a carceri dove, dapprima gli eremiti, e poi Francesco ed i suoi compagni, conducevano una vita austera, come segregati dal mondo.

Questo luogo venerabile e sacro, di infinita bellezza, ci ha  fa scoprire soprattutto quanto il Santo fosse naturalmente portato alla preghiera prolungata e alla solitudine, abitate unicamente dal mistero di Dio.

Mentre gli amici serrani seguivano attentamente le spiegazioni dei frati francescani ,che li trasportava in una atmosfera quasi surreale, io ho cercato di catturare il pensiero, le parole, le emozioni, i sorrisi, le preghiere , quella  ventata di pace che si e’ vista e sentita  pervadere il cuore  di ognuno. E io li ho fotografati, uno ad uno e tutti insieme per rapire, in uno scatto, la bellezza indicibile del momento.

A San Damiano   la presenza del Santo è ancora molto forte. E’ uno di quei luoghi che non sono stati del tutto traviati dal turismo e si raggiunge con una passeggiata, costeggiando cipressi e con la vista di Assisi sullo sfondo. La Chiesa esisteva ben prima della nascita di San Francesco  e nel tempo era diventata poco più di un rudere: ed è qui che Francesco udì l’esortazione del Crocifisso “a riparare la mia Chiesa che come vedi è in rovina“. E San Damiano, con la Chiesa, il Crocifisso e il Convento è una delle soste  dove lo spirito si eleva e la forza del francescano diviene tangibile, forse perché è proprio qui che San Francesco ha composto una delle preghiere più intense del Cristianesimo, il Cantico delle Creature. E noi serrano  ci siamo sentiti così leggeri e conquistati dai luoghi di Francesco  e dai racconti dei frati , che ci siamo sentiti veramente il popolo di Dio in cammino verso Cristo. E quando questa certezza vacillerà , potrete rivedervi nei  miei scatti che hanno immortalato la bellezza dei vostri cuori in viaggio sulle orme di Francesco.

Margherita Lopergolo

 

Serra Italia: al CNIS di Assisi, il card. Bassetti e fra Gelmi intervengono su “pace e perdono”

Si è svolto presso la Domus Pacis di Assisi, dal 3 al 5 giugno scorso, l’ultimo Consiglio Nazionale del Serra International Italia. I lavori del CNIS, coordinati dalla Presidente nazionale Paola Poli, hanno condotto, tra gli altri, alla elezione del Presidente eletto, Giuliano Faralli, che entrerà in carica per un biennio dal 1 luglio 2023.

Nel corso della tregiorni non sono mancati momenti di formazione e di spiritualità. Incontro focale è stato quello che ha visto la relazione di Sua Eminenza il cardinale Gualtiero Bassetti, arcivescovo emerito di Perugia-Città della Pieve ed ultimo presidente della Conferenza Episcopale Italiana. Con lui, anche fra Emanuele Gelmi ofm, vicario parrocchiale della Basilica assisana di Santa Maria degli Angeli.

Il tema scelto dalla Presidente Poli per la tavola rotonda è stato quello previsto per il prossimo anno sociale 2022-2023: “Col sangue versato sulla croce pacificò il cielo e la terra (Col 1,20). Il perdono e la pace a partire dal cuore dell’uomo”. A fare da sfondo un’immagine focale: la bellissima “Croce dell’Apocalisse”, famosa opera dell’artista aquilano Franco Angelosante.

Pace e perdono, dunque. Per giunta in un contesto del tutto significativo: l’Assisi di san Francesco.

Sul primo termine si è soffermato il card. Bassetti, offrendo spunti di riflessione sulla settima beatitudine matteana: “Beati gli operatori di pace perché saranno chiamati figli di Dio”. “La pace inaugurata dall’ebraismo e dalla Bibbia, quella che viene da Dio – ha dichiarato Bassetti –, non è la pax romana, né quella cantata dalla letteratura. Non è neppure quella del ‘quieto vivere’ o della semplice ‘assenza di guerra’, quanto quella del ‘fare la pace’: la pace va fatta, costruita, edificata”. “Essere operatori di pace – ha chiosato il porporato – significa applicare quella beatitudine della shalom ebraica, sempre aperti alla reciprocità e alla relazionalità, pronti a ricostruire la pace in ogni contesto: così come hanno fatto due grandi testimoni, Francesco di Assisi e Tonino Bello”.

“Ad Assisi – luogo del ‘Grande Perdono’ – il Poverello è stato l’uomo che è riuscito ad incarnare la pace vera nel perdono”: così fra Gelmi, nel suo intervento. “Attraverso la sua vita, Francesco ha dato testimonianza della pace come prossimità: si tratta di qualcosa da costruire e da testimoniare attraverso il perdono ai fratelli, così come ha fatto ha fatto Cristo Signore sulla Croce”.

Col Suo sangue, infatti, ha pacificato “il cielo e la terra” (Col 1,20).

 

Piergiorgio Aquilino

Giuliano Faralli è il nuovo Presidente eletto

Durante i lavori del CNIS di Assisi, sabato 4 giugno 2022, l’Assemblea dei Delegati ha provveduto alla nomina del Presidente eletto di Serra Italia, nella persona di Giuliano Faralli, attuale Vicepresidente alle estensioni.

Dopo lo spoglio delle schede, Giuliano Faralli, affiancato dalla presidente, Paola Poli, dal Past Presidente, Enrico Mori, e dal segretario nazionale Luigi Ferro (in collegamento online), ha tenuto un primo breve discorso all’Assemblea, ringraziando i presenti.

Il Programma dell’Incontro Nazionale del Serra Club nella Città di San Francesco

Si terrà ad Assisi, presso la Domus Pacis, il prossimo Consiglio Nazionale del Serra Italia. Dal 3  al 5 giugno prossimi, governatori, presidenti e numerosi soci  dei diversi club italiani si riuniranno per importanti momenti di istituzionali ed incontri formativi. Centro dei lavori è, infatti, proprio la presentazione del tema per il prossimo anno sociale 2022-2023, che la Presidente Nazionale, Paola Poli, ha voluto mutuare dal passo paolino: “Col sangue versato sulla croce pacificò il cielo e la terra (Col 1,20). Il perdono e la pace a partire dal cuore dell’uomo”. Con lei, interverranno ai lavori di sabato 4 giugno pomeriggio, Sua Eminenza il Card. Gualtiero Bassetti, arcivescovo emerito di Perugia-Città della Pieve e già presidente della Cei, e fra Emanuele Gelmi OFM della Basilica di S. Maria degli Angeli in Assisi.

In basso il programma delle tre giornate serrane