Riscoprire la dimensione interiore della vocazione a Noci il Serra Day del Distretto 73

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L’Abbazia benedettina di Noci “Madonna della scala” è poggiata su un piccolo colle fra i pascoli e i boschi della Murgia pugliese. Questo cenobio è luogo di silenzio e di quiete, caratterizzato da “tempi distesi” che aiutano la meditazione e la preghiera. Il nostro Serra day è stato un momento felice “un incontro di cuori” come ha sottolineato dom Giulio Maria Vichi che ci ha accompagnato nel percorso. Eravamo tanti, da Lucera a Potenza, da Altamura, a Matera, a Taranto, tante voci, tanti sorrisi che nella serena atmosfera dell’Abbazia si sono fatte sintesi in una dimensione interiore profonda, facendoci sentire tutti legati in un abbraccio affettivo tangibile.

Al centro della nostra giornata la partecipazione alla Messa domenicale affollatissima, nonostante l’Abbazia si trovi in un posto isolato. In effetti è una celebrazione intensa a cui partecipano tutti i monaci, scandita dai canti gregoriani che accompagnano i momenti liturgici aggiungendo alla preghiera della comunità orante un significato più profondo e più intimo. Questa musica che prende origine dal testo sacro, oltrepassa le parole per divenire lode e comprensione del Mistero. I monaci ne sono cultori e maestri come ci ha spiegato dom Vito Goffredo, recentemente nominato presbitero, nell’incontro successivo in cui, parlando della sua vocazione ci ha fatto entrare in punta di piedi, nella vita monastica dei benedettini.

“Vivere oggi il carisma benedettino vuol dire mostrare di cercare veramente Dio, come dice la Regola che San Benedetto dettò nel 525. Son passati secoli ma i principi della regola sono sempre attuali”. Nel monastero – ha sottolineato dom Vito si vive nella reciproca conoscenza seguendo una scansione ben precisa nei tempi della giornata che segue la liturgia delle ore. Dall’Ufficio delle letture al mattino fino a Compieta la sera, ci si ritrova nel coro per pregare insieme, poi c’è il lavoro che a Noci prevede la biblioteca, il restauro, il canto gregoriano, l’amministrazione e l’accoglienza. Tutto serve a crescere nella fede, e la vita comunitaria, guidata dal Padre Abate, è il fondamento ed il senso del carisma benedettino perché “a Dio non si va da soli, ma ci si aiuta gli uni gli altri”. Tante le domande nel breve tempo a disposizione, una fra tutte è sul vivere isolati. Invero vivere nel silenzio di un luogo lontano dal frastuono di una città non è essere fuori dal mondo – ha detto dom Vito – perché la vita entra nel monastero attraverso le persone che confidano i loro problemi e le loro inquietudini, che chiedono di essere ascoltate per ricentrarsi, per trovare un rifugio ed una ripartenza. Anche noi serrani ci siamo sentiti ristorati dalle ore passate nell’abbazia, allontanandoci dai problemi quotidiani siamo entrati in una dimensione interiore che ci ha pacificato e rallegrato.

Ma non solo gioia interiore, il Serra day è anche festa. Il buon cibo pugliese, le cantate dei nostri amici serrani e l’armonia conviviale è stata la giusta conclusione di una giornata davvero speciale.

Maria Silvestrini