Poco tempo e troppa fame
Giovedì 23 aprile, nella Rettoria del Carmine dove per secoli si sono intrecciati preghiera, tradizione e vita cittadina, il Serra club di Cerignola, in collaborazione con altre associazioni cattoliche, ha presentato l’ultimo libro di don Salvatore Miscio docente di ecclesiologia all’ISSR di Foggia, e Vicario Episcopale per la Pastorale dell’Arcidiocesi di Manfredonia-Vieste-San Giovanni Rotondo. “Saziati da Cristo. La risposta ai bisogni dell’uomo nel Vangelo di Giovanni” è un testo agile e profondo che, prende le mosse da un brano delle Sacre Scritture per rileggerlo attraverso le necessità ed i bisogni dell’uomo contemporaneo. “Viviamo in un tempo che corre troppo, dove tutto sembra urgente eppure nulla sazia davvero. Siamo assetati di senso, di relazioni vere, di incontro autentico…e spesso ci accontentiamo di ristori che ci lasciano ancora più stanchi e affamati” scrive don Domenico Battaglia, Arcivescovo di Napoli, nella sua prefazione.
Nel dialogo serrato fra la professoressa Liana Petruzzelli, moderatrice dell’incontro, ed il relatore è emerso tutto lo spessore del libro che si propone come un percorso formativo alla scoperta di quanto le Parole di Vita siano il nostro nutrimento più necessario per lasciarci trasformare ed aprirci ad un dialogo costruttivo con il Dio della Misericordia e con i nostri fratelli. La parola chiave emersa dalla lettura del libro è “relazione”, nel senso più profondo di ascolto, conoscenza, dialogo, accoglienza ed infine abbraccio. Una relazione che noi creiamo con il Signore Gesù ogni volta che ci accostiamo alla mensa eucaristica. Il pane del cielo è un dono che eccede ogni aspettativa e che crea un legame inscindibile fra noi e il Risorto, una relazione che ci rende liberi e capaci di riconoscere quei segni che cambiano il nostro agire e la nostra vita. Un cambiamento che non può e non deve restare un fatto personale ma deve aprirci all’incontro paziente e disponibile nei confronti di chi ci sta vicino.
“Dobbiamo acquisire lo stile di Gesù”, ha sottolineato don Salvatore. Uno stile che Papa Francesco definisce con tre parole: compassione, vicinanza, tenerezza. È lo stile dello stare insieme, della collaborazione. Gesù ci invita a fare la nostra parte, sicuri che Lui farà la sua. Ma forse sarebbe meglio dire che Lui preferisce fare la sua parte attraverso di noi quando volgiamo uno sguardo compassionevole verso le persone che vivono in molti “deserti” e hanno fame di pane, ma anche di una parola d’amore. Il “con-tatto” che guarisce è l’ascolto, la premura, la dolcezza di chi si prende cura: è come una carezza che fa stare meglio, lenisce il dolore e risolleva. “Tutti noi, – dice Papa Francesco – abbiamo bisogno prima o poi di questa “unzione” della vicinanza, della compassione e della tenerezza, e tutti possiamo donarla a qualcun altro, con una visita, una telefonata, una mano tesa a chi ha bisogno di aiuto”.
Ma quali sono i bisogni che ci angustiano? Don Salvatore li accenna e non sono solo quelli più immediati, ma quelli più profondi che scavano il cuore: il desiderio di appartenenza, di stima, di realizzazione e quello religioso che è desiderio di infinito e di quiete. Siamo soggetti singolari-plurali, cioè non siamo fatti per vivere da soli ma per essere all’interno di una comunità con le nostre differenze e le nostre fragilità, in questa comunità ci riconosciamo e attraverso l’altro prendiamo forza e sicurezza. La Chiesa è la nostra comunità, una comunità che deve imparare a farsi “forestiera” senza il timore di riconoscere che ancora “ha sete” e “ha fame” e nella fede trova sé stessa. Il Pane e la Carne che celebriamo rappresentano l’esperienza stessa di essere consumati, spezzati, donati. Portano con sé la concretezza dell’amare con i suoi cammini complicati e a volte sofferenti. Ecco lo stile di Gesù: amare, consumarsi, spezzarsi.
A conclusione dell’incontro la grande gioia di avere tra noi S.E. Mons. Fabio Ciollaro, nostro amatissimo Vescovo che ci ha incoraggiati in questo percorso di maturazione della fede e ha ringraziato affettuosamente i sacerdoti che hanno collaborato all’incontro don Vincenzo Giurato e don Michele Centola.
Una serata così preziosa non poteva concludersi nella sobria architettura della Rettoria, e gli amici serrani si sono ritrovati in una gioiosa fraterna tavola conviviale per ringraziarsi vicendevolmente del tempo passato insieme.
Maria Silvestrini

















