ACQUI AL SANTUARIO DELLA MADONNINA L’APERTURA DELL’ANNO SOCIALE DEL SERRA CLUB
ACQUI. Venerdì 17 ottobre il Serra Club della diocesi ha aperto il nuovo anno sociale 2025/2026 nell’accogliente santuario delle Madonnina. La serata si è aperta con la celebrazione della messa concelebrata dal vescovo e cappellano del Club mons. Luigi Testore assistito dal vice cappellano don Domenico Pisano e dal diacono Carlo Gallo. All’inizio il Vescovo ha rivolto un cordiale saluto ai serrani presenti con i loro famigliari e agli amici presenti tra i quali, l’ex governatore del Distretto del Serra dott. Paolo Rizzolio con la moglie, il prof. Salvatore Caorsi con la moglie, il dott. Antonio Visconti, la dott. Silvia Miraglia dirigente scolastico del liceo Parodi, Eugenia Travo coreferente del Sinodo diocesano con la figlia e il dott. Andrea Icardi priore della Confraternita di Cassinelle con la mamma. La prima lettura e il Salmo sono stati affidati a Efisio Chiavegato, mentre il diacono Carlo Gallo ha proclamato il Vangelo di S. Luca. Nella sua omelia il Vescovo è partito dalla memoria di S. Ignazio di Antiochia di cui ha ricordato brevemente la figura con particolare riferimento alle tre virtù teologali che lo animarono soffermandosi, poi, sul profondo significato del brano evangelico letto. Nelle intenzioni di preghiera lette da Monica Cavino anche il ricordo dei sacerdoti diocesani recentemente scomparsi: mons. Carlo Ceretti, don Italo Levo e don Ezio Cortese. Al termine, il breve saluto del presidente Cavino che ha ricordato le attività di questi mesi: la partecipazione all’ammissione agli ordini sacri del serrano Andrea Barbarino a Bruno; l’apertura, ad Asti, del nuovo anno sociale del Distretto del Serra con il governatore Lucia Barbarino; l’incontro, alla presenza del vicario generale della Diocesi mons. Paolo Parodi, con gli insegnanti di religione cattolica per la presentazione del Concorso scolastico per il nuovo anno serrano che ha come tema: “Dimmi se sei felice” unitamente al ringraziamento a Gian Carlo Callegaro che anche quest’anno ha accettato di coordinare tutto il lavoro della commissione che esaminerà gli elaborati.
Successivamente ha presentato la dott. Michela Gaviglio laureata in Scienze Religiose alla Facoltà Teologica di Milano e in Scienze Politiche, Economiche e Sociali dell’Amministrazione all’Università del Piemonte Orientale. Attualmente docente di Religione alla Scuola Secondaria di I Grado “G. Monteverde” e al Liceo “G.Parodi” di Acqui , ha intrattenuto i presenti su un tema di grande attualità: “La condizione della donna e la questione di genere nelle tradizioni religiose: prospettive sociologiche”. Nel suo intervento la relatrice ha affermato, tra l’altro: “L’evento centrale e caratterizzante sotto il profilo religioso, sociale e culturale del secondo millennio si può sicuramente identificare con il Concilio Ecumenico Vaticano II che tra tanti temi che affronta inizia a interrogarsi su dove sia “l’altra metà della Chiesa”, quesito rivolto ai duemilacinquecento padri conciliari e formulato dal cardinale Lèon-Joseph Suenens, arcivescovo di Malines-Bruxelles. Questa domanda sarà poi ripresa da altri vescovi e dai partecipanti laici nel corso della II sessione del Concilio sottolineando la consapevolezza di quanto fosse pesante l’assenza in aula conciliare delle donne. “Siamo lieti di salutare le nostre dilette figlie in Cristo, le donne uditrici, ammesse per la prima volta ad assistere alle assemblee conciliari”, queste sono state le parole pronunciate il 14 settembre 1964 da papa Paolo VI all’apertura della 3^sessione. Erano 23 le donne uditrici ammesse, dieci religiose e tredici laiche che però non erano effettivamente presenti in aula e rappresentavano o coordinavano Associazioni laicali attive a livello internazionale oppure erano superiori generali di Istituti religiosi ma nessuno di esse aveva fatto studi teologici accademici. A questa situazione si aggiunga che le “madri del Concilio”, come vennero definite, partecipavano alle sedute vestendo, tranne una, con abiti neri e il capo velato, come era consuetudine per una funzione religiosa, nei momenti di pausa potevano recarsi in una saletta separata da quella dei colleghi uomini. Il Concilio Ecumenico Vaticano II si chiude I’8 dicembre 1965 e papa Paolo VI si rivolge alle donne: l’ora, è venuta, in cui la vocazione della donna si svolge con pienezza, l’ora nella quale la donna acquista nella società una influenza, un irradiamento, un potere finora mai raggiunto”. Dopo trent’anni, papa Giovanni Paolo II, il 29 giugno 1995 scrive una lettera alle donne in occasione della Conferenza Mondiale sulla Donna di Pechino. “Anche la Chiesa intende offrire il suo contributo a difesa della dignità, del ruolo e dei diritti delle donne.” Bisognerà aspettare il 24 novembre 2013, con il pontificato di papa Francesco, per leggere nell’Esortazione apostolica Evangelii gaudium: “C’è ancora bisogno di allargare gli spazi per una presenza femminile più incisiva nella Chiesa”. E ancora il 25 marzo 2019 nell’Esortazione post-sinodale Christus vivit il Pontefice presta particolare attenzione “alle legittime rivendicazioni delle donne che chiedono maggiore giustizia e uguaglianza” e poi il 16 novembre 2019, all’Assemblea plenaria del Dicastero per i laici, la famiglia e la vita, ribadisce l’estrema necessità di guardare e di superare il compimento del ruolo Chiesa – madre: “il ruolo della donna va oltre, e dobbiamo lavorare su questo e oltre, perché la donna è l’immagine della Chiesa madre, perché la Chiesa è donna; non è il Chiesa, è la Chiesa”. Perché “La donna sa meglio concretizzare ciò che noi uomini a volte trattiamo come massimi sistemi. Le donne danno il loro contributo alla Chiesa secondo il modo loro proprio e prolungando la forza e la tenerezza di Maria: la Madre”. “Così comprendiamo radicalmente perché senza le donne essa crolla, come sarebbero cadute a pezzi tante comunità dell’Amazzonia se non ci fossero state le donne, a sostenerle, a sorreggerle”, così ancora papa Francesco in occasione dell’incontro con la Confederazione delle Cooperative Italiane il 16 marzo 2019. E oltre alle parole, i fatti. Negli ultimi dieci anni il numero delle donne impiegate in Vaticano è aumentato in modo significativo raggiungendo quota 1165. Durante il pontificato di papa Francesco è aumentato anche il numero di donne nelle posizioni dirigenziali. Oggi presso la Santa Sede, cinque donne ricoprono il grado di sottosegretario e una il grado di segretario di un Dicastero, livelli sono di nomina papale. AI Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale, papa Francesco ha nominato per la prima volta nel 2021 un segretario donna, la religiosa italiana Alessandra Smerilli. Si tratta dell’incarico più alto mai ricoperto da una donna presso la Santa Sede. I sottosegretari donna invece prestano servizio presso i Dicasteri per gli Istituti di Vita Consacrata, per i Laici, la Famiglia e la Vita. Una novità sotto Francesco sono anche i segretari donna delle Commissioni pontificie. Nel 2021 il papa ha nominato la biblista Nuria Calduch-Benages, religiosa spagnola, segretario della Pontificia Commissione Biblica, annessa al Dicastero per la Dottrina della Fede, e nel 2022 ha nominato la teologa argentina Emilce Cuda segretario della Pontificia Commissione per l’America Latina presso il Dicastero dei Vescovi. Sotto papa Francesco, le nomine di donne a posizioni dirigenziali si sono moltiplicate, anche se meno del cinque per cento di tutti i ruoli dirigenziali in Curia risultano attualmente affidati a donne e per il momento non c’è un Prefetto donna come “numero uno” di un’autorità di Curia. Tuttavia il cammino è stato tracciato: con la Costituzione apostolica Praedicate Evangelium del 2022, Francesco ha reso possibile che in futuro anche i laici, e quindi anche le donne, possano dirigere un Dicastero e cioè diventare Prefetti, incarico che in precedenza era riservato a cardinali e arcivescovi. In un’intervista dello scorso dicembre (2022), Francesco aveva annunciato l’intenzione di nominare prossimamente il primo Prefetto donna. Francesco è stato il primo papa a nominare le donne come membri degli organismi curiali, una decisione che merita di essere più evidenziata. Fin ad allora, solo i cardinali e alcuni vescovi erano stati membri delle Congregazioni della Santa Sede, membri, che, come i prefetti e i segretari, hanno diritto di voto nelle assemblee plenarie. Più volte, tuttavia, ha messo in guardia dal considerare il compito delle donne nella Chiesa e in Vaticano da un punto di vista puramente funzionalista. In “Ritorniamo a sognare”, Francesco ha descritto come una sfida per lui quella di “creare spazi in cui le donne possano assumere la leadership in un modo che permetta loro di plasmare la cultura e garantisca che siano valorizzate, rispettate e riconosciute. Tracciando una rotta a favore delle donne, Francesco desidera in definitiva che Roma diventi un esempio per la Chiesa universale”. Da papa Francesco, però, ci sono state anche clamorose chiusure come l’ipotesi del diaconato delle donne. Dopo che nel 2016 aveva istituito una Commissione studio sul diaconato femminile richiamando la Tradizione della Chiesa primitiva e conferendo quindi alle donne i tre compiti previsti da questa figura, la diaconia ossia il servizio: il primo compito è insegnare, istruire il popolo di Dio e proclamare la Scrittura; il secondo è la preghiera, amministrare il Sacramento del Battesimo, conservare e distribuire l’Eucarestia; il terzo è occuparsi alla carità, all’assistenza, ad animare la comunità. Nella nostra cultura permane forte la presenza del maschilismo, mentre è necessaria una partecipazione più attiva delle donne in tutti gli ambiti ecclesiali. La loro prospettiva è indispensabile nei processi decisionali e nell’assunzione di ruoli nelle diverse forme di pastorale e di missione. Dai contributi delle Conferenze Episcopali emergono richieste concrete tra cui: la promozione di spazi di dialogo nella Chiesa, in modo che le donne possano condividere esperienze, carismi, competenze, intuizioni spirituali, teologiche e pastorali per il bene di tutta la Chiesa; un più ampio accesso a posizioni di responsabilità nelle Diocesi e nelle istituzioni ecclesiastiche, in linea con le disposizioni già esistenti; un maggiore riconoscimento e un più deciso sostegno alla vita e ai carismi delle Consacrate e il loro impegno imposizioni di responsabilità; l’accesso alle donne a posizioni di responsabilità nei Seminari, negli Istituti e nelle Facoltà teologiche; l’aumento del numero delle donne che svolgono il ruolo di giudice nei processi canonici. E arriviamo a oggi con Papa Leone XIV che ha nominato suor Tiziana Merletti come Segretaria del Dicastero per gli Istituti di vita consacrata e le Società di vita apostolica. La nomina è significativa anche perché il Dicastero è guidato da un’altra donna, suor Simona Brambilla. Concludendo: il ruolo della donna nella religione e nella società si pone sicuramente come un problema da studiare per consentire il giusto riconoscimento al mondo femminile e ammortizzando il peso che questa nuova prospettiva e questi nuovi equilibri hanno già e ancora si svilupperanno sul mondo maschile”. L’apprezzamento per la relazione è stato manifestato dai presenti con un lungo applauso. Infine, la conclusione con la conviviale nella mensa della solidarietà con i piatti accompagnati dagli ottimi vini della cantina Tre Castelli. (O P)













