MATTINATA DI SPIRITUALITA’ DEL SERRA CLUB DI TARANTO

Nella mattina di venerdì 6 febbraio noi Serrani tarantini ci siamo incontrati presso il Seminario Arcivescovile “Poggio Galeso” per trascorrere alcune ore di spiritualità, guidati, con la consueta profondità e sapienza, dal nostro assistente Don Francesco Maranò.

Dopo uno ricco spuntino, offerto dalla generosità della Presidente Maria Cristina Prampolini Scapati e della socia Santina Scarcella, abbiamo partecipato ad un’altrettanto ricca riflessione spirituale sulla Parola di Dio, tenuta nella Cappella riservata ai seminaristi.

Diverse pregevoli opere pittoriche di Don Gianluigi Marzo, tappezzano le pareti della Cappella e i corridoi del Seminario. Questo sacerdote-artista, incardinato nella diocesi di Ugento Santa Maria di Leuca (LE), è Direttore dell’Ufficio dei Beni Culturali e del Museo diocesano, Parroco della Chiesa dedicata alla Natività della Beata Vergine Maria di Tricase. Molte sue rappresentazioni a carattere religioso sono presenti in varie Chiese e Cattedrali, addirittura in Francia, oltre che a Milano, nel Salento . . . e nel Seminario di Taranto.

Il nostro assistente spirituale ci ha commentato un dipinto dell’artista, presente nella Cappella, raffigurante il momento del ritorno del figliol prodigo, come comunemente è nota la celebre parabola , ma che sarebbe più significativo e corretto, dal punto di vista esegetico e teologico, definire la parabola del Padre misericordioso. Questa denominazione fa emergere la centralità della figura del Padre, vero protagonista che incarna l’Amore incondizionato e il Perdono di Dio.

La nostra prima riflessione, su invito di don Francesco, si è concentrata sull’osservazione dei vari particolari dell’opera: in primo piano, al centro, campeggia la figura del Padre che avvolge in un abbraccio liberatorio il figlio ritrovato, ma l’artista non ha tralasciato di rappresentare anche situazioni e personaggi significativi per il contesto nel quale avviene questo incontro.

Così si nota in secondo piano, molto in lontananza, in fondo sulla destra, la figura del fratello maggiore di ritorno dal lavoro nei campi, stupito e sorpreso nel vedere quell’abbraccio, ma anche fortemente contrariato per l’accoglienza regale ordinata ai servi dal padre per il fratello fedifrago.

Don Marzo non ha mancato di inserire nell’opera, sulla sinistra, la figura di Gesù intento a predicare ad un piccolo gruppo di persone, il cui atteggiamento simboleggia il modo in cui l’umanità di ogni tempo accoglie la Sua Parola: ci sono i semplici e gli umili che con animo puro sono pronti ad ascoltarLo con entusiasmo, ma anche i sapienti, i Dottori della Legge, sempre diffidenti e guardinghi verso i Suoi insegnamenti, presentati dall’artista in atteggiamento critico e arrogante. La rappresentazione pittorica si conclude, sulla destra, ponendo in evidenza un servo che trascina un vitello da cuocere per il banchetto e un dignitario che porta su un vassoio il vestito e l’anello regale, entrambi da riconsegnare al figlio per la dignità riacquistata.

L’attenta osservazione dei particolari del quadro ha preceduto la lettura collettiva del passo del Vangelo di San Luca, di cui Don Francesco ha sottolinea la profondità e l’attualità per ciascuno di noi perché ci suggerisce una revisione della nostra vita imperfetta, ma sempre accompagnata e sostenuta dalla Misericordia Divina. “La Parola” di Dio, se mettiamo da parte “le parole” del mondo, dice sempre qualcosa alla nostra vita.

Il Vangelo di San Luca, in particolare le tre parabole della Misericordia, ci spinge a rivedere i nostri comportamenti e ci trasforma solo se ci lasciamo illuminare dalla Fede e se chiediamo il dono della Conversione.

Noi riceviamo il perdono dal Padre perché vuole che il Suo stile misericordioso sia anche il nostro. La Conversione, cioè il desiderio di ritornare a Lui che è “La Misericordia”, dev’essere il nostro bisogno primario.

La Benedizione di Dio, attraverso le mani di don Francesco, ci ha fatto tornare a casa con la consapevolezza di essere tutti peccatori, amati incommensurabilmente da un Padre misericordioso che, col Suo abbraccio, ci fa prendere coscienza del Suo Perdono e, conseguentemente, della necessità di un pentimento perfetto che ci renderà capaci di perdonare per poter essere perdonati.

Teresa Catanese