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Club di Prato. Incontro di novembre.

Giorno 8 novembre 2022 noi soci serrani ci siamo ritrovati presso la Chiesa di San Fabiano (all’interno del Seminario Vescovile) per la Santa Messa che è stata celebrata dal nostro Cappellano Monsignor Daniele Scaccini e concelebrata da Monsignor Basilio Petrà. All’inizio della Messa il Tesoriere ha letto i nomi dei soci serrani defunti e quest’anno sono stati ricordati Monsignor Virginio Fogliazza(1933-2012) , che contribuì alla nascita del Serra Club a Prato nel 1981, il vescovo emerito Monsignor Gastone Simoni (1937-2012) e Monsignor Pietro Fiordelli(1916-2004) che ha guidato la diocesi per 38 anni dal 1954 fino al 1992.
La memoria dei serrani defunti ci fa capire che seppure hanno lasciato questa vita terrena sono in Comunione con Dio e sono vivi in mezzo a noi spiritualmente. Ma da vivi sono stati veri testimoni, dimostrando e custodendo il dono serrano ovvero la preghiera ed il sostegno delle vocazioni sacerdotali.
Dopo la Messa ci siano spostati nel refettorio per la cena e dopo è stata riconfermata all’unanimità la presidente in carica Alessandra Pagnini per il prossimo l’Anno Sociale 2023-2024 oltre a quello presente con l’attuale Governatrice del Distretto 71 del Serra Club Elena Baroncelli. Lavoriamo bene per un buon club con la speranza di un ricambio generazionale così il nostro Serra Club possa andare sempre avanti.
Marco Giraldi-Vicepresidente delle Rispettive Comunicazioni Sociali del Serra Club di Prato 534 che appartiene al Distretto 71 ovvero la Regione Toscana Nord/Sardegna

La Chiesa e l’arte

Siamo tutti ben consapevoli come nell’approccio personale ad un’opera d’arte, qualunque essa sia, non ci si debba fermare alla sola e vaga impressione che essa sa suscitare nei primi istanti di visione o di ascolto. All’inizio, infatti, prevale in ciascuno di noi il giudizio prettamente estetico e, comunque, sempre soggettivo: mi piace… non mi piace; è bella… è brutta. Considerazioni inevitabilmente superficiali, non meditate, frutto della dimensione puramente “sentimentale” del momento, senza l’indispensabile e ponderata “razionalità”. Sappiamo, altresì, che un avvicinamento più riflessivo e documentato all’arte rechi con sé innumerevoli sfaccettature, di solito sempre positive e arricchenti. Un’opera può essere sviscerata dal punto di vista storico (per ciò che rappresenta), dal punto di vista filosofico (esempio Rembrandt), antropologico, pedagogico, metafisico (esempio i dipinti di Hieronymus Bosch o di René Magritte), paesaggistico (i pittori “vedutisti” e “arcadici” tra XVIII e XIX secolo), per la storia del costume, per l’architettura, la geometria… e, ovviamente, la teologia e la fede. Ed è su quest’ultimo aspetto che desideriamo concentrare queste semplici e, certamente, non esaustive considerazioni.

Una piccola digressione, scevra da vena polemica. Chiunque tra noi abbia la fortuna di varcare la soglia di un museo, di visitare una città, di ascoltare musica (generalmente classica), non potrà non notare come la maggior parte della produzione artistica, soprattutto del passato, sia di matrice prettamente religiosa. I nostri musei di arti visive, ad esempio, sono stracolmi di quadri e statue a soggetto principalmente sacro. Nelle grandi pale d’altare, come nei più dimessi quadretti prodotti per la devozione privata o familiare, campeggiano Madonne, Santi in gloria, episodi biblici o della vita del Signore e dei martiri. Perché oggi, nella nostra società contemporanea, multietnica, multiculturale e multireligiosa, abbiamo scientemente deciso di non voler riconoscere le nostre indubbie “radici” culturali e religiose? L’accoglienza dell’altro non implica necessariamente il disconoscimento di se stessi, della propria tradizione, dei propri riferimenti culturali, della propria fede. Non si impone nulla ad alcuno, si è semplicemente se stessi, sempre comunque disposti ad accogliere ciò che di buono, di bello, di nobile e di universalmente valido riscontriamo negli altri, come ben sottolineano diversi documenti del Concilio Vaticano II.

Quindi, iniziamo la riflessione con un semplice quesito: perché la Chiesa, nel corso dei secoli, ha sempre promosso, incoraggiato e sostenuto le arti e gli artisti? L’immediata e più scontata e forse banale risposta potrebbe essere così formulata: perché nell’arte si è individuata la prima e più facile espressione del prestigio, del potere e del fasto. Certo, se pensiamo alla vasta e straordinaria produzione artistica rinascimentale queste considerazioni e sentimenti di natura prettamente “mondana” appaiono più che avvalorati. Non può essere sottaciuto o celato il fatto che i papi, soprattutto del tardo Quattrocento e del Cinquecento, abbiano visto nell’arte una splendida occasione per avvalorarsi alla stregua degli altri monarchi e delle altre potenze “mondiali” all’epoca in auge, soprattutto europee. Il circondarsi di opere preziose e belle denotava e connotava il prestigio raggiunto, il potere economico acquisito, una sorta di “status symbol” dalla forza eloquente e universalmente riconosciuta, oltre che, ovviamente, la ricerca personalistica dell’agio o del benessere del proprio clan familiare (si pensi, ad esempio, ai giustamente contestatissimi Borgia). Dobbiamo però ammettere che questa sete “mondana”, sicuramente non evangelica e da molti punti biasimevole, ha concesso e regalato all’umanità opere di straordinario ingegno artistico.

Di seguito sono offerti alcuni semplici spunti di riflessione; umili considerazioni senza pretesa di completezza o esaustività; mentre ringrazio di cuore della benevola attenzione.

Mi preme, dunque, concentrare l’attenzione sulle motivazioni più nobili che hanno spinto la Chiesa, nel corso del tempo, a incoraggiare l’arte in tutte le sue espressioni.

  1. LA DIMENSIONE “ESTETICA”. Nel Libro della Genesi ci viene comunicato come sia lo stesso Signore a compiacersi della propria Creazione, ad ammirare l’uomo come realtà inizialmente buona e positiva perché da Lui direttamente voluto: “Fatto simile a noi”. Dio conferisce all’umanità il suo stesso “potere” creativo, segnato unicamente dal limite inerente alla propria condizione di creatura e non di Creatore. Dio crea cose belle e buone e l’uomo, analogamente, è chiamato ad elaborare ciò che gli è stato affidato dal Signore producendo, anch’egli, realtà belle e buone.

Fin dall’origine, dunque, la dimensione “artistico/creativa” dell’uomo è vocata (“chiamata”) ad esercitarsi ed esprimersi ai suoi massimi livelli. L’uomo deve produrre il bello e il buono, non solo l’utile, perché ciò che è bello e buono è richiamo a Dio, fa riferimento a Lui e al Suo mondo, avvicina la condizione umana a quella divina, aiuta ad elevare lo spirito, la mente e il cuore alla dimensione eterna, trascendente, intramontabile… In altre parole: ciò che di bello produciamo ci avvicina al Sommo Bello; ciò che di bene facciamo ci avvicina al Sommo Bene e, analogamente, se facciamo il male ci allontaniamo da ciò che è Sommo in ciò che è meglio, ci distanziamo da Dio. L’Umanità che ripudia Dio, secondo quanto ci vien sempre riferito nel Libro della Genesi, non trova la propria emancipazione dal Signore ma si allontana da Lui: il Creatore diventa un estraneo; l’io personale si “ammala” di egoismo; l’altro non è più da amare ma da accusare; la natura si ritorce contro… In sintesi: la Chiesa ha voluto si producessero cose belle perché il bello è un forte richiamo a Dio e eleva lo spirito e l’anima umani all’orizzonte dell’eterna Bellezza.

  1. LA DIMENSIONE “CATECHETICO – PEDAGOGICA”. È indubitabile come, soprattutto nel passato, si rendesse indispensabile veicolare i messaggi più alti e nobili della fede e la conoscenza delle “verità fondamentali” attraverso mezzi che fossero immediatamente alla portata di tutti, non solo delle persone colte che, come sappiamo, erano una sparuta minoranza. Il popolo, come ancor oggi tutti noi, andava “nutrito” della Parola di Dio, una parola che poteva, dai più, essere solo ascoltata ma non letta. Un’occasione in più era evidentemente offerta dalla produzione delle immagini. Nel Medioevo molte chiese della nostra Penisola erano interamente ricoperte di affreschi murali, non solo raffigurazioni del Signore, della Vergine Maria o dei Santi ma, anche, di molti riquadri entro i quali erano raffigurati, in modo plastico, i principali avvenimenti dell’Antico e del Nuovo Testamento come, anche, della vita della Madonna o dei martiri.

Ne sono ancor viva testimonianza di ciò alcune antiche chiese campestri medievali o tardo medievali presenti sulla catena alpina, anche piemontese (esempio lampante in tal senso è la parrocchiale di Elva, sulle montagne cuneesi – XV/XVI secolo). A livello nazionale possiamo pensare al meraviglioso ciclo di affreschi sulla vita di San Francesco presente nella Basilica Superiore di San Francesco ad Assisi, opera del sommo Giotto (XIII secolo). Allo stesso Giotto si deve la Cappella degli Scrovegni di Padova. Meno noti, ma di straordinario valore artistico e iconografico, le decorazioni della chiesa Collegiata di Santa Maria Assunta nello splendido borgo medievale toscano di San Gimignano (Antico e Nuovo Testamento, Giudizio Universale, Storie della vita di San Nicola, Santi vari…). Di questa mentalità catechetico/pedagogica è segno, inequivocabile, ciò che si attua nella maggior parte delle chiese parrocchiali della nostra Penisola a partire dalla fine del XVI secolo. Mi riferisco alla strabiliante diffusione delle compagnie laicali della Beata Vergine del Rosario. Il 7 ottobre 1571 la coalizione degli stati e dei regni cattolici, sotto l’egida del Papa, fermò, durante una straordinaria battaglia navale a Lepanto (Grecia), l’ormai inesorabile avanzata di conquista territoriale turco/musulmana dell’Europa. La vittoria cristiana fu attribuita dal papa San Pio V, Alessandrino, all’intercessione della Vergine Maria, invocata come Regina del Rosario. Da qui il nascere e l’incrementarsi sensibilmente della devozione alla Madonna, il sorgere in quasi ogni paese delle associazioni popolari del Rosario, l’innalzarsi di chiese e oratori pubblici e privati, cappelle laterali e sacelli in onore della Madre di Dio. Gli altari vengono adornati da splendide pale riproducenti la Madonna e il Bambino intenti a consegnare a San Domenico di Guzman e a Santa Caterina da Siena le “mistiche” corone del Rosario.

Nelle molte comunità del sud Piemonte maestri indiscussi di raffinatezza in tali raffigurazioni furono i noti pittori Guglielmo Caccia (1568-1625), detto il “Moncalvo”, e la figlia Orsola Maddalena (1596-1676). Risulta interessante notare come in tali quadri d’altare siano anche raffigurati, in diverse e fantasiose disposizioni, i quindici Misteri. Lo scopo era evidente: aiutare i fedeli, durante la preghiera, a concentrare l’attenzione sul Mistero enunciato ponendo, sotto gli occhi di tutti, l’immagine visiva del Mistero stesso. Ecco una testimonianza ulteriore di come la Chiesa ha e avesse a cuore l’insegnamento, la catechesi, la preghiera comunitaria o personale… sostenendo e facilitando il fedele anche con aiuti di tipo “visivo” e “tangibili”.

  1. LA DIMENSIONE “DEVOZIONALE”. Fine ultimo della Chiesa è che l’uomo trovi la sua giusta armonia con Dio, con se stesso, con i fratelli, con il creato. In questa continua e ininterrotta ricerca, un posto rilevante è da attribuirsi alla devozione o, come un tempo si diceva, alla “pietas”. L’arte sacra, con la dolcezza delle sue raffigurazioni (si pensi alle sublimi e algide Madonne di Raffaello, tanto per citare un sommo maestro) e con la maestosità delle sue composizioni cromatiche, scultoree o musicali, è chiamata ad elevare lo spirito, riscaldare i cuori, infondere sane emozioni, orientare e spingere al bene (“Caritas Christi urget nos!”), indicare il cammino e la meta ultima (la “Casa del Padre”). Ciò avviene attraverso il costante ed intimo percorso “devozionale” di ciascuno di noi. Contemplare un’opera d’arte sacra dovrebbe aiutarci a riflettere sul senso del nostro vivere, sull’orientamento che stiamo imprimendo all’esistenza… in una parola suscitare un atteggiamento “orante”. Le opere artistiche religiose sono state prodotte, dai grandi e celebri come dai più umili o sconosciuti autori, per suscitare la devozione e la preghiera. Chi di noi non ricorda di essersi raccolto innanzi ad una statua mariana custodita in un grande santuario o all’interno di una semplice e dimessa chiesa campestre “trasudante” intima spiritualità? Chi non rimpiange, magari ritornando con la mente alla propria infanzia, le semplici, umili e incerte preghiere di un fanciullo innanzi ad un quadretto sacro nella propria casa o, forse, all’asilo, qualora avesse frequentato le scuole rette dalle suore? Chi non ha mai rammentato le care immagini sacre della propria chiesa parrocchiale quando è stato costretto, dalla vita o dalle circostanze, a stare lontano dal proprio paese natio?

Club di Caltagirone. Festa di Maria Bambina presentata al Tempio Patrona del Seminario diocesano.

Domenica 20 Novembre u.s. festa di Cristo Re, nella Chiesa di San Bartolomeo annessa al Seminario, in occasione del triduo in preparazione della festa di Maria Bambina presentata al Tempio, patrona del Seminario diocesano di Caltagirone, i soci del Serra Club hanno partecipato, assieme ai familiari dei seminaristi, alle zelatrici ed ai zelatori del seminario alla celebrazione eucaristica presieduta da S. Em.za Il Cardinale Gianfranco Ghirlanda Rettore Emerito della Pontificia Università Gregoriana di Roma. Il porporato nell’omelia ha evidenziato che il vangelo ci presenta Cristo Re non assiso su un trono, bensì su una croce.
Staccarlo dalla croce, come vorrebbero fare tanti, significherebbe trasformarlo in uno dei tanti idoli di cui è popolata la nostra esistenza. La regalità di Cristo non sta nel farsi servire, ma nel servire. Gesù con il sacrificio della croce ha manifestato il suo amore per tutti, per ciascuno di noi, per le nostre storie di gioie e di sofferenze. Concludendo l’omelia il porporato ha spronato i seminaristi all’impegno costante in modo da divenire sacerdoti secondo il cuore di Cristo. Al termine della celebrazione il Rettore del Seminario Don Salvo Luca ha espresso ringraziamenti e gratitudine al Cardinale Ghirlanda per la sua presenza ed inoltre ha ringraziato il Serra Club, le zelatrici, i zelatori ed i familiari dei seminaristi per il sostegno, soprattutto con la
preghiera, ai nostri giovani che si preparano al sacerdozio ministeriale.

Mario Amore

1° Concorso di Musica sacra per seminaristi. I video dei premiati

1° premio Coro polifonico del Seminario Arcivescovile di Genova: Emanuele Morasso, Emanuele Mantaldo, Jacopo Luciani, Gabriele Barbieri, Andrea Macchiavello, Davide Pone. Samuele Bragazzi: Direttore.

2° premio ex aequo Enrico Venezia, seminarista del Pontificio Seminario Interregionale Campano di Posillipo

2° premio ex aequo Alessandro Aquino, seminarista del Pontificio Seminario Interregionale Campano di Posillipo

 

 

 

 

Parte il “Progetto AUXILIUM…due”. L’appello del Presidente della Fondazione e della Presidente del CNIS

Fotogallery della premiazione del 1° Concorso di Musica sacra per seminaristi

Club di Grosseto. Ammissione agli Ordini di Zeno, Claudio e Andrea

Quando incontriamo per la prima volta un ragazzo che risponde affermativamente alla chiamata del Signore e vuol sperimentare e vivere l’esperienza del Seminario, noi ci sentiamo il cuore pieno di gioia e attendiamo trepidanti il passare del tempo perché lui stesso verifichi che il cammino intrapreso sia quello giusto.
L’“eccomi” che Maria, gli Apostoli e prima di loro Abramo pronunciarono in risposta alla chiamata di Dio si rinnova e rivive nei nostri giovani, nel caos di un’epoca piena di disvalori e nella quale l’amore e l’altruismo sembrano scomparsi o assopiti. Con loro, al di là dei problemi inevitabili che la vita presenta, si respira un’aria diversa, una fresca ingenuità che non è sprovvedutezza ma un modo sereno di affrontare il mondo e la vita.
Così, i nostri tre seminaristi, Andrea Bussi, Zeno Bonato e Claudio Bianchi, venuti da esperienze di studi e di vita diversi, il 19 novembre 2022 nella Cappella del Seminario davanti al Vescovo Giovanni Roncari hanno chiesto l’ammissione agli Ordini. Una cerimonia semplice e dolcemente commovente.

A loro va tutto il nostro affetto e l’augurio di realizzare il bellissimo progetto che in tutta libertà e serenità hanno scelto e che è quello di dedicare la propria vita a Dio e agli altri.
Che il Signore li accompagni e Maria, che sperimentò la grandiosità della sacra maternità, sia sempre loro vicina per sostenerli nei bui momenti e nelle gioie che la vita gli offrirà.

Maria Cristina Maccherini Senatore
Presidente Club di Grosseto

Il Distretto 73 inizia i lavori in concomitanza con l’apertura dell’anno sociale del Club di Matera

I soci del Serra Club International Italia si sono ritrovati sabato 22 ottobre, nel salone degli Stemmi del Palazzo Arcivescovile, per il convegno distrettuale del Distretto 73 di Puglia e Basilicata sul tema “Col sangue versato sulla croce pacifico” il cielo e la terra. Il perdono e la pace a partire dall’uomo” e  per l’apertura dell’anno sociale del club di Matera.

Sono intervenuti Monsignor Pino Caiazzo, Arcivescovo della Diocesi di Matera-Irsina, la Presidente del Serra del Club di Matera, Margherita Lopergolo e la Governatrice del distretto 73 di Puglia e Basilicata, Milena Caldara Mastroserio.

Al termine del Convegno si è svolta la celebrazione eucaristica presieduta da Monsignor Pino Caiazzo nella Cattedrale della Madonna della Bruna e Sant’Eustachio di Matera.

 

A Taranto conversazione sul pensiero trinitario quale fonte di nuove relazioni

Scegliere “Il pensiero trinitario” come argomento per una conversazione non è né semplice né scontato anche se la platea è costituita da un pubblico preparato come è quello del Serra Club. La provocazione iniziale nasce dalla presentazione del “Manifesto” del teologo Piero Coda che apre un cantiere di ricerca sull’ontologia trinitaria. La riflessione offerta dalla relazione del prof. Luigi Ricciardi, docente di filosofia e teologo, ha mostrato come un’esperienza autentica di fede ritrova nel Mistero infinito dell’Amore trinitario un impatto culturale e sociale che consente di “ripensare il pensiero”. Si tratta di ripercorrere l’esperienza di camminare insieme ascoltandosi, svuotandosi dal sé per far posto all’altro ed accoglierlo nella sua interezza.

Ricciardi ci ha coinvolto in una rilettura della tradizione di pensiero maturata nella patristica, rinnovata dal Concilio Vaticano II, che ci ha consentito di approfondire il significato decisivo e generativo della Relazione. Se dal Medioevo ai giorni nostri i mistici sono stati i testimoni dell’insondabile discernimento della Verità dell’E/essere, non possiamo sottrarci all’urgenza dettata dalla complessità del reale, che ci chiede di cogliere i legami, le interazioni reciproche, i fenomeni multidimensionali , affinchè sia una visione circolare a reggere la Storia. Sostituire al rapporto dialogico che si confronta nei termini di aut…aut, un’apertura autentica in cui le parole costruiscano una trama di relazione profonda e generativa di comprensione e reciproca disponibilità è la base su cui filosofia e teologia ritrovano una sintonia dispersa nel XX secolo e capace di una nuova chiave di lettura e prospettiva metodologica.

Grande è stato l’interesse suscitato da un racconto punteggiato da episodi di storia, di poesia, di espressioni pittoriche, tutte al servizio del Mistero che si realizza nel sovrabbondante, cosmico, Amore Trinitario. Molti ed interessanti gli interventi che hanno accolto l’invito a trarre dal “Manifesto” un itinerario da vivere e condividere nella ricerca del bene comune. Un grande grazie al relatore e alla presidente Maria Cristina Scapati per l’incontro davvero speciale che ci ha coinvolti in questo mese di ottobre.

Maria Silvestrini

 

Club di Oppido Mamertina-Palmi. Presentato a Gioia Tauro il saggio di Antonio Leonardo Montuoro sulla Profezia del Santo Graal

La Profezia del Santo Graal di Antonio Leonardo Montuoro è un saggio di grande interesse ed estremamente intrigante.

L’opera è divisa in due parti.

Nella prima parte l’autore racconta la ricerca del Santo Graal, documentando il ritrovamento del Sacro Calice, reso possibile grazie all’intervento di papa Giovanni XXIII che, nel 1963, esortò l’archeologo Antonio Ambrosini a recarsi in Egitto presso un monastero copto, per farsi consegnare il Santo Graal, una opalina di vetro, insieme alla boccetta, sempre in opalina di vetro, che Giuseppe d’Arimatea usò sul Golgota per raccogliere il sangue di Cristo, morto sulla croce e trafitto dalla lancia di Longino.

Anche papa Giovanni Paolo II volle nelle sue mani il Santo Graal, inviando l’amico devoto, Don Luigi Verzè, presidente della fondazione San Raffaele, a ritirarlo presso l’Ordine dei Cavalieri Templari. Il papa volle il Calice nell’anno 2000, per celebrare una prova divina durante una Santa Eucaristia, in occasione del suo viaggio a Gerusalemme.

L’identico Calice è raffigurato nella più antica basilica cristiana di Roma, ulteriore segno che il calice è quello originale. Molti e convergenti fatti e circostanze, avvalorano l’autenticità del Calice. Ma la parte ancor sorprendente è l’aver intervistato l’ultimo dei Cavalieri crociati, attuale custode del Santo Graal. Un Cavaliere che risponde a domande pertinenti ed attuali, rivelando il mistero del Santo Graal e la storia di fede che attraversa il mistero del calice che rappresenta l’alleanza tra il cielo e la terra, tra Cristo e il suo popolo.

Si ricostruisce la custodia nei secoli del Santo Graal, analizzando cosa accade nell’ultima cena. Tra le leggende del Graal si racconta quella di Pietra Cappa, una storia intrigante e fantasmagorica.

Questa prima parte della Profezia del Santo Graal si conclude con l’intervista al Custode che annuncia, a breve, una esposizione universale del sacro Calice, affermando che, questi che stiamo vivendo, sono gli ultimi tempi annunciati nelle Sacre Scritture.

Nella seconda parte dell’opera, l’autore analizza , con la tecnica della Teo Intelligence, materia oggetto di tesi presso il Master di II livello in Intelligence all’Università della Calabria ,il percorso della Fine dei Tempi descritto nelle sacre scritture. La figura centrale dell’Anticristo viene analizzata in tutte le sue odiose sfaccettature.

Dalla storia della Chiesa del dopo Concilio vaticano II, si ripercorre la vita degli ultimi pontefici, attraversata da crisi e abomini, dentro e fuori le sacre mura vaticane, fino a giungere ai mea culpa degli ultimi papi. Gli scandali della chiesa nel mondo, vengono analizzati nei dettagli. Dalla denuncia del Fumo di Satana di Paolo VI alle Forze Oscure combattute dal papa Wojtyla, arrivando ad analizzare e svelare fatti e misteri ancora sconosciuti sulla morte di papa Luciani, ricostruendo, in un filo logico e documentato, le vicende che si intrecciano nella vita della Santa Sede e che si ripercuotono, inesorabilmente, nelle trame del mondo. La Mafia di San Gallo, l’olocausto dei bambini nativi canadesi, la mancata visita a Roma della regina Elisabetta II ed il ruolo di Barak Obama e Hillary Clinton sono alcune delle vicende affrontate nel libro. Tutte rientrano nelle trame vaticane, subdolamente studiate, per portare allo sfinimento fisico papa Benedetto XVI, sfociate nelle sue conseguenti dimissioni per “ingravescente Aetate”. Inoltre vengono analizzati anche, i comportamenti dei filantropi mondiali, tra questi il più discusso e discutibile, Geroge Soros, convinto sostenitore della teoria filosofica dell’Open Society Globalizzata, da lui alimentata con ingenti donazioni elargite a varie fondazioni sparse per il mondo.

Il Terrorismo, le mafie e le sette sataniche, vengono analizzate con la tecnica della Teo Intelligence per comprendere il vero e occulto disegno del Nuovo Ordine Mondiale satanico e anticristiano, conteso tra più organismi occulti, ognuno con interessi diversi, ma tutti convergenti al vertice.

La scuola magica egizia e la scuola esoterica cabalistica, sfociate nelle sette a sfondo satanico, portano sulle tracce della Piramide rovesciata del Louvre, al mistero nascosto nelle sue viscere, alimentate da un percorso monumentale, esoterico, che, da dentro Parigi si snoda fino al mastodontico complesso di Cergy-Pontoise. Un’analisi che mette in risalto i particolari ed i dettagli delle geometrie mistiche e segrete usate e mai svelate prima.

Tre sono le domande che il mondo della Teo Intelligence risponde:

“Siamo alla fine dei tempi biblicamente descritti? Non siamo alla fine? Siamo in una artificiosa e pilotata fine?”

Un Armageddon che non è Megiddo, il luogo fisico che domina la valle di Jezreel in Israele, per lo scontro biblico tra le nazioni contro Dio, ma è, verosimilmente, la situazione mondiale che vede quelle nazioni corrotte, radunate per l’ultimo attacco contro la sovranità di Dio, per raggiungere il loro potere dittatoriale nel progetto malsano di un Nuovo Ordine Mondiale Anticristico.

Ma, la battaglia finale sarà a lieto fine, e il vincitore sarà solo ed esclusivamente Gesù Cristo.

L’intrigante saggio è stato presentato sabato pomeriggio a Gioia Tauro presso la casa Del Laicato.

L’evento è stato fortemente voluto e organizzato dal Serra Club Oppido Mamertina- Palmi e si è aperto con l’intervento della presidente Antonietta Bonarrigo, la quale dopo i saluti iniziali, ha sottolineato l’importanza dell’evento per la particolarità della tematica affrontata

La dott.ssa Bonarrigo si è poi soffermata sul Serra, “Movimento laicale cattolico impegnato a promuovere la cultura cristiana e la formazione dei giovani, ma soprattutto a sostenere le vocazioni religiose, di quanti cioè hanno scelto di fare della propria vita un dono agli altri; il Serra realizza questi obiettivi attraverso un vasto programma di azioni e progetti che vengono sviluppati nel corso di ciascun anno sociale”.

Subito dopo la dott.ssa Caterina Sorbara ha tracciato il profilo dell’autore: giornalista, vaticanista, ma anche un Cavaliere dell’Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme e un Ministro dell’Ordine Francescano Secolare. Un esperto e conoscitore delle alte sfere vaticane, dove ha potuto attingere alle conoscenze riservate e dirette, accedendo a documenti riservati che gli hanno consentito la stesura del saggio.

A seguire il dott. Maurizio Di Profio Commendatore Ordine Equestre Santo Sepolcro di Gerusalemme, ha dialogato con l’autore, soffermandosi sulle principali tematiche del saggio.

L’evento è stato intervallato dall’esecuzione di celebri brani musicali dei maestri Fedele e Serena Accurso e dalle letture di alcune pagine dell’opera, da parte delle socie del club Maria Di Giacco e RosaMaria Buda.

Numeroso il pubblico presente tra cui il vice sindaco di Gioia Tauro Carmen Moliterno, autorità dei Club Lions e Rotary presenti sul territorio, la Presidente della Fidapa di Palmi Anna Pizzimenti e rappresentanti del mondo dell’associazionismo.

Caterina Sorbara