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Distretto 77. Passaggio di consegne al nuovo Governatore

Caltagirone, sabato 19 giugno 2021. Si è svolto il Convegno distrettuale per la proclamazione del nuovo governatore Distretto 77 Sicilia-Calabria nella persona di Michele Montalto del Serra Club di Catania. Dopo tanti mesi di lock-down, la riunione ha visto la partecipazione dei rappresentanti dei diversi Serra Club della Sicilia e della Calabria che si sono incontrati presso il salone del Vescovado, accolti da S.E. Mons. Calogero Peri O.F.M.Cap. e dal notaio Gaetano Cammarata, presidente del club di Caltagirone.

Ha aperto i lavori il presidente del Serra di Caltagirone, notaio Gaetano Cammarata, porgendo un saluto da parte dei soci calatini ha fatto un breve resoconto delle attività fatte, malgrado il covid, dal suo Club.

Ha preso quindi la parola la Governatrice uscente, Mariuccia Lo Presti, che ha innanzitutto comunicato che la commissione nomine ha indicato quale Governatore eletto il Notaio Gaetano Cammarata ed ha chiesto l’approvazione dell’assemblea che si è espressa all’unanimità con voto favorevole. Ha quindi svolto la relazione delle attività realizzate durante il suo mandato, prolungato per via della pandemia, comunicando infine la concessione della charter al neo club di Oppido Mamertina-Palmi, che verrà formalizzata con la consegna della stessa, fissata per il prossimo 31 luglio.

È seguita l’interessante e profonda riflessione del vescovo di Caltagirone Calogero Peri  sul modo di interpretare le encicliche di Papa Francesco ancorandosi anche alle conclusioni del Concilio Vaticano II ed alle intuizioni profetiche del Santo Papa Giovanni XXIII.

È seguito il passaggio delle consegne tra Mariuccia Lo Presti ed il neo governatore Michele Montalto che presa la parola dopo avere ringraziato Mariuccia per la brillante gestione del Distretto ha brevemente illustrato le linee programmatiche con cui intende gestire il Distretto.

Passati nella vicina Cattedrale Mons. Peri prima di iniziare la celebrazione della Santa Messa ha illustrato la storia della Cattedrale soffermandosi, in particolare, sulle novità da lui apportate con nuovi mosaici, la mensa quadrata, l’ambone a due livelli collocato a destra piuttosto che a sinistra e la nuova Via Crucis con le stazioni dedicate a tutti i comuni della diocesi e per ogni cosa spiegandone le motivazioni ed i riferimenti simbolici.

Dopo la Messa la riunione si è conclusa con la conviviale presso l’Hotel Villa Sturzo (ex seminario estivo).

Chiara Di Grande – Michele Montalto

 

Club di Roma. Chiusura anno sociale e passaggio di consegne

Alla data del 30 giugno si chiude, come da tradizione ormai consolidata, l’anno sociale dei Club del Serra Italia. Una scadenza che ha interessato anche il Serra Club di Roma, con l’incontro svoltosi il 19 giugno, che ha avuto come punto centrale il duplice il passaggio di consegne tra i Presidenti del Club e i Governatori del Distretto 72.

Una giornata di notevole interesse e di grande condivisione, che si è svolta presso la Casa Bonus Pastor del Vicariato di Roma, iniziata con la celebrazione della Santa Messa, officiata dal nostro Cappellano, Mons. Vittorio Formenti, nella Cappella dei Beati Protomartiri romani.... Continua a leggere

 

Cosimo Lasorsa

Fabrizio Gatta, da Uno Mattina al sacerdozio: il conduttore di Rai1 diventerà prete a dicembre

Dalla tv al sacerdozio. Fabrizio Gatta, giornalista di Rai1 e conduttore di programmi come Linea BluLinea Verde e Unomattina Weekend, “da qualche anno il giornalista ha salutato il piccolo schermo per dedicarsi al prossimo, si è laureato in Teologia ed è diventato sacerdote. Don Fabrizio Gatta ‘esercita’ nella città di Sanremo”. A dare la notizia è stato il sito Dagospia.

La decisione di cambiare vita sarebbe arrivata circa sette anni fa. Prima la laurea in Teologia, poi l’ordinazione come diacono a Sanremo e il prossimo 7 dicembre Gatta diventerà ufficialmente prete. Nel 2013, aveva raccontato alla rivista Credere: “Avevo successo, belle auto, belle donne, non mi mancava nulla. Vivevo un po’ quel senso di onnipotenza che ti dà la notorietà. Ma qualcosa mancava”.

Così, dopo quasi vent’anni di carriera, Fabrizio Gatta ha abbandonato giornalismo e conduzione televisiva per intraprendere il cammino sacerdotale.

Fonte: Huffington Post

Foto: GETTY-HP

Un parroco al Serra Club di Livorno

Un parroco al SERRA Club di Livorno

Incontro con Don Tomasz Zurek: “La Polonia cattolica”

Il 7 giugno 2021 è stato veramente bello, dopo un lungo digiuno …potersi incontrare e recuperare dal programma del Serra, rimasto in sospeso per più di un anno, almeno questo incontro conviale “in presenza” con Don Tomasz, sotto il pergolato fiorito del La Barcarola dell’amico e socio Beppino Mancini, con il Presidente Luigi Casale, il Presidente Eletto Edoardo Gambardella ed il Cappellano P. Gabriele Bezzi.

Il Presidente Casale ha dato inizio alla serata presentando il curriculm del relatore, cui è seguita la preghiera e riflessione del cappellano P. Gabriele.

Don Tomasz è dal 2005 amministratore parrocchiale a San Benedetto, chiesa storica nel centro della Livorno popolare di Piazza XX settembre, sempre impegnato con giovani ed anziani, dal Mercato delle Vettovaglie al “Campino” di via Oberdan che cura e guida con passione. Don Tomasz ha già 23 anni di sacerdozio; conosce il club da quando è venuto a Livorno come collaboratore di Mons. Ezio Morosi -Cappellano storico del Serra- alla Parrocchia di S. Maria del Soccorso.

         Ai soci presenti ha donato il libretto “La guida della storia della Polonia 966-2016” e, quasi a volo d’uccello, ha parlato con entusiasmo di alcune tappe dei 1050 anni della storia -cristiana e non- del suo Paese e della più recente storia del secolo scorso: le due guerre mondiali, le dominazioni nazista e comunista, e le persecuzioni contro la chiesa ed i cristiani.

Ha anche evidenziato come proprio nella storia recente la Polonia e l’Italia siano legate come testimoniato dai cimiteri di guerra polacchi di Loreto, Bologna e Montecassino, ove vi è l’inscrizione “Hanno dato l’anima a Dio, il cuore alla Polonia ed il corpo alla terra italiana”. Forse molti di noi non ricordano che anche nel nostro inno patriottico si narra di questo legame, così come recita la quinta strofa accomunando Il sangue d’Italia […] il sangue Polacco]”.

Anche se il tempo è volato, i presenti hanno potuto fare domande su più argomenti: dalle “Fosse di Katyn”, al “Tavolo di concertazione…”, il ruolo del Papa Giovanni Paolo II nella caduta del muro di Berlino e del “sistema” sovietico, gli aiuti economici-politici del Vaticano, degli stati europei e americani. Tomasz ha risposto a tutte queste domande e se non fosse stata l’ora della cena avrebbe continuato volentieri, definendosi un chiacchierone!

Al termine è stata donata a Don Tomasz una ceramica con la effige della Madonna delle Grazie di Montenero, Patrona della Toscana, ed il libro “San Junipero Serra” di Elsa Soletta.

Grazie Don!

 

di Daniela ed Alessandro Bassi Luciani

I giovani nel cuore di Papa Francesco

“I ragazzi hanno la freschezza e la forza per rilanciare i compiti fondamentali assegnati da Dio e diventare così uomini e donne della conoscenza, dell’amore e della carità”. Sono queste alcune delle parole di Papa Francesco rivolte ai giovani, riportate nel recente libro intervista “Dio e il mondo che verrà”, editore Piemme, curato dal giornalista vaticanista Domenico Agasso del quotidiano La Stampa, già noto a noi serrani per avere ricoperto l’incarico di Direttore responsabile della Rivista “Il Serrano” nel 1918. Un insieme di riflessioni per invitarci a trovare il significato nascosto di questo periodo di grande sofferenza per il coronavirus. 

E’ ancora impressa nella memoria di tutti quell’immagine sconvolgente di venerdì 27 marzo 2020, riportata dall’autore sulla copertina del libro, di Papa Francesco vestito di bianco, che, sotto la pioggia, attraversa da solo Piazza San Pietro, in un silenzio assordante per l’assenza di fedeli, per raggiungere il sagrato della Basilica e rispondere al dolore della pandemia con l’universalità della preghiera. Prima la Liturgia della Parola, poi la preghiera dinanzi al Crocifisso di San Marcello al Corso che nel 1522 salvò Roma dalla peste e all’icona bizantina di Maria Salus Populi Romani della Basilica di Santa Maria Maggiore e, infine, l’Adorazione eucaristica e la benedizione Urbi et Orbe.

Nel rimarcare che, anche dopo la cessazione della pandemia, il mondo non sarà più come prima, Papa Francesco rileva che ci aspetta un “tempo di scelte sagge e lungimiranti per il bene dell’umanità”.

Vari i temi toccati nel libro intervista che sta riscuotendo largo successo nelle vendite e, tra questi, una parola d’incoraggiamento del Papa rivolto ai genitori per dedicare più tempo e seminare educazione ai propri figli. Un incoraggiamento esteso anche ai giovani, da sempre nel cuore di Papa Francesco, sin dall’inizio del suo Pontificato, che li ha sempre considerati artigiani del futuro, assetati di verità e appassionati della vita. A questi giovani, l’invito di Papa Francesco a dare maggiore valore al tempo e alla vita, a restare umili senza farsi vincere dalla congiuntura sfavorevole che impone loro di pagare il prezzo più alto della crisi.

Queste le parole pronunciate da Papa Francesco dirette ai giovani: “Aprendosi all’incontro e alla meraviglia, potranno gioire per le bellezze e i doni della vita e della natura, le emozioni, l’amore in tutte le sue declinazioni. Andando sempre avanti per apprendere qualcosa da ogni esperienza, divulgando la conoscenza e amplificando la speranza insita nella giovinezza, prenderanno in mano le redini della vita e, allo stesso tempo, metteranno in circolo la vitalità che farà progredire l’umanità, rendendola libera. Perciò, anche se la notte sembra non abbia fine, non bisogna perdersi d’animo. E, come diceva San Filippo Neri, non dimenticate di essere allegri, il più possibile”.

 

Cosimo Lasorsa

Tutti al Congresso! Lettera del Presidente.

Amici carissimi,

Anche se l’attuale situazione pandemica è notevolmente migliorata, il buon senso ci invita a essere ancora molto prudenti. 

L’amore che ci lega alla nostra associazione deve fare sì che anche se non ci possiamo incontrare fisicamente abbiamo l’opportunità di incontrarci almeno “virtualmente” ed è per questo motivo, anche se con profondo rammarico, che, come avete già appreso dall’ultima newsletter, il Congresso di chiusura del mio mandato si svolgerà sabato 26 giugno in remoto, a breve sarà comunicato il programma della giornata ed il link di accesso.

Ho deciso di tenere il tema che avevo scelto per il Congresso che avrebbe dovuto svolgersi l’anno scorso e poi rinviato causa pandemia proprio perché, in un mondo, come quello di oggi, in cui il Sacro non trova quasi più posto, mi sembrava opportuno riflettere su una questione ancora più profonda: cioè se Dio trova ancora posto almeno nel cuore dell’uomo.

Questi quindici mesi vissuti in maniera che nessuno di noi avrebbe mia lontanamente pensato, ha messo ancora più in rilievo tutto questo. Ha ricordato, in maniera improvvisa e concreta, la dipendenza e la fragilità dell’uomo e in molti si sono sentiti come in un mare in tempesta senza più una meta sicura.

Questo ha ben evidenziato quella crisi del Sacro e quella mia domanda che ha dato origine al tema di questo Congresso: “L’uomo del 3° millennio si chiede ancora chi e cosa sia Dio per lui?”.

 

E, allora, in virtù della realtà che stiamo vivendo, chiediamoci: la pandemia ha fatto ri-sorgere questa domanda negli uomini?

Spesso vorremmo sapere, avere il futuro nelle nostre mani, ma Gesù ci dice: se vuoi seguimi e basta!

Scegliere Dio, scegliere il Vangelo è scegliere un’avventura d’amore.

La nostra vita è fatta di tanti “poco” ma l’importante è non lasciarci prendere dal “poco” che passa, sia esso di gioia o di dolore, ma assaporare la vita in se stessa e viverla come Gesù da figlio e da fratello.

A chi non crede, Papa Francesco ricorda che “Tutti sono figli di Dio e sono guardati da Lui. Anche chi non ha ancora incontrato Dio, chi non ha il dono della fede, può trovare lì la strada, nelle cose buone in cui crede: può trovare la forza nell’amore per i propri figli, per la famiglia, per i fratelli. Uno può dire: ‘Non posso pregare perché non credo’. Ma nello stesso tempo, tuttavia, può credere nell’amore delle persone che ha intorno e lì trovare speranza”.

Con la certezza che saremo in molti, vi abbraccio

Enrico Mori

Maria, Madre delle Vocazioni e San Junipero Serra, pregate per noi

Tema dell’anno sociale 2021/2022

Il discorso della montagna di Carl Heinrich Bloch (1877)

“VIVERE LE BEATITUDINI E’ RENDERE ETERNO QUELLO CHE PASSA. E’ PORTARE IL CIELO IN TERRA”

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Con il Santo Rosario contro l’epidemia

E’ tradizione della Chiesa che il mese di maggio sia dedicato alla Santissima Vergine Maria. Nel celebrare la santità di Maria, la Chiesa la sceglie come immagine di fede nel cammino della vita e fa sì che la nostra esperienza cristiana diventi una forte testimonianza del divino. La conoscenza di Maria serve a far conoscere meglio Gesù. Più si conosce Maria, meglio si comprende e si ama Gesù.... Continua a leggere

Cosimo Lasorsa

“Formare un prete, fibra di forza e di misericordia “. Il Card. Stella presenta la Congregazione per il Clero

Congregazione per il Clero – Il cardinale Stella accanto alla foto di San Giovanni Maria Vianney

Condividiamo il video con il quale S.E. il Card. Beniamino Stella presenta la Congregazione per il Clero, nonché l’intervista rilasciata ad Alessandro De Carolis, giornalista di Vatican News.

fonte: Vatican News

Il “laboratorio” è il seminario, dove non si costruisce solo un intelletto ma specialmente il cuore, la fibra stessa, umana prima ancora che cristiana, dell’uomo chiamato a diventare pastore di anime. Un percorso, quello della formazione sacerdotale, che la Congregazione per il Clero cura con speciale attenzione nel quadro di una attività che abbraccia e amministra tutti gli aspetti della vita di un ministro di Dio nelle sue varie articolazioni, con un bilancio di missione annuo intorno ai 2 milioni di euro (dato 2021). Il cardinale Beniamino Stella, prefetto del dicastero, spiega il lavoro dei suoi collaboratori lungo la strada indicata da Papa Francesco, quella di una Chiesa servita e animata da intelligenze e braccia che fanno rivivere, ovunque nel mondo, la figura del buon samaritano.

La lettera scritta il 4 agosto 2019, in occasione del 160.mo anniversario della morte del Curato d’Ars, rappresenta una piccola “summa” pastorale e spirituale del magistero di Papa Francesco sul sacerdozio; qual è l’identikit del prete che se ne ricava?

Papa Francesco è sempre molto attento ai sacerdoti e al loro ministero. Ad essi infatti ha parlato in diverse occasioni, mettendo in evidenza alcuni aspetti della vita presbiterale. La Lettera per il 160° anniversario della morte di San Giovanni Maria Vianney rappresenta un dono particolare del Santo Padre, il Quale si rivolge ai sacerdoti partendo, in primo luogo, dalla loro stessa esperienza di vita. Leggendo il testo del Papa, sembra che egli “veda” i suoi “fratelli presbiteri”, i quali “senza far rumore” lasciano tutto per impegnarsi al servizio delle comunità e lavorano “in trincea”, esposti alle più varie situazioni, mettendoci “la faccia”, ma senza darsi “troppa importanza, affinché il popolo di Dio sia curato e accompagnato”.

Papa Francesco offre quindi un identikit “esistenziale” del prete. Non parla, infatti, di un sacerdote ideale, che non esiste, ma nella realtà si rivolge alla moltitudine di presbiteri che “in tante occasioni, in maniera silenziosa e sacrificata”, impegnandosi nel “servizio a Dio e al suo popolo”, nell’annuncio del Vangelo, nella celebrazione dei Sacramenti e nella testimonianza della carità, scrivono “le più belle pagine della vita sacerdotale”.  Nonostante i peccati e persino talvolta i delitti di alcuni membri del clero, sui quali il Santo Padre non tace, egli evidenzia che vi sono “tanti sacerdoti che, in maniera costante e integra (…), fanno della loro vita un’opera di misericordia”.

Ecco, proprio la misericordia, dice il Santo Padre, dopo il dono della propria vita, è un’altra “qualità squisita” del prete, che lo configura a Cristo Buon Pastore. Si tratta di un atteggiamento gioioso, che attinge dalla preghiera e dai sacramenti la sua forza, che prende forma nella comunione con il Vescovo e con i confratelli, che si realizza nell’entusiasmo per l’evangelizzazione e che, nella perseveranza e nella “sopportazione”, diventa prossimità e vicinanza “alla carne del fratello sofferente”.

Una ulteriore caratteristica indicata dal Santo Padre è il “coraggio sacerdotale”, che la Ratio Fundamentalis Institutionis Sacerdotalis pone all’interno della necessaria maturità umana richiesta ai candidati agli ordini sacri. Spiega Papa Francesco che il ministero presbiterale non è immune “dalla sofferenza, da dolore e persino dall’incomprensione”, che sono mezzi di configurazione a Cristo, quando sono assunti e integrati nel cammino di fede e di preghiera, mediante il quale il sacerdote, rifuggendo l’accidia – che il Papa chiama “tristezza dolciastra” – resta “davanti al Signore”, il quale ne guarisce il cuore ferito e ne lava i piedi che si sono sporcati con la “mondanità”.

Infine, l’identikit offerto dalla Lettera, descrivendo, senza citarla, l’esperienza di santità del Curato d’Ars, esplicita “due legami costitutivi” dell’identità sacerdotale: quello personale, intimo e profondo con Gesù, e quello con il Popolo di Dio. L’atteggiamento che il Santo Padre propone in conclusione, sull’esempio della Madre di Dio, è la lode. Potremmo dire, riassumendo i tratti di vita sacerdotale presentati nella lettera, che Papa Francesco chiede ai presbiteri di oggi di essere preti del Magnificat.

Per il Pontefice “il rinnovamento della fede e il futuro delle vocazioni è possibile solo se abbiamo preti ben formati”. Che spazio occupano i temi della pastorale vocazionale e della formazione permanente del clero nel lavoro della Congregazione?

La Congregazione per il Clero ha dedicato tempo ed energie alla redazione della Nuova Ratio Fundamentalis Institutionis Sacerdotalis, pubblicata l’8 dicembre del 2016, che, quindi, alla fine del 2021 sarà vigente da un quinquennio. È proprio lo stesso “dono della vocazione al presbiterato, posto da Dio nel cuore di alcuni uomini, che impegna la Chiesa a proporre loro un serio cammino di formazione”. Papa Francesco, incontrando la Congregazione, in occasione della Plenaria del 2014, definiva la formazione come “custodire e far crescere le vocazioni perché portino frutti maturi. Esse infatti sono un diamante grezzo, da lavorare con cura, rispetto della coscienza delle persone, e con pazienza, perché brillino in mezzo al popolo di Dio”. Nella prospettiva della Ratio, la formazione sacerdotale è unica, inizia in Seminario (la Formazione Iniziale), e continua per tutta la vita del sacerdote (la Formazione Permanente).

La Congregazione, quindi, accompagna le Conferenze Episcopali, e talora anche le singole diocesi, nella promozione della formazione, iniziale e permanente del clero. Un’occasione propizia per un dialogo in proposito con i Vescovi dei vari Paesi del mondo è costituita delle periodiche Visite ad limina, un momento nel quale, oltre a trattare diversi altri argomenti relativi alle competenze del Dicastero, viene dato ampio spazio al tema dei Seminari e dei percorsi di formazione permanente del clero. La Congregazione esorta a mettere in atto progetti di formazione e accompagna i cammini iniziati offrendo indicazioni sia di metodo che di contenuto.

La Congregazione, infine, riserva una particolare attenzione alle vocazioni sacerdotali, sollecitando l’istituzione e la promozione nelle singole diocesi, o a livello regionale o nazionale, di appositi Centri, incoraggiando iniziative di preghiera e, infine, sostenendo i Vescovi, quali primi responsabili delle vocazioni al sacerdozio. È convinzione condivisa, infatti, che la presenza nelle comunità di un clero formato umanamente, spiritualmente, intellettualmente e pastoralmente, secondo le note quattro dimensioni presentate da Pastores dabo vobis, contribuirà in modo significativo a suscitare un clima spirituale adatto al germogliare di nuove vocazioni.

Come si articola l’attività del Dicastero e quali sono i costi di gestione che vi consentono di sostenere gli obiettivi della “missione” che vi è affidata?

Come suggerisce la parola Congregazione, il Dicastero è composto da una pluralità di persone che collaborano per il servizio al clero. Sono chiamati a farne parte, come Membri alcuni Cardinali, Arcivescovi e Vescovi, designati dal Santo Padre sia all’interno della Curia Romana che dalle diverse parti del mondo, garantendo così il respiro universale. Alla Congregazione presiede un Cardinale Prefetto, coadiuvato da due Arcivescovi Segretari, uno dei quali incaricato per i Seminari, e da un Sotto-Segretario. All’interno del Dicastero sono operativi 27 sacerdoti e 4 laici. Inoltre, quando è necessario, collaborano con il Dicastero alcuni Consultori (teologi, canonisti, psicologi, giuristi) sia chierici che laici.

L’attività della Congregazione per il Clero è articolata in quattro Uffici. L’Ufficio Clero, oltre alle numerose pratiche “disciplinari” e ai casi di sostegno alle Chiese particolari, esamina esposti e risponde a richieste da parte di Vescovi e chierici. Un ambito significativo è quello dei “Ricorsi gerarchici”, ad esempio contro la soppressione delle parrocchie, come espressione della libertà dei fedeli di “dialogare” con l’autorità quando si sentono gravati da un qualche atto di governo e non è possibile, nonostante i tentativi, giungere altrimenti a una soluzione pacifica. Attraverso le “Facoltà Speciali” concesse al Dicastero, la Congregazione può dimettere, per cause molto gravi, presbiteri e diaconi dallo stato clericale.  Dal lavoro e dall’esperienza dell’Ufficio Clero è nata la recente Istruzione La conversione pastorale della comunità parrocchiale al servizio della missione evangelizzatrice della Chiesa (20 luglio 2020).

L’Ufficio Seminari si occupa della promozione delle vocazioni e sostiene i Vescovi diocesani e le Conferenze Episcopali nel campo della formazione sacerdotale, iniziale e permanente, in particolare dei Seminari. Promuove la conoscenza e l’applicazione della Ratio Fundamentalis Institutionis Sacerdotalis e accompagna gli episcopati locali nella redazione della Ratio Nationalis, che poi deve essere approvata dalla Congregazione per il Clero. È inoltre competente per i Collegi e i Convitti Sacerdotali di Roma. L’Ufficio Amministrativo, considerando che la proprietà di tutti i beni ecclesiastici è in ogni caso «sotto la Suprema Autorità del Romano Pontefice» è uno degli strumenti di cui il Santo Padre si serve per vigilare sulla retta amministrazione del patrimonio della Chiesa. Il Dicastero esercita questa funzione anche quando si tratta di concedere la Licenza necessaria ad validitatem per alcuni atti di alienazione di beni. L’Ufficio Dispense si occupa di quei chierici che hanno abbandonato l’esercizio del ministero e intendono riconciliarsi con Dio, con la comunità ecclesiale e anche con la propria “storia”. La concessione della dispensa – riservata al Santo Padre – non è un diritto, ma una grazia, concessa caso per caso, come segno di misericordia, quando la situazione di abbandono del ministero e di perdita di identità da parte del chierico appare ormai irreversibile.

Per quanto riguarda i costi di gestione, essi sono da attribuire agli stipendi del Personale e alle spese operative, e sono coperti dalle entrate derivanti dalle Attività Istituzionali (concessione dei Rescritti in riferimento all’ordinamento dei beni ecclesiastici, delle dispense dagli obblighi sacerdotali e diaconali e dall’applicazione delle Facoltà Speciali). I Corsi di formazione proposti dal Dicastero, infine, sono finanziati parzialmente da un contributo simbolico da parte degli alunni, e per il resto attraverso la generosità di altri Enti, fra i quali, in gran parte, la Pia Fondazione Pontificia “Aiuto alla Chiesa che Soffre”.

La questione del celibato sacerdotale ritorna ciclicamente al centro del dibattito della Chiesa. Papa Francesco ne ha ribadito più volte il valore di “dono” e – facendo propria una netta presa di posizione di San Paolo VI – ha sempre escluso una modifica dell’attuale disciplina ecclesiastica. In che modo la Congregazione rilancia il Magistero del Papa e promuove tra i sacerdoti la riflessione sul valore della scelta celibataria?

Il tema della vita celibe del sacerdote si ripresenta ciclicamente all’attenzione anche per il fatto che essa è un “segno di contraddizione” rispetto alla mentalità mondana, come del resto lo è il matrimonio fedele, indissolubile e aperto alla vita. Inoltre, le incoerenze e talora anche i delitti dei sacerdoti potrebbero far pensare che la problematica risieda proprio nel fatto che il sacerdote sia celibe. Tuttavia, i Pontefici dell’ultimo secolo hanno ribadito e motivato, anche in tempi non facili, il valore del celibato come donazione totale a Dio e, di conseguenza, come spazio di libertà per il ministero.

La Congregazione per il Clero contribuisce alla riaffermazione di questo valore anzitutto con un costante lavoro di studio per così dire interno: gli officiali – teologi, canonisti, psicologi, formatori – si applicano a una continua disamina del tema, con il contributo dei Membri e dei Consultori, affinché la scelta celibataria sia compresa nella sua autenticità ma anche nella sua attualità. Il frutto di tale lavoro è presentato nei Corsi promossi dal Dicastero e condiviso con le Conferenze Episcopali, con i Formatori dei Seminari e con le Università. Un aspetto fondamentale è quello della formazione al celibato sacerdotale. Essa, infatti, non può limitarsi al tempo del Seminario (formazione iniziale), ma deve continuare per tutta la vita del sacerdote (formazione permanente), affinché i presbiteri assumano e rinnovino costantemente la consapevolezza di essere “radicati in Cristo Sposo e totalmente consacrati al servizio del Popolo di Dio”, proprio intendendo il “celibato, come uno speciale dono di Dio”, secondo l’insegnamento della Ratio, al n. 110.

Non si tratta, tuttavia, di osservare esteriormente una pura disciplina, ma di cogliere e assimilare sempre e di nuovo, come esortava già San Giovanni Paolo II in Pastores dabo vobis, al n. 29, “la motivazione teologica della legge ecclesiastica sul celibato”. Si tratta, per così dire, di vivere un mistero, che forse “non è dato a tutti di capire” (Mt 19 11-12), ma che proprio per questo esige una profonda maturità umana e spirituale, che la Congregazione si impegna a promuovere attraverso i diversi canali formativi e di sostegno alle Chiese locali. C’è una bella immagine usata da Papa Francesco nell’Esortazione Apostolica Postsinodale Querida Amazonia, al n. 101: “Gesù si presenta come Sposo della comunità che celebra l’Eucaristia, attraverso la figura di un uomo che la presiede come segno dell’unico Sacerdote”. Per questo il presbitero celibe non solo rappresenta, ma vive, potremmo dire, la rappresentazione vivente di “questo dialogo tra lo Sposo e la sposa”.

Il tema degli abusi sui minori da parte dei sacerdoti rimane una ferita ancora aperta nel cuore della Chiesa. Qual è il contributo specifico che il suo Dicastero può offrire all’opera di prevenzione e di sradicamento di questo doloroso fenomeno?

La prevenzione di questi delitti da parte dei chierici si trova in un’accurata formazione sacerdotale. Va però specificato che per formazione non si intende semplicemente la comunicazione di concetti, nell’ottica dell’informazione o dell’aggiornamento, quanto piuttosto – sia in Seminario che dopo l’ordinazione – di una formazione integrale, ossia riguardante tutti gli aspetti della persona, compresa anche la dimensione umana negli aspetti dell’affettività, della sessualità e della volontà. Il seminarista prima, e il sacerdote poi, sono chiamati a crescere armoniosamente come uomini dotati di sano equilibrio psicologico, di maturità affettiva e di capacità relazionale.

La Congregazione per il Clero propone tale tipo di educazione della personalità nei Seminari e nei percorsi di formazione permanente del Clero. La Ratio, infatti, richiede in questo campo la “massima attenzione”, esclude dagli ordini sacri coloro che “siano incorsi in alcun modo in delitti o situazioni problematiche in questo ambito”, e prevede “nel programma sia della formazione iniziale che di quella permanente” opportune “lezioni specifiche, seminari o corsi sulla protezione dei minori”, interessandosi anche  “alle aree di possibile sfruttamento o di violenza” quali “ad esempio, la tratta dei minori” o “il lavoro minorile” (Ratio, 202). La figura del sacerdote proposta dalla Ratio Fundamentalis, in proposito, è quella di un Padre e di un Pastore che si prende cura dei fedeli, un difensore dei più poveri e dei più deboli.

Nel 2013 alla Congregazione è stata affidata la competenza per i Seminari. In quali settori e con quali modalità si svolge questo lavoro?

Il Santo Padre Benedetto XVI, con il motu proprio Ministrorum Institutio, del 16 gennaio 2013, volle che la Congregazione per il Clero si prendesse cura di tutto ciò che riguarda la formazione, la vita e il ministero dei presbiteri e dei diaconi, nell’ottica dell’unità della materia. Sin dal 1992, infatti, l’esortazione apostolica Pastores dabo vobis aveva permesso di sorpassare una concezione di formazione identificata quasi esclusivamente con l’aspetto intellettuale, e tesa al superamento di esami e al conseguimento di titoli. La novità del documento, invece, consisteva nel presentare in primo luogo una formazione integrale, ossia comprendente, in armonia, quattro dimensioni: intellettuale spirituale, pastorale e umana. In secondo luogo, poi, una formazione unica e continua, articolata in due fasi. La prima in Seminario, come formazione iniziale che prosegue, poi, per tutta la vita del sacerdote nella seconda fase, ossia la formazione permanente.

In tale prospettiva è sorto il trasferimento di competenza nel 2013, seguito, nel 2016, dalla nuova Ratio Fundamentalis Institutionis Sacerdotalis. Di conseguenza, i quattro Uffici della Congregazione, distinti per esigenze di lavoro, operano insieme a favore del clero. In modo particolare, le istanze che emergono dalla vita concreta dei presbiteri contribuiscono a strutturare cammini di formazione più aderenti alla realtà e rispondenti alle esperienze del tempo presente. Nella pratica, il Dicastero accompagna le Conferenze Episcopali nella redazione di una Ratio Nationalis, ossia degli orientamenti per la formazione sacerdotale che, sulla base delle indicazioni per la Chiesa Universale, contenute nella Ratio Fundamentalis, rispecchino più adeguatamente la storia, la cultura e le sfide di ogni singolo Paese. Inoltre, la Congregazione è competente per i Seminari interdiocesani, per quanto riguarda la loro erezione, soppressione e accorpamento, nonché per l’approvazione degli statuti e la nomina del rettore, su proposta dell’episcopato locale.

Un ambito di particolare importanza in questo senso è quello delle Visite Apostoliche ordinarie ai Seminari, necessarie a mantenere costante il dialogo e lo scambio tra le Chiese particolari e la Chiesa Universale. Per garantire tale spirito, l’Ufficio Seminari promuove il dialogo con le apposite Commissioni Episcopali, nonché con le Associazioni Nazionali di Seminari. Oltre a questo stretto contatto con le Chiese locali, il Dicastero promuove regolarmente corsi di formazione per i formatori nei Seminari, solitamente per aree linguistiche, organizza un Corso di Prassi Amministrativa Canonica per quei sacerdoti studenti a Roma che saranno chiamati a essere operatori del diritto nelle diocesi di origine, nonché un Corso di Prassi Formativa, per quelli che si dedicheranno invece ad attività educative, specialmente nei Seminari. L’idea di fondo è quella di “pensare” e realizzare Seminari che preparino Sacerdoti secondo il Cuore di Cristo, adatti alle esigenze del mondo contemporaneo.

L’ambito di attività della Congregazione comprende anche il diaconato permanente. Qual è oggi la realtà di questo ministero nella Chiesa? E quale spazio specifico va riconosciuto ai diaconi per evitare il rischio che il loro ruolo resti sospeso a metà tra quello del prete e quello del laico?

Papa Francesco l’ha detto apertamente: “Dobbiamo stare attenti a non vedere i diaconi come mezzi preti e mezzi laici”. E ha individuato la loro caratteristica principale: essi sono “i custodi del servizio nella Chiesa”. L’ordinazione diaconale è, per alcuni, detti diaconi transeunti, una tappa verso il sacerdozio ministeriale, nella quale si assume, per tutta la vita, l’atteggiamento di Cristo Servo, imitando il Signore Gesù anche nel celibato. Il Concilio Vaticano II, poi, nel solco della Tradizione della Chiesa, ha ristabilito la possibilità del diaconato permanente, ossia di uomini, anche sposati, ordinati non per il sacerdozio, ma proprio per il servizio nella Chiesa. Essi, infatti, esercitano il loro ministero nelle celebrazioni e nella predicazione, nelle opere di carità, nell’attenzione ai poveri e nella collaborazione competente all’amministrazione dei beni della Chiesa.

La Congregazione per il Clero, nella recente Istruzione sul rinnovamento della comunità parrocchia (nn. 79-82), presentando una visione ministeriale della Chiesa, e nel solco dell’insegnamento conciliare e dei Pontefici, ha sottolineato il compito dei diaconi permanenti quali profeti del servizio. Il loro ministero, inoltre, deve sorpassare i confini della comunità ecclesiale, essi, infatti, sono inviati nelle “periferie” e sono connotati da un carisma missionario, specialmente per il “primo annuncio” del Vangelo nei luoghi di frontiera e negli ambienti della vita ordinaria delle persone. Penso ai diaconi permanenti impegnati negli ospedali, nelle carceri, nell’accoglienza dei migranti, nel mondo dell’educazione e nei centri di ascolto delle Caritas: essi continuano oggi, a nome di tutta la Chiesa, l’opera del buon samaritano.

Per realizzare questa specifica vocazione, è necessaria una formazione che non riguardi soltanto la dimensione intellettuale, ma anche la maturazione umana e spirituale, in vista dell’evangelizzazione. Per questo, il Dicastero accompagna le Conferenze Episcopali nella redazione di una Ratio per la formazione dei diaconi permanenti, al fine di realizzare pienamente le potenzialità insite nella loro vocazione. Inoltre, la Congregazione è in dialogo con gli episcopati locali perché in tutto il mondo si istituisca l’ordine dei diaconi permanenti, che in alcune Chiese locali non sono ancora stati ripristinati. È, infatti, responsabilità delle Conferenze Episcopali provvedere alla promozione del diaconato permanente nei singoli Paesi.

Un aspetto singolare del diaconato permanente, inoltre, è costituto da fatto che a tale ministero possono essere ammessi anche uomini sposati. Questa opzione li distingue chiaramente dai presbiteri, sempre celibi nella Chiesa latina. Inoltre, il diacono permanente che ha famiglia ed esercita una professione è un testimone privilegiato della chiamata universale alla santità nella vita ordinaria. Tuttavia, esistono, anche se in minor numero, diaconi permanenti celibi, che testimoniano il valore della verginità per il Regno dei Cieli, assumendo l’impegno del celibato al momento dell’ordinazione, per dedicarsi con maggiore libertà alle esigenze del ministero.

La Congregazione per il Clero è impegnata a promuovere il diaconato permanente in tutta la sua ricchezza e attualità: questi uomini, infatti, non sono “chierichetti con la stola”, ma sono cristiani che si impegnano a manifestare – in comunione con il Vescovo e il presbiterio diocesano – il volto di Gesù, che non è venuto per essere servito ma per servire e donare la sua vita, sull’esempio di San Francesco d’Assisi, il quale era un diacono permanente e che, motivando il servizio con la fraternità, ci insegna a rivolgerci agli altri chiamandoli “Fratelli tutti”.

Tigullio. Pubblicazione del periodico del Club

A nome del Presidente del Serra Club Tigullio e del Socio Fondatore Francesco Baratta ho il piacere comunicare la pubblicazione del numero di maggio 2021 del periodico del club Tigullio il cui direttore è il Comm. Francesco Baratta.

La rivista è disponibile sul sito del Club: http://www.serratigullio.it/index.htm