A Roma per il Forum dei Giovani

«Voi siete l’oggi di Dio, l’oggi della Chiesa! Non solamente il futuro, no, l’oggi. O ve la giocate oggi, o perderete la partita». Così papa Francesco si rivolgeva sabato scorso ai molti partecipanti dell’XI edizione del Forum internazionale dei giovani, tenutosi a Sassone di Ciampino, nei pressi di Roma, dal 19 al 22 giugno, sul tema «Giovani in azione in una Chiesa sinodale» e promosso dal “Dicastero per i laici, la famiglia e la vita”. 246 i ragazzi tra i 18 e i 29 anni che hanno partecipato, in rappresentanza di ben 109 Paesi e di 37 comunità e movimenti ecclesiali. L’incontro è stato voluto per riflettere sull’impatto, a nove mesi di distanza, del Sinodo nelle Chiese locali, alla presenza del cardinale Kevin Farrell, prefetto del «Dicastero per i laici, la famiglia e la vita». Il cardinale Lorenzo Baldisseri, segretario generale del Sinodo dei vescovi, invece ha richiamato l’attenzione sulla bellezza di quello che è stato il Sinodo: «Nel tempo del Sinodo abbiamo condiviso, abbiamo faticato insieme, abbiamo lavorato insieme, abbiamo gioito insieme per essere Chiesa insieme». Una giornata intera è quindi stata dedicata all’esortazione post-sinodale di papa Francesco «Christus vivit». Alla fine, sabato scorso, i giovani sono stati accolti in udienza dal Papa.
(da catt. ch)

Diventare discepolo di Gesù

Davanti a una Piazza San Pietro assolata, con temperature che da giorni sfiorano i 40 gradi, il Papa durante l’Angelus domenicale ha dedicato un pensiero a quanti soffrono più di altri le temperature roventi di questo inizio di estate. “In quest’ultimo giorno di giugno – dice papa Francesco – auguro a tutti i lavoratori di poter avere durante l’estate un periodo di riposo, che possa giovare a loro e alle loro famiglie. Prego per quanti in questi giorni hanno patito maggiormente le conseguenze del caldo: malati, anziani, persone che devono lavorare all’aperto, nei cantieri… Che nessuno sia abbandonato o sfruttato”.

La Chiesa sia sempre aperta e vicina ai bisognosi, torna ad ammonire il pontefice che ricorda come Gesù abbia “indicato a noi, suoi discepoli, che la nostra missione nel mondo non può essere statica, ma è itinerante”.

“La Chiesa per sua natura è in movimento – spiega – non se ne sta sedentaria e tranquilla nel proprio recinto. È aperta ai più vasti orizzonti, inviata a portare il Vangelo per le strade e raggiungere le periferie umane ed esistenziali”.

Il Papa torna sulla ‘missione’ del buon cristiano che, chiarisce, non può scegliere Gesù per ‘fare carriera’. Diventarne discepolo è “una scelta libera e consapevole, fatta per amore, per ricambiare la grazia in estimabile di Dio, e non un modo per promuovere sé stessi. Non per fare carriera – dice il pontefice – non per sentirsi importanti o per acquisire un posto di prestigio”.

“Gesù ci vuole appassionati di Lui e del Vangelo – prosegue -. Una passione del cuore che si traduce in gesti concreti di prossimità, di vicinanza ai fratelli più bisognosi di accoglienza e di cura. Proprio come Lui stesso ha vissuto”.

Da Avvenire.it
Angelus Papa del 30 giugno 2019

GIORNATA MONDIALE DI SANTIFICAZIONE SACERDOTALE. “Amate i sacerdoti, il loro lavoro è prezioso”. Card. Beniamino Stella

Venerdì 28 giugno, solennità del Sacratissimo Cuore di Gesù, si celebra l’annuale Giornata di santificazione sacerdotale. Ne parla il cardinale Beniamino Stella, prefetto della Congregazione per il clero, Continua a leggere

Datevi al meglio della vita

Datevi al meglio della vita (Christus vivit, 143)

E’ questa la tematica scelta per l’ anno pastorale 2019-2020. Lasciate piuttosto sbocciare i sogni e prendete decisioni. […] Vivete! Datevi al meglio della vita!» Il tema evidenzia lo stretto legame tra vocazione e felicità…

17 giugno 2019

Datevi al meglio della vita 

«Cercare il Signore, custodire la sua Parola, cercare di rispondere ad essa con la propria vita, crescere nelle virtù, questo rende forti i cuori dei giovani. Per questo occorre mantenere la ‘connessione’ con Gesù, essere ‘in linea’ con Lui, perché non crescerai nella felicità e nella santità solo con le tue forze e la tua mente […]. Non confondete la felicità con un divano […] lasciate piuttosto sbocciare i sogni e prendete decisioni. […] Vivete! Datevi al meglio della vita!» (Francesco, Christus vivit, 158.143).

Il tema proposto per l’anno pastorale 2019-2020 evidenzia lo stretto legame tra vocazione e felicità. Quando si parla di vita felice, spesso si immagina una vita tutta gioiosa, senza problemi, senza pensieri (cf. Francesco, Gaudete et exsultate, 75-76). Talvolta anche la vocazione, la vita cristiana, è stata annunciata così, come se la vita nuova promessa dal Vangelo introducesse ‘in un’altra vita’ senza dolori, contraddizioni, fatiche.

Il latino felix deriva dalla stessa radice verbale fe – ‘allattare, nutrire’ – di fecundus ‘fertile, produttivo’. La felicità ha a che fare con la fecondità, una vita felice è una vita feconda; in questa prospettiva, il tema è estremamente vocazionale (cf. Francesco, Evangelii gaudium, 278).

Fecondità, fa rima con ‘relazione’ – non si può essere fecondi da soli – e ‘vocazione’ conduce, alla sua radice, alle sorgenti della fecondità: «Per quanto tu possa vivere e fare esperienze […] non conoscerai la vera pienezza dell’essere giovane se non incontri ogni giorno il grande Amico, se non vivi in amicizia con Gesù» (Francesco, Christus vivit, 150).

Ogni chiamata sorge da una Parola del Risorto sentita come vera per sé, cresce nella relazione con Lui. «Ci sono dei momenti in cui percepiamo all’improvviso: sì, sarebbe propriamente questo – la ‘vita’ vera – così essa dovrebbe essere. A confronto, ciò che nella quotidianità chiamiamo ‘vita’, in verità non lo è. Agostino, nella sua ampia lettera sulla preghiera indirizzata a Proba, una vedova romana benestante e madre di tre consoli, scrisse una volta: in fondo vogliamo una cosa sola – ‘la vita beata’, la vita che è semplicemente vita, semplicemente ‘felicità’. Non c’è, in fin dei conti, altro che chiediamo nella preghiera. Verso nient’altro siamo incamminati – di questo solo si tratta» (Benedetto XVI, Spe salvi, 11).

«Il nostro invito chiama essenzialmente, voi lo sapete, al rinnovamento interiore e alla riconciliazione nel Cristo. Ne va la salvezza degli uomini, ne va la loro felicità completa» (Paolo VI, Gaudete in Domino, I).«In realtà, è Gesùche cercate quando sognate la felicità; è Lui che vi aspetta quando niente vi soddisfa di quello che trovate; è Lui la bellezza che tanto vi attrae; è Lui che vi provoca con quella sete di radicalità che non vi permette di adattarvi al compromesso; è Lui che vi spinge a deporre le maschere che rendono falsa la vita; è Lui che vi legge nel cuore le decisioni più vere che altri vorrebbero soffocare. È Gesù che suscita in voi il desiderio di fare della vostra vita qualcosa di grande, la volontà di seguire un ideale, il rifiuto di lasciarvi inghiottire dalla mediocrità, il coraggio di impegnarvi con umiltà e perseveranza per migliorare voi stessi e la società rendendola più umana e fraterna» (Giovanni Paolo II, Veglia a Tor Vergata, 19 agosto 2000).

Datevi, allora, al Meglio della vita!

 

Club dell’Aquila. La voce di un seminarista al Convegno sul Sinodo sui giovani e la fede

Pubblichiamo qui di seguito l’intervento di Luca Capannolo, semininarista dell’Arcidiocesi dell’Aquila, presso il Seminario Regionale Pontificio S. Pio X di Chieti, in occasione del recente incontro organizzato dal Serra Club dell’Aquila su “Il Sinodo, i Giovani e la Fede”.

Il presente testo vuole proporsi come un semplice accompagnamento esplicativo delle slides presentate al convegno “Il Sinodo, i giovani e la fede”, organizzato dal Club Serra di L’Aquila il 12 aprile 2019. ... Continua a leggere

Club dell’Aquila. Fabio Zavattaro interviene al Convegno sul Sinodo per i giovani

Pubblichiamo qui di seguito l’intervento del vaticanista, Fabio Zavattaro, in occasione del recente incontro organizzato dal Serra Club dell’Aquila su “Il Sinodo, i Giovani e la Fede”.

 

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FEDELTA’ E CAMBIAMENTO

Papa Francesco ha detto che la nostra fede non è una fede-laboratorio, ma una fede-cammino, che si manifesta progressivamente: Dio lo si incontra camminando.

È l’esperienza di tante vocazioni che si sono orientate al presbiterato per motivi molto terra-terra. Ma poi, camminando, hanno incontrato Gesù Cristo e si sono sentiti «creature nuove», come scrive S. Paolo: «Se uno è in Cristo, è una creatura nuova; le cose vecchie sono passate, ecco ne sono nate di nuove» (2Cor 5,17).

Per aiutare quanti attualmente hanno l’impressione che novità significhi tradimento, vorrei proporre alcune riflessioni partendo dall’esperienza di un Santo, in questo caso S. Vincenzo de’ Paoli (Vincent Depaul: 1581-1660), proprio in relazione ai seminari.

Tutti sappiamo che il decreto del concilio di Trento sulla formazione dei candidati al presbiterato comincia con le parole: Cum adolescentium aetas (can. 18: COD 750-753).

L’idea tridentina era: per formare bisogna prevenire. Prendiamo dunque i candidati fra gli adolescenti, prima che siano guastati stando nel mondo.

Vincenzo aveva alle spalle un’esperienza di vita tutt’altro che monastica. Era stato anzi schiavo in Tunisia e aveva conosciuto tutte le tragedie di un secolo definito «il grande secolo», ma che di grande aveva solo grandi guerre, grande freddo, grandi crudeltà e grande presunzione.

Impegnato a fondare i seminari in Francia, quasi cent’anni dopo i primi seminari italiani, in una lettera scrisse: «L’ordinanza del Concilio deve essere rispettata come proveniente dallo Spirito Santo. L’esperienza tuttavia dimostra che nel modo in cui lo si applica in relazione all’età dei seminaristi, non funziona, né in Italia, né in Francia: alcuni si ritirano prima del tempo, altri non hanno inclinazione allo stato ecclesiastico, altri si ritirano nelle comunità, ed altri scappano dai luoghi nei quali hanno obbligo di risiedere per la loro formazione e preferiscono cercare fortuna altrove. Ci sono quattro seminari nel regno: a Bordeaux, a Reims, a Rouen, e prima di questi ad Agen. Nessuna di queste diocesi ottiene buoni risultati; e temo che, tranne Milano e Roma, le cose stiano allo stesso modo anche in Italia. Ben altra cosa è prendere i seminaristi all’età di venti fino a venticinque o trent’anni. Ne abbiamo ventidue nel nostro seminario per adolescenti ai Bons Enfants e tra loro, nonostante tutte le cure a loro riservate, non ce ne sono che tre o quattro passabili, sui quali si possa sperare che perseverino. Da questo fatto ho motivo di dubitare, per non dire che la conseguenza è verosimile, che il progetto non riesca come ci aspettiamo» (SV II, 459).

Non a caso il santo è contemporaneo di uomini votati all’esperienza come Galileo, Cartesio, Pascal, Newton. La Francia puntò tutto sui seminari maggiori (grands séminaires). Fu la carta vincente.

La sua fede gli fece scoprire che lo Spirito Santo parla anche negli eventi. Per questo non dobbiamo essere custodi di ceneri, ma dobbiamo camminare con la Chiesa sulla barca di Pietro e scoprire che la rotta verso Dio alla luce delle stelle comporta anche il cambiamento.

padre Luigi Mezzadri C. M.