Nominato il nuovo Pastore della Chiesa di Siena: Mons. Augusto Paolo Lojudice

Riportiamo il primo messaggio all’Arcidiocesi di Sua Eccellenza Reverendissima Monsignor Augusto Paolo LOJUDICE Arcivescovo Metropolita Eletto di Siena – Colle di Val d’Elsa – Montalcino.

 

Carissimi,

il primo sentimento, un po’ scontato ma reale, che sento di comunicarvi e? lo stupore. Dio fa sempre le cose a modo suo e, anche se lo sappiamo e lo diciamo spesso, quando l’esperienza della sua originalita? e della sua liberta? ti coinvolgono da vicino, ti lasciano sempre un po’ storditi. Alla vita non e? si e? mai pronti abbastanza ed alla vita di fede ancor meno. Provo, come potete comprendere, da qualche giorno, cioe? da quando mi e? giunta la notizia, una grande emozione unita, pero?, ad una notevole serenita?. Quando ti senti dire: “Papa Francesco vuole che tu sia il nuovo Arcivescovo di Siena – Colle di Val d’Elsa – Montalcino” … anche se rimani un po’ perplesso, non puoi dire di no. ... Continua a leggere

“Un passo avanti nell’ascolto dei giovani”. Commento all’Esortazione Christus Vivit

La ricchezza di contenuti del Sinodo svoltosi lo scorso ottobre, oltre a mettere i giovani al centro dell’attenzione della Chiesa, ha posto anche molte domande su come vivere l’esperienza generativa della fede cristiana. Domande non facili che hanno trovato risposte nell’Esortazione Apostolica post-sinodale, che Papa Francesco ha firmato nella Santa Casa di Loreto il 25 marzo 2019, affidandosi alla Vergine Maria nella solennità dell’Annunciazione del Signore, con cui interpreta, approfondisce e commenta l’essenza stessa del Sinodo dei Giovani.... Continua a leggere

Pubblicata l’Esortazione Apostolica post-sinodale “Christus vivit”

Riportiamo qui di seguito il testo integrale dell’Esortazione Apostolica post-sinodale “Christus vivit”, pubblicata oggi e firmata da papa Francesco lo scorso 25 marzo a Loreto e rivolta «ai giovani e a tutto il popolo di Dio».

La genesi del documento.

«Cristo vive. Egli è la nostra speranza e la più bella giovinezza di questo mondo. Tutto ciò che Lui tocca diventa giovane, diventa nuovo, si riempie di vita. Perciò, le prime parole che voglio rivolgere a ciascun giovane cristiano sono: Lui vive e ti vuole vivo!». […]

Leggi il commento dell’esortazione qui.

 

Messaggio di Papa Francesco per la quaresima

Pubblichiamo di seguito il testo del Messaggio del Santo Padre Francesco per la Quaresima 2019 sul tema:

«L’ardente aspettativa della creazione è protesa verso la rivelazione dei figli di Dio» (Rm 8,19).

Messaggio del Santo Padre

 «L’ardente aspettativa della creazione è protesa verso la rivelazione dei figli di Dio» (Rm 8,19)

Cari fratelli e sorelle,

ogni anno, mediante la Madre Chiesa, Dio «dona ai suoi fedeli di prepararsi con gioia, purificati nello spirito, alla celebrazione della Pasqua, perché […] attingano ai misteri della redenzione la pienezza della vita nuova in Cristo» (Prefazio di Quaresima 1). In questo modo possiamo camminare, di Pasqua in Pasqua, verso il compimento di quella salvezza che già abbiamo ricevuto grazie al mistero pasquale di Cristo: «nella speranza infatti siamo stati salvati» (Rm 8,24). Questo mistero di salvezza, già operante in noi durante la vita terrena, è un processo dinamico che include anche la storia e tutto il creato. San Paolo arriva a dire: «L’ardente aspettativa della creazione è protesa verso la rivelazione dei figli di Dio» (Rm 8,19). In tale prospettiva vorrei offrire qualche spunto di riflessione, che accompagni il nostro cammino di conversione nella prossima Quaresima

  1. La redenzione del creato

La celebrazione del Triduo Pasquale della passione, morte e risurrezione di Cristo, culmine dell’anno liturgico, ci chiama ogni volta a vivere un itinerario di preparazione, consapevoli che il nostro diventare conformi a Cristo (cfr Rm 8,29) è un dono inestimabile della misericordia di Dio.

Se l’uomo vive da figlio di Dio, se vive da persona redenta, che si lascia guidare dallo Spirito Santo (cfr Rm 8,14) e sa riconoscere e mettere in pratica la legge di Dio, cominciando da quella inscritta nel suo cuore e nella natura, egli fa del bene anche al creato, cooperando alla sua redenzione. Per questo il creato – dice san Paolo – ha come un desiderio intensissimo che si manifestino i figli di Dio, che cioè quanti godono della grazia del mistero pasquale di Gesù ne vivano pienamente i frutti, destinati a raggiungere la loro compiuta maturazione nella redenzione dello stesso corpo umano. Quando la carità di Cristo trasfigura la vita dei santi – spirito, anima e corpo –, questi danno lode a Dio e, con la preghiera, la contemplazione, l’arte coinvolgono in questo anche le creature, come dimostra mirabilmente il “Cantico di frate sole” di San Francesco d’Assisi (cfr Enc. Laudato si’, 87). Ma in questo mondo l’armonia generata dalla redenzione è ancora e sempre minacciata dalla forza negativa del peccato e della morte.

2. La forza distruttiva del peccato

Infatti, quando non viviamo da figli di Dio, mettiamo spesso in atto comportamenti distruttivi verso il prossimo e le altre creature – ma anche verso noi stessi – ritenendo, più o meno consapevolmente, di poterne fare uso a nostro piacimento. L’intemperanza prende allora il sopravvento, conducendo a uno stile di vita che vìola i limiti che la nostra condizione umana e la natura ci chiedono di rispettare, seguendo quei desideri incontrollati che nel libro della Sapienza vengono attribuiti agli empi, ovvero a coloro che non hanno Dio come punto di riferimento delle loro azioni, né una speranza per il futuro (cfr 2,1-11). Se non siamo protesi continuamente verso la Pasqua, verso l’orizzonte della Risurrezione, è chiaro che la logica del tutto e subito, dell’avere sempre di più finisce per imporsi.

La causa di ogni male, lo sappiamo, è il peccato, che fin dal suo apparire in mezzo agli uomini ha interrotto la comunione con Dio, con gli altri e con il creato, al quale siamo legati anzitutto attraverso il nostro corpo.

Rompendosi la comunione con Dio, si è venuto ad incrinare anche l’armonioso rapporto degli esseri umani con l’ambiente in cui sono chiamati a vivere, così che il giardino si è trasformato in un deserto (cfr Gen 3,17-18). Si tratta di quel peccato che porta l’uomo a ritenersi dio del creato, a sentirsene il padrone assoluto e a usarlo non per il fine voluto dal Creatore, ma per il proprio interesse, a scapito delle creature e degli altri.

Quando viene abbandonata la legge di Dio, la legge dell’amore, finisce per affermarsi la legge del più forte sul più debole. Il peccato che abita nel cuore dell’uomo (cfr Mc 7,20-23) – e si manifesta come avidità, brama per uno smodato benessere, disinteresse per il bene degli altri e spesso anche per il proprio – porta allo sfruttamento del creato, persone e ambiente, secondo quella cupidigia insaziabile che ritiene ogni desiderio un diritto e che prima o poi finirà per distruggere anche chi ne è dominato.

3. La forza risanatrice del pentimento e del perdono

Per questo, il creato ha la necessità impellente che si rivelino i figli di Dio, coloro che sono diventati “nuova creazione”: «Se uno è in Cristo, è una nuova creatura; le cose vecchie sono passate; ecco, ne sono nate di nuove» (2 Cor 5,17). Infatti, con la loro manifestazione anche il creato stesso può “fare pasqua”: aprirsi ai cieli nuovi e alla terra nuova (cfr Ap 21,1). E il cammino verso la Pasqua ci chiama proprio a restaurare il nostro volto e il nostro cuore di cristiani, tramite il pentimento, la conversione e il perdono, per poter vivere tutta la ricchezza della grazia del mistero pasquale.

Questa “impazienza”, questa attesa del creato troverà compimento quando si manifesteranno i figli di Dio, cioè quando i cristiani e tutti gli uomini entreranno decisamente in questo “travaglio” che è la conversione. Tutta la creazione è chiamata, insieme a noi, a uscire «dalla schiavitù della corruzione per entrare nella libertà della gloria dei figli di Dio» (Rm 8,21). La Quaresima è segno sacramentale di questa conversione. Essa chiama i cristiani a incarnare più intensamente e concretamente il mistero pasquale nella loro vita personale, familiare e sociale, in particolare attraverso il digiuno, la preghiera e l’elemosina.

Digiunare, cioè imparare a cambiare il nostro atteggiamento verso gli altri e le creature: dalla tentazione di “divorare” tutto per saziare la nostra ingordigia, alla capacità di soffrire per amore, che può colmare il vuoto del nostro cuore. Pregare per saper rinunciare all’idolatria e all’autosufficienza del nostro io, e dichiararci bisognosi del Signore e della sua misericordia. Fare elemosina per uscire dalla stoltezza di vivere e accumulare tutto per noi stessi, nell’illusione di assicurarci un futuro che non ci appartiene. E così ritrovare la gioia del progetto che Dio ha messo nella creazione e nel nostro cuore, quello di amare Lui, i nostri fratelli e il mondo intero, e trovare in questo amore la vera felicità.

Cari fratelli e sorelle, la “quaresima” del Figlio di Dio è stata un entrare nel deserto del creato per farlo tornare ad essere quel giardino della comunione con Dio che era prima del peccato delle origini (cfr Mc 1,12-13; Is 51,3).

La nostra Quaresima sia un ripercorrere lo stesso cammino, per portare la speranza di Cristo anche alla creazione, che «sarà liberata dalla schiavitù della corruzione per entrare nella libertà della gloria dei figli di Dio» (Rm 8,21). Non lasciamo trascorrere invano questo tempo favorevole! Chiediamo a Dio di aiutarci a mettere in atto un cammino di vera conversione. Abbandoniamo l’egoismo, lo sguardo fisso su noi stessi, e rivolgiamoci alla Pasqua di Gesù; facciamoci prossimi dei fratelli e delle sorelle in difficoltà, condividendo con loro i nostri beni spirituali e materiali. Così, accogliendo nel concreto della nostra vita la vittoria di Cristo sul peccato e sulla morte, attireremo anche sul creato la sua forza trasformatrice.

Buon cammino quaresimale!

A tutti i serrani d’Italia e della Svizzera italiana, l’augurio di un buon cammino quaresimale!

Proponiamo, nei link qui di seguito riportati, alcuni spunti di riflessione che speriamo possano aiutarci nella preparazione alla Santa Pasqua 2019.

Messaggio di Papa Francesco per la Quaresima

Omelia di Papa Francesco alla Messa delle Ceneri 2019

Quaresima 2019, Commento al Vangelo di Mons. Spinillo: Mercoledì delle Ceneri: parte 1, parte 2, parte 3

I Domenica di Quaresima 2019. Commento al Vangelo di Mons. Spinillo

II Domenica di Quaresima 2019. Commento al Vangelo di Mons. Spinillo

III Domenica di Quaresima 2019. Commento al Vangelo di Mons. Spinillo

IV Domenica di Quaresima 2019. Commento al Vangelo di Mons. Spinillo

V Domenica di Quaresima 2019. Commento al Vangelo di Mons. Spinillo

Domenica delle Palme 2019. Commento al Vangelo di Mons. Spinillo

Triduo pasquale 2019. Commento di Mons. Spinillo

“Per amore, Sentinelle e Profeti”. Lettera pastorale di Mons. Spinillo per il 25°anniversario dell’uccisione di Don Diana

Martedì 26 febbraio 2019, nel Salone della “Casa dei Figli” (Caritas Aversa), la lettera pastorale di Mons. Spinillo per il 25° anniversario dell’uccisione di Don Diana è stata presentata al Vicariato Urbano di Aversa da Padre Francesco Occhetta Sj, Gesuita e scrittore de “La Civiltà Cattolica”.

Una preziosa occasione per capire come, a 25 anni da quel tragico omicidio, possiamo rileggere nell’epoca contemporanea il sacrificio di don Peppino Diana.

Discorso di Papa Francesco sul Natale

Durante l’udienza di mercoledì 19 dicembre 2018 papa Francesco, rivolgendo ai pellegrini presenti gli auguri di un Santo Natale, ha voluto ricordare a tutti il senso che deve avere questa festa per noi cristiani.

[…] Fare Natale, è accogliere in terra le sorprese del Cielo. Non si può vivere “terra terra”, quando il Cielo ha portato le sue novità nel mondo. Natale inaugura un’epoca nuova, dove la vita non si programma, ma si dona; dove non si vive più per sé, in base ai propri gusti, ma per Dio; e con Dio, perché da Natale Dio è il Dio-con-noi, che vive con noi, che cammina con noi. Vivere il Natale è lasciarsi scuotere dalla sua sorprendente novità”.

Fare Natale è fare come Gesù, venuto per noi bisognosi, e scendere verso chi ha bisogno di noi. È fare come Maria: fidarsi, docili a Dio, anche senza capire cosa Egli farà. Fare Natale è fare come Giuseppe: alzarsi per realizzare ciò che Dio vuole, anche se non è secondo i nostri piani […]

Il discorso integrale del papa è disponibile cliccando qui sotto.

 

Discorso del Papa ai seminaristi di Agrigento

Sabato, 24 novembre 2018 il Santo Padre Francesco ha tenuto un discorso ai Seminaristi della diocesi di Agrigento, presso la Sala del Concistoro.

Eccone un estratto

[…] Il vescovo deve conoscervi così come siete: ognuno ha la propria personalità, il proprio modo di sentire, il proprio modo di pensare, le proprie virtù, i propri difetti… Il vescovo è padre: è padre che aiuta a crescere, è padre che prepara per la missione. E quanto più il vescovo conosce il prete, tanto meno ci sarà pericolo di sbagliare nella missione che darà. Non si può essere un buon prete senza un dialogo filiale con il vescovo. Questa è una cosa non negoziabile, come piace dire a qualcuno.

“No, io sono un impiegato della Chiesa”. Hai sbagliato. Qui c’è un vescovo, non c’è un’assemblea dove si negozia il posto. C’è un padre che fa l’unità: così Gesù ha voluto le cose. Un padre che fa l’unità. E’ bello quando Paolo scrive a Tito, a Tito che ha lasciato a Creta, per “sistemare” le cose. E dice le virtù dei presbiteri, del vescovo e dei laici, anche dei diaconi. Ma lascia il vescovo per sistemare: sistemare nello Spirito, che non equivale a sistemare nell’organigramma. La Chiesa non è un organigramma. E’ vero che a volte usiamo un organigramma per essere più funzionali, ma la Chiesa va oltre l’organigramma, è un’altra cosa: è la vita, la vita “sistemata” nello Spirito Santo. […]