Un po’ di cielo in terra! Le Beatitudini vissute da David Sassoli nell’omelia del cardinale Zuppi

Riportiamo l’omelia tenuta dal Card. Matteo Maria Zuppi, Arcivescovo di Bologna, ai funerali di David Sassoli. L’omelia e’ una mirabile e singolare riflessione sulle Beatitudini, come vissute e testimoniate dal compianto David Sassoli. Questa omelia e’ un documento utile e preziosa per il lavoro dei Serra Club volto ad approfondire il tema dell’anno “Vivere le Beatitudini e’ rendere eterno quello che passa. E’ portare il cielo in terra”.

Fratelli e sorelle, (oggi come non mai è il vero titolo che ci unisce tutti per accompagnare questo caro fratello nelle mani del Signore) abbiamo ascoltato tante parole in questo saluto inaspettato, segnato dall’evidente ingiustizia che strappa un uomo nel pieno del suo vigore e attività. Oggi ci troviamo con commozione in questo luogo antico, straordinariamente bello, davanti all’orizzonte della vita, al suo limite, dove il cielo e la terra si toccano. E questo punto è sempre l’amore. La Parola di Dio raccoglie tutte le nostre parole, in fondo tutte limitate: non le cancella, anzi, le fa sue ma le illumina, le spiega anche a noi stessi, riempiendole di senso e di eternità perché la prima e l’ultima lettera dell’alfabeto di Dio, l’alfa e l’omega, sono lettere di amore.

Gesù ascolta le nostre parole, le fa sue anche oggi, come ascoltò quelle di due discepoli nella prima domenica, feriti e tristi per un amico che non c’è più, per le speranze che sembravano svanire. Oggi proprio come su quella povera mensa di Emmaus così su questo altare riconosciamo Gesù, amico degli uomini, nello spezzare del pane, Lui che diviene nutrimento di solo amore, panis angelicus, pane di vita eterna. E di amore ne abbiamo bisogno tanto, in realtà sempre e in realtà tutti. Facciamo fatica a comprendere la fine, con la sua inaccettabile definitività. John Donne scrisse che “Ogni morte di uomo mi diminuisce perché io faccio parte dell’umanità”, perché “nessun uomo è intero in se stesso”. Ce lo ricordassimo sempre, per tutti, specie per quelli di cui nessuno si ricorda da vivi. E ci ricordassimo sempre il contrario che se uno salva un uomo – un uomo – salva il mondo intero.

Ci stringiamo ad Alessandra, che con David ha camminato mano nella mano dai banchi di scuola, Livia e Giulio, ai suoi fratelli e sorelle e ai tanti che lo consideravano “uno di noi”, quasi istintivamente, per quell’aria priva di supponenza, di alterità, empatica, insomma un po’ per tutti un compagno di classe! David ci aiuta a guardare il cielo – a volte così grande da spaventare, che mette le vertigini – lui che lo ha cercato sempre, da cristiano in ricerca eppure convinto, che ha respirato la fede e l’impegno cattolico democratico e civile a casa, con i tanti amici del papà e poi suoi, credenti impetuosi e appassionati come Giorgio La Pira o Mazzolari, come Davide Maria Turoldo, del quale porta il nome.

Credente sereno ma senza evitare i dubbi e gli interrogativi difficili, fiducioso nell’amore di Dio, radice del suo impegno, condiviso sempre con qualcuno, come deve essere, perché il cristiano come ogni uomo non è un’isola, ma ha sempre una comunità con cui vivere il comandamento dell’amatevi gli uni gli altri: gli scout, il gruppo della Rosa Bianca con Paolo Giuntella (Sophie e Hans Scholl, i leader della Weiss Rose erano per lui le stelle del mattino dell’Europa, uccisi dai nazisti per la loro libertà, tanto che quando fu eletto presidente onorò come un debito verso di loro ponendo un’enorme rosa bianca su sfondo europeo nel parlamento perché  “la nostra storia è scritta nel loro desiderio di libertà”). Con tanti ha condiviso il suo I Care, – penso ad esempio alla Chiesa di Roma del febbraio 74 e di don Luigi Di Liegro – sempre unendo fede personale e impegno nella storia, iniziando dagli ultimi, dalle vittime che “hanno gli occhi tutti uguali”, pieno di rispetto e di garbo come suo carattere. C’è chi dice che il cristiano è un signore proprio perché cristiano, anche se nulla tenente, perché ha un tesoro di amore che lo rende tale. Un povero che rende ricchi gli altri.

Il Vangelo ci parla di Beatitudine. Attenzione, non è diversa dalla felicità umana, anzi è proprio felicità piena, proprio quella che tutti cerchiamo. La beatitudine del Vangelo non è una sofferta ricompensa ultima per qualche sacrificio, ma libertà dalle infinite caricature pornografiche di felicità del benessere individuale a qualsiasi prezzo. Non c’è gioia da soli! La gioia del Vangelo unisce, non divide dagli altri e noi cerchiamo non una gioia d’accatto, ma vera e duratura.

Debbo dire che vedendo quanto amore si è stretto in questi giorni intorno a David e alla sua famiglia capisco con maggiore chiarezza che la gioia viene da quello che si dona agli altri e che poi, solo dopo averla donata, si riceve, sempre, perché la gioia è nell’essere e non nell’avere, nel pensarsi per e non nel cercare il proprio interesse. Felici sono i poveri in spirito, chi non sa tutto da solo, chi anzi sa che non è ricco e non fa finta di esserlo tanto da non chiedere scusa o aiuto, chi impara e cerca. Beati sono gli afflitti: non chi cerca la sofferenza, ma chi non scappa dalle difficoltà, le affronta per amore e per amore piange per l’amato. Beati sono i miti, chi non cerca nell’altro la pagliuzza ma il dono che è, chi non risponde al male con il male, chi in modo amabile cerca di fare agli altri quello che vuole sia fatto a lui.

Di David credo che tutti portiamo nel cuore il suo sorriso, che è il primo modo per accogliere e rispettare l’altro, senza compiacimento, semplicemente. Qualcuno ha detto che non ha mai visto nessuno arrabbiato con David!  Beati sono quelli che hanno fame e sete della giustizia, che non possono stare bene se qualcuno accanto a lui soffre, che non cambiano canale o fanno finta di non vedere o che non li riguarda se c’è una persona in pericolo in mezzo al mare o al freddo sull’uscio di casa. Hanno fame della giustizia perché non si abituano all’ingiustizia e ricordano che la giustizia di Dio è avere cura dei fratelli più piccoli di Gesù e che la sofferenza dell’altro è la mia. Beati sono i misericordiosi, chi giudica ma sempre per amore, chi cerca il bene nascosto, che pensa che c’è sempre speranza, chi sceglie di consolare piuttosto che fare soffrire. Beati sono i puri di cuore, quelli che vedono senza malizia, non perché ingenui ma perché vedono bene, in profondità, liberi dai calcoli, dalle convenienze, disinteressati perché hanno un interesse più grande, quelli che non hanno pregiudizi quando si affronta una discussione, che non hanno paura di capire la posizione dell’altro, anche se distante da lui, che non gridano ma ascoltano sapendo che sempre c’è qualcosa imparare. Beati sono gli operatori di pace, gli artigiani, cioè che non rinunciano a “fare la pace” iniziando dai piccoli e possibili gesti di cura, sporcando le mani con la vita, con le contraddizioni del prossimo, con la fatica a stringere quella del nemico che se lo fai si trasformerà in fratello. Beati sono i perseguitati per causa della giustizia, non quella che divide con freddezza la torta in parte uguali anche se chi deve mangiarla non è uguale, come rigorosamente svelava un giusto come don Milani perché per amare tutti si inizia dai tanti, (quanti!) Gianni che non hanno possibilità.

Dio proclamando le beatitudini sembra proprio dirci che ognuno ha diritto alla felicità e che lui questo vuole e che questa non finisca. Domandiamoci cosa dobbiamo dare agli altri perché essi siano felici, perché la mia è la loro. È proprio vero, come qualcuno ha detto con saggezza, che dobbiamo vedere la vita sempre con gli occhi degli altri. Per questo ringraziamo il Signore per David. È stato beato anche nell’afflizione, durante la sua malattia che ha accolto con dignità, senza farla pesare, spendendosi fino alla fine, invitando tutti a guardare lontano, vivendo con la forza dei suoi ideali e dell’amore che tanto lo ha circondato e accompagnato. Per un credente la beatitudine è obbedire alla propria coscienza e purificare le intenzioni da cui dipendono le altre scelte.

Ecco, la beatitudine piena che oggi David vive e con la sua vita ci ricorda e ci consegna. David era un uomo di parte, ma di tutti, perché la sua parte era quella della persona. Per questo per lui la politica era, doveva essere per il bene comune e la democrazia sempre inclusiva, umanitaria e umanista. Ecco perché voleva l’Europa unita e con i valori fondativi, che ha servito perché le sue istituzioni funzionassero, che ha amato perché figlio della generazione che aveva visto la guerra e gli orrori del genocidio e della violenza pagana nazista e fascista, dei tanti nazionalismi, figlio della resistenza e dei suoi valori, quelli su cui è fondata la nostra Repubblica e che ha ispirato i nostri padri fondatori. È da quella immane sofferenza – quella per cui volle che la Presidente andasse a Fossoli, uno dei tanti luoghi di sofferenza della barbaria della guerra – che nasceva il suo impegno. Non ideologie, ma ideali; non calcoli, ma una visione perché anche l’Europa non può vivere per sé stessa, perché il cristianesimo non è un’idea, ma una persona, Gesù, che passa attraverso le persone e nella storia.

Faccio mie le parole del suo ultimo saluto per Natale scorso, già molto malato, oggi che nasce lui alla vita del cielo. “In questo anno abbiamo ascoltato il silenzio del pianeta e abbiamo avuto paura ma abbiamo reagito e abbiamo costruito una nuova solidarietà perché nessuno è al sicuro da solo. Abbiamo visto nuovi muri, i nostri confini in alcuni casi sono diventati confini tra morale e immorale, tra umanità e disumanità. Muri eretti contro persone che chiedono riparo dal freddo, dalla fame, dalla guerra, dalla povertà. Abbiamo finalmente realizzato dopo anni di crudele rigorismo che la disuguaglianza non è più né tollerabile né accettabile, che vivere nella precarietà non è umano, che la povertà è una realtà che non va nascosta ma che deve essere combattuta e sconfitta.  Il dovere delle istituzioni europee: proteggere i più deboli e non di chiedere altri sacrifici aggiungendo dolore al dolore. Buon Natale..il periodo del Natale è il periodo della nascita della speranza e la speranza siamo noi quando non chiudiamo gli occhi davanti a chi ha bisogno, quando non alziamo muri ai nostri confini, quando combattiamo contro tutte le ingiustizie. Auguri a noi, auguri alla nostra speranza”. Grazie, uomo di speranza per tutti.

David Maria Turoldo scrisse una poesia che David conosceva a memoria: “Dio della vita, sei tu che nasci, che continui a nascere in ogni vita. Voce per chi muore ora: perché non muore, non muore nessuno: niente e nessuno: niente e nessuno muore perché Tu sei. Tu sei e tutto vive, è il Tutto in te che vive: anche la morte!”.

Gesù ti abbracci nella sua grande misericordia. Buona strada. Riposa in pace e il tuo sorriso ci ricordi sempre a cercare la felicità e a costruire la speranza, Fratelli Tutti.

Solennità dell’Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria

Foto da “Vatican News”

AGI – Questa mattina, nella Solennità dell’Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria, poco prima delle 6:15, Papa Francesco si è recato in Piazza di Spagna per un atto di venerazione a Maria Immacolata, anche quest’anno in forma privata.

Mentre attorno era notte, il Papa ha deposto un cesto di rose bianche alla base della colonna sulla cui sommità si trova la statua della Madonna e si è fermato in preghiera, chiedendole il miracolo della cura, per i tanti malati, della guarigione, per i popoli che soffrono duramente per le guerre e la crisi climatica; e della conversione, perché sciolga il cuore di pietra di chi innalza muri per allontanare da sé il dolore degli altri.

Il discorso del papa al Sinodo dei Vescovi: “Votino i fedeli…” “Si ascoltino le necessità dei fedeli…”

Il discorso di apertura del Santo Padre Francesco all’inizio del Percorso Sinodale è un invito alla partecipazione di tutti. Anche noi Serrani dobbiamo sentirci interpellati, e chiamati a portare il nostro contributo, nell’ambito delle nostre Diocesi e nei nostri incontri.


Cari fratelli e sorelle,

grazie per essere qui, all’apertura del Sinodo. Siete venuti da tante strade e Chiese, ciascuno portando nel cuore domande e speranze, e sono certo che lo Spirito ci guiderà e ci darà la grazia di andare avanti insieme, di ascoltarci reciprocamente e di avviare un discernimento nel nostro tempo, diventando solidali con le fatiche e i desideri dell’umanità. Ribadisco che il Sinodo non è un parlamento, che il Sinodo non è un’indagine sulle opinioni; il Sinodo è un momento ecclesiale, e il protagonista del Sinodo è lo Spirito Santo. Se non c’è lo Spirito, non ci sarà Sinodo.... Continua a leggere

Con il Santo Rosario contro l’epidemia

E’ tradizione della Chiesa che il mese di maggio sia dedicato alla Santissima Vergine Maria. Nel celebrare la santità di Maria, la Chiesa la sceglie come immagine di fede nel cammino della vita e fa sì che la nostra esperienza cristiana diventi una forte testimonianza del divino. La conoscenza di Maria serve a far conoscere meglio Gesù. Più si conosce Maria, meglio si comprende e si ama Gesù.... Continua a leggere

Cosimo Lasorsa

Lettera di S.E. Pierbattista Pizzaballa, Patriarca di Gerusalemme, sugli ultimi eventi in Terra Santa

Caro amico/a,

Purtroppo non è la prima volta e temo nemmeno l’ultima in cui dovremo fare i conti con queste fiammate di violenza e di guerra in Terra Santa. Queste esplosioni di violenza lasceranno solo più macerie, morti, rancore e sentimenti di odio, ma non porteranno alcuna soluzione. Assisteremo alle accuse reciproche sull’uso della forza, probabilmente si ricorrerà ai tribunali internazionali, accusandosi a vicenda, ma alla fine tutto tornerà come prima, fino alla prossima crisi.... Continua a leggere

La settimana del Laudato si’.

Si è conclusa il 24 maggio 2021 la Settimana del Laudato si’ nella ricorrenza del VI anniversario dell’Enciclica di Papa Francesco sulla cura della casa comune. Era stato lo stesso Santo Padre ad annunciarne l’apertura dalla finestra che affaccia su Piazza San Pietro, al termine della preghiera del Regina Coeli, nell’Angelus di mezzogiorno del 16 maggio 2021: “Oggi inizia la Settimana Laudato Sì per educarci sempre più ad ascoltare il grido della terra e il grido dei poveri. Invito tutti a partecipare”. Tema della Settimana: “Poiché sappiamo che le cose possono cambiare” (Laudato Sì 13).

Istituita nel 2016, la Settimana Laudato Si’ si rapporta all’Enciclica Laudato Si’ del 24 maggio 2015, che ha come scopo quello di richiamare l’umanità a un senso di maggiore responsabilità per pervenire a una “conversione ecologica” della nostra terra attraverso il dialogo e un impegno concreto per la sua protezione. Impegno che include anche lo sradicamento della miseria, l’attenzione per i poveri, l’accesso equo e universale alle risorse del pianeta ai fini di un miglioramento della vita. Coinvolge le comunità cattoliche di tutto il mondo e rappresenta un modo concreto proposto a parrocchie, diocesi, congregazioni religiose, realtà associative, scuole ed altre istituzioni per riflettere sul tema e approfondire il proprio impegno per la salvaguardia del Creato e la promozione di una ecologia integrale.  La circostanza che questo sesto anniversario si è svolto in un momento particolarmente difficile per l’umanità intera a causa del coronavirus è stato anche un momento per riflettere su ciò che la pandemia ci ha insegnato e per prepararci con speranza per un futuro migliore.

Sono stati tanti i temi oggetto di riflessione e discussione nel corso della Settimana del Laudato Si’ 2021, che in effetti si è svolta nell’arco di nove giorni dal 16 al 24 maggio: dalle opportunità politiche per creare il cambiamento, al ruolo delle Università e delle Istituzioni con i loro programmi formativi, all’economia e alle linee guida per il disinvestimento dei combustibili fossili, all’organizzazione delle operazioni per la salvaguardia del pianeta.

Una Tavola rotonda imperniata sull’accesso all’acqua e ai servizi igienico-sanitari di base nelle strutture sanitarie cattoliche e il lancio della Piattaforma di iniziative Laudato Si’ hanno posto fine a questa interessante e proficua iniziativa che, attraverso dialoghi e conversazioni dal vivo, ha messo in luce i progressi compiuti dai cattolici per una ecologia sostenibile e per la pianificazione delle prossime Conferenze delle Nazioni Unite sulla Biodiversità (COP 15) e sui Cambiamenti Climatici (COP 26).

Queste le parole di Papa Francesco, in diretta televisiva, al termine dell’Angelus di domenica 23 maggio: “Domani si conclude l’Anno Laudato Si’. Ringrazio quanti hanno partecipato con numerose iniziative in tutto il mondo. E’ un cammino che dobbiamo continuare insieme, ascoltando il grido della terra e dei poveri. Per questo partirà subito la “Piattaforma Laudato Si’ “, un percorso operativo di sette anni che guiderà le famiglie, le comunità parrocchiali e diocesane, le scuole e le università, gli ospedali, le imprese, i gruppi, i movimenti, le organizzazioni, gli istituti religiosi ad assumere uno stile di vita sostenibile”.

Cosimo Lasorsa

Giovanni Paolo II nel ricordo di papa Francesco

Il 13 maggio 2021 è stato il 40° anniversario dell’attentato a Papa Giovanni Paolo II. Ce l’ha ricordato Papa Francesco nell’incontro con i pellegrini polacchi al termine dell’’udienza generale del 12 maggio 2021, ripresa, a distanza di mesi, con la presenza dei fedeli, dopo l’allentamento delle misure restrittive imposte dall’emergenza della pandemia.

Era il 13 maggio 1981 quando Karol Jozef Wojtila, eletto Sommo Pontefice della Chiesa universale il 16 ottobre 1978, entrato da pochi minuti in Piazza San Pietro a bordo della sua Papamobile scoperta per un’udienza generale, subito dopo avere abbracciato una bambina era ferito gravemente da due colpi di pistola sparati dal killer professionista turco Alì Agca a tre metri di distanza. Trasportato d’urgenza al Policlinico Gemelli, privo di conoscenza, veniva sottoposto a un immediato intervento chirurgico, durato circa sei ore, per arrestare la massiccia perdita di sangue e per le gravi lesioni riportate da uno dei due colpi all’addome, con conseguente perforazione del colon e dell’intestino tenue. Dimesso il 3 giugno, era nuovamente ricoverato il 20 dello stesso mese a seguito di un’infezione, conseguenza del precedente intervento. Sottoposto a un successivo intervento il 5 agosto, veniva definitivamente dimesso e trasferito a Castel Gandolfo per trascorrere un lungo periodo di convalescenza dal 14 agosto al 30 settembre.

Dopo la sua definitiva guarigione Papa Giovanni Paolo II ritenne di essere stato miracolato dalla Madonna di Fatima per lo strano percorso del proiettile che, zigzagando all’interno dell’addome, aveva evitato tutti gli organi vitali fino a uscire dal bacino. L’attentato era avvenuto, infatti, nella ricorrenza della prima apparizione della Madonna ai pastorelli di Fatima e Giovanni Paolo II, convinto che fu la mano della Madonna a guidare la traiettoria del proiettile per salvargli la vita, volle che il bossolo del proiettile stesso fosse incastonato nella corona della statua della Vergine a Fatima. Papa Giovanni Paolo II andrà varie volte a Fatima e accoglierà varie volte l’immagine della Madonna pellegrina di Fatima a Roma in Piazza San Pietro.

La bontà di questo indimenticabile Pontefice, canonizzato da Papa Francesco il 27 aprile 2014, lo condusse a incontrare in prigione il suo attentatore Ali Agca due anni dopo, in prossimità del Natale 1983, per rivolgergli il suo perdono. “Ci siamo incontrati, disse in quella circostanza Papa Giovanni Paolo II, da uomini e da fratelli perché tutti siamo fratelli e tutte le vicende della nostra vita devono confermare quella fratellanza che proviene dal fatto che Dio è nostro Padre”.

A seguito della grazia concessa dal Presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, Ali Agca, già condannato all’ergastolo, fu definitivamente estradato in Turchia nel 2000.

Queste le parole pronunciate da Papa Francesco per ricordare Giovanni Paolo II dopo l’udienza generale del 12 maggio: “Domani ricorre la memoria liturgica della Beata Vergine di Fatima e il 40.mo anniversario dell’attentato a San Giovanni Paolo II. Egli stesso sottolineava con convinzione che doveva la vita alla Signora di Fatima. Questo evento ci rende consapevoli che la nostra vita e la nostra storia nel mondo sono nelle mani di Dio. Al Cuore Immacolato di Maria affidiamo la Chiesa, noi stessi e tutto il mondo. Chiediamo nella preghiera la fine della pandemia, lo spirito di penitenza e la nostra conversione”.

Cosimo Lasorsa

Misericordiati e misericordiosi. Festa della Divina Misericordia

Domenica 11 aprile molti di noi hanno avuto la possibilità di seguire, in diretta televisiva, la Santa Messa presieduta da Papa Francesco nella Chiesa di Santo Spirito in Sassia a Roma per la ricorrenza delle Festa della Divina Misericordia, che il calendario liturgico celebra la prima domenica dopo Pasqua. Presenti alla celebrazione eucaristica una rappresentanza dei missionari della Misericordia, di detenuti e detenute, migrati e rifugiati, infermieri e suore ospedaliere.

Fino all’anno 2000 la prima domenica dopo Pasqua, detta anche “Ottava di Pasqua”, era celebrata, dalla Chiesa cattolica, con il nome di “Domenica in Albis” che, tradotto letteralmente, vuol dire “domenica in cui le vesti bianche vengono deposte”. Giorno particolare collegato con il rito del Battesimo che, nei primi anni della Chiesa, era somministrato nella notte di Pasqua, in cui i battezzandi indossavano una veste bianca che mantenevano fino alla domenica successiva.

Il 30 aprile 2000, anno dell’ultimo Giubileo, Papa Giovanni Paolo II, durante la cerimonia di canonizzazione della Suora polacca Faustina Kowalska, ha proclamato che la prima domenica dopo Pasqua sarebbe stata celebrata anche come la “Festa della Divina Misericordia”.

L’istituzione della “Festa della Divina Misericordia” trae origine dalla visione di Gesù che Santa Faustina ebbe il 22 febbraio 1931 nel Convento di Plock. L’apparizione è descritta dettagliatamente nel diario segreto della mistica polacca, trovato dopo la sua morte, nel quale è riportato che Gesù, vestito di una bianca veste, si rivolse a lei con queste parole: “Desidero che vi sia una Festa della Misericordia. Voglio che l’immagine che dipingerai con il pennello venga solennemente benedetta nella prima domenica dopo Pasqua: questa domenica deve essere la Festa della Misericordia”.

Nata il 25 agosto 1905 a Glogowiec in Polonia, Faustina Kowalska avvertì sin da piccola la vocazione per la vita religiosa. A 16 anni, dopo la prima apparizione di Gesù, chiese il permesso ai genitori di entrare in convento. Al rifiuto dei genitori, che non volevano distaccarsi dalla figlia prediletta, seguì la seconda visione di Gesù che le consigliò di andare a Varsavia dove, il 1 agosto 1925, entrò nel convento di clausura della Congregazione delle Suore della Beata Vergine Maria della Misericordia. Dalla lettura del suo diario si ricava tutta la profondità della sua vita spirituale, dedicata totalmente alla contemplazione, alla preghiera e alla parola del Signore. Morì il 5 ottobre 1938, a soli 33 anni, e il suo corpo è stato deposto nel Santuario della Misericordia Divina di Lagiewniki, nei pressi di Cracovia.

La Festa pasquale della Resurrezione e quella della Divina Misericordia hanno un profondo significato teologico per l’intimo rapporto che lega questi due solenni avvenimenti. Lo rivela la stessa Suor Faustina sempre nel suo diario: “ Ora vedo che l’opera della Redenzione è collegata con l’opera della Misericordia richiesta dal Signore”. La Festa della Divina Misericordia contempla una novena, che inizia il Venerdì Santo, con la recita della coroncina alla Divina Misericordia, alla quale farà  seguito l’adorazione del quadro della Misericordia e la grazia particolare della “remissione totale delle colpe e dei castighi”, che sarà ricevuta con il Sacramento della Comunione.

Nella sua omelia Papa Francesco ha più volte ripetuto le parole “misericordiati e misericordiosi” riferendosi ai discepoli di Gesù che l’hanno abbandonato e da Lui “misericordiati” attraverso i tre doni della pace, dello Spirito Santo e delle piaghe.

In primo luogo la pace, che non è una pace esteriore ma la pace del cuore che fa passare i discepoli dal rimorso alla nuova missione loro affidata.

In secondo luogo lo Spirito Santo, per la remissione dei peccati, dono pasquale per risorgere dentro attraverso la Confessione, che è il Sacramento del perdono.

In terzo luogo le piaghe, quelle di Gesù, canali aperti tra Lui e noi, che riversano misericordia sulle nostre miserie.

Ed è così che i discepoli hanno visto l’uno nell’altro quella stessa misericordia che ha trasformato le loro vite e da “misericordiati” sono diventati “misericordiosi”, avendo in comune la missione, il perdono e il Corpo di Gesù.

“Oggi è il giorno, ha concluso Papa Francesco nella sua omelia, in cui chiederci: io, che tante volte ho ricevuto la pace di Dio, il suo perdono, la sua misericordia, sono misericordioso con gli altri? Siamo stati misericordiati, diventiamo misericordiosi. Perché se l’amore finisce con noi stessi, la fede si prosciuga in un intimismo sterile”

 

Cosimo Lasorsa

Le giornate mondiali della Chiesa

 

Le Giornate Mondiali sono ricorrenze che si celebrano annualmente su scala internazionale per la sensibilizzazione di temi o argomenti di particolare interesse. Sono normalmente promosse dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite (ONU) oppure dall’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Educazione, la Scienza e la Cultura (UNESCO). A queste si aggiungono quelle proclamate dalla Chiesa Cattolica a seguito di istituzione del Sommo Pontefice.

Di seguito, in breve sintesi, le Giornate Mondiali della Chiesa e sui motivi dell’istituzione.

Giornata Mondiale della Pace. Istituita da Papa Paolo VI l’8 dicembre 1967, fu celebrata per la prima volta il 1 gennaio 1968, giorno dedicato dalla Chiesa alla solennità di Maria Santissima, Madre di Dio, “come augurio e come promessa, all’inizio del calendario che misura e descrive il cammino della vita umana nel tempo, che sia la pace, con il suo giusto e benefico equilibrio, a dominare lo svolgimento della storia avvenire”. Indica poi che la pace vera, la pace giusta ed equilibrata suppone il riconoscimento sincero dei diritti della persona umana e dell’indipendenza delle singole Nazioni. Da rinnovare ogni anno alla stessa data del 1 gennaio.

Giornata Mondiale dell’Infanzia Missionaria. Istituita da Papa Pio XII il 4 dicembre 1950, fu celebrata per la prima volta il 6 gennaio 1951, giorno liturgico dell’Epifania, come giornata di preghiera e di raccolta fondi a sostegno dell’infanzia nel mondo. Occasione speciale, inoltre, per aiutare i ragazzi a scoprire il particolare aspetto dell’identità missionaria e a viverlo in prima persona come veri e propri annunciatori del Vangelo. Da rinnovare ogni anno alla stessa data del 6 gennaio.

Giornata della Vita Consacrata. Istituita da Papa Giovanni Paolo II il 6 gennaio 1997, fu celebrata per la prima volta il 2 febbraio  1997, giorno liturgico della presentazione di Gesù al Tempio, con il triplice scopo di rispondere all’intimo bisogno di lodare più solennemente il Signore e ringraziarlo per il grande dono della vita consacrata, di promuovere la conoscenza e la stima per la vita consacrata da parte dell’intero popolo di Dio, di prendere viva conoscenza della consapevolezza dell’insostituibile missione dei consacrati nella Chiesa e nel mondo. Da rinnovare ogni anno alla stessa data del 2 febbraio.

Giornata Mondiale del Malato. Istituita da Papa Giovanni Paolo II il 13 maggio 1992, fu celebrata per la prima volta l’11 febbraio 1993, giorno  liturgico della Madonna di Lourdes, come momento di riflessione sulle tematiche legate alla salute e alla cura. Giornata speciale di preghiera e di condivisione da dedicare a quanti soffrono nella malattia, di sensibilizzazione e solidarietà nei confronti degli operatori sanitari che li assistono, di sostegno ai familiari e a quanti condividono la sofferenza. Da rinnovare ogni anno alla stessa data dell’11 febbraio.

Giornata Mondiale della Gioventù. Istituita da Papa Giovanni Paolo II nel 1985 in occasione della celebrazione dell’Anno Santo della Redenzione, fu celebrata per la prima volta a Roma il 23 marzo 1986. Ha lo scopo di manifestare l’attenzione della Chiesa verso le nuove generazioni per ritrovarsi insieme, condividere le loro esperienze, ascoltare una parola di fede, guardare a un futuro migliore e confermare il loro impegno spirituale e culturale al servizio della Chiesa stessa. Da rinnovare, a carattere biennale o triennale, nella Domenica delle Palme, settimana precedente la Pasqua.

Giornata Mondiale di Preghiera per le Vocazioni. Istituita da Papa Paolo VI il 23 gennaio 1964, fu celebrata per la prima volta il 12 aprile 1964 con lo scopo di risvegliare nel popolo di Dio l’importanza di pregare per il dono delle vocazioni al sacerdozio e alla vita consacrata perché “ove numerose sbocciano le vocazioni allo stato ecclesiastico e religioso, là si vive generosamente secondo il Vangelo”. Occasione di riflessione affinché la Chiesa si unisca per invocare il Padre a suscitare nei giovani il desiderio di vivere al servizio del Signore. Da rinnovare ogni anno la IV domenica di Pasqua, nota come “domenica del Buon Pastore”.

Giornata Mondiale per le Comunicazioni Sociali. Istituita con decreto conciliare nel 1963, al fine di rendere più efficace il multiforme apostolato della Chiesa nel settore delle comunicazioni, fu celebrata per la prima volta da Papa Paolo VI il 7 maggio 1967. Occasione per avere non soltanto una stampa cattolica, ma per attuare una presenza della Chiesa nella grande informazione affinché “con l’aiuto di Dio e della Vergine Santissima, possano essere conseguiti quei frutti che la Giornata si ripromette”. Da rinnovare ogni anno la domenica che precede la Pentecoste.

Giornata Mondiale di Santificazione Sacerdotale. Istituita da Papa Giovanni Paolo II 25 marzo 1995 fu celebrata per la prima volta nel giorno della festività del Sacro Cuore. Una correlazione con la quale s’intende richiamare i presbiteri alla riscoperta del dono ricevuto e della gioia della missione loro affidata e per ricordare agli uomini di Dio di coltivare nel proprio cuore “un grande anelito di santità” per percorrere le vie di chi si è fatto simile a Cristo perché “allora il nostro sacerdozio sarà fecondo e salvifico in ogni sua dimensione”. Da rinnovare ogni anno il terzo venerdì dopo la Pentecoste.

Giornata Mondiale di Preghiera per la Cura del Creato. Istituita da Papa Francesco nel 2015 quando divulgò l’Enciclica “Laudato Sì”, fu celebrata la prima volta il 1 settembre 2015 con le finalità di riflettere sulla casa comune, rispettare il creato perché volere di Dio, porre riparo ai danni creati al pianeta. Occasione per meditare su quanto il pianeta sia in pericolo e su quanto le disuguaglianze sociali siano aumentate a causa dello sfruttamento indiscriminato delle risorse, che hanno causato alterazioni degli ecosistemi e sacche di povertà in tante parti del mondo. Da rinnovare ogni anno alla stessa data del 1 settembre.

Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato. Istituita da Papa Benedetto XV il 6 dicembre 1914 in segno di sollecitudine pastorale nei confronti di tantissimi profughi che cercavano scampo dalla devastazione della grande Guerra, fu celebrata la prima volta in concomitanza con la prima domenica di Quaresima 2015. Occasione per la Chiesa di dimostrare la preoccupazione per le diverse categorie di persone vulnerabili in movimento, pregare per il superamento dei pericoli ai quali vanno incontro, aumentare la consapevolezza sulle opportunità offerte dalle migrazioni. Da rinnovare ogni anno nell’ultima domenica di settembre.

Giornata Mondiale Missionaria. Istituita da Papa Pio XI nel 1926 come giornata di preghiera e di propaganda missionaria nel mondo per richiamare l’attenzione sui numerosi bisogni della Chiesa, fu celebrata la prima volta il 17 ottobre 1926. Occasione per la costituzione di un “fondo di solidarietà”, da ripartire tra le cosiddette “Chiese di missione” secondo le necessità di ognuna. Organizzazione e cura del “fondo di solidarietà” affidate alle Pontificie Opere Missionarie al fine di assicurare che tutte le Comunità, anche le più piccole, possano ricevere gli aiuti di cui hanno bisogno. Da rinnovare ogni anno nella penultima domenica di ottobre.

Giornata Mondiale dei Poveri. Istituita da Papa Francesco il 13 giugno 2017, al termine del Giubileo della Misericordia, con la Lettera Apostolica “Misericordia et misera” fu celebrata per la prima volta il 19 novembre 2017. Invito alla Chiesa e agli uomini e donne di buona volontà a tenere fisso lo sguardo su quanti tendono la mano gridando aiuto e chiedendo solidarietà. Appello a non restare indifferenti a fronte del dolore, dell’emarginazione, del sopruso, della violenza e di quanti sono privati della dignità perché i poveri sono “una risorsa a cui attingere e vivere l’essenza del Vangelo”. Da rinnovare ogni anno nella XXXIII domenica del tempo ordinario.

Giornata Mondiale delle Claustrali. Istituita da Papa Pio XII nel 1953 e dedicata a tutte le comunità claustrali per far conoscere la vera essenza della vita di clausura e contemplativa, fu celebrata per la prima volta il 21 novembre 1953, festività della Presentazione della Beata Vergine Maria. Momento di preghiera e di condivisione per quante, sull’esempio di Maria, Madre di Dio, si dedicano alla vita contemplativa attraverso l’obbedienza, la castità e la povertà. Da rinnovare ogni anno alla stessa data del 21 novembre.

 

Cosimo Lasorsa

 

 

Piana di Ur: cristiani, musulmani ed ebrei uniti in un unico Dio

Una delle tappe più importanti del viaggio apostolico di Papa Francesco in Iraq è stata indubbiamente quella nella piana di Ur di sabato 6 marzo 2021, caratterizzata dall’incontro interreligioso tra componenti delle tre religioni di fede monoteista. A fattore comune della scelta di questa storica città sumerica di Ur, oggi conosciuta come Tell al Muqayyar, che in arabo significa “collina della pace”, la nascita del Patriarca Abramo che unisce le origini e le tradizioni religiose di ebrei, cristiani e musulmani.

Ma cosa hanno di fatto in comune queste tre religioni.... Continua a leggere

Cosimo Lasorsa