Vocazione è Bellezza!

Proponiamo il videomessaggio di Mons. Patron Wong in occasione dell’incontro con il Gruppo di Animazione Vocazionale del Seminario Arcivescovile di Napoli, con un commento di Maria Luisa Coppola.

Grazie Ecc. Patron Wong, il suo messaggio sulla Bellezza della vocazione ci consola! Ci dà il tempo per riflettere sulla gioiosa donazione di sé dei giovani seminaristi che, sia pure in questi tempi difficili, proseguono il cammino di formazione consapevoli delle loro scelte. E’ vero che nel silenzio assordante la voce di Dio diventa prepotente, che nella nudità della Parola evangelica si coglie la semplicità dell’Amore assoluto, bene donato da donare e trasformare in gesti concreti di carità. E mentre siamo oscurati e preoccupati per un futuro incerto, si aprono squarci di luce provenienti da testimonianze di vita spirituale feconda che si fa prossima nella condivisione di un progetto a lungo termine, affidato alla volontà di Gesù Maestro. “Gratis accepistis, gratis date”!

Maria Luisa Coppola

Il passaggio della croce per la Giornata Mondiale della Gioventù

Al termine della celebrazione della Santa Messa di domenica 22 novembre sull’altare della Cattedra della Basilica di San Pietro, trasmessa in diretta televisiva, Papa Francesco ha proceduto al passaggio dei simboli della Croce e della copia dell’Icona della Madre di Dio “Salus Populi Romani” dalla rappresentanza dei giovani panamensi a quelli del Portogallo. Simboli che sono significativi per la ricorrenza della Giornata Mondiale della Gioventù, il cui fine è quello di conoscere sempre più profondamente Gesù nel mistero della redenzione e di affidare le proprie vite alla protezione della Madonna.... Continua a leggere

Cosimo Lasorsa

Camminiamo insieme verso il Convegno nazionale Vocazioni

L’Ufficio Nazionale per la Pastorale delle Vocazioni ci propone di camminare insieme, al passo di una parola al mese sulla quale fermarci, verso il Convegno nazionale di gennaio.
Ogni parola si propone di essere un aspetto diverso del tema annuale, esplorato con qualche spunto, forse un’idea nuova, speriamo un aiuto a chi legge.

Per consultare la tematica clicca il link qui sotto riportato:

‘La santificazione è un cammino comunitario da fare a due a due’

 

Direttore’

Quando la concentrazione è tutta fissa sul proprio spartito, è difficile sapere cosa sta succedendo dall’altra parte dell’orchestra. E quando si suona al proprio posto è difficile sapere cosa sta ascoltando lo spettatore seduto al centro della platea.
Servirà qualcuno a cui fare riferimento, qualcuno che conosca la partitura di ciascuno e che al contempo abbia la visione d’insieme. Qualcuno che porti alla luce il talento di ogni membro e che sappia bene qual è l’obiettivo a cui si punta, la sinfonia per cui l’intera orchestra sta lavorando. Ci sarà bisogno insomma di colui che indirizza e che guida, di colui che dirige.
È in Dio che la vocazione trova la sua direzione, ma non solo: è Dio che, come un direttore d’orchestra, fa in modo che alla meta non arrivino semplicemente tutti gli strumentisti, suonando ognuno il proprio pezzo, ma che ci arrivino insieme, come un’unica orchestra, come un solo Corpo.

God’s eye view: il punto di vista di Dio 

In inglese, il punto di vista che si ha quando la macchina da presa viene posizionata direttamente sopra la scena si chiama God’s eye view, un’espressione che tra l’ironico e il serio individua in Dio colui che guarda dall’alto e che guarda tutto.
Martin Scorsese, ad esempio, ne fa ampio uso: innalza cioè lo spettatore al di sopra della scena per permettergli di scrutare nella sua interezza lo spazio in cui l’azione si svolge, cosicché ad esempio diventa possibile “vedere il futuro” perché si è a conoscenza di cosa il personaggio troverà svoltando l’angolo, quando invece lui ancora non lo sa.
È una maniera tutta umana di provare a immaginare quale sia il punto di vista di Dio, la cui visuale è la più ampia possibile. Non alla maniera del Grande Fratello di Orwell che indaga e punisce, ma alla maniera di un amico sapiente che accompagna ovunque e in qualunque momento, che gioisce, sprona e consola lungo la strada verso il punto di arrivo che – Lui sì – già vede.

«Accrescevano l’unisono e l’armonia fra loro»

Il Silmarillion si può dire che faccia da prologo al Signore degli Anelli: non tratta solo degli avvenimenti precedenti alla storia della Compagnia dell’Anello, ma sale addirittura su, fino alla genesi del mondo di fantasia, chiamato Arda, in cui si colloca la vicenda.
Tolkien, da credente quale era, chissà quanto consapevolmente immaginò per Arda una genesi simile a quella biblica e la descrisse, in chiave metaforica, come una sinfonia. A comporla è Ilùvatar, l’Unico, che la propone prima ai suoi Ainur – che probabilmente potremmo far corrispondere agli angeli – e poi ai suoi Figli – quanto a loro, è facile capire chi simboleggiano. Tale sinfonia si rivela essere un grande disegno concepito da Ilùvatar che per il momento nessuno può comprendere per intero, ma che nell’ultimo giorno, invece…

Quando dirigere non è mettere ordine 

Dave McPartlin è un insegnante di una scuola inglese, la Flakefleet Primary School, che ha portato il coro formato dai suoi studenti al famoso talent show Britain’s Got Talent nel 2019. Uno dei commenti dei giudici lascia intuire il carattere della performance: «Era caos assoluto… e gioia assoluta».
Il maestro, prima di mettere ordine fra le voci del suo coro, ha deciso di tirar fuori la passione del canto e la felicità di farlo insieme, al punto che l’entusiasmo e l’amore che i bambini dimostrano fanno dimenticare a tutti i difetti dell’esecuzione.
Più che il senso del dovere e l’impeccabilità, alla fioritura della vocazione giova l’esperienza della bellezza che ne scaturisce. Non sarà una voce infallibile e cristallina fin da subito, forse stonerà ogni tanto fino alla fine, ma sarà un riflesso dello sguardo del Padre che la ama prima che sia perfetta, la porta alla luce, la nutre e la guida.

Si svolgerà online il Convegno Nazionale Vocazioni 2021

L’importante è non camminare da soli (Evangelii gaudium, 33).

L’Ufficio Nazionale della Pastorale per le Vocazioni ha annunciato che il prossimo Convegno Nazionale, previsto per il 3-5 gennaio 2021, si svolgerà non in presenza, a causa della pandemia, ma con una nuova proposta on line con tanti momenti di preghiera, contenuti, testimonianze.

La tematica, consultabile attraverso il link qui sotto riportato, sarà:

‘La santificazione è un cammino comunitario da fare a due a due’

Online il numero della rivista Vocazioni

IN QUESTO NUMERO

Giuseppe De Virgilio

«Ciò che le nostre mani hanno toccato» (1Gv 1,1)

https://rivistavocazioni.chiesacattolica.it/2020/10/08/cio-che-le-nostre-mani-hanno-toccato-1gv-11/

Federico De Rosa

Polvere e cielo

https://rivistavocazioni.chiesacattolica.it/2020/10/08/polvere-e-cielo/

Michele Gianola

Asperità

https://rivistavocazioni.chiesacattolica.it/2020/10/08/asperita/

Isabella Guanzini

Fra sapere assoluto e divinizzazione dell’uomo

https://rivistavocazioni.chiesacattolica.it/2020/10/08/fra-sapere-assoluto-e-divinizzazione-delluomo/

Paolo Tomatis

Dove la fede prende corpo

https://rivistavocazioni.chiesacattolica.it/2020/10/08/dove-la-fede-prende-corpo/

Luca Peyron

Corpi digitali, vocazione di carne

https://rivistavocazioni.chiesacattolica.it/2020/10/08/corpi-digitali-vocazioni-di-carne/

Catherine Aubin

Àlzati!

https://rivistavocazioni.chiesacattolica.it/2020/10/08/alzati/

Emanuela Vinai

Carne e mistica: perché non possiamo dirci divisi

https://rivistavocazioni.chiesacattolica.it/2020/10/08/carne-e-mistica-perche-non-possiamo-dirci-divisi/

News UNPV – Chiara Orefice

Come un mosaico

https://rivistavocazioni.chiesacattolica.it/2020/10/08/come-un-mosaico/

Massimo Pampaloni

Sotto la tutela del tuo nome

https://rivistavocazioni.chiesacattolica.it/2020/10/08/sotto-la-tutela-del-tuo-nome/

Donato Ogliari

Il mistero della croce

https://rivistavocazioni.chiesacattolica.it/2020/10/08/il-mistero-della-croce/

Giraldi – S. Perugini

Dal buio alla luce

https://rivistavocazioni.chiesacattolica.it/2020/10/08/dal-buio-alla-luce-2/

Lodovica M. Zanet

Attilio Giordani

https://rivistavocazioni.chiesacattolica.it/2020/10/08/attilio-giordani/

Bencivenga – D. Wlderk

Futuro presente

https://rivistavocazioni.chiesacattolica.it/2020/10/08/futuro-presente/

M.G. Vergari – R. Bencivenga – D. Wlderk

Futuro presente – Attività laboratoriali

https://rivistavocazioni.chiesacattolica.it/2020/10/08/futuro-presente-attivita-laboratoriali/

Sergio Tettamanti

Quel Dio che dobbiamo cercare

https://rivistavocazioni.chiesacattolica.it/2020/10/08/quel-dio-che-dobbiamo-cercare/

Benoit Standaert

Le tre colonne del mondo

https://rivistavocazioni.chiesacattolica.it/2020/10/08/le-tre-colonne-del-mondo/

David Maria Turoldo

Ancora tempo di monaci?

https://rivistavocazioni.chiesacattolica.it/2020/10/08/ancora-tempo-di-monaci/

Silvio Grasselli

Tecnologia

https://rivistavocazioni.chiesacattolica.it/2020/10/08/tecnologia/

S.Grasselli – M. Mascheretti

Tecnologia (approfondimenti online)

https://rivistavocazioni.chiesacattolica.it/2020/10/08/tecnologia-approfondimenti/

Emanuela Vinai

La messe e gli operai, perché le vocazioni sono preziose

https://rivistavocazioni.chiesacattolica.it/2020/10/08/la-messe-e-gli-operai-perche-le-vocazioni-sono-preziose/

G.M. Ferrara – G. De Marco

I cammini di Leuca – La Via Sallentina

https://rivistavocazioni.chiesacattolica.it/2020/10/08/i-cammini-di-leuca/

Sorelle Clarisse di Bergamo

Adorazione: Percorsi di fraternità

https://rivistavocazioni.chiesacattolica.it/2020/10/08/09-percorsi-di-fraternita/

Sorelle Clarisse di Bergamo

Adorazione: Missionari coraggiosi

https://rivistavocazioni.chiesacattolica.it/2020/10/08/10-missionari-coraggiosi/

Asperità

di don Michele Gianola

Quando Galileo Galilei alzò lo sguardo verso il cielo notturno e iniziò ad osservare la Luna attraverso il cannocchiale, avanzò la teoria che la sua superficie non fosse né perfettamente liscia, né perfettamente lucia – come allora si credeva – ma rugosa come quella terrestre, fatta di rilievi, avvallamenti, monti e crateri. Di questo si accorse notando che il margine che definisce il lato illuminato da quello in ombra della Luna, non appariva come una curva perfetta – come accadrebbe in una sfera levigata – ma frastagliato a causa del disegno delle ombre delle asperità del terreno lunare proiettate sulla sua superficie.

La parola ‘asperità’ porta il sapore acido della frutta acerba, quella rugosità al tatto che può apparire fastidiosa perché distante da un’idea di armonia o di ordine che tutto ingloba. La vita – come la vocazione – non è perfettamente liscia, non lo è la nostra né quella delle persone con le quali camminiamo, la loro persona e la nostra non è fatta di un’idea, ma di carne che vive, soffre, spera, abita nelle asperità della vita.

Astrarre, allontanare, tirare via tutto quello che non risponde ad una idea di perfezione è una tentazione da cui deve guardarsi chi desidera camminare nella santità (cf. Francesco, Gaudete et exsultate, 37-42) e si illude di poter tendere ad una perfezione che ha immaginato come una sfera liscia nella quale tutto torna secondo il disegno di un equilibrio formale che inganna, mostrando le cose da un’altezza tale da farne scomparire la bellezza, la carne, la realtà, anche quella di Dio.

Dio, non rientra nei nostri schemi: «Ci supera infinitamente, è sempre una sorpresa e non siamo noi a determinare in quale circostanza storica trovarlo, dal momento che non dipendono da noi il tempo e il luogo e la modalità dell’incontro. Chi vuole tutto chiaro e sicuro pretende di dominare la trascendenza di Dio» (Francesco, Gaudete et exsultate, 41). Con che forza risuonano queste espressioni se accostate alla parola ‘vocazione’ e con quanta energia ne fanno esplodere una delle sue caratteristiche più affascinanti: la sorpresa. Nessuna vocazione è frutto di calcolo, nessuna è l’esito di un progetto scritto a tavolino, ma ogni incontro vero con il Risorto ha il gusto dell’irruzione, dell’improvvisata che genera meraviglia, fin dal primo mattino di Pasqua.

Si tratta, così, di non temere le asperità del terreno, di liberarsi delle astrazioni che ingessano la mente e raffreddano il cuore per imparare a toccare la carne rugosa dei cuori degli altri nella stessa maniera in cui la mano di Dio, senza stancarsi, tocca la nostra. Lì soltanto sapremo riconoscere quell’ombra di terra illuminata dalla luce del Sole nella cui asperità si nasconde l’invito per il quale vale la pena decidere di spendere la vita.

Online il numero della rivista Vocazioni

IN QUESTO NUMERO

COPERTINA

di Federico De Rosa
https://rivistavocazioni.chiesacattolica.it/2020/07/30/liberta-dono-senso/
EDITORIALE

Interesse

di Michele Gianola
DOSSIER

La vocazione di Adamo

di Ruberval Monteiro
DOSSIER

Tra voi però non è così

di Lisa Cremaschi
DOSSIER

Finché non venga il suo Regno

di Maria Bianco
DOSSIER

Liberi dalla preoccupazione di essere il centro

di Benedetto Francesco Di Bitonto
DOSSIER – SOLO ONLINE

Lasciare andare, voce del verbo fecondare

di Antonia Chiara Scardicchio, Tony Drazza
DOSSIER

Piccole Gigantesche Cose

di Antonia Chiara Scardicchio, Tony Drazza
INSERTI

Sembrava tutto molto chiaro

di La Redazione
RUBRICHE

Un breve lampo d’amore

di Massimo Pampaloni
FONTI

Il miracolo della manna

di Donato Ogliari
INSERTI

Ripartire dalla memoria del cuore

di Massimo Giraldi, Sergio Perugini
RUBRICHE

Gabrielle Bossis

di Lodovica Maria Zanet
INSERTI

Il presente: “sostare” dentro l’esperienza

di Raffaella Bencivenga, Daniele Wlderk
INSERTI

Il presente – Attività laboratoriali

di Maria Grazia Vergari, Raffaella Bencivenga, Daniele Wlderk
RUBRICHE

Come canali

di Teresita Cabri
FONTI

L’orientamento per la vita

di Giacomo Alberione
RUBRICHE

Musica

di Silvio Grasselli
MEDIA

Musica – Approfondimenti

di Maria Mascheretti, Silvio Grasselli
INSERTI

È un viaggio bellissimo, sorridi!

di Emanuela Vinai
RUBRICHE

La Via di San Francesco

di Gaia Martina Ferrara, Gionatan De Marco
MEDIA

07. Tempo si sogni

di Sorelle Clarisse di Bergamo

MEDIA

08. Voglia di vivere

di Sorelle Clarisse di Bergamo

Assisi nel Cuore

Assisi è la culla della spiritualità francescana, il luogo ove la natura rigogliosa racconta i passi dell’intrepido Francesco alla ricerca della Verità, di quel Dio creatore di ogni bellezza, al quale ogni essere umano rende grazie. La missione francescana continua nel tempo attraverso quei giovani coraggiosi e dinamici che hanno seguito il suo esempio, per essere fedeli alla sua testimonianza, anche in questi tempi difficili e tristi, portatori di gioia e di carità verso i fratelli più deboli ed indifesi, ai margini delle società opulente ed indifferenti alla vera sofferenza dello spirito e del corpo. La pandemia dovuta al covid ha aumentato il disagio e le povertà ed i frati del Sacro Convento si danno un gran daffare a raccogliere fondi, attraverso tante iniziative, come quello stupendo concerto trasmesso in tv, in cui famosi cantanti in una piazza deserta, hanno invitato il mondo intero ad aiutare la comunità francescana e la città di Assisi, messa in ginocchio dalla crisi economica dovuta alla pandemia. Un piccolo gruppo di amici Serrani del club di Aversa, superando gli umani timori del viaggio e degli spostamenti, ha deciso di andare ad Assisi per qualche giorno di preghiera silenziosa, proprio nei luoghi francescani oggi così poco visitati, accompagnati dal nostro caro cappellano, don Stefano. Le cautele sanitarie sono severe, vengono rispettate le distanze, nelle basiliche solo nei posti assegnati e muniti di mascherina. Il silenzio e la forte spiritualità sono esaltanti, inducono ad una profonda riflessione sulla nostra qualità di credenti, che ci sforziamo di assecondare l’invito del Signore a non avere paura, a fidarci del Suo infinito Amore!

Il “Te laudamus” intonato dai frati a San Damiano è un inno di gloria: ti amiamo, Signore, ti rendiamo grazie per averci protetto e salvato dalla pandemia ed ora inginocchiati davanti al Crocefisso vogliamo dirti tutto il nostro Amore e la nostra riconoscenza. Nei giorni dell’acuta sofferenza, delle numerose vittime di questo flagello, quante volte ti abbiamo supplicato ed abbiamo chiesto il tuo aiuto, chiedendoti pietà per quelle brave persone che tanto hanno sofferto, per tutti quelli che al limite delle forze hanno aiutato i malati, per quanti hanno reso possibile la nostra sopravvivenza, in tanti modi, senza lagnarsi…..ecco la nostra preghiera di ringraziamento che abbiamo voluto condividere con le amiche del club di Assisi, che sempre gentili ed affettuose hanno risposto all’invito della preghiera comunitaria….grazie famiglia serrana, in ogni luogo ci siamo coesi e coinvolti.

Un’altra perla preziosa ci aspetta ad Assisi: il luogo dov’è sepolto il giovanissimo Carlo Acutis, nella chiesa di santa Maria Maggiore. Diventerà beato il 10 ottobre, perché questo ragazzo bello ed esuberante, stroncato da una leucemia fulminante, era innamorato di Gesù e dell’Eucarestia. “Non io ma Dio” si legge sulla sua tomba, a volerci ricordare l’origine della nostra vita dono donato da donare! Un esempio vocazionale da offrire ai nostri giovani alla ricerca di senso, che sono insoddisfatti del troppo e non apprezzano il semplice, il poco che diventa tutto. Carlo Acutis, un giovane della porta accanto, ci indica una via di salvezza senza tentennamenti, una speranza di certa felicità con la sua “Autostrada verso il cielo”

Assisi, sotto i raggi roventi od al tramonto del sole, è illuminata da una luce vivida, anche all’Eremo tra il bosco e la rupe e nella pietra di Rivotorto, si coglie l’Infinito di una potente Bellezza!

Cara Assisi, che accogli dal mondo intero ogni credente, che sei città patrona d’Italia, bene immenso e patrimonio dell’umanità, siamo ben contenti di essere venuti a ringraziare di persona il grande San Francesco, il tuo discepolo San Junipero, a voi affidiamo i giovani seminaristi, i sacerdoti, le consacrate ed i consacrati che tanto Amore portano nel mondo, per i quali c’è sempre un’attenzione particolare nel cuore dei laici serrani. Siamo stati molto bene accolti dalle Suore brigidine che da pochi giorni hanno riaperto la loro casa religiosa, che abbiamo sostenuto con la nostra presenza e con la mozzarella e la polacca aversana molto, molto gradite!

Maria Luisa Coppola  –  Presidente Serra Club di Aversa

La Congregazione delle Suore Collegine della S. Famiglia

NEL CUORE DELLA SOCIETÀ COL CUORE DI DIO

La Congregazione delle Suore Collegine della S. Famiglia viene fondata a Sezze nel Lazio l’11 giugno del 1717 con l’approvazione del breve Ad Apostolicae dignitatis da parte di papa Clemente XI, perché il compassionevole cuore del Servo di Dio, il Card. Pietro Marcellino Corradini (1658-1743), la cui veste cardinalizia è intrisa di carità, legge il bisogno – urgenza di educare le figlie del popolo nelle arti femminili, nel far di conto e nella formazione cristiana… al fine di rinnovare e riedificare la società a partire dal modello di famiglia umana e cristiana, il cui fulcro è la donna, con la sua dignità, la sua formazione umana, culturale, morale e spirituale.

Il Corradini affida quest’opera d’arte alle Convittrici della S. Famiglia, oggi Suore collegine, perché, implicate dal basso, assumendo il profilo di consacrate madri, maestre e sorelle, diventassero per le figlie del popolo custodi del gran tesoro che sono le persone.

La fisionomia stabilita per il nuovo Istituto vuole che le religiose uniscano la dimensione spirituale contemplativa del modello monastico a quella pastorale di vita attiva degli Istituti di vita attiva per giungere così ad una felice sintesi di azione e contemplazione, vita attiva e contemplativa. Tale modello, voluto fortemente dal Corradini, comporta la non adozione della clausura, dal momento che l’impegno a favore della popolazione femminile richiede il servizio anche fuori del monastero.

Presto la fama dell’opera del Corradini si diffonde oltre il Lazio: infatti, Don Stefano Compagnone, secondo Confessore del Conservatorio setino, casa madre della Congregazione delle Suore Collegine, tornato in Sicilia, insieme a don Carlo Loi e Vasquez e mons. Carlo Vanni, anch’essi attenti alla formazione delle giovani palermitane, fa conoscere all’allora Arcivescovo di Palermo Mons. Giuseppe Gasch la bontà dell’opera corradiniana sì da ottenere il via per la fondazione della prima casa collegina a Palermo nel quartiere Olivella; correva l’anno 1721.

La Congregazione si diffonde in poco tempo a macchia d’olio nei vari centri dell’isola e le sue case da subito vengono chiamate “Collegi di Maria”. Quest’ultimi attraverseranno tutte le vicissitudini di un sud che ha sofferto, ma anche lottato, per la sua identità e per il riscatto dalla sua marginalità rispetto ad uno Stato sentito lontano ed estraneo. La storia dei Collegi di Maria vive dunque le alterne vicende storiche, sociali, morali e spirituali dell’Italia post-unitaria, e non solo, a fianco della gente, istruendo, educando e testimoniando l’attenzione ai piccoli, che sono i prediletti del Signore.

Le Collegine pertanto, nel corso di tre secoli, entrano a pieno titolo nei processi formativi avendo preceduto quello che sarà, rispetto alla sua fondazione, un provvedimento successivo dello Stato: istituire cioè la scuola pubblica. Le consacrate, gravide del carisma educativo, che portano dentro al loro DNA e che esprimono nella missione educativa e di evangelizzazione, (consapevoli o no, nel piano misterioso di Dio tutto è grazia, anche l’inconsapevolezza del bene), possono dunque penetrare nei tessuti formativi a buon titolo e facendo “la parte migliore”. Le ragazze del popolo, ma anche tutte le altre, dono della Provvidenza alla loro missione, sono fatte oggetto e destinatarie di una formazione globale, progressiva … ne sono testimoni le pennellate ispirative e pedagogiche, che si evincono dal primo testo delle Costituzioni.

In trecento anni di storia, la Congregazione è stata in frontiera a difendere e promuovere il diritto dei bambini ad essere riconosciuti nella propria dignità e a potere godere del diritto alla cura, alla custodia, allo studio, all’autonomia… in Italia come all’estero.

Il carisma della Congregazione è la carità educativa di Gesù Maestro, che si esprime in primis nella missione della Scuola e dell’evangelizzazione. Le icone bibliche che lo ispirano sono quelle di Gesù che accoglie i bambini secondo l’adagio evangelico: “Lasciate che i bambini vengano a me!”(Mc 10,14) e la compassione che Gesù prova davanti alle folle che lo seguono da giorni (Mc 6,34 ss.); compassione che si fa pane e parola, evangelizzazione e nutrimento. Mai, infatti, per le suore collegine è venuto meno il binomio promuovere – educare, consapevoli che prima viene la dignità della persona, riconosciuta in tutte le sue dimensioni, e poi la formazione. Ancora oggi, in Italia come nelle missioni in terra d’Europa, d’Africa e Messico, le suore collegine animano scuole di ogni ordine e grado, orfanotrofi e case famiglia, e curano la formazione dei giovani e la catechesi.

La passione educativa, sollecitata dall’urgenza del “prendersi cura” delle giovani generazioni col cuore stesso di Dio, pone le suore collegine in frontiera, lì dove, la fame della dignità, della conoscenza, della giustizia e della libertà, le sfida alla continua necessità di “educare educandosi ed evangelizzare evangelizzandosi”.

Suor Paolina Mastrandrea

Suora collegina della s. Famiglia

 

 

Online il numero della rivista Vocazioni

IN QUESTO NUMERO

Fino all’orlo (Gv 2,7b)

di Gianluca Carrega

Il vangelo dice così, che i servi riempirono le anfore fino all’orlo, con una espressione che non solo non si trova altrove nei vangeli, ma neppure in tutta la Scrittura. Dovrà pure voler dire qualcosa. Perché è un fatto che il riempimento serve, a livello narrativo, a prevenire i dubbi…

COPERTINA

L’abbraccio tra l’uomo e Dio

di Federico De Rosa

EDITORIALE

Limiti

di Michele Gianola

DOSSIER

Voglio o forse non voglio

di Cesare Vaiani

DOSSIER

Dagli occhi alle mani

di Maria Grazia Borgese

DOSSIER

Barriera o chiamata

di Lucio Rossi

DOSSIER

Accompagnamento

di Angelo Stella

DOSSIER

Educazione finanziaria per la crescita delle persone e della società

di Pietro Gaudenzi

INSERTI

La speranza fiorirà all’improvviso

di Michele Gianola

RUBRICHE

Parola di Dio, fontana inesauribile

di Massimo Pampaloni

FONTI

Il buon pastore

di Donato Ogliari

INSERTI

Fare verità e memoria

di Massimo Giraldi, Sergio Perugini

RUBRICHE

Dietrich von Hildebrand

di Lodovica Maria Zanet

INSERTI

Incontri, luoghi, persone

di Raffaella Bencivenga, Daniele Wlderk

INSERTI

Incontri, luoghi, persone – Attività laboratoriali

di Raffaella Bencivenga, Maria Grazia Vergari, Daniele Wlderk

RUBRICHE

Gioia piena alla Tua presenza (Sal 15,11)

di Emanuele Marigliano

RUBRICHE

Antologia di testi

di Emanuele Marigliano

RUBRICHE

La televisione

di Silvio Grasselli

MEDIA

La televisione – Approfondimenti

di Maria Mascheretti, Silvio Grasselli

INSERTI

Pro-vocati all’amore

di Emanuela Vinai

RUBRICHE

La Via Micaelica

di Gionatan De Marco, Gaia Martina Ferrara

MEDIA

05. Maria, la ragazza di Nazareth

di Sorelle Clarisse di Bergamo

MEDIA

06. Lo Spirito dà la vita

di Sorelle Clarisse di Bergamo

Limiti

di don Michele Gianola

«Appena i portatori dell’arca furono arrivati al Giordano e i piedi dei sacerdoti che portavano l’arca si immersero al limite delle acque – il Giordano infatti è colmo fino alle sponde durante tutto il tempo della mietitura –, le acque che scorrevano da monte si fermarono e si levarono come un solo argine molto lungo […]. Le acque che scorrevano verso il mare dell’Araba, Mar Morto, si staccarono completamente. Così il popolo attraversò di fronte a Gerico» (Gs 3,14-16).

È strano come il concetto del limite abbia per noi un’accezione negativa con la quale non amiamo avere a che fare. Eppure, molto spesso, nella Scrittura il limite porta con sé la possibilità di vedere compiersi la promessa dell’agire di Dio. È il mistero contenuto in quella frazione di secondo che passa tra il sollevarsi del piede del primo sacerdote e il suo immergersi nelle acque del Giordano. Un intervallo lungo il tempo di un passo ma carico di quel composto unico e vitale fatto del mischiarsi della volontà di Dio e della nostra; fatto di quella fede reciproca – paradossalmente, la nostra e quella di Dio – che brilla in quel gesto nel quale risuona, da entrambe le parti, il desiderio misto alla trepidazione: «Coraggio, mi fido di te!». È questa la parola nascosta nell’intimo di chi compie ogni passo e silenziosamente rivolta a Dio, senza parole; è la medesima parola nascosta nel cuore di Dio che osserva trepidante il sollevarsi di quel piede, l’intuire di Eli (1Sam 3,8), l’ornarsi di Giuditta (Gdt 10,3-5), il socchiudersi delle labbra di Maria (Lc 1,38). È la parola nascosta nel passo possibile – non importa quanto grande o piccolo sia – che ciascuno di noi può fare.

«Quando alcuni [che si credono cristiani] si rivolgono ai deboli dicendo che con la grazia di Dio tutto è possibile, in fondo sono soliti trasmettere l’idea che tutto si può fare con la volontà umana, come se essa fosse qualcosa di puro, perfetto, onnipotente, a cui si aggiunge la grazia. Si pretende di ignorare che non tutti possono tutto e che in questa vita le fragilità umane non sono guarite completamente e una volta per tutte dalla grazia. In qualsiasi caso, come insegnava sant’Agostino, Dio ti invita a fare quello che puoi […]» (Francesco, Gaudete et exsultate, 49).

Così è della vocazione: l’esigenza di riconoscere il bene possibile che posso compiere (cf. Francesco, Christus vivit, 285) il passo che posso fare, l’acqua con la quale posso riempire le mie giare «fino all’orlo» (Gv 2,7) per vederla trasformata in opera di Dio. Nella vocazione tutto segue questa logica offertoriale, perché è la medesima dell’agire di Dio, sempre in sinergia con l’uomo: viene al battesimo un uomo vecchio e diventa nuovo, giunge un peccatore e ritorna guarito, arrivano un uomo e una donna e si forma una carne sola, si portano all’altare il pane, il vino e la vita e ci viene donato il Corpo di Cristo.

“Sembrava tutto molto chiaro”. Le testimonianze della Veglia di preghiera per le vocazioni

Vi proponiamo uno splendido video trasmesso in occasione della Veglia di Preghiera per la Giornata Mondiale per le Vocazioni.

Buona visione!