Online il numero della rivista Vocazioni

IN QUESTO NUMERO

Ester Abbattista

Federico De Rosa

Michele Gianola

Paolo Rocca

Michela Pensavalli

Alessandro Colasanto

Cesare Falletti

Michela Conte

Post-umano, troppo post-umano

News – B. Roggia

Massimo Pampaloni

Vincenzo De Gregorio

M. Giraldi – S. Perugini

Lodovica M. Zanet

Silvia Luraschi

Silvia Luraschi

Diana Papa

Diana Papa

Diana Papa

Chiara D’Assisi

Silvio Grasselli

S.Grasselli – M. Mascheretti

Emanuela Vinai

M. Erasmo – G. De Marco

Sorelle Povere di S. Chiara

Sorelle Povere di S. Chiara

Origine

di don Michele Gianola

n tempo d’inverno è più facile uscire di casa prima dell’alba per mettersi in viaggio o recarsi al lavoro e assistere alla nascita del sole senza però fermarsi, sostare, gustare quel prodigio ancestrale che da sempre ha affascinato l’uomo perché capace di ricondurlo simbolicamente alla propria origine. La parola stessa, infatti, racchiude il significato antico di ‘sorgere, spuntare’ ed è sufficiente fermarsi, soffermarsi a contemplare il passaggio dal crepuscolo alla luce per riconoscere la sensazione comune dell’assistere a tutto ciò che nasce. 

Anche la vocazione è così: sorge, spunta, illumina nello stesso modo in cui nella liturgia del mattino la Chiesa prega con il cantico di Zaccaria (Lc 1,78). La visita del Signore è come un sole che sorge, non è violento, rischiara gradualmente ma con tenacia, non torna indietro, lo si può guardare, vedere contemplare dritto in volto, se ne può gustare la presenza per la giusta durata, non lo si può trattenere perché il suo cammino nell’arco del cielo, in ogni istante è alba al momento giusto per tutti i popoli della terra. 

L’origine comune da cui tutti veniamo è l’opera misteriosa e tenace di Dio che dalla nascita del mondo e del cosmo continua a ripercorrere la storia risvegliando uomini e donne con la luce e il calore dello Spirito, con il suo tocco lieve e sicuro, con la sua presenza forte e discreta. È la radice della vita che ci ha resi fratelli di tutti, la radice del Battesimo che ci ha convocati nella Chiesa per essere lievito della storia, insieme agli altri, è la radice che ci ha condotti alla nostra vocazione particolare che, sempre, porta con sé un’appartenenza essenziale. 

Ogni vocazione è ferita dalla nostalgia della propria origine come l’ombelico che è il baricentro della personaquasi a dire anche nella carne che è alla radice che bisogna tornare per ricordarsi che al medesimo tempo si tratta di lasciare, partire, andare, raccontare, costruire, operare. È curioso come allo stesso modo accada in ogni passo del Vangelo e in ogni chiamata di Gesù. Figlia, la tua fede ti ha salvata «va’ in pace» (Lc 8,48); giovane, «va’ e anche tu fa’ così» (Lc 10,37); donna di Samaria, «va’ a chiamare tuo marito e ritorna qui» (Gv 4,16); donna, non ti condanno, «va’ e non peccare più» (Gv 8,11); uomo «va’ a lavarti alla piscina di Siloe» (Gv 9,7) e riacquisterai la vista; Maddalena, «va’ dai miei fratelli» (Gv 20,17); Filippo, «va’ e accostati a quel carro» (At 8,29); Anania «va’ [a chiamare Paolo] perché è lo strumento che ho scelto per me» (At 9,15). La vocazione, l’incontro con la Parola del Signore mette in cammino, in movimento, in azione: origina la vita. 

Vocazione e santificazione: un cammino comunitario, fatto di relazioni

Si è chiuso a Roma il Convegno Nazionale Vocazioni, un convegno ricco di idee e di stimoli.
INVITIAMO tutti i Serrani ad accedere al sito dell’Ufficio Nazionale Vocazioni che riporta tutte le conferenze del convegno, molte di particolare interesse anche per essere ascoltate e commentate in occasione di prossimi incontri virtuali di Club.

Papa Francesco: “Le donne accedano al lettorato e all’accolitato”

foto da VINCENZO PINTO / POOL / AFP/ ANSA

Le donne potranno accedere da ora in poi ai ministeri del lettorato e dell’accolitato nella Chiesa Cattolica. Senza che però questo debba essere confuso con una sia pur parziale apertura verso l’ordinazione sacerdotale. Con il motu proprio “Spiritus Domini”, infatti, il Papa ha modificato il primo paragrafo del canone 230 del Codice di Diritto canonico, stabilendo che le donne possano accedere a questi ministeri e che essi vengano attribuiti anche attraverso un atto liturgico che li istituzionalizza. Nella nuova formulazione del canone si legge ora: “I laici che abbiano l’età e le doti determinate con decreto dalla Conferenza episcopale, possono essere assunti stabilmente, mediante il rito liturgico stabilito, ai ministeri di lettori e di accoliti”. Viene così abrogata la specificazione “di sesso maschile” riferita ai laici e presente nel testo Codice fino alla modifica odierna.

Francesco tuttavia specifica che si tratta di ministeri laicali “essenzialmente distinti dal ministero ordinato che si riceve con il sacramento dell’ordine”. E in una lettera indirizzata al Prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, il cardinale Luis Ladaria, cita le parole di san Giovanni Paolo II secondo cui “rispetto ai ministeri ordinati la Chiesa non ha in alcun modo la facoltà di conferire alle donne l’ordinazione sacerdotale”. Per i ministeri non ordinati come il letterato e l’accolitato, però, “è possibile, e oggi appare opportuno – sottolinea il Pontefice -, superare tale riserva”. Il Papa spiega che “offrire ai laici di entrambi i sessi la possibilità di accedere al ministero dell’Accolitato e del Lettorato, in virtù della loro partecipazione al sacerdozio battesimale incrementerà il riconoscimento, anche attraverso un atto liturgico (istituzione), del contributo prezioso che da tempo moltissimi laici, anche donne, offrono alla vita e alla missione della Chiesa”.

Già da tempo, infatti, in moltissime chiese le donne leggono durante le celebrazioni e le bambine (soprattutto) svolgono il servizio di ministranti. Tuttavia questi ruoli venivano svolti, come ricorda anche Vatican News, senza un mandato istituzionale vero e proprio, in deroga a quanto stabilito da san Paolo VI, che nel 1972, pur abolendo i cosiddetti “ordini minori”, aveva deciso di mantenere riservato l’accesso a questi ministeri alle sole persone di sesso maschile perché li considerava propedeutici a un eventuale accesso all’ordine sacro.

Francesco, invece, recepisce quanto richiesto anche da diversi Sinodi dei vescovi e menzionando il documento finale del Sinodo per l’Amazzonia osserva come “per tutta la Chiesa, nella varietà delle situazioni, è urgente che si promuovano e si conferiscano ministeri a uomini e donne… È la Chiesa degli uomini e delle donne battezzati che dobbiamo consolidare promuovendo la ministerialità e, soprattutto, la consapevolezza della dignità battesimale”.

Mimmo Muolo su “Avvenire.it”

In tempi difficili, un segno di speranza

Un grande segno di speranza per la nostra Arcidiocesi di Ferrara-Comacchio, e per l’intera Chiesa, ci è stato dato Sabato 10 Ottobre 2020 nella Basilica di San Francesco a Ferrara. Qui hanno avuto luogo, infatti, le ordinazioni presbiterali di don Alessandro Battistini e don Thiago Camponogara, due giovani che il nostro Serra Club di Ferrara ha sempre sostenuto ed incoraggiato durante tutto il loro cammino vocazionale.

Il nostro Serra Club di Ferrara li ha avuti graditi ospiti in occasione del suo recente ed ultimo incontro, tenutosi Lunedì 16 Novembre 2020, cioè il terzo lunedì del mese come d’abitudine, L’incontro, causa emergenza Covid, è necessariamente stato contenuto nella sua durata e caratteristiche, consistendo essenzialmente nella S.Messa seguita dall’Adorazione Eucaristica, ma concedendo spazio e tempo sufficiente alle testimonianze dei due novelli sacerdoti. Queste testimonianze sono diventate ormai una prassi che il Serra Club di Ferrara ha sempre chiesto in occasione di nuove ordinazioni presbiterali e/o diaconali. Soprattutto in questo periodo, però, in cui le nostre scarse certezze in campo sanitario, sociale, economico, lavorativo, ecologico lasciano il posto a preoccupazioni molto reali, la scelta di don Alessandro e don Thiago di consacrarsi al Signore non può che essere un segno di speranza e del fatto che Dio non si dimentica di noi.

Seguono le testimonianze sui percorsi di vita che hanno portato don Alessandro e don Thiago a questo loro importante traguardo. Un articolo più esteso lo si può trovare nel settimanale cattolico di informazione La Voce di Ferrara-Comacchio, N. 29 del 02 Ottobre 2020.

In chiusura all’articolo riportiamo, inoltre, la bellissima testimonianza di Suor Maria Cristiana su ‘La Clausura – una porta sul mondo’. Questa testimonianza si riallaccia molto bene alle precedenti di don Alessandro e don Thiago per quanto riguarda ‘l’incompletezza del prima’ e ‘la pienezza del dopo’.

“Come prima cosa ho dovuto cambiare radicalmente la mia idea sui sacerdoti …”

Nella mia esperienza cristiana, fatta fino alla Cresima, sacerdote era colui che non aveva di meglio da fare se non girare per il paese, con il volto triste e cupo, raccontando storie su Gesù e dicendo a noi ragazzi che se non ci fossimo comportati bene saremmo finiti all’inferno. Crescendo, il mio giudizio tagliente sui preti non si è modificato, anzi, per antitesi guardavo con soddisfazione alla mia vita, felice di non essere come loro. Avevo tutto ciò che un uomo può desiderare: un lavoro prestigioso nell’Esercito, divertimento, indipendenza economica ….. Eppure qualcosa mi mancava.

Ho impiegato diversi anni per comprendere che chi bussava insistentemente alla porta del mio cuore era Lui, il Signore. È stato necessario un lungo e faticoso cammino di discernimento, che mi ha portato da Nardò a Bolzano, fino al seminario di Ferrara, dove sono arrivato otto anni fa e dove ho avuto la fortuna di ricredermi circa l’idea di sacerdote che avevo costruito in giovinezza. Gli insegnanti della Facoltà Teologica, i rettori del seminario, i parroci delle parrocchie in cui ho prestato servizio (due anni a San Paolo del Lido degli Estensi e due nell’Unità Pastorale di Quartesana, Cona e Codrea), i sacerdoti che frequentavano il Seminario e i seminaristi con cui ho condiviso questo percorso di crescita …. in loro ho incontrato uomini autentici, testimoni della gioia della Resurrezione, intenzionati a spendersi completamente per Cristo; capaci di riconoscere Dio nel volto del prossimo, ascoltandolo, accogliendolo e curandolo con grande spirito di sacrificio e servizio, ma sempre con il sorriso e l’entusiasmo; disposti a “sporcarsi le mani” tra e per la gente, con una pastorale viva ed effervescente che passava attraverso l’esempio della propria persona.

Ed eccomi qui, ad un passo dalla mia ordinazione sacerdotale. Confesso di non riuscire ad esprimere ciò che provo in questo momento: sono attraversato da un turbine di sentimenti che vanno dalla trepidazione per una nuova avventura alle preoccupazioni che il ministero comporta; dalla gioia alla grande responsabilità di essere sacerdote. Di una sola cosa sono certo: la mia consacrazione sarà vissuta nell’impegno particolare di essere testimone della gioia della Resurrezione. Sì, perché Cristo è risorto veramente! Spero di riuscire ad incarnare l’augurio che mi ha fatto Monsignor Vittorio Serafini: “Sii sempre un audace seminatore di speranza, un Apostolo gioioso e generoso nel servizio di tutti”.

Don Alessandro Battistini

“Dopo tanti anni ho sentito una sana inquietudine: il Signore è stato paziente …”

Sono don Thiago Camponogara, ho 33 anni, sono nato in Brasile e sono cresciuto in provincia di Verona con la mia famiglia. Fin da piccolo ho sentito il desiderio di entrare in Seminario, ma la mia famiglia ha preferito lasciarmi crescere nel mio paese e rinviare ad un età più matura un’eventuale entrata in seminario.

Durante il periodo dell’adolescenza si è allontanata l’idea sacerdotale e sono cresciuto facendo le esperienze tipiche di quell’età con i miei amici del quartiere; ciò mi ha permesso di conoscere molta gente e soprattutto di vedere la vita sotto vari punti di vista, grazie anche ad alcuni viaggi compiuti in Europa, e non solo, che mi hanno aiutato a maturare sia come uomo sia come cittadino. All’età di vent’anni la mia vita sembrava consolidata tra il lavoro nell’azienda di famiglia, la passione per il calcio in un piccolo club locale, alcune attività di volontariato con i giovani del mio paese, le serate con gli amici e qualche esperienza amorosa. Ma più si stabilizzava questa vita ordinaria, più nasceva dentro di me una sana inquietudine che mi portava a pensare a Dio e a valutare la mia vita sotto un punto di vista cristiano e non solo sotto il profilo della soddisfazione economica; così dopo alcuni avvenimenti ho intrapreso un cammino di conversione, grazie anche all’aiuto di alcune figure sacerdotali e di vari amici, approfittando di alcuni pellegrinaggi e di un gruppo di preghiera dove si univa esperienza spirituale e crescita fraterna. Dopo aver compreso che Dio mi stava chiamando ad un “di più”, ho iniziato un cammino di discernimento vocazionale dapprima nell’equipe vocazionale della diocesi di Verona, per poi arrivare a Ferrara il 23 settembre 2013 dove sono stato accolto con gioia. In questi sette anni di seminario sono state molte le attività che ho compiuto e che mi hanno fatto maturare, ma sono state anche molte le persone che ho incontrato e con le quali ho creato legami importanti. Questo percorso mi ha portato dopo sei anni a diventare diacono, il 7 dicembre 2019, e a prendere il baccalaureato in Teologia presso la Facoltà teologia “Sant’Antonio” di Bologna, il 23 giugno 2020. A breve sarò ordinato sacerdote e dopo tutti questi anni di formazione comprendo come l’ordinazione presbiterale sia un dono che Dio fa non solo a me, ma a tutta la Chiesa che sono chiamato a servire. Ringrazio tutte le persone che mi hanno affiancato e sostenuto in questi anni e soprattutto ringrazio il Signore per aver avuto pazienza con me, e aver guardato con misericordia un suo figlio.

Don Thiago Camponogara

Online il numero della rivista Vocazioni

IN QUESTO NUMERO

Claudia Chemelli

Federico De Rosa

Michele Gianola

Riccardo Battocchio

Luca e Ileana Carando

Luca e Ileana Carando

Luca Grion

Lucia Masetti

Giovanni Rocca

News Segreteria UNPV

Massimo Pampaloni

Donato Ogliari

M. Giraldi – S. Perugini

Lodovica M. Zanet

R. Bencivenga – D. Wlderk

M.G. Vergari – R. Bencivenga – D. Wlderk

Giovanni Battista e Silvia Cattani

Silvio Grasselli

S.Grasselli – M. Mascheretti

Emanuela Vinai

G.M. Ferrara – G. De Marco

Sorelle Clarisse di Bergamo

Sorelle Clarisse di Bergamo

Benedire

di don Michele Gianola

«Maestro, che cosa devo fare per ereditare la vita eterna?» (Lc 10,25). La domanda posta a Gesù dal giovane ricco è entrata spesso nell’annuncio e nel discernimento vocazionale, accompagnata dal desiderio – sempre molto buono – di intuire la propria strada, l’orientamento da dare alla pro-pria vita, la propria vocazione. Come nell’episodio del Vangelo, il Signore non risponde in maniera chiara e univoca, non affida un ruolo, non indica una forma, non precisa i passi da compiere uno per uno: semplicemente invita ad amare Dio e i fratelli, a mettersi al servizio, a dare la vita.
Nell’esortazione apostolica Evangelii gaudium, papa Francesco riprende la radice della vocazione cristiana insegnando – in un numero citato molto spesso – che ogni uomo di questa terra è una missione. «Illuminare, benedire, vivificare, sollevare, guarire, liberare» sono i compiti e gli atteggiamenti del cristiano capaci di rivelare la propria specifica vocazione (cf. FRANCESCO, Evangelii gaudium, 273).
Che cosa dobbiamo fare, allora? Benedire è uno delle vie per riconoscere la propria vocazione, non soltanto nel tempo del discernimento iniziale quanto in quello della vita adulta, del cammino già intrapreso. Benedire, infatti, è l’opera di Dio fin dal Principio della Creazione quando – al termine di ogni giorno – egli si volge indietro, contempla e riconosce in ciò che ha fatto, una cosa buona (Gen 1). Così, benedire è partecipare al compimento della sua opera, ma soprattutto riconoscerne il fiorire in quella sorta di creazione continua che è la storia della salvezza, edificare il Regno di Dio e il suo tempio.
Benedire è guadagnare lo sguardo di Dio sulle cose e sulle persone, at-tendere a quell’esercizio così decisivo perché legato alle radici della lotta spirituale di udire dai volti delle persone il risuonare di quella eco che ri-conduce alle origini: «Vide che era cosa molto buona» (Gen 1,31). Nell’intimo di ogni uomo e di ogni donna brilla la luce preziosa della fi-gliolanza divina, nel cuore di ciascuno abita lo Spirito che preme per ricucire quella fraternità originaria, lacerata dal peccato.
«Dov’è tuo fratello?» (Gen 4,9). La domanda che implora da parte di Dio la direzione del ritorno alla beatitudine per la quale siamo nati e verso la quale siamo diretti è il punto prospettico da cui guardare il mondo. Là, dietro il volto di ciascuno e nascosta dentro i fatti e le occasioni della vita è possibile intuire la fisionomia di Gesù, nel quale soltanto possiamo riconoscerci figli di Dio.

Vocazione è Bellezza!

Proponiamo il videomessaggio di Mons. Patron Wong in occasione dell’incontro con il Gruppo di Animazione Vocazionale del Seminario Arcivescovile di Napoli, con un commento di Maria Luisa Coppola.

Grazie Ecc. Patron Wong, il suo messaggio sulla Bellezza della vocazione ci consola! Ci dà il tempo per riflettere sulla gioiosa donazione di sé dei giovani seminaristi che, sia pure in questi tempi difficili, proseguono il cammino di formazione consapevoli delle loro scelte. E’ vero che nel silenzio assordante la voce di Dio diventa prepotente, che nella nudità della Parola evangelica si coglie la semplicità dell’Amore assoluto, bene donato da donare e trasformare in gesti concreti di carità. E mentre siamo oscurati e preoccupati per un futuro incerto, si aprono squarci di luce provenienti da testimonianze di vita spirituale feconda che si fa prossima nella condivisione di un progetto a lungo termine, affidato alla volontà di Gesù Maestro. “Gratis accepistis, gratis date”!

Maria Luisa Coppola

Il passaggio della croce per la Giornata Mondiale della Gioventù

Al termine della celebrazione della Santa Messa di domenica 22 novembre sull’altare della Cattedra della Basilica di San Pietro, trasmessa in diretta televisiva, Papa Francesco ha proceduto al passaggio dei simboli della Croce e della copia dell’Icona della Madre di Dio “Salus Populi Romani” dalla rappresentanza dei giovani panamensi a quelli del Portogallo. Simboli che sono significativi per la ricorrenza della Giornata Mondiale della Gioventù, il cui fine è quello di conoscere sempre più profondamente Gesù nel mistero della redenzione e di affidare le proprie vite alla protezione della Madonna.... Continua a leggere

Cosimo Lasorsa

Camminiamo insieme verso il Convegno nazionale Vocazioni

L’Ufficio Nazionale per la Pastorale delle Vocazioni ci propone di camminare insieme, al passo di una parola al mese sulla quale fermarci, verso il Convegno nazionale di gennaio.
Ogni parola si propone di essere un aspetto diverso del tema annuale, esplorato con qualche spunto, forse un’idea nuova, speriamo un aiuto a chi legge.

Per consultare la tematica clicca il link qui sotto riportato:

‘La santificazione è un cammino comunitario da fare a due a due’

 

Direttore’

Quando la concentrazione è tutta fissa sul proprio spartito, è difficile sapere cosa sta succedendo dall’altra parte dell’orchestra. E quando si suona al proprio posto è difficile sapere cosa sta ascoltando lo spettatore seduto al centro della platea.
Servirà qualcuno a cui fare riferimento, qualcuno che conosca la partitura di ciascuno e che al contempo abbia la visione d’insieme. Qualcuno che porti alla luce il talento di ogni membro e che sappia bene qual è l’obiettivo a cui si punta, la sinfonia per cui l’intera orchestra sta lavorando. Ci sarà bisogno insomma di colui che indirizza e che guida, di colui che dirige.
È in Dio che la vocazione trova la sua direzione, ma non solo: è Dio che, come un direttore d’orchestra, fa in modo che alla meta non arrivino semplicemente tutti gli strumentisti, suonando ognuno il proprio pezzo, ma che ci arrivino insieme, come un’unica orchestra, come un solo Corpo.

God’s eye view: il punto di vista di Dio 

In inglese, il punto di vista che si ha quando la macchina da presa viene posizionata direttamente sopra la scena si chiama God’s eye view, un’espressione che tra l’ironico e il serio individua in Dio colui che guarda dall’alto e che guarda tutto.
Martin Scorsese, ad esempio, ne fa ampio uso: innalza cioè lo spettatore al di sopra della scena per permettergli di scrutare nella sua interezza lo spazio in cui l’azione si svolge, cosicché ad esempio diventa possibile “vedere il futuro” perché si è a conoscenza di cosa il personaggio troverà svoltando l’angolo, quando invece lui ancora non lo sa.
È una maniera tutta umana di provare a immaginare quale sia il punto di vista di Dio, la cui visuale è la più ampia possibile. Non alla maniera del Grande Fratello di Orwell che indaga e punisce, ma alla maniera di un amico sapiente che accompagna ovunque e in qualunque momento, che gioisce, sprona e consola lungo la strada verso il punto di arrivo che – Lui sì – già vede.

«Accrescevano l’unisono e l’armonia fra loro»

Il Silmarillion si può dire che faccia da prologo al Signore degli Anelli: non tratta solo degli avvenimenti precedenti alla storia della Compagnia dell’Anello, ma sale addirittura su, fino alla genesi del mondo di fantasia, chiamato Arda, in cui si colloca la vicenda.
Tolkien, da credente quale era, chissà quanto consapevolmente immaginò per Arda una genesi simile a quella biblica e la descrisse, in chiave metaforica, come una sinfonia. A comporla è Ilùvatar, l’Unico, che la propone prima ai suoi Ainur – che probabilmente potremmo far corrispondere agli angeli – e poi ai suoi Figli – quanto a loro, è facile capire chi simboleggiano. Tale sinfonia si rivela essere un grande disegno concepito da Ilùvatar che per il momento nessuno può comprendere per intero, ma che nell’ultimo giorno, invece…

Quando dirigere non è mettere ordine 

Dave McPartlin è un insegnante di una scuola inglese, la Flakefleet Primary School, che ha portato il coro formato dai suoi studenti al famoso talent show Britain’s Got Talent nel 2019. Uno dei commenti dei giudici lascia intuire il carattere della performance: «Era caos assoluto… e gioia assoluta».
Il maestro, prima di mettere ordine fra le voci del suo coro, ha deciso di tirar fuori la passione del canto e la felicità di farlo insieme, al punto che l’entusiasmo e l’amore che i bambini dimostrano fanno dimenticare a tutti i difetti dell’esecuzione.
Più che il senso del dovere e l’impeccabilità, alla fioritura della vocazione giova l’esperienza della bellezza che ne scaturisce. Non sarà una voce infallibile e cristallina fin da subito, forse stonerà ogni tanto fino alla fine, ma sarà un riflesso dello sguardo del Padre che la ama prima che sia perfetta, la porta alla luce, la nutre e la guida.

Si svolgerà online il Convegno Nazionale Vocazioni 2021

L’importante è non camminare da soli (Evangelii gaudium, 33).

L’Ufficio Nazionale della Pastorale per le Vocazioni ha annunciato che il prossimo Convegno Nazionale, previsto per il 3-5 gennaio 2021, si svolgerà non in presenza, a causa della pandemia, ma con una nuova proposta on line con tanti momenti di preghiera, contenuti, testimonianze.

La tematica, consultabile attraverso il link qui sotto riportato, sarà:

‘La santificazione è un cammino comunitario da fare a due a due’

Online il numero della rivista Vocazioni

IN QUESTO NUMERO

Giuseppe De Virgilio

«Ciò che le nostre mani hanno toccato» (1Gv 1,1)

https://rivistavocazioni.chiesacattolica.it/2020/10/08/cio-che-le-nostre-mani-hanno-toccato-1gv-11/

Federico De Rosa

Polvere e cielo

https://rivistavocazioni.chiesacattolica.it/2020/10/08/polvere-e-cielo/

Michele Gianola

Asperità

https://rivistavocazioni.chiesacattolica.it/2020/10/08/asperita/

Isabella Guanzini

Fra sapere assoluto e divinizzazione dell’uomo

https://rivistavocazioni.chiesacattolica.it/2020/10/08/fra-sapere-assoluto-e-divinizzazione-delluomo/

Paolo Tomatis

Dove la fede prende corpo

https://rivistavocazioni.chiesacattolica.it/2020/10/08/dove-la-fede-prende-corpo/

Luca Peyron

Corpi digitali, vocazione di carne

https://rivistavocazioni.chiesacattolica.it/2020/10/08/corpi-digitali-vocazioni-di-carne/

Catherine Aubin

Àlzati!

https://rivistavocazioni.chiesacattolica.it/2020/10/08/alzati/

Emanuela Vinai

Carne e mistica: perché non possiamo dirci divisi

https://rivistavocazioni.chiesacattolica.it/2020/10/08/carne-e-mistica-perche-non-possiamo-dirci-divisi/

News UNPV – Chiara Orefice

Come un mosaico

https://rivistavocazioni.chiesacattolica.it/2020/10/08/come-un-mosaico/

Massimo Pampaloni

Sotto la tutela del tuo nome

https://rivistavocazioni.chiesacattolica.it/2020/10/08/sotto-la-tutela-del-tuo-nome/

Donato Ogliari

Il mistero della croce

https://rivistavocazioni.chiesacattolica.it/2020/10/08/il-mistero-della-croce/

Giraldi – S. Perugini

Dal buio alla luce

https://rivistavocazioni.chiesacattolica.it/2020/10/08/dal-buio-alla-luce-2/

Lodovica M. Zanet

Attilio Giordani

https://rivistavocazioni.chiesacattolica.it/2020/10/08/attilio-giordani/

Bencivenga – D. Wlderk

Futuro presente

https://rivistavocazioni.chiesacattolica.it/2020/10/08/futuro-presente/

M.G. Vergari – R. Bencivenga – D. Wlderk

Futuro presente – Attività laboratoriali

https://rivistavocazioni.chiesacattolica.it/2020/10/08/futuro-presente-attivita-laboratoriali/

Sergio Tettamanti

Quel Dio che dobbiamo cercare

https://rivistavocazioni.chiesacattolica.it/2020/10/08/quel-dio-che-dobbiamo-cercare/

Benoit Standaert

Le tre colonne del mondo

https://rivistavocazioni.chiesacattolica.it/2020/10/08/le-tre-colonne-del-mondo/

David Maria Turoldo

Ancora tempo di monaci?

https://rivistavocazioni.chiesacattolica.it/2020/10/08/ancora-tempo-di-monaci/

Silvio Grasselli

Tecnologia

https://rivistavocazioni.chiesacattolica.it/2020/10/08/tecnologia/

S.Grasselli – M. Mascheretti

Tecnologia (approfondimenti online)

https://rivistavocazioni.chiesacattolica.it/2020/10/08/tecnologia-approfondimenti/

Emanuela Vinai

La messe e gli operai, perché le vocazioni sono preziose

https://rivistavocazioni.chiesacattolica.it/2020/10/08/la-messe-e-gli-operai-perche-le-vocazioni-sono-preziose/

G.M. Ferrara – G. De Marco

I cammini di Leuca – La Via Sallentina

https://rivistavocazioni.chiesacattolica.it/2020/10/08/i-cammini-di-leuca/

Sorelle Clarisse di Bergamo

Adorazione: Percorsi di fraternità

https://rivistavocazioni.chiesacattolica.it/2020/10/08/09-percorsi-di-fraternita/

Sorelle Clarisse di Bergamo

Adorazione: Missionari coraggiosi

https://rivistavocazioni.chiesacattolica.it/2020/10/08/10-missionari-coraggiosi/

Asperità

di don Michele Gianola

Quando Galileo Galilei alzò lo sguardo verso il cielo notturno e iniziò ad osservare la Luna attraverso il cannocchiale, avanzò la teoria che la sua superficie non fosse né perfettamente liscia, né perfettamente lucia – come allora si credeva – ma rugosa come quella terrestre, fatta di rilievi, avvallamenti, monti e crateri. Di questo si accorse notando che il margine che definisce il lato illuminato da quello in ombra della Luna, non appariva come una curva perfetta – come accadrebbe in una sfera levigata – ma frastagliato a causa del disegno delle ombre delle asperità del terreno lunare proiettate sulla sua superficie.

La parola ‘asperità’ porta il sapore acido della frutta acerba, quella rugosità al tatto che può apparire fastidiosa perché distante da un’idea di armonia o di ordine che tutto ingloba. La vita – come la vocazione – non è perfettamente liscia, non lo è la nostra né quella delle persone con le quali camminiamo, la loro persona e la nostra non è fatta di un’idea, ma di carne che vive, soffre, spera, abita nelle asperità della vita.

Astrarre, allontanare, tirare via tutto quello che non risponde ad una idea di perfezione è una tentazione da cui deve guardarsi chi desidera camminare nella santità (cf. Francesco, Gaudete et exsultate, 37-42) e si illude di poter tendere ad una perfezione che ha immaginato come una sfera liscia nella quale tutto torna secondo il disegno di un equilibrio formale che inganna, mostrando le cose da un’altezza tale da farne scomparire la bellezza, la carne, la realtà, anche quella di Dio.

Dio, non rientra nei nostri schemi: «Ci supera infinitamente, è sempre una sorpresa e non siamo noi a determinare in quale circostanza storica trovarlo, dal momento che non dipendono da noi il tempo e il luogo e la modalità dell’incontro. Chi vuole tutto chiaro e sicuro pretende di dominare la trascendenza di Dio» (Francesco, Gaudete et exsultate, 41). Con che forza risuonano queste espressioni se accostate alla parola ‘vocazione’ e con quanta energia ne fanno esplodere una delle sue caratteristiche più affascinanti: la sorpresa. Nessuna vocazione è frutto di calcolo, nessuna è l’esito di un progetto scritto a tavolino, ma ogni incontro vero con il Risorto ha il gusto dell’irruzione, dell’improvvisata che genera meraviglia, fin dal primo mattino di Pasqua.

Si tratta, così, di non temere le asperità del terreno, di liberarsi delle astrazioni che ingessano la mente e raffreddano il cuore per imparare a toccare la carne rugosa dei cuori degli altri nella stessa maniera in cui la mano di Dio, senza stancarsi, tocca la nostra. Lì soltanto sapremo riconoscere quell’ombra di terra illuminata dalla luce del Sole nella cui asperità si nasconde l’invito per il quale vale la pena decidere di spendere la vita.