“Formare un prete, fibra di forza e di misericordia “. Il Card. Stella presenta la Congregazione per il Clero

Congregazione per il Clero – Il cardinale Stella accanto alla foto di San Giovanni Maria Vianney

Condividiamo il video con il quale S.E. il Card. Beniamino Stella presenta la Congregazione per il Clero, nonché l’intervista rilasciata ad Alessandro De Carolis, giornalista di Vatican News.

fonte: Vatican News

Il “laboratorio” è il seminario, dove non si costruisce solo un intelletto ma specialmente il cuore, la fibra stessa, umana prima ancora che cristiana, dell’uomo chiamato a diventare pastore di anime. Un percorso, quello della formazione sacerdotale, che la Congregazione per il Clero cura con speciale attenzione nel quadro di una attività che abbraccia e amministra tutti gli aspetti della vita di un ministro di Dio nelle sue varie articolazioni, con un bilancio di missione annuo intorno ai 2 milioni di euro (dato 2021). Il cardinale Beniamino Stella, prefetto del dicastero, spiega il lavoro dei suoi collaboratori lungo la strada indicata da Papa Francesco, quella di una Chiesa servita e animata da intelligenze e braccia che fanno rivivere, ovunque nel mondo, la figura del buon samaritano.

La lettera scritta il 4 agosto 2019, in occasione del 160.mo anniversario della morte del Curato d’Ars, rappresenta una piccola “summa” pastorale e spirituale del magistero di Papa Francesco sul sacerdozio; qual è l’identikit del prete che se ne ricava?

Papa Francesco è sempre molto attento ai sacerdoti e al loro ministero. Ad essi infatti ha parlato in diverse occasioni, mettendo in evidenza alcuni aspetti della vita presbiterale. La Lettera per il 160° anniversario della morte di San Giovanni Maria Vianney rappresenta un dono particolare del Santo Padre, il Quale si rivolge ai sacerdoti partendo, in primo luogo, dalla loro stessa esperienza di vita. Leggendo il testo del Papa, sembra che egli “veda” i suoi “fratelli presbiteri”, i quali “senza far rumore” lasciano tutto per impegnarsi al servizio delle comunità e lavorano “in trincea”, esposti alle più varie situazioni, mettendoci “la faccia”, ma senza darsi “troppa importanza, affinché il popolo di Dio sia curato e accompagnato”.

Papa Francesco offre quindi un identikit “esistenziale” del prete. Non parla, infatti, di un sacerdote ideale, che non esiste, ma nella realtà si rivolge alla moltitudine di presbiteri che “in tante occasioni, in maniera silenziosa e sacrificata”, impegnandosi nel “servizio a Dio e al suo popolo”, nell’annuncio del Vangelo, nella celebrazione dei Sacramenti e nella testimonianza della carità, scrivono “le più belle pagine della vita sacerdotale”.  Nonostante i peccati e persino talvolta i delitti di alcuni membri del clero, sui quali il Santo Padre non tace, egli evidenzia che vi sono “tanti sacerdoti che, in maniera costante e integra (…), fanno della loro vita un’opera di misericordia”.

Ecco, proprio la misericordia, dice il Santo Padre, dopo il dono della propria vita, è un’altra “qualità squisita” del prete, che lo configura a Cristo Buon Pastore. Si tratta di un atteggiamento gioioso, che attinge dalla preghiera e dai sacramenti la sua forza, che prende forma nella comunione con il Vescovo e con i confratelli, che si realizza nell’entusiasmo per l’evangelizzazione e che, nella perseveranza e nella “sopportazione”, diventa prossimità e vicinanza “alla carne del fratello sofferente”.

Una ulteriore caratteristica indicata dal Santo Padre è il “coraggio sacerdotale”, che la Ratio Fundamentalis Institutionis Sacerdotalis pone all’interno della necessaria maturità umana richiesta ai candidati agli ordini sacri. Spiega Papa Francesco che il ministero presbiterale non è immune “dalla sofferenza, da dolore e persino dall’incomprensione”, che sono mezzi di configurazione a Cristo, quando sono assunti e integrati nel cammino di fede e di preghiera, mediante il quale il sacerdote, rifuggendo l’accidia – che il Papa chiama “tristezza dolciastra” – resta “davanti al Signore”, il quale ne guarisce il cuore ferito e ne lava i piedi che si sono sporcati con la “mondanità”.

Infine, l’identikit offerto dalla Lettera, descrivendo, senza citarla, l’esperienza di santità del Curato d’Ars, esplicita “due legami costitutivi” dell’identità sacerdotale: quello personale, intimo e profondo con Gesù, e quello con il Popolo di Dio. L’atteggiamento che il Santo Padre propone in conclusione, sull’esempio della Madre di Dio, è la lode. Potremmo dire, riassumendo i tratti di vita sacerdotale presentati nella lettera, che Papa Francesco chiede ai presbiteri di oggi di essere preti del Magnificat.

Per il Pontefice “il rinnovamento della fede e il futuro delle vocazioni è possibile solo se abbiamo preti ben formati”. Che spazio occupano i temi della pastorale vocazionale e della formazione permanente del clero nel lavoro della Congregazione?

La Congregazione per il Clero ha dedicato tempo ed energie alla redazione della Nuova Ratio Fundamentalis Institutionis Sacerdotalis, pubblicata l’8 dicembre del 2016, che, quindi, alla fine del 2021 sarà vigente da un quinquennio. È proprio lo stesso “dono della vocazione al presbiterato, posto da Dio nel cuore di alcuni uomini, che impegna la Chiesa a proporre loro un serio cammino di formazione”. Papa Francesco, incontrando la Congregazione, in occasione della Plenaria del 2014, definiva la formazione come “custodire e far crescere le vocazioni perché portino frutti maturi. Esse infatti sono un diamante grezzo, da lavorare con cura, rispetto della coscienza delle persone, e con pazienza, perché brillino in mezzo al popolo di Dio”. Nella prospettiva della Ratio, la formazione sacerdotale è unica, inizia in Seminario (la Formazione Iniziale), e continua per tutta la vita del sacerdote (la Formazione Permanente).

La Congregazione, quindi, accompagna le Conferenze Episcopali, e talora anche le singole diocesi, nella promozione della formazione, iniziale e permanente del clero. Un’occasione propizia per un dialogo in proposito con i Vescovi dei vari Paesi del mondo è costituita delle periodiche Visite ad limina, un momento nel quale, oltre a trattare diversi altri argomenti relativi alle competenze del Dicastero, viene dato ampio spazio al tema dei Seminari e dei percorsi di formazione permanente del clero. La Congregazione esorta a mettere in atto progetti di formazione e accompagna i cammini iniziati offrendo indicazioni sia di metodo che di contenuto.

La Congregazione, infine, riserva una particolare attenzione alle vocazioni sacerdotali, sollecitando l’istituzione e la promozione nelle singole diocesi, o a livello regionale o nazionale, di appositi Centri, incoraggiando iniziative di preghiera e, infine, sostenendo i Vescovi, quali primi responsabili delle vocazioni al sacerdozio. È convinzione condivisa, infatti, che la presenza nelle comunità di un clero formato umanamente, spiritualmente, intellettualmente e pastoralmente, secondo le note quattro dimensioni presentate da Pastores dabo vobis, contribuirà in modo significativo a suscitare un clima spirituale adatto al germogliare di nuove vocazioni.

Come si articola l’attività del Dicastero e quali sono i costi di gestione che vi consentono di sostenere gli obiettivi della “missione” che vi è affidata?

Come suggerisce la parola Congregazione, il Dicastero è composto da una pluralità di persone che collaborano per il servizio al clero. Sono chiamati a farne parte, come Membri alcuni Cardinali, Arcivescovi e Vescovi, designati dal Santo Padre sia all’interno della Curia Romana che dalle diverse parti del mondo, garantendo così il respiro universale. Alla Congregazione presiede un Cardinale Prefetto, coadiuvato da due Arcivescovi Segretari, uno dei quali incaricato per i Seminari, e da un Sotto-Segretario. All’interno del Dicastero sono operativi 27 sacerdoti e 4 laici. Inoltre, quando è necessario, collaborano con il Dicastero alcuni Consultori (teologi, canonisti, psicologi, giuristi) sia chierici che laici.

L’attività della Congregazione per il Clero è articolata in quattro Uffici. L’Ufficio Clero, oltre alle numerose pratiche “disciplinari” e ai casi di sostegno alle Chiese particolari, esamina esposti e risponde a richieste da parte di Vescovi e chierici. Un ambito significativo è quello dei “Ricorsi gerarchici”, ad esempio contro la soppressione delle parrocchie, come espressione della libertà dei fedeli di “dialogare” con l’autorità quando si sentono gravati da un qualche atto di governo e non è possibile, nonostante i tentativi, giungere altrimenti a una soluzione pacifica. Attraverso le “Facoltà Speciali” concesse al Dicastero, la Congregazione può dimettere, per cause molto gravi, presbiteri e diaconi dallo stato clericale.  Dal lavoro e dall’esperienza dell’Ufficio Clero è nata la recente Istruzione La conversione pastorale della comunità parrocchiale al servizio della missione evangelizzatrice della Chiesa (20 luglio 2020).

L’Ufficio Seminari si occupa della promozione delle vocazioni e sostiene i Vescovi diocesani e le Conferenze Episcopali nel campo della formazione sacerdotale, iniziale e permanente, in particolare dei Seminari. Promuove la conoscenza e l’applicazione della Ratio Fundamentalis Institutionis Sacerdotalis e accompagna gli episcopati locali nella redazione della Ratio Nationalis, che poi deve essere approvata dalla Congregazione per il Clero. È inoltre competente per i Collegi e i Convitti Sacerdotali di Roma. L’Ufficio Amministrativo, considerando che la proprietà di tutti i beni ecclesiastici è in ogni caso «sotto la Suprema Autorità del Romano Pontefice» è uno degli strumenti di cui il Santo Padre si serve per vigilare sulla retta amministrazione del patrimonio della Chiesa. Il Dicastero esercita questa funzione anche quando si tratta di concedere la Licenza necessaria ad validitatem per alcuni atti di alienazione di beni. L’Ufficio Dispense si occupa di quei chierici che hanno abbandonato l’esercizio del ministero e intendono riconciliarsi con Dio, con la comunità ecclesiale e anche con la propria “storia”. La concessione della dispensa – riservata al Santo Padre – non è un diritto, ma una grazia, concessa caso per caso, come segno di misericordia, quando la situazione di abbandono del ministero e di perdita di identità da parte del chierico appare ormai irreversibile.

Per quanto riguarda i costi di gestione, essi sono da attribuire agli stipendi del Personale e alle spese operative, e sono coperti dalle entrate derivanti dalle Attività Istituzionali (concessione dei Rescritti in riferimento all’ordinamento dei beni ecclesiastici, delle dispense dagli obblighi sacerdotali e diaconali e dall’applicazione delle Facoltà Speciali). I Corsi di formazione proposti dal Dicastero, infine, sono finanziati parzialmente da un contributo simbolico da parte degli alunni, e per il resto attraverso la generosità di altri Enti, fra i quali, in gran parte, la Pia Fondazione Pontificia “Aiuto alla Chiesa che Soffre”.

La questione del celibato sacerdotale ritorna ciclicamente al centro del dibattito della Chiesa. Papa Francesco ne ha ribadito più volte il valore di “dono” e – facendo propria una netta presa di posizione di San Paolo VI – ha sempre escluso una modifica dell’attuale disciplina ecclesiastica. In che modo la Congregazione rilancia il Magistero del Papa e promuove tra i sacerdoti la riflessione sul valore della scelta celibataria?

Il tema della vita celibe del sacerdote si ripresenta ciclicamente all’attenzione anche per il fatto che essa è un “segno di contraddizione” rispetto alla mentalità mondana, come del resto lo è il matrimonio fedele, indissolubile e aperto alla vita. Inoltre, le incoerenze e talora anche i delitti dei sacerdoti potrebbero far pensare che la problematica risieda proprio nel fatto che il sacerdote sia celibe. Tuttavia, i Pontefici dell’ultimo secolo hanno ribadito e motivato, anche in tempi non facili, il valore del celibato come donazione totale a Dio e, di conseguenza, come spazio di libertà per il ministero.

La Congregazione per il Clero contribuisce alla riaffermazione di questo valore anzitutto con un costante lavoro di studio per così dire interno: gli officiali – teologi, canonisti, psicologi, formatori – si applicano a una continua disamina del tema, con il contributo dei Membri e dei Consultori, affinché la scelta celibataria sia compresa nella sua autenticità ma anche nella sua attualità. Il frutto di tale lavoro è presentato nei Corsi promossi dal Dicastero e condiviso con le Conferenze Episcopali, con i Formatori dei Seminari e con le Università. Un aspetto fondamentale è quello della formazione al celibato sacerdotale. Essa, infatti, non può limitarsi al tempo del Seminario (formazione iniziale), ma deve continuare per tutta la vita del sacerdote (formazione permanente), affinché i presbiteri assumano e rinnovino costantemente la consapevolezza di essere “radicati in Cristo Sposo e totalmente consacrati al servizio del Popolo di Dio”, proprio intendendo il “celibato, come uno speciale dono di Dio”, secondo l’insegnamento della Ratio, al n. 110.

Non si tratta, tuttavia, di osservare esteriormente una pura disciplina, ma di cogliere e assimilare sempre e di nuovo, come esortava già San Giovanni Paolo II in Pastores dabo vobis, al n. 29, “la motivazione teologica della legge ecclesiastica sul celibato”. Si tratta, per così dire, di vivere un mistero, che forse “non è dato a tutti di capire” (Mt 19 11-12), ma che proprio per questo esige una profonda maturità umana e spirituale, che la Congregazione si impegna a promuovere attraverso i diversi canali formativi e di sostegno alle Chiese locali. C’è una bella immagine usata da Papa Francesco nell’Esortazione Apostolica Postsinodale Querida Amazonia, al n. 101: “Gesù si presenta come Sposo della comunità che celebra l’Eucaristia, attraverso la figura di un uomo che la presiede come segno dell’unico Sacerdote”. Per questo il presbitero celibe non solo rappresenta, ma vive, potremmo dire, la rappresentazione vivente di “questo dialogo tra lo Sposo e la sposa”.

Il tema degli abusi sui minori da parte dei sacerdoti rimane una ferita ancora aperta nel cuore della Chiesa. Qual è il contributo specifico che il suo Dicastero può offrire all’opera di prevenzione e di sradicamento di questo doloroso fenomeno?

La prevenzione di questi delitti da parte dei chierici si trova in un’accurata formazione sacerdotale. Va però specificato che per formazione non si intende semplicemente la comunicazione di concetti, nell’ottica dell’informazione o dell’aggiornamento, quanto piuttosto – sia in Seminario che dopo l’ordinazione – di una formazione integrale, ossia riguardante tutti gli aspetti della persona, compresa anche la dimensione umana negli aspetti dell’affettività, della sessualità e della volontà. Il seminarista prima, e il sacerdote poi, sono chiamati a crescere armoniosamente come uomini dotati di sano equilibrio psicologico, di maturità affettiva e di capacità relazionale.

La Congregazione per il Clero propone tale tipo di educazione della personalità nei Seminari e nei percorsi di formazione permanente del Clero. La Ratio, infatti, richiede in questo campo la “massima attenzione”, esclude dagli ordini sacri coloro che “siano incorsi in alcun modo in delitti o situazioni problematiche in questo ambito”, e prevede “nel programma sia della formazione iniziale che di quella permanente” opportune “lezioni specifiche, seminari o corsi sulla protezione dei minori”, interessandosi anche  “alle aree di possibile sfruttamento o di violenza” quali “ad esempio, la tratta dei minori” o “il lavoro minorile” (Ratio, 202). La figura del sacerdote proposta dalla Ratio Fundamentalis, in proposito, è quella di un Padre e di un Pastore che si prende cura dei fedeli, un difensore dei più poveri e dei più deboli.

Nel 2013 alla Congregazione è stata affidata la competenza per i Seminari. In quali settori e con quali modalità si svolge questo lavoro?

Il Santo Padre Benedetto XVI, con il motu proprio Ministrorum Institutio, del 16 gennaio 2013, volle che la Congregazione per il Clero si prendesse cura di tutto ciò che riguarda la formazione, la vita e il ministero dei presbiteri e dei diaconi, nell’ottica dell’unità della materia. Sin dal 1992, infatti, l’esortazione apostolica Pastores dabo vobis aveva permesso di sorpassare una concezione di formazione identificata quasi esclusivamente con l’aspetto intellettuale, e tesa al superamento di esami e al conseguimento di titoli. La novità del documento, invece, consisteva nel presentare in primo luogo una formazione integrale, ossia comprendente, in armonia, quattro dimensioni: intellettuale spirituale, pastorale e umana. In secondo luogo, poi, una formazione unica e continua, articolata in due fasi. La prima in Seminario, come formazione iniziale che prosegue, poi, per tutta la vita del sacerdote nella seconda fase, ossia la formazione permanente.

In tale prospettiva è sorto il trasferimento di competenza nel 2013, seguito, nel 2016, dalla nuova Ratio Fundamentalis Institutionis Sacerdotalis. Di conseguenza, i quattro Uffici della Congregazione, distinti per esigenze di lavoro, operano insieme a favore del clero. In modo particolare, le istanze che emergono dalla vita concreta dei presbiteri contribuiscono a strutturare cammini di formazione più aderenti alla realtà e rispondenti alle esperienze del tempo presente. Nella pratica, il Dicastero accompagna le Conferenze Episcopali nella redazione di una Ratio Nationalis, ossia degli orientamenti per la formazione sacerdotale che, sulla base delle indicazioni per la Chiesa Universale, contenute nella Ratio Fundamentalis, rispecchino più adeguatamente la storia, la cultura e le sfide di ogni singolo Paese. Inoltre, la Congregazione è competente per i Seminari interdiocesani, per quanto riguarda la loro erezione, soppressione e accorpamento, nonché per l’approvazione degli statuti e la nomina del rettore, su proposta dell’episcopato locale.

Un ambito di particolare importanza in questo senso è quello delle Visite Apostoliche ordinarie ai Seminari, necessarie a mantenere costante il dialogo e lo scambio tra le Chiese particolari e la Chiesa Universale. Per garantire tale spirito, l’Ufficio Seminari promuove il dialogo con le apposite Commissioni Episcopali, nonché con le Associazioni Nazionali di Seminari. Oltre a questo stretto contatto con le Chiese locali, il Dicastero promuove regolarmente corsi di formazione per i formatori nei Seminari, solitamente per aree linguistiche, organizza un Corso di Prassi Amministrativa Canonica per quei sacerdoti studenti a Roma che saranno chiamati a essere operatori del diritto nelle diocesi di origine, nonché un Corso di Prassi Formativa, per quelli che si dedicheranno invece ad attività educative, specialmente nei Seminari. L’idea di fondo è quella di “pensare” e realizzare Seminari che preparino Sacerdoti secondo il Cuore di Cristo, adatti alle esigenze del mondo contemporaneo.

L’ambito di attività della Congregazione comprende anche il diaconato permanente. Qual è oggi la realtà di questo ministero nella Chiesa? E quale spazio specifico va riconosciuto ai diaconi per evitare il rischio che il loro ruolo resti sospeso a metà tra quello del prete e quello del laico?

Papa Francesco l’ha detto apertamente: “Dobbiamo stare attenti a non vedere i diaconi come mezzi preti e mezzi laici”. E ha individuato la loro caratteristica principale: essi sono “i custodi del servizio nella Chiesa”. L’ordinazione diaconale è, per alcuni, detti diaconi transeunti, una tappa verso il sacerdozio ministeriale, nella quale si assume, per tutta la vita, l’atteggiamento di Cristo Servo, imitando il Signore Gesù anche nel celibato. Il Concilio Vaticano II, poi, nel solco della Tradizione della Chiesa, ha ristabilito la possibilità del diaconato permanente, ossia di uomini, anche sposati, ordinati non per il sacerdozio, ma proprio per il servizio nella Chiesa. Essi, infatti, esercitano il loro ministero nelle celebrazioni e nella predicazione, nelle opere di carità, nell’attenzione ai poveri e nella collaborazione competente all’amministrazione dei beni della Chiesa.

La Congregazione per il Clero, nella recente Istruzione sul rinnovamento della comunità parrocchia (nn. 79-82), presentando una visione ministeriale della Chiesa, e nel solco dell’insegnamento conciliare e dei Pontefici, ha sottolineato il compito dei diaconi permanenti quali profeti del servizio. Il loro ministero, inoltre, deve sorpassare i confini della comunità ecclesiale, essi, infatti, sono inviati nelle “periferie” e sono connotati da un carisma missionario, specialmente per il “primo annuncio” del Vangelo nei luoghi di frontiera e negli ambienti della vita ordinaria delle persone. Penso ai diaconi permanenti impegnati negli ospedali, nelle carceri, nell’accoglienza dei migranti, nel mondo dell’educazione e nei centri di ascolto delle Caritas: essi continuano oggi, a nome di tutta la Chiesa, l’opera del buon samaritano.

Per realizzare questa specifica vocazione, è necessaria una formazione che non riguardi soltanto la dimensione intellettuale, ma anche la maturazione umana e spirituale, in vista dell’evangelizzazione. Per questo, il Dicastero accompagna le Conferenze Episcopali nella redazione di una Ratio per la formazione dei diaconi permanenti, al fine di realizzare pienamente le potenzialità insite nella loro vocazione. Inoltre, la Congregazione è in dialogo con gli episcopati locali perché in tutto il mondo si istituisca l’ordine dei diaconi permanenti, che in alcune Chiese locali non sono ancora stati ripristinati. È, infatti, responsabilità delle Conferenze Episcopali provvedere alla promozione del diaconato permanente nei singoli Paesi.

Un aspetto singolare del diaconato permanente, inoltre, è costituto da fatto che a tale ministero possono essere ammessi anche uomini sposati. Questa opzione li distingue chiaramente dai presbiteri, sempre celibi nella Chiesa latina. Inoltre, il diacono permanente che ha famiglia ed esercita una professione è un testimone privilegiato della chiamata universale alla santità nella vita ordinaria. Tuttavia, esistono, anche se in minor numero, diaconi permanenti celibi, che testimoniano il valore della verginità per il Regno dei Cieli, assumendo l’impegno del celibato al momento dell’ordinazione, per dedicarsi con maggiore libertà alle esigenze del ministero.

La Congregazione per il Clero è impegnata a promuovere il diaconato permanente in tutta la sua ricchezza e attualità: questi uomini, infatti, non sono “chierichetti con la stola”, ma sono cristiani che si impegnano a manifestare – in comunione con il Vescovo e il presbiterio diocesano – il volto di Gesù, che non è venuto per essere servito ma per servire e donare la sua vita, sull’esempio di San Francesco d’Assisi, il quale era un diacono permanente e che, motivando il servizio con la fraternità, ci insegna a rivolgerci agli altri chiamandoli “Fratelli tutti”.

Lettera di S.E. Pierbattista Pizzaballa, Patriarca di Gerusalemme, sugli ultimi eventi in Terra Santa

Caro amico/a,

Purtroppo non è la prima volta e temo nemmeno l’ultima in cui dovremo fare i conti con queste fiammate di violenza e di guerra in Terra Santa. Queste esplosioni di violenza lasceranno solo più macerie, morti, rancore e sentimenti di odio, ma non porteranno alcuna soluzione. Assisteremo alle accuse reciproche sull’uso della forza, probabilmente si ricorrerà ai tribunali internazionali, accusandosi a vicenda, ma alla fine tutto tornerà come prima, fino alla prossima crisi.... Continua a leggere

La storia di Samuel Piermarini: il prete calciatore ordinato presbitero dal Santo Padre il 25 aprile

«Giocavo ad alti livelli, la Roma mi ha chiamato per un provino», ricorda Samuel Piermarini, 28 anni e grande appassionato di calcio. «Alla fine dell’allenamento, Stramaccioni mi ha chiamato e mi ha detto ‘Piermarini, puoi firmare con noi!’, ma gli ho risposto che non potevo». Poi è entrato nel seminario romano Redemptoris Mater, e domenica 25 aprile è arrivato un altro contratto, questa volta con Dio: l’ordinazione presbiteriale.

Samuel è uno dei nove sacerdoti che hanno ricevuto la ordinazione sacerdotale da parte di Papa Francesco. Si sono formati nei vari seminari di Roma, e tra loro ci sono due latinoamericani, un colombiano e un brasiliano. Per contratto dovevo recitare il Rosario…

«Quando avevo 15 anni ho iniziato a lavorare per un signore anziano, lo aiutavo con il computer.

Nel contratto di lavoro c’era scritto chiaramente che dovevo pregare tutti i giorni con lui e recitare il Rosario. Quello che all’inizio vedevo come un’imposizione è diventato per me una necessità».

È quanto ha raccontato Mateus Enrique Ataide Da Cruz, 29 anni, nato in Brasile e trasferitosi a Roma sette anni fa per frequentare il Seminario di Nostra Signora del Divino Amore. Parole simili le ha pronunciate Diego Armando Berrera Parra, 27enne colombiano: «Una volta concluso il baccalaureato in Colombia, ho svolto lavori volontari nel carcere minorile e in una fondazione per tossicodipendenti. Lì è nato il mio desiderio di poter aiutare e servire gli altri per sempre».

Prima ordinazione dopo la pandemia. Papa Francesco, come vescovo di Roma, torna a ordinare sacerdoti nella sua diocesi dopo la pausa che ha dovuto compiere a causa della prima ondata di contagi da coronavirus in Italia.

Online il numero della rivista Vocazioni

IN QUESTO NUMERO

Claudia Di Cave

Federico De Rosa

Michele Gianola

Teresa Scantamburlo

Mario Aversano

Alberto Gastaldi

Marika Guercio

Giulia Bovassi

News – La Redazione

Massimo Pampaloni

Vincenzo De Gregorio

Sergio Perugini

Lodovica M. Zanet

Silvia Luraschi

Silvia Luraschi

Stefania Baneschi

Stefania Baneschi

Francesco di Assisi

Silvio Grasselli

S.Grasselli – M. Mascheretti

Emanuela Vinai

A. Porzi – G. De Marco

Sorelle Povere di S. Chiara

Sorelle Povere di S. Chiara

Speranza vocazionale senza marketing ecclesiale

Quella parola “vocazione”; il  Vescovo della Diocesi di Lucera-Troia  ci invita ad usarla con parsimonia, una parola preziosa e spesso abusata. Una parola “di peso” anche nell’ultima lettera pastorale che ci è stata consegnata. Siamo invitati, come Chiesa in cammino, a sostenere quella “speranza di vocazioni” che Mons. Giuseppe Giuliano ritiene possibile solo dove la Comunità si costituisce come generosa, impavida dinanzi ai calcoli che – spesso e volentieri – rasentano il marketing dominante. 

Le logiche dell’economia e della finanza, fatte di calcoli ma anche si subdole proposte, bussano così facilmente alla porta della nostra pastorale: bisogna essere “di più”, bisogna fare “di più”. Ne viene fuori un subbuglio meschino, proprio lì dove dovrebbe regnare la logica della carità. Meschino perché calcolato, interessato e in qualche modo manovrato. Si finisce facilmente per distruggere quella speranza vocazionale che rinuncia alle seduzioni e diventa proposta di orizzonti grandi ma concreti. Di tutto questo – evidenzia mons. Giuliano – i giovani se ne accorgono. Trovare l’alternativa a modalità che riscontrano già al di fuori  dei nostri contesti ecclesiali: è questa la possibilità onesta che può diventare, appunto, “speranza” per i chiamati (per tutti i giovani, per tutti i battezzati). Serve il coraggio di una verità che si propone senza imporsi, di una bellezza che si mostri ma senza ammaliare. Serve fare la differenza perché Dio si mostri, oltre i pensieri e le umane volontà. Perché la sua volontà valichi le piccolezze di piccoli uomini che vogliono imporsi sul Suo progetto. 

Filly Franchino – Direttrice Ufficio Vocazioni Diocesi Lucera-Troia

Domenica 25 Aprile, Giornata Mondiale di preghiera per le Vocazioni. Celebriamo insieme il nostro SERRA DAY, online.

Domenica 25 Aprile 2021, alle ore 16:00, in occasione della 58a Giornata Mondiale di preghiera per le Vocazioni,  il Presidente Enrico Mori ci invita ad unirsi, online (link accessibile a partire dalle ore 15:30 del 25 aprile), per un momento di preghiera e riflessione insieme a Don Michele Gianola, Direttore dell’Ufficio Nazionale per la Pastorale delle Vocazioni.

Cari amici Serrani,

viviamo ancora un tempo “sospeso”, un tempo di sofferenza ma anche di speranza, un tempo in cui la fede in Dio deve essere messa al primo posto di questa nostra vita.
Il presupposto affinché la nostra vita sia soddisfacente e piena è la capacità di attribuirgli un significato forte e l’impatto che questa pandemia ha avuto sulla nostra vita, ne è la prova.
La tragedia della pandemia che ci ha colpito, ha arricchito il senso delle nostre vite, ci siamo sentiti e ci sentiamo ancora adesso tutti parte di una comunità unita, che sa, che soltanto affrontando questa “guerra” tutti insieme la si può vincere. In particolare noi credenti, ben sappiamo che, come ci dice S. Paolo “la fede viene dall’ascolto, non dalla visione, e la parola riguarda la parola di Cristo che fa sorgere la fede nel cristiano, che fa sorgere la fede nel credente”.

Ci apprestiamo domenica 25 aprile a celebrare la Giornata Mondiale per le Vocazioni, il “Serra Day”.

Papa Francesco ha intitolato il messaggio inviato per la celebrazione “San Giuseppe: il sogno della vocazione”, prendiamolo, anche noi serrani, come esempio di fede.

Giuseppe dimostra una superiore giustizia nel scegliere la “via segreta” cioè non ripudia Maria, ben sapendo che così facendo l’avrebbe condannata alla lapidazione ma la prende con sé “fidandosi” di quanto l’Arcangelo Gabriele gli rivela in sogno. Un uomo che non ha vendetta ma amore.

Nei Vangeli non troviamo nessuna parola di Giuseppe, abbiamo solo quest’atteggiamento di “affidamento” nel fare quanto gli dice Gabriele e lo fa nella maternità di Maria, lo fa tornando dall’Egitto, lo fa tornando a Nazareth e questo diventa davvero il modello del discepolo, dell’obbedienza di colui che crede, l’esempio di fede, incondizionata, alla parola di Dio a cui tutti noi dobbiamo guardare e uniformarci.

Vi abbraccio nella certezza che Maria, Madre delle vocazioni e San Junipero, pregano per noi.

Enrico Mori

Il futuro è nelle nostre mani.

Il futuro è nelle nostre mani

La crisi come luogo di rinascita

ll 2021 è un tempo da non perdere. E non sarà sprecato nella misura in cui sapremo collaborare con generosità e impegno. In questo senso ritengo che la fraternità sia il vero rimedio alla pandemia e ai molti mali che ci hanno colpito. Fraternità e speranza sono come medicine di cui oggi il mondo ha bisogno, al pari dei vaccini[1].

 Stavamo bene quando stavamo peggio. Una classica frase che accompagna l’intero arco della nostra vita quando siamo chiamati ad affrontare il nuovo. Quando si parla di futuro spesso o la mente viaggia su giardini e luoghi ameni dove posare i pensieri positivi e propositivi o le gambe tremano per quello che di incerto si va ad affrontare. Nella fede, però, sappiamo che lo sguardo oltre è saper leggere i segni dei tempi e attualizzarli in un presente concreto fatto di progetti, di nuove sfide, di nuovi inizi e di belle avventure.

La Chiesa di Cristo, sotto il pontificato di papa Francesco, cammina e guarda oltre. Seppur in questo tempo incerto piene di sfide odierne legate alla situazione attuale e concreta che stiamo vivendo come popolazione mondiale per la crisi epidemiologica scatenata dall’infezione del SARS-CoV-19, dobbiamo saper accogliere l’invito ad essere uomini e donne nuovi. Una crisi che ha abbracciato tutti i settori e tutti gli ambiti della nostra vita. Crisi politica, crisi sanitaria, crisi economico-sociale, crisi ambientale, crisi relazionale[2]. ... Continua a leggere

Don Domenico Vitolo

[1] Cfr. Francesco, Discorso ai Membri del Corpo Diplomatico accreditato presso la Santa Sede, 8 febbraio 2021.

[2] Cfr. Francesco, Discorso ai Membri del Corpo Diplomatico accreditato presso la Santa Sede, 8 febbraio 2021.

[3] Cfr. Francesco, Momento straordinario di preghiera in tempo di pandemia, 27 marzo 2020.

Don Domenico Vitolo è un giovane sacerdote della diocesi di Aversa. Ordinato presbitero nel 2016, sta per concludere gli studi a Roma, presso la Pontificia Accademia Ecclesiastica, istituzione che cura la formazione dei sacerdoti destinati al servizio diplomatico della Santa Sede presso le varie nunziature o presso la segreteria di Stato della Santa Sede

 

Online il numero della rivista Vocazioni

IN QUESTO NUMERO

Ester Abbattista

Federico De Rosa

Michele Gianola

Paolo Rocca

Michela Pensavalli

Alessandro Colasanto

Cesare Falletti

Michela Conte

Post-umano, troppo post-umano

News – B. Roggia

Massimo Pampaloni

Vincenzo De Gregorio

M. Giraldi – S. Perugini

Lodovica M. Zanet

Silvia Luraschi

Silvia Luraschi

Diana Papa

Diana Papa

Diana Papa

Chiara D’Assisi

Silvio Grasselli

S.Grasselli – M. Mascheretti

Emanuela Vinai

M. Erasmo – G. De Marco

Sorelle Povere di S. Chiara

Sorelle Povere di S. Chiara

Origine

di don Michele Gianola

n tempo d’inverno è più facile uscire di casa prima dell’alba per mettersi in viaggio o recarsi al lavoro e assistere alla nascita del sole senza però fermarsi, sostare, gustare quel prodigio ancestrale che da sempre ha affascinato l’uomo perché capace di ricondurlo simbolicamente alla propria origine. La parola stessa, infatti, racchiude il significato antico di ‘sorgere, spuntare’ ed è sufficiente fermarsi, soffermarsi a contemplare il passaggio dal crepuscolo alla luce per riconoscere la sensazione comune dell’assistere a tutto ciò che nasce. 

Anche la vocazione è così: sorge, spunta, illumina nello stesso modo in cui nella liturgia del mattino la Chiesa prega con il cantico di Zaccaria (Lc 1,78). La visita del Signore è come un sole che sorge, non è violento, rischiara gradualmente ma con tenacia, non torna indietro, lo si può guardare, vedere contemplare dritto in volto, se ne può gustare la presenza per la giusta durata, non lo si può trattenere perché il suo cammino nell’arco del cielo, in ogni istante è alba al momento giusto per tutti i popoli della terra. 

L’origine comune da cui tutti veniamo è l’opera misteriosa e tenace di Dio che dalla nascita del mondo e del cosmo continua a ripercorrere la storia risvegliando uomini e donne con la luce e il calore dello Spirito, con il suo tocco lieve e sicuro, con la sua presenza forte e discreta. È la radice della vita che ci ha resi fratelli di tutti, la radice del Battesimo che ci ha convocati nella Chiesa per essere lievito della storia, insieme agli altri, è la radice che ci ha condotti alla nostra vocazione particolare che, sempre, porta con sé un’appartenenza essenziale. 

Ogni vocazione è ferita dalla nostalgia della propria origine come l’ombelico che è il baricentro della personaquasi a dire anche nella carne che è alla radice che bisogna tornare per ricordarsi che al medesimo tempo si tratta di lasciare, partire, andare, raccontare, costruire, operare. È curioso come allo stesso modo accada in ogni passo del Vangelo e in ogni chiamata di Gesù. Figlia, la tua fede ti ha salvata «va’ in pace» (Lc 8,48); giovane, «va’ e anche tu fa’ così» (Lc 10,37); donna di Samaria, «va’ a chiamare tuo marito e ritorna qui» (Gv 4,16); donna, non ti condanno, «va’ e non peccare più» (Gv 8,11); uomo «va’ a lavarti alla piscina di Siloe» (Gv 9,7) e riacquisterai la vista; Maddalena, «va’ dai miei fratelli» (Gv 20,17); Filippo, «va’ e accostati a quel carro» (At 8,29); Anania «va’ [a chiamare Paolo] perché è lo strumento che ho scelto per me» (At 9,15). La vocazione, l’incontro con la Parola del Signore mette in cammino, in movimento, in azione: origina la vita. 

Vocazione e santificazione: un cammino comunitario, fatto di relazioni

Si è chiuso a Roma il Convegno Nazionale Vocazioni, un convegno ricco di idee e di stimoli.
INVITIAMO tutti i Serrani ad accedere al sito dell’Ufficio Nazionale Vocazioni che riporta tutte le conferenze del convegno, molte di particolare interesse anche per essere ascoltate e commentate in occasione di prossimi incontri virtuali di Club.

Papa Francesco: “Le donne accedano al lettorato e all’accolitato”

foto da VINCENZO PINTO / POOL / AFP/ ANSA

Le donne potranno accedere da ora in poi ai ministeri del lettorato e dell’accolitato nella Chiesa Cattolica. Senza che però questo debba essere confuso con una sia pur parziale apertura verso l’ordinazione sacerdotale. Con il motu proprio “Spiritus Domini”, infatti, il Papa ha modificato il primo paragrafo del canone 230 del Codice di Diritto canonico, stabilendo che le donne possano accedere a questi ministeri e che essi vengano attribuiti anche attraverso un atto liturgico che li istituzionalizza. Nella nuova formulazione del canone si legge ora: “I laici che abbiano l’età e le doti determinate con decreto dalla Conferenza episcopale, possono essere assunti stabilmente, mediante il rito liturgico stabilito, ai ministeri di lettori e di accoliti”. Viene così abrogata la specificazione “di sesso maschile” riferita ai laici e presente nel testo Codice fino alla modifica odierna.

Francesco tuttavia specifica che si tratta di ministeri laicali “essenzialmente distinti dal ministero ordinato che si riceve con il sacramento dell’ordine”. E in una lettera indirizzata al Prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, il cardinale Luis Ladaria, cita le parole di san Giovanni Paolo II secondo cui “rispetto ai ministeri ordinati la Chiesa non ha in alcun modo la facoltà di conferire alle donne l’ordinazione sacerdotale”. Per i ministeri non ordinati come il letterato e l’accolitato, però, “è possibile, e oggi appare opportuno – sottolinea il Pontefice -, superare tale riserva”. Il Papa spiega che “offrire ai laici di entrambi i sessi la possibilità di accedere al ministero dell’Accolitato e del Lettorato, in virtù della loro partecipazione al sacerdozio battesimale incrementerà il riconoscimento, anche attraverso un atto liturgico (istituzione), del contributo prezioso che da tempo moltissimi laici, anche donne, offrono alla vita e alla missione della Chiesa”.

Già da tempo, infatti, in moltissime chiese le donne leggono durante le celebrazioni e le bambine (soprattutto) svolgono il servizio di ministranti. Tuttavia questi ruoli venivano svolti, come ricorda anche Vatican News, senza un mandato istituzionale vero e proprio, in deroga a quanto stabilito da san Paolo VI, che nel 1972, pur abolendo i cosiddetti “ordini minori”, aveva deciso di mantenere riservato l’accesso a questi ministeri alle sole persone di sesso maschile perché li considerava propedeutici a un eventuale accesso all’ordine sacro.

Francesco, invece, recepisce quanto richiesto anche da diversi Sinodi dei vescovi e menzionando il documento finale del Sinodo per l’Amazzonia osserva come “per tutta la Chiesa, nella varietà delle situazioni, è urgente che si promuovano e si conferiscano ministeri a uomini e donne… È la Chiesa degli uomini e delle donne battezzati che dobbiamo consolidare promuovendo la ministerialità e, soprattutto, la consapevolezza della dignità battesimale”.

Mimmo Muolo su “Avvenire.it”