Catania. Charter di apertura dell’anno sociale 2018-19

Giovedì 11 ottobre, si è svolta la charter di apertura dell’anno sociale 2018\19 del Serra club di Catania . La serata è trascorsa in un clima di serenita’, preghiera e fraternita’ con la partecipazione di numerosi ospiti e della quasi totalita’ dei soci tra cui i Past Governatori : Ing. Magrì, Dr. La Spina e prof.ssa Molè. Dopo la S. Messa celebrata dal nostro Arcivescovo Mons. Salvatore Gristina , nel salone S.Agata del seminario da parte dell’Orchestra Giovanile da Camera “San Giovanni Bosco”, diretta dal Maestro Giuseppe Giunta, è stato eseguito un gradevolissimo concerto che ha entusiasmato l’uditorio sia per la perizia tecnica nell’esecuzione dei brani, tratti da famosi films , che per il grande entusiasmo dei ragazzi che ha contagiato i presenti. Subito dopo la Presidente prof.ssa Marinella Cocuzza Ferlito, dopo una breve riflessione sulla devozione alla Madonna che caratterizza in particolar modo il mese di Ottobre, ha illustrato l’interessantissimo programma predisposto per il corrente anno sociale che prevede oltre a 2 gite/pellegrinaggio, un incontro con la comunita’ ebraica, un incontro sull’ educazione politica dei cattolici, e tanto altro. Infine, dopo l’ammissione come nuova socia di Rosetta Balliro’ Montalto, che ha sempre seguito fedelmente il cammino del club assieme al marito attuale segretario del club , la serata si e’ conclusa con la tradizionale conviviale consumata con i seminaristi nel refettorio del seminario.
Paolo Smecca

La cultura ebraica in un incontro del Serra di Taranto

Il Serra Club di Taranto, guidato da Maria Cristina Scapati, è stato promotore di un incontro di grande interesse nella parrocchia Maria Ss.ma del Monte Carmelo, un momento di reciproca conoscenza fra cultura ebraica e cristiana. La Parrocchia del Carmine ha una lunga tradizione di incontri interreligiosi ed ecumenici, che il parroco mons. Marco Gerardo ha sempre favorito con l’intento di approfondire la ricerca della verità a partire dai fondamenti della propria identità religiosa, nell’alveo di un dialogo attento con le altre religioni. Tema della serata “Parola e identità nelle culture ebraica e cristiana”. Ne hanno parlato il prof. Guido Regina, illustre cardiochirurgo, a lungo titolare dell’insegnamento di “Chirurgia Vascolare” presso la Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università di Bari, e Presidente dell’associazione Italia Israele di Bari, e Mons. Marco Gerardo, docente presso l’ISSR Giovanni Paolo II […]

Maria Silvestrini

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Cascina. La devozione mariana alla luce del Concilio Vaticano II

Mons. Marco Fabbri

Organizzata dal Serra Club di Cascina in occasione dell’anno Giubilare del locale santuario della Madonna dell’Acqua si è svolta una interessantissima e partecipata conferenza pubblica su:
“perché pregare la Madonna – la vera devozione mariana alla luce del Concilio Vaticano II”.
Ha relazionato mons. Fabbri Marco parroco del duomo di Cecina e docente di cristologia presso la scuola di studio teologico interdiocesano di Camaiore.

La riflessione è iniziata con un richiamo alla dimensione umana di Maria; a quella dimensione adombrata nei primi secoli dall’essere vista come madre di Dio e che, invece, emerge con tutta la sua emotività e concretezza nel Vangelo di Luca: il suo turbamento di fronte all’annuncio dell’angelo e la sua “incredulità” per una maternità senza rapporto con uomo.
Ma anche la sua umiltà che si traduce in un affidarsi incondizionato: “avvenga di me secondo la tua parola”.
Se alla base del “sì” di Maria non ci fosse stato questo suo “affidarsi” Maria avrebbe avuto sufficienti motivi per ricredersi. L’angelo gli aveva detto che il figlio che avrebbe concepito sarebbe stato grande, avrebbe ricevuto il trono di David e avrebbe regnato sulla casa di Giacobbe. Ai piedi della croce, invece, Maria sperimenta in un certo senso la smentita delle parole dell’angelo: quel suo figlio è annoverato fra i malfattori, condannato a morte e messo in croce che, all’epoca, era la pena più umiliante e infamante.
Maria, però, ha fatto un pellegrinaggio nella fede! Ed è questo, il primo insegnamento che ci proviene da Maria. Tutti noi abbiamo una idea di Dio; un Dio al quale vorremmo tracciare il cammino e che invece sembra talvolta deluderci con momenti in cui abbiamo la sensazione che ci tolga quello che ci ha dato o promesso. Ciò che ci insegna la Madonna è, allora, di non cedere alla delusione, di non cadere nell’errore di rinnegare Dio ma di riscoprirne il vero volto: quello di un Dio che ti chiede sempre di superare l’idea che di Lui ci si è fatti, che vuole impedirci di ridurlo a nostro idolo.
E in questo sta la risposta al perché pregare Maria: chiedere alla Madonna di credere con la sua fede. Dopodiché si pone la questione di come pregare Maria.
Mons. Fabbri ne ha tracciato la linea indicando quattro prerequisiti:
Pregare la Madonna come ne parla la Scrittura. Le sue parole a Cana sono state: fate quello che dirà. Il suo, quindi, è un rimando a Cristo per cui pregare Maria significa vedere in Lei la strada che ci conduce a Cristo e, allo stesso tempo, un monito e invito a rivolgersi prioritariamente a Cristo;
Pregare in maniera liturgica prendendo come esempio quanto avviene nei santuari mariani dove ci si confessa tanto e si adora il SS. Sacramento;
Pregare in maniera ecumenica; ovvero pregare senza perdere di vista la sensibilità verso gli altri cristiani non cattolici ma, anzi, imparando da loro ad anteporle il Santissimo. Quindi parlare di Maria in modo da non essere di ostacolo al percorso per la riunione delle chiese cristiane;
Ed infine rivolgersi a Maria in maniera antropologica perché è solo guardando a Lei che si riesce a capire meglio noi stessi e il nostro destino.

Paolo Chiellini

Genova Nervi. Presentazione del tema per l’anno 2018/2019

Don Carlo Migliori

Nel presentare il tema dell’anno, don Carlo ha evidenziato il metodo di preparazione del Sinodo su I giovani, la fede e il discernimento vocazionale, fondato su un percorso di condivisione anche con i non cattolici. Intercettando “le diverse culture e tradizioni del mondo”, la Chiesa ha mostrato un volto “ospitale e inclusivo”, che ha valorizzato i talenti di ciascuno, a servizio del bene comune.

Nella Riunione presinodale di marzo sono stati coinvolti, con i social network (15 #per raccontarsi), anche giovani che non avrebbero potuto presenziare. Il Documento finale sottolinea che i giovani e la Chiesa (che si è fatta carico delle loro idee e proposte, dubbi e critiche compresi), non sono mondi così opposti. Ci sono valori comuni (come la famiglia, specie in Africa e in Asia).

Da parte sua, Enrico Mori, Presidente del Serra, invita i Club a porsi in ascolto dei giovani e a costruire service “che siano attrattivi per “loro” e non per “noi”. La crisi delle vocazioni aumenta le preoccupazioni dei Vescovi sui giovani di oggi, mentre il declino e l’invecchiamento dell’Occidente non risparmiano la Chiesa, che peraltro è in buona salute in altri Continenti.

L’Instrumentum laboris, stilato al termine della fase presinodale, ricorda che prendersi cura del “percorso di discernimento vocazionale” dei giovani è parte centrale della missione della Chiesa. A loro volta, i giovani la aiutano “a ringiovanire il proprio volto”. C’è un filo ideale, afferma il Papa, tra il Sinodo e il Messaggio ai giovani del Concilio Vaticano II, che li invitava a percorrere, con audacia, nuovi cammini “tenendo fisso lo sguardo su Gesù e aprendosi allo Spirito Santo”.

Parola chiave del Sinodo è il discernimento, un atteggiamento spirituale che ci fa vedere la realtà “con lo sguardo del discepolo”, un metodo che ci sintonizza “con l’azione dello Spirito”. E’ “apertura alla novità, coraggio di uscire”, nonchè strumento pastorale capace di proporre “cammini vivibili”, che sappiano “suscitare interrogativi senza suggerire risposte prestabilite”.

L’Instrumentum Laboris è articolato in tre parti: riconoscere, interpretare, scegliere. Nella prima si afferma che, sintonizzandoci, mediante l’ascolto, con i giovani, possiamo percepire le loro gioie e speranze, le loro tristezze e angosce. Essi ci chiedono di essere “a favore dei poveri, avere a cuore la questione ecologica, fare scelte visibili di sobrietà e trasparenza (…) audacia nel denunciare il male”, sia nella società civile che “nella Chiesa stessa”.

Nella seconda parte (interpretare), troviamo alcune chiavi di lettura sui temi sinodali. E’ significativa la riscoperta dell’esame di coscienza, che aiuta la persona ad avvertire la presenza di Dio e a“riconoscerne la voce nella concretezza della vita quotidiana”. Un esame, quindi, che non si limita “al riconoscimento di essere nell’errore o nel peccato”, ma ci aiuta a riconoscere i doni e i contributi che possiamo offrire, “anche se magari non pienamente all’altezza degli ideali”.

Ai fini del discernimento, l’accompagnamento assume varie forme, da quello vocazionale, (finalizzato a “liberare la capacità di dono e di integrazione … in un orizzonte di senso”), a quello spirituale, che si integra con la dimensione psicologica. Né va ignorata la sensibilità dei giovani ai temi sociali: corruzione, violenza, ingiustizia e diseguaglianze, persecuzioni religiose suscitano “in loro emozioni molto forti”. L’impegno sociale e politico diventa allora una sorta di vocazione, che “richiede di essere accompagnata, (…) per identificare i segni dei tempi che lo Spirito indica”.
In effetti, “il comandamento dell’amore”, nel prevedere “l’opzione preferenziale per i poveri”, ha una valenza sociale. Pertanto, l’impegno a costruire una società più libera e giusta facilita l’incontro con i non cattolici, e aiuta a riscoprire la fede e la dottrina sociale della Chiesa.

I giovani apprezzano i “testimoni luminosi e coerenti”, che si spendono per gli altri e sanno affiancare “chi si mette in cammino verso la propria forma di santità”. L’accompagnatore quindi, sacerdote o laico, è uno “in continua ricerca della santità”. Uno che sa ascoltare senza giudicare, che lavora per l’integrazione, mostrando che le differenze possono diventare un arricchimento. .

La terza parte (scegliere) analizza gli elementi utili a “comprendere a quali passi concreti ci chiama lo Spirito”, nell’intento di incontrare il Signore e “rispondere alla Sua chiamata alla gioia dell’amore”. Ciò nell’attuale periodo storico, nel quale tante incrostazioni di una società malata vanno riviste (nonostante il mito dell’Occidente, ancora diffuso, specie nei Paesi sottosviluppati).

L’accompagnamento va fatto anche per le tecnologie digitali, che se da un lato sono un utile “strumento di contatto pastorale” e di orientamento vocazionale, dall’altro richiedono un uso consapevole, per limitarne i rischi. Circa le dipendenze (alcool, droghe, gioco d’azzardo), che minacciano la vita,, occorre facilitare il reinserimento delle giovani vittime nella società (che “tende a stigmatizzarli e ghettizarli”), mediante le case-famiglia e le comunità di recupero.

E’un impegno, ha aggiunto don Carlo, che, non esime “dal promuovere una cultura della prevenzione”, perseguendo i narcotrafficanti e quanti speculano sui meccanismi di dipendenza. Analogamente, occorre “trovare le modalità perché il Sinodo” dia speranza ai giovani detenuti.

Circa i migranti, oggi l’Occidente assiste, impotente, a una nuova “tratta degli schiavi”. Nei limiti propri di ciascun Paese (da fissare a livello mondiale, in un’ottica di controllo dei flussi), il cristiano ha il dovere dell’accoglienza verso i migranti in difficoltà. E quelli che sono vissuti in “famiglie fragili e disagiate” devono trovare, nella Chiesa, una famiglia “in grado di ‘adottarli”.

Molti giovani, ha precisato il relatore, sperimentano “che solo la preghiera, il silenzio e la contemplazione offrono il giusto ‘orizzonte di trascendenza”, entro cui maturare le scelte vocazionali. Alcuni, poi, riscoprono la fede quando vengono “a contatto con la ‘Chiesa che serve’”. E ancora, è importante il dialogo con il mondo, specie “in ambito accademico e culturale”, dove i giovani, a volte, sono discriminati a causa della loro fede. In tale prospettiva, sono molto apprezzate iniziative come la “Cattedra dei non credenti” e del “Cortile dei Gentili”.

Infine, il documento accenna al tema della vocazione universale alla santità, “cifra sintetica e unificante della vita cristiana”, come mostrato dal “Signore Gesù, maestro e modello divino di ogni perfezione”. Papa Francesco afferma che “la santità è il volto più bello della Chiesa“. Il Signore ci vuole santi, chiede di non accontentarci “di un’esistenza mediocre, annacquata, inconsistente”.

La storia della Chiesa è ricca di giovani santi (Bernadette Soubirous. Maria Goretti, Piergiorgio Frassati e tanti altri), il cui esempio ha una forte “carica profetica”, non di rado sigillata dal martirio. La loro vita “è la vera parola della Chiesa”. Ma il vero modello di santità è rappresentato dalla Madre del Signore: “nella sua capacità di custodire e meditare nel proprio cuore la Parola (cfr. Lc 2,19-51), Maria è per tutta la Chiesa madre e maestra del discernimento”.

Sergio Borrelli

Club di Prato. Incontro del 23 ottobre 2018

Carissimi soci, dopo la particolare serata passata insieme al Canonico Don Marco Pratesi che ci ha illustrato i miracoli legati al Sacro Cingolo Mariano, il programma prosegue martedì 23 ottobre 2018, sempre presso il Seminario Vescovile di Prato, con inizio alle ore 20,00 e Relatore della serata sarà Monsignor Antonio Costantino Pietrocola che ci intratterrà con la relazione dal titolo:

“Il sinodo per i giovani”

 Nato nel 1955 e ordinato nel 1979 è attualmente sacerdote della Diocesi di Massa Carrara – Pontremoli.

Laureato in Lettere presso l’Università Statale di Pisa, Canonico Capitolare della Cattedrale di Pontremoli, Parroco di Filattiera S.Stefano, Monsignor Antonio è Preside del Liceo Classico parificato “don Marco Mori” di Pontremoli e cappellano del Serra club di Pontremoli- Lunigiana.

Sarà nostro graditissimo ospite il Presidente Nazionale del Serra Dott. Enrico Mori di Pontremoli.

Prima della conviviale sosteremo in Chiesa per la consueta preghiera e riflessione.

Vi invito ad essere Numerosi, con parenti ed amici, per vivere insieme questa serata che si preannuncia estremamente interessante.

La conferma, estremamente necessaria per motivi organizzativi, deve essere data, entro Giovedì 18 ottobre 2018, al Segretario Dott. Paolo Sanesi Tel. 0574-1666102 (studio) mail: paolog.sanesi@bbs-pro.it (occorrendo cell. 347-3355437).

Roberto Stramazzo

Presidente

Siena. Il Club conclude l’anno sociale.

serra-coloriNella parrocchia di Santa Caterina da Siena, all’estrema periferia nord della città, il 4 giugno, si è conclusa l’annata formativa 2017/2018 del club senese.

Dopo la celebrazione della santa Messa, si è svolta la rituale conviviale nella quale sono stati ammessi al club tre nuovi soci (Carli, Staderini, Vannini) ed è avvenuto il cambio delle consegne fra il Presidente uscente Angelo Bartalini e il dr. Giovanni Di Maggio che condurrà il sodalizio nel prossimo biennio.

I cuochi volontari della parrocchia hanno confezionato una cena sontuosa e appetitosa, molto apprezzata dai soci che si sono reciprocamente fatti gli auguri per le prossime vacanze e si non dati appuntamento a settembre per iniziare le attività del prossimo anno sociale.

Enzo Martinelli

Taranto. Nasce nella scuola un progetto di vita

Il tema dei giovani è stato al centro dell’anno serrano nel club di Taranto. Particolarmente la presidente Maria Cristina Scapati ha voluto accompagnare la preparazione del Concorso scolastico con alcune iniziative volte a mettere in primo piano la questione “Scuola”.

Di particolare interesse il momento di confronto “La strada del dialogo”organizzato in collaborazione con l’Associazione Maestri Cattolici. Le due associazioni, in il Presidente nazionale Desideriaprile, hanno preparato un momento forte di riflessione alla presenza del presidente nazionale dell’AIMC Giuseppe Desideri. “Si parla da anni di patto educativo – ha detto il presidente Desideri – ma questo non può essere solo un patto formale, una indicazione istituzionale, parole vuote che richiamano una necessità stringente: quella di dare ai nostri ragazzi modelli e valori condivisi”. In questa sfida culturale sono decisive le basi che vengono poste negli anni dell’educazione primaria dei bambini.

Non si tratta di dare conoscenze ma di insegnare il rispetto delle regole, di individuarle insieme, genitori ed insegnanti, di ricostruirle e riviverle insieme. I nostri alunni sono figli e cittadini per questo è necessario avere una visione comune e sinergica, le differenze di ruolo ci sono e vanno valorizzate nell’intento di raggiungere l’obiettivo comune. La scommessa è quella di cooperare a formare ragazzi aperti e interessati alla realtà che li circonda, capaci di cura e di tenerezza, liberi dal pregiudizio diffuso secondo il quale per valere bisogna essere competitivi, aggressivi.

Il Concorso scolastico,in sintonia con queste indicazioni, svolge un ruolo positivo nel proporre, all’interno delle aule scolastiche, valori forti e condivisi. gruppo leporanoQuest’anno i bambini della scuola primaria dovevano rispondere ad una domanda molto diffusa e mai banale: “Cosa vorresti fare da grande?” cercando di scendere più in profondità “Descrivi il tuo progetto di vita, il futuro, le tue aspirazioni, i tuoi ideali”. Due le scuole premiate a pari merito: la “Don Lorenzo Milani” di Taranto e la “Gemelli” di Leporano. “La scuola – ha detto la presidente Maria Cristina Scapati- è il più significativo e pervasivo servizio pubblico del nostro Paese, dobbiamo sostenerlo e valorizzarlo. Spiegare questa traccia, condividerla con i bambini e gli adolescenti ha significato sottolineare ancora una volta quanto sia importante seguire la ‘vocazione’ di ciascuno in un processo di crescita”.

Con lei Mariangela Tarantino, responsabile del settore scuola del Club, che ha lavorato tenacemente per diffondere il concorso nei diversi istituti. Mariangela ha ringraziato i Dirigenti scolastici e particolarmente le due insegnanti Annamaria Rano e Angela Buttiglione che hanno collaborato in maniera efficace allo svolgimento del concorso. I bambini hanno mostrato grande maturità negli svolgimenti, mettendo al centro la famiglia e la necessità del lavoro. Maria Cristina ha voluto premiare Gabriele Castronovi della 3° classe elementare “Don Milani” e Andrea Giannuzzi con Marcella Petruzzelli dell’Istituto “Gemelli” di Leporano, all’interno delle proprie classi, in un’atmosfera gioiosa e di grande La Don Milanipartecipazione. Una festa condivisa.

La scuola resta un punto fermo come fonte per sviluppare il senso di responsabilità, senza slogan ma capace di confrontarsi con le scelte ed i gesti della vita quotidiana. Tanti i mutamenti che stanno profondamente cambiando sia la famiglia sia la scuola, è importante rinnovare l’impegno per una costruttiva collaborazione, per il bene dei bambini e dei ragazzi che devono essere seguiti con uno sguardo d’amore, evitando confronti e conflitti.

Il concorso scolastico promosso dal Serra International è un tassello in quel colloquio fra scuola e società, cruciale nell’attuale fase di cambiamento storico, che dobbiamo gestire con la capacità di guardare lontano mostrando la strada. L’attività posta in essere con il concorso tende a recuperare il significato della corresponsabilità educativa in un contesto di emergenza sociale e dal momento che questa sinergia non avviene più in modo ‘naturale’, aiuta a favorirla in modo progettuale. Un impegno giunto alla XIV edizione che sottolinea quanto il Serra sia attento alla formazione umana e spirituale dei nostri ragazzi.

Maria Silvestrini