Significativa serata del Serra Club Sanremo in Seminario

Significativa serata del Serra Club Sanremo in Seminario

Da Avvenire di Domenica 15/12/19 – Pagina Ventimiglia-Sanremo

Nella tradizione del Serra Club Sanremo si è svolta, presso il Seminario diocesano, la “Serata degli Auguri”, con i serrani riuniti accanto ai seminaristi a formare un’unica famiglia nel simbolo del S.Natale. Per capire meglio gli scopi di questo “club service” laico-cattolico, partiamo dalle sue origini negli Stati Uniti, nel 1935, dove quattro cattolici di Seattle creano un’associazione per sostenere le vocazioni e testimoniare nel mondo laico la cultura cristiana. Venne intitolata a Padre Junipero Serra, missionario Francescano del XVIII secolo, uno dei “fondatori” della Patria americana. L’arrivo in Italia, a Genova alla fine degli anni ’50 (a Sanremo nel 1971), fu una felice intuizione del card. G. Siri che ne apprezzò lo stile all’avanguardia ed i metodi operativi con logica e pragmaticità. ... Continua a leggere

 

Club di Prato. Incontro con i seminaristi.

Il Serra Club di Prato si è incontrato sabato 14 dicembre 2019 per il tradizionale scambio di auguri con i seminaristi in prossimità del Santo Natale.

La giornata è iniziata con la celebrazione della Santa Messa alle 11:00 presso la chiesa di San Fabiano presente all’interno del Seminario Vescovile e celebrata dal nuovo vescovo Monsignor Giovanni Nerbini e concelebrata dal Rettore nonché nostro Cappellano Monsignor Daniele Scaccini e animata dai seminaristi. Prima dell’inizio della Messa ha preso la parola la Presidente Maria Alessandra Antonini per rivolgere il cordiale saluto al vescovo per la sua presenza in mezzo a noi anche se si era fatto vivo a Giugno rispondendo alla lettera che gli aveva mandato l’allora presidente Roberto Stramazzo a Maggio pochi giorni dopo la sua nomina alla guida della nostra diocesi per esprimerli le più sentite congratulazioni per questo nuovo incarico spiegandoli la storia del Serra Club e le sue finalità ricordando che a Prato c’è l’unica Chiesa che porta il nome del santo fondatore Junipero Serra(1713-84) presente nella Zona del Cantiere nei pressi della Pietà. ... Continua a leggere

Club di Imperia. Diversamente felici: l’accoglienza nella Fede.

Lo scorso 4 ottobre, presso l’Auditorium della Camera di Commercio di Imperia, si è svolto il convegno “Diversamente felici. L’accoglienza nella Fede”.

L’incontro, organizzato dal Serra club 541 di Imperia, era incentrato sul tema della diversa abilità e del suo ruolo nella Chiesa Universale.

La giornata, moderata dalla dr.ssa Angela Privitera, Presidente eletto del Club 541, ha compreso una prima parte durante la quale Federico De Rosa, giovane scrittore autistico di Roma e vice catechista della sua parrocchia, e sua madre Paola Cavalieri hanno spiegato la loro storia, dalle prime diagnosi alla costante lotta alla ricerca della felicità di Federico. Il giovane autore romano è stato intervistato da un nutrito gruppo di studenti del Liceo Vieusseux di Imperia che, ottimamente preparati dagli insegnanti, hanno letto alcuni brani dei libri di De Rosa ponendo poi le relative domande di approfondimento. Federico, non verbale, ha risposto tramite l’utilizzo del suo computer, proiettando le risposte su maxischermo e stupendo pubblico e intervistatori con risposte schiette e molto profonde.

A seguire si sono succeduti gli interventi del Canonico Don Enrico Gatti, Rettore del Seminario di Albenga, che ha intrattenuto il pubblico con un intervento incentrato sulla “Guarigione del paralitico” affrontando con delicatezza la problematica dell’accoglienza nella fede e fornendo molti spunti di riflessione sul tema alla assemblea attenta. In un encomiabile passaggio ha voluto avvicinare la presenza eucaristica all’autismo cogliendo il senso profondo della “patologia” che rende, chi ne è affetto, capace di parlare al cuor di chi li ama, e del dr. Giuseppe Pili, neuropsichiatra infantile dell’Asl imperiese, che ha inquadrato l’argomento dal punto di vista clinico, legando le sue parole a quelle espresse dalla signora Cavalieri nella prima parte.

I vari interventi sono stati introdotti da alcuni momenti musicali sempre curati dagli studenti del Liceo Vieusseux.

Vedere la forza e la tenacia di Federico, nella sua missione di voler portare la Speranza nel cuore e nell’anima di quanti affrontino una vita come la sua, della sua famiglia nell’essergli vicino e aiutarlo in questa opera, catturare gli sguardi attenti dei giovani liceali nell’esposizione delle domande, nel leggere le risposte di Federico e nell’eseguire i brani da loro scelti, sentire il pathos negli interventi di Don Gatti e del Dr. Pili, tutto questo è la dimostrazione che si è trattato di un convegno che ha di certo lasciato il segno nel pubblico, così come in tutti i presenti sul palco.

Club di Cascina. la Fede nasce dall’ascolto: come mettersi in ascolto della parola di Dio.

Ortoprassi: un concetto per superare due modi talvolta alternativi di intendere la fede. Da un lato l’ortodossia che può sfociare in un dogmatismo impermeabile alle vicende umane. Dall’altro una fede focalizzata sulla morale che però potrebbe condurre a stabilire il primato dell’azione sulla contemplazione e quindi portare ad una azione non correttamente orientata. E’ intorno a questo concetto poco praticato che si è sviluppata la “lezione” formativa che il prof. Salani ha svolto presso il Serra Club di Cascina dal titolo: la Fede nasce dall’ascolto: come mettersi in ascolto della parola di Dio.

Figura di riferimento è la Madonna: Maria che ascolta l’annuncio dell’angelo e che si affida. Ma il suo affidarsi è un modello nel coniugare fede e prassi. Maria, insieme a ciò che umanamente appare inverosimile, ossia l’annuncio del concepimento verginale, ascolta anche l’annuncio del concepimento in età avanzata da parte della cugina Elisabetta. Ed è qui che la Sua fede si manifesta con la concretezza della prassi: non solo un “avvenga di me secondo la tua parola”, ma anche la decisione di una azione: mettersi “in viaggio in tutta fretta per la montagna verso la città della Giudea” dove abitava Elisabetta. E non era un viaggio da poco: da Nazaret, per andare in Giudea, si deve attraversare tutta la Samaria!

Prima di tutto, quindi, ascoltare. E’ Dio stesso, del resto, che ce lo chiede come lo ha chiesto ai discepoli dopo la trasfigurazione: “Questi è il mio figlio prediletto; ascoltatelo!” Ma è un ascolto contestualizzato nel mondo ebraico laddove ascoltare è riferito sempre ad un “ascolto realizzante”. E’ un mettersi alla sequela di Gesù che appena disceso dal monte della trasfigurazione agisce e guarisce l’epilettico.

Ma se la fede nasce dall’ascolto, a noi ci si presenta intanto un primo interrogativo: dove ascoltare Dio.

Ebbene. Anche se non siamo la “religione del libro”, è nel Libro, nella Bibbia, nel Vecchio e Nuovo Testamento che incontriamo un Dio che ci parla. Gesù è il Logos, la Parola. L’altro luogo in cui ascoltare è la liturgia Eucaristica nella quale incontriamo Dio non solo realmente nel corpo eucaristico di Gesù ma anche nella Sua parola proclamata e spiegata nell’omelia. Non per nulla Papa Francesco ha dedicato ampio spazio all’interno della esortazione apostolica “Evangelii gaudium” proprio al modo di presentare la Parola di Dio.

Si pone, poi, il problema di come predisporci all’ascolto, come mettersi in ascolto della Parola di Dio. Essenziale è anzi tutto la preghiera allo Spirito Santo. Poi anche un metodo pratico che, secondo il prof. Salani, è quello di scegliere un testo, leggerlo più volte e farci interpellare. Di aiuto sarebbe certamente il silenzio: fare deserto nel caos delle mille voci che ci contornano. E’ nel silenzio che Dio più facilmente ci parla: nel 1° libro dei Re si legge di Elia che ascolta e riconosce Dio in una brezza leggera.

Ed infine: come dimostrare la nostra fede nata dall’ascolto della Parola di Dio? Perché qui il rischio è quello di scadere in uno sterile dogmatismo, in una religiosità farisaica, in una mera osservanza di regole e precetti. Qui ritorna il concetto di ortoprassi. Il prof. Salani ha citato l’esempio di Zaccheo. Lui sale sul sicomoro incuriosito ma poi ascolta Gesù: “Zaccheo, scendi perché stasera devo fermarmi a casa tua”. Da quella parola nasce la sua fede che si concretizza col fare: “da oggi do ai poveri la metà dei miei beni e se a qualcuno ho rubato restituisco quattro volte tanto”. Ma è Gesù stesso che ci invita all’azione come modo essenziale per dare ragione della nostra fede: “se dunque v’ho lavato i piedi io, il Signore e il Maestro, dovete anche voi lavarvi i piedi l’un l’altro”. E’ l’agire che deve dare ragione della nostra fede, un agire ad essa conforme per non essere frutto di un moralismo essenzialmente laico; un agire che si esplicherà nei tanti modi a secondo delle capacità, delle vocazioni e dei “talenti” di ciascuno. Ma anche attraverso la testimonianza resa dall’attività delle associazioni cattoliche e quindi, anche dall’attività del “Serra Club”.

Paolo Chiellini

Club di Roma. Omaggio all’Immacolata Concezione

L’Immacolata Concezione è il dogma cattolico, proclamato da Papa Pio IX l’8 dicembre 1854 con la bolla “Ineffabilis Deus” che sancisce come la Vergine Maria sia stata preservata dal peccato originale sin dal primo istante del suo concepimento. Il dogma non afferma solamente che Maria è l’unica creatura a essere nata priva di peccato originale, ma aggiunge, altresì, che la Madre di Gesù, per speciale privilegio, non ha commesso nessun peccato, né mortale né veniale, in tutta la sua vita. ... Continua a leggere

Club Vigevano Lomellina. L’io si costruisce nel tu

Non è di tutti l’arte sottile di saper comunicare, creando empatia tra gli ascoltatori. Eppure giovedì, 28 novembre, nell’Aula Magna del Seminario Vescovile di Vigevano siamo stati protagonisti di un momento condiviso di grande impatto emotivo. Doveva essere una normale conferenza, promossa dal Serra Club Vigevano Lomellina e dalla parrocchia di Sant’Ambrogio in Cattedrale con la collaborazione delle associazioni di insegnanti cattolici (AIMC, UCIIM) e l’Ufficio Scuola diocesano, una semplice relazione come tante, intorno al tema “Lio si costruisce nel tu”, stralciato dalle parole del grande Martin Buber, teorizzatore del principio dialogico dell’io. ... Continua a leggere

Club di Cascina. La fede genera carità: l’esperienza dell’UNITALSI

Martedì 19 Novembre, presso la sala “magnificat” del Santuario della Madonna dell’acqua ormai assunto anche a sede del Serra Club di Cascina si è svolta, preceduta dai Vespri e dalla consueta conviviale, la seconda conferenza formativa sul tema del corrente anno sociale.

Argomento specifico della serata è stato: “La fede genera carità: in ascolto della esperienza dei volontari dell’Unitalsi”.

Hanno partecipato alla conferenza la presidente dell’Unitalsi di Pisa, dottoressa Teresa Caputo, coadiuvata da quattro volontari: la signora Miranda (colonna storica dell’Unitalsi pisana) e i volontari Gessica, Luca e Francesca.

La dottoressa Caputo ha tratteggiato l’origine dell’Unitalsi; il suo nascere dalla volontà di un giovane con handicap che, andato a Lourdes con l’intenzione di uccidersi sotto la grotta delle apparizioni, rimane così tanto impressionato dalle cure amorevoli dei volontari che accompagnavano gli ammalati e, non solo rinuncia al suo proposito, ma si propone di fondare una associazione che consenta anche ad altri ammalati di vivere la sua stessa esperienza. La dottoressa Caputo, nella sua breve prolusione, ha poi illustrato l’evolversi dell’Unitalsi. Il suo passare da associazione esclusivamente dedicata alla organizzazione dei pellegrinaggi per ammalati, e quindi sporadicamente operativa, ad una realtà attiva con continuità e costante punto di riferimento per le persone con handicap. Persone che la dottoressa Caputo definisce “diversamente uguali” ad indicare le carenze e il bisogno di relazione che contraddistingue ciascuno di noi e ci rende uguali nell’essere bisognosi l’uno dell’altro per cui l’abile è di aiuto al disabile ma quest’ultimo diventa allo stesso tempo fonte di arricchimento per la persona che gli sta accanto.

Hanno poi parlato i volontari: Luca, studente fuori sede di ingegneria che ha conosciuto Unitalsi per il tramite di un ragazzo disabile che lavora presso l’università; poi Francesca, di Pescara, già responsabile del gruppo giovani pescarese la quale ha conosciuto Unitalsi casualmente perché incuriosita dal canto dell’Ave Maria proveniente da un vagone del “treno bianco” fermo in stazione dove aveva accompagnato una sua amica in partenza per una vacanza; quindi Gessica che svolge servizio civile presso Unitalsi e che, entusiasta di questa esperienza, ha manifestato la volontà di rimanervi come volontaria alla fine del servizio civile. Per ultimo ha parlato Miranda, proveniente politicamente dall’area della sinistra cui era approdata, probabilmente, perché la sentiva più vicina alle problematiche sociali. Un giorno, andando da suo marito ricoverato in ospedale fu bloccata in stazione da quel medesimo “treno bianco” che portava gli ammalati a Luordes e che per lei fu esempio di un modo concreto di vicinanza al “prossimo” bisognoso di aiuto.

Tutte testimonianze, come ha detto all’inizio la dottoressa Caputo, di una esperienza di fede testimoniata nella carità. Ovvero, in apparenza, non propriamente una fede che genera carità; ma che, tuttavia, è anche questo. Ne è prova la “storia” stessa della dottoressa Teresa Caputo, figlia di un medico che non accettava la malattia di una sua seconda figlia. Ma con una madre forte e di “fede” che, ad un certo punto imbarca tutti e porta l’intera famiglia a Lourdes. Qui Teresa trascorre i giorni più tristi della sua vita ma, una volta tornati, non può rimanere indifferente al cambiamento del padre il quale non solo accetta la malattia dell’altra figlia ma sarà lui stesso a fare di Lourdes la meta obbligata di ogni anno.

In sintesi: la fede di una madre diventa motivo di cambiamento per suo marito e “genera” la scelta di sua figlia di impegnarsi fortemente in Unitalsi, ovvero in una indubbia forma di carità.

 

Paolo Chiellini

Club di Roma. Commemorazione dei serrani defunti

Novembre è un mese particolare per la Chiesa perché inizia con due celebrazioni importanti, due momenti per riflettere e per ricordare. Due giorni ricchi di significato religioso perché il primo del mese è la festa di Ognissanti, che celebra la gioia e l’unione di tutti i Santi, mentre il successivo è rivolto alla commemorazione di chi ha lasciato questa terra per una nuova vita. Due ricorrenze apparentemente distanti ma, nello stesso tempo, vicine perché hanno una correlazione che la storia della Chiesa fa risalire al 998, quando l’abate Odilone de Cluny, canonizzato nel 1354 da Papa Clemente VI, diede disposizioni che, nei suoi monasteri, la celebrazione del rito dei defunti iniziasse a partire dal Vespro del 1 novembre, proprio per significare una continuità tra le due solennità, nel segno della resurrezione. Resurrezione che non deve essere considerata come una seconda vita o un semplice prolungamento di quella presente, ma rappresentare, invece, la certezza della vita eterna alla quale l’uomo è destinato. Con questa certezza la resurrezione dei defunti non può che essere intesa se non come la presentazione, in anima e corpo, dinanzi a Dio per essere giudicati alla fine dei tempi, perché è proprio con la resurrezione che il corpo e l’anima torneranno a congiungersi. E’ una certezza che professiamo anche con la recitazione del Credo, quando diciamo: “Aspetto la resurrezione dei morti e la vita del mondo che verrà”, che sta proprio a significare l’autentica dimensione spirituale della resurrezione, e  cioè che la vera vita non è quella di questo mondo ma la vita eterna che verrà. Di qui l’esigenza e il dovere cristiano di continuare a ricordare e onorare i defunti nell’attesa del giudizio finale.... Continua a leggere

Club Genova Nervi. Visita di Ezio Conio, Governatore del Distretto 70.

In un breve, ma appassionato intervento, il nuovo Governatore del Distretto 70, Ezio Conio, ha invitato i soci del Genova Nervi (ai quali si sono aggiunti, nell’occasione, alcuni amici del 184 Valbisagno) a partecipare sempre più attivamente alla vita del nostro Sodalizio.

Esemplificando, il Governatore ha rimarcato che dobbiamo farci conoscere di più, nella società civile, ma anche nello stesso mondo cattolico. Il nostro non può essere un Club chiuso, dobbiamo imparare a uscire, per usare un verbo caro a papa Francesco, e a suscitare, nelle persone che conosciamo, la curiosità di chiedersi cos’è il Serra. Rimanendo consapevoli che il Serra è un Club laico e indipendente, ma pronto ad assicurare, al suo prossimo, tutto l’aiuto che può offrire.

Nei rapporti con gli altri service (Lions, Rotary, Zonta), il Serra si confronta alla pari, senza timore di mostrare la sua identità religiosa. Dobbiamo spaziare in tutti gli ambiti di possibile impegno a sostegno delle vocazioni, con particolare attenzione al mondo dei giovani. Ad esempio, facendo conoscere, nelle scuole, il Concorso per studenti che il Serra organizza a livello nazionale.

La nostra azione dev’essere mirata alle esigenze del territorio, del quale, quindi, dobbiamo conoscere le particolarità. Ad esempio, in Liguria le scuole presentano un elevato tasso di multietnicità, e questo è un dato da tener presente, quando ci impegniamo per farci conoscere nel mondo della scuola. Evitando, come raccomanda il Papa, di scivolare verso forme di proselitismo.

Pure nelle parrocchie possiamo presentarci con maggior incisività, anche attraverso iniziative come il concorso per i chierichetti. Con riferimento al percorso formativo di quest’anno (incentrato sulla definizione di fede come incontro con il Signore), il Governatore ha rimarcato che i Club possono essere punti di incontro (per i soci e per le persone con le quali veniamo a contatto).

La fede, ha concluso il Governatore, si manifesta quando le persone trovano un punto d’incontro (nei Vangeli, ciò avviene in Gesù). Se non trovo (o perdo) il punto d’incontro, vuol dire che mi sto allontanando dalla fede. L’incontro di Zaccheo è emblematico: quando riesce a incontrare Gesù, la sua vita cambia radicalmente. Per noi l’incontro è molto importante, ai fini di un’efficace azione a favore delle vocazioni: quando avviene, ci consente di vivere da Serrani anche al di fuori del Club.

Sergio Borrelli