Catania. Charter di apertura dell’anno sociale 2018-19

Giovedì 11 ottobre, si è svolta la charter di apertura dell’anno sociale 2018\19 del Serra club di Catania . La serata è trascorsa in un clima di serenita’, preghiera e fraternita’ con la partecipazione di numerosi ospiti e della quasi totalita’ dei soci tra cui i Past Governatori : Ing. Magrì, Dr. La Spina e prof.ssa Molè. Dopo la S. Messa celebrata dal nostro Arcivescovo Mons. Salvatore Gristina , nel salone S.Agata del seminario da parte dell’Orchestra Giovanile da Camera “San Giovanni Bosco”, diretta dal Maestro Giuseppe Giunta, è stato eseguito un gradevolissimo concerto che ha entusiasmato l’uditorio sia per la perizia tecnica nell’esecuzione dei brani, tratti da famosi films , che per il grande entusiasmo dei ragazzi che ha contagiato i presenti. Subito dopo la Presidente prof.ssa Marinella Cocuzza Ferlito, dopo una breve riflessione sulla devozione alla Madonna che caratterizza in particolar modo il mese di Ottobre, ha illustrato l’interessantissimo programma predisposto per il corrente anno sociale che prevede oltre a 2 gite/pellegrinaggio, un incontro con la comunita’ ebraica, un incontro sull’ educazione politica dei cattolici, e tanto altro. Infine, dopo l’ammissione come nuova socia di Rosetta Balliro’ Montalto, che ha sempre seguito fedelmente il cammino del club assieme al marito attuale segretario del club , la serata si e’ conclusa con la tradizionale conviviale consumata con i seminaristi nel refettorio del seminario.
Paolo Smecca

La cultura ebraica in un incontro del Serra di Taranto

Il Serra Club di Taranto, guidato da Maria Cristina Scapati, è stato promotore di un incontro di grande interesse nella parrocchia Maria Ss.ma del Monte Carmelo, un momento di reciproca conoscenza fra cultura ebraica e cristiana. La Parrocchia del Carmine ha una lunga tradizione di incontri interreligiosi ed ecumenici, che il parroco mons. Marco Gerardo ha sempre favorito con l’intento di approfondire la ricerca della verità a partire dai fondamenti della propria identità religiosa, nell’alveo di un dialogo attento con le altre religioni. Tema della serata “Parola e identità nelle culture ebraica e cristiana”. Ne hanno parlato il prof. Guido Regina, illustre cardiochirurgo, a lungo titolare dell’insegnamento di “Chirurgia Vascolare” presso la Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università di Bari, e Presidente dell’associazione Italia Israele di Bari, e Mons. Marco Gerardo, docente presso l’ISSR Giovanni Paolo II […]

Maria Silvestrini

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Cascina. La devozione mariana alla luce del Concilio Vaticano II

Mons. Marco Fabbri

Organizzata dal Serra Club di Cascina in occasione dell’anno Giubilare del locale santuario della Madonna dell’Acqua si è svolta una interessantissima e partecipata conferenza pubblica su:
“perché pregare la Madonna – la vera devozione mariana alla luce del Concilio Vaticano II”.
Ha relazionato mons. Fabbri Marco parroco del duomo di Cecina e docente di cristologia presso la scuola di studio teologico interdiocesano di Camaiore.

La riflessione è iniziata con un richiamo alla dimensione umana di Maria; a quella dimensione adombrata nei primi secoli dall’essere vista come madre di Dio e che, invece, emerge con tutta la sua emotività e concretezza nel Vangelo di Luca: il suo turbamento di fronte all’annuncio dell’angelo e la sua “incredulità” per una maternità senza rapporto con uomo.
Ma anche la sua umiltà che si traduce in un affidarsi incondizionato: “avvenga di me secondo la tua parola”.
Se alla base del “sì” di Maria non ci fosse stato questo suo “affidarsi” Maria avrebbe avuto sufficienti motivi per ricredersi. L’angelo gli aveva detto che il figlio che avrebbe concepito sarebbe stato grande, avrebbe ricevuto il trono di David e avrebbe regnato sulla casa di Giacobbe. Ai piedi della croce, invece, Maria sperimenta in un certo senso la smentita delle parole dell’angelo: quel suo figlio è annoverato fra i malfattori, condannato a morte e messo in croce che, all’epoca, era la pena più umiliante e infamante.
Maria, però, ha fatto un pellegrinaggio nella fede! Ed è questo, il primo insegnamento che ci proviene da Maria. Tutti noi abbiamo una idea di Dio; un Dio al quale vorremmo tracciare il cammino e che invece sembra talvolta deluderci con momenti in cui abbiamo la sensazione che ci tolga quello che ci ha dato o promesso. Ciò che ci insegna la Madonna è, allora, di non cedere alla delusione, di non cadere nell’errore di rinnegare Dio ma di riscoprirne il vero volto: quello di un Dio che ti chiede sempre di superare l’idea che di Lui ci si è fatti, che vuole impedirci di ridurlo a nostro idolo.
E in questo sta la risposta al perché pregare Maria: chiedere alla Madonna di credere con la sua fede. Dopodiché si pone la questione di come pregare Maria.
Mons. Fabbri ne ha tracciato la linea indicando quattro prerequisiti:
Pregare la Madonna come ne parla la Scrittura. Le sue parole a Cana sono state: fate quello che dirà. Il suo, quindi, è un rimando a Cristo per cui pregare Maria significa vedere in Lei la strada che ci conduce a Cristo e, allo stesso tempo, un monito e invito a rivolgersi prioritariamente a Cristo;
Pregare in maniera liturgica prendendo come esempio quanto avviene nei santuari mariani dove ci si confessa tanto e si adora il SS. Sacramento;
Pregare in maniera ecumenica; ovvero pregare senza perdere di vista la sensibilità verso gli altri cristiani non cattolici ma, anzi, imparando da loro ad anteporle il Santissimo. Quindi parlare di Maria in modo da non essere di ostacolo al percorso per la riunione delle chiese cristiane;
Ed infine rivolgersi a Maria in maniera antropologica perché è solo guardando a Lei che si riesce a capire meglio noi stessi e il nostro destino.

Paolo Chiellini

L’Aquila. Premiazione dei vincitori del XIV Concorso scolastico.

Di grandissimo interesse, dopo la conclusione del Consiglio Nazionale, la giornata di domenica 13 maggio a L’Aquila, che ha avuto inizio con la celebrazione della Santa Messa presso la Chiesa di San Bernardino, alla quale ha fatto seguito l’incontro con i giovani nella Sala del Ridotto del Teatro Comunale, per la premiazione dei vincitori del Concorso Scolastico Nazionale, alla presenza di S. E. Mons. Guido Gallese, Vescovo della Diocesi di Alessandria.

Il Concorso era incentrato su due temi:

per la Scuola Primaria
Cosa vorresti fare da grande? Descrivi il tuo progetto di vita per il futuro, le tue aspirazioni, i tuoi ideali.

per la Scuola Secondaria di 1° e 2° grado
Ciascuno di noi è chiamato a costruire un suo progetto di vita, con il coraggio del navigatore alla ricerca del proprio orizzonte. Papa Francesco invita a usare armonicamente l’intelletto, il cuore e le mani, e cioè il nostro pensare, il sentire e il fare. Come pensi di mettere in pratica questo invito?

Sono stati 29 i Club Serra che hanno aderito al Concorso, con la partecipazione di ben 3.996 studenti appartenenti a 191 Istituti scolastici.Questi i vincitori del Concorso, selezionati dalla Commissione esaminatrice, composta da Ernesto De Cesaris, coordinatore, Daniela Musumeci, Vera Pulvirenti e Maria Ester Semprini, con le relative motivazioni:

Per la Scuola Primaria:
– 1° classificato: Picchi Gabriele – Classe 5^ A – Scuola Paritaria S. Anna – Grosseto, con la seguente motivazione: “Elaborato originale e spiritoso incentrato sul sogno dell’alunno di fare l’attore e, attraverso la sua recitazione, trovare occasione per fare del bene e rendere felici le persone”.
– 2° classificato: Classe 2^ C – Istituto Comprensivo “Don Liborio Palazzo Salinari” – Montescaglioso Matera, per un lavoro di gruppo con la seguente motivazione: “La classe di 18 alunni ha confezionato un cofanetto nel quale in modo originale sono stati riposti i sogni dei bambini: corredato da tre componimenti, una serie di disegni, un video nel quale vengono spiegati i buoni propositi e i mezzi per realizzarli; un buon lavoro di gruppo”.
– 3°classificato: Classe 3^ A – Istituto Comprensivo “G. Rodari” – Roio L’Aquila, per un lavoro di gruppo con la seguente motivazione: “Bellissimo cartellone che rappresenta la città ideale nella quale ciascun alunno esprime il proprio progetto: un lavoro che con i suoi colori trasmette serenità”.
Per la Scuola Secondaria di 1° grado
– 1° classificato: Batini Alessandro – Classe 3^ A – Scuola Media Statale “G. Bartolena – Livorno, con la seguente motivazione: “Attraverso una tragica esperienza che ha colpito la sua città è maturato in lui il proposito di rendersi disponibile e utile in futuro, seguendo l’incitamento di Papa Francesco. La forma è scorrevole e corretta”.
– 2° classificato: Sergi Gabriel – Classe 2^ F, Istituto Comprensivo “P. Gabriele Allegra”, Valverde Acireale, con la seguente motivazione: “Elaborato molto originale e personale: nello svolgimento l’alunno manifesta un esame profondo della propria psicologia: la forma è scorrevole e corretta”.
– 3° classificato: Biaggi Mimì – Classe 2^ D, Scuola Media “P. Egidi” – Viterbo, con la seguente motivazione: “Una breve poesia in rima per trasmettere il sogno di una giovane violinista e che, pur consapevole di vivere in un mondo arido e ingiusto, non cessa di credere nella musica del suo violino e sperare nella salvezza e nella rinascita”.
Per la Scuola Secondaria di II grado:
– 1° classificato: Belli Matteo – Classe 5^ – Liceo Scientifico “Ragonesi” – Viterbo, con la seguente motivazione: “Aiutare, unirsi per aiutare: è questo il desiderio che emerge nell’elaborato del giovane, che vede nella nostra società liquida la perdita dei valori fondanti, ma è certo che con il cuore si potrà ritrovare l’armonia tra gli uomini, e tra gli uomini e il creato: componimento dal lessico singolarmente ricercato”.
– 2° classificato: Classe 5^ B/I, Istituto Tecnico Industriale “G. Giorgi” e Scuola-lavoro Seminario Arcivescovile S. Giuseppe, Brindisi, con un lavoro di gruppo con la seguente motivazione: “18 ragazzi interpretano la vita come una gara podistica, e la rappresentano in DVD con un breve e spiritoso cartone animato: si può cadere, soffrire, avere paura, ma con l’intelligenza, la fiducia, il coraggio si può trovare la forza di rialzarsi e raggiungere il traguardo: il tutto a suon di musica”.
– 3° classificato: Luminoso Giuseppina Anna – Classe 2^ C – Liceo Scientifico Linguistico “A. M. De Carlo” – Giugliano in Campania – Aversa, con la seguente motivazione: “Tema ben svolto, con particolare accenno all’impegno personale in un’analisi introspettiva e psicologica”.

Un caldo saluto è stato rivolto ai giovani vincitori dal Presidente Nazionale. “Le Autorità presenti – ha detto il Presidente Manuel Costa – mi scuseranno se per prima cosa saluto voi giovani, ragazzi e ragazze, perché siete voi i veri protagonisti di questa giornata. Alcuni di voi sono venuti da molto lontano, non solo per prendere consegna di un premio, ma anche per unirsi a voi giovani de L’Aquila e portarvi la loro testimonianza di vicinanza e di affetto. Il secondo grazie e il saluto va alle Autorità e a tutti i presenti, amici e serrani che ci hanno voluto onorare con la loro presenza, riconoscendo così l’importanza di questo Concorso Scolastico che il Serra Italiano promuove ogni anno per mettersi in ascolto dei giovani: come detto, sono loro i protagonisti, sono loro che parlano esprimendo le loro idee e i loro sogni, e li condividono con noi. Il tema del Concorso di quest’anno richiamava l’attenzione sul futuro, il cosiddetto “cosa vogliamo fare da grandi”, un tema che interessa tutti i giovani, bambini e ragazzi, perché coinvolge la vita di ciascuno, implica delle scelte e il rispondere a delle chiamate. Noi del Serra usiamo la parola vocazione, parola che normalmente si usa per indicare la chiamata alla vita sacerdotale e consacrata, “a farsi prete o a farsi suora”. Ma la madre di tutte le vocazioni è la chiamata alla vita, alla gioia, a quella gioia che viene dal voler bene agli altri e mettersi al servizio degli altri. Sapete perché il Serra si occupa e preoccupa tanto per i preti e per le suore? Perché hanno dedicato la loro vita al servizio degli altri, ma spesso non sono rispettati o sono lasciati soli. Dobbiamo aiutarli e volergli bene. Ed è questo che il Serra Club si propone di fare. C’è una canzone che è stata presentata alla conclusione della premiazione del Concorso locale di Matera e che forse ascolteremo oggi: è intitolata “cosa farai da grande”: La protagonista segue tante strade, manifesta tanti sogni e tanti dubbi, ma alla fine canta: “aprirò una bottega con l’insegna: I DONI DI DIO. L’Angelo dietro al bancone vendeva AMORE. Ne ho comprato un piccolo pacco con dei semi da coltivare”. Ecco, l’amore è il seme di ogni vocazione, perché per fare bene una cosa bisogna metterci tanto amore. Questo il mio invito, mettete tanto amore in tutto quello che fate. Il futuro della società e della Chiesa è nelle vostre mani. Un grande abbraccio a tutti e buona premiazione!”.
Il 2018 è l’anno dei giovani, con il Sinodo in programma nel prossimo mese di ottobre, con il quale la Chiesa, come si legge nell’introduzione, ha deciso di interrogarsi su come accompagnare i giovani a riconoscere e accogliere la chiamata all’amore e alla vita di pienezza. Con un invito di Papa Francesco anche a un rapporto più stretto tra giovani e anziani, perché “fa bene agli anziani comunicare la saggezza ai giovani e fa bene ai giovani raccogliere questo patrimonio di esperienza e di saggezza e portarla avanti”. I giovani, quindi, vanno seguiti ma anche ascoltati, perché rappresentano un patrimonio culturale e di valori che deve essere tutelato per un avvenire migliore.
Ascoltiamo i giovani, ascoltiamoli sempre e facciamoli sentire protagonisti delle scelte d’oggi e del domani. Ascoltiamoli con quello che Papa Francesco chiama “il lavoro dell’orecchio” perché “sono convinto che i giovani hanno soprattutto necessità di questa vita che costruisce il futuro”. Ed è quello che il Serra si propone di fare e di perseguire con la promozione annuale del Concorso Scolastico Nazionale, che anche quest’anno è andato oltre ogni più rosea aspettativa, a significare che il rapporto avviato con i con i giovani è vivo e dinamico, oltre che colmo di speranza per il nostro futuro.
Cosimo Lasorsa

Genova Nervi. Presentazione del tema per l’anno 2018/2019

Don Carlo Migliori

Nel presentare il tema dell’anno, don Carlo ha evidenziato il metodo di preparazione del Sinodo su I giovani, la fede e il discernimento vocazionale, fondato su un percorso di condivisione anche con i non cattolici. Intercettando “le diverse culture e tradizioni del mondo”, la Chiesa ha mostrato un volto “ospitale e inclusivo”, che ha valorizzato i talenti di ciascuno, a servizio del bene comune.

Nella Riunione presinodale di marzo sono stati coinvolti, con i social network (15 #per raccontarsi), anche giovani che non avrebbero potuto presenziare. Il Documento finale sottolinea che i giovani e la Chiesa (che si è fatta carico delle loro idee e proposte, dubbi e critiche compresi), non sono mondi così opposti. Ci sono valori comuni (come la famiglia, specie in Africa e in Asia).

Da parte sua, Enrico Mori, Presidente del Serra, invita i Club a porsi in ascolto dei giovani e a costruire service “che siano attrattivi per “loro” e non per “noi”. La crisi delle vocazioni aumenta le preoccupazioni dei Vescovi sui giovani di oggi, mentre il declino e l’invecchiamento dell’Occidente non risparmiano la Chiesa, che peraltro è in buona salute in altri Continenti.

L’Instrumentum laboris, stilato al termine della fase presinodale, ricorda che prendersi cura del “percorso di discernimento vocazionale” dei giovani è parte centrale della missione della Chiesa. A loro volta, i giovani la aiutano “a ringiovanire il proprio volto”. C’è un filo ideale, afferma il Papa, tra il Sinodo e il Messaggio ai giovani del Concilio Vaticano II, che li invitava a percorrere, con audacia, nuovi cammini “tenendo fisso lo sguardo su Gesù e aprendosi allo Spirito Santo”.

Parola chiave del Sinodo è il discernimento, un atteggiamento spirituale che ci fa vedere la realtà “con lo sguardo del discepolo”, un metodo che ci sintonizza “con l’azione dello Spirito”. E’ “apertura alla novità, coraggio di uscire”, nonchè strumento pastorale capace di proporre “cammini vivibili”, che sappiano “suscitare interrogativi senza suggerire risposte prestabilite”.

L’Instrumentum Laboris è articolato in tre parti: riconoscere, interpretare, scegliere. Nella prima si afferma che, sintonizzandoci, mediante l’ascolto, con i giovani, possiamo percepire le loro gioie e speranze, le loro tristezze e angosce. Essi ci chiedono di essere “a favore dei poveri, avere a cuore la questione ecologica, fare scelte visibili di sobrietà e trasparenza (…) audacia nel denunciare il male”, sia nella società civile che “nella Chiesa stessa”.

Nella seconda parte (interpretare), troviamo alcune chiavi di lettura sui temi sinodali. E’ significativa la riscoperta dell’esame di coscienza, che aiuta la persona ad avvertire la presenza di Dio e a“riconoscerne la voce nella concretezza della vita quotidiana”. Un esame, quindi, che non si limita “al riconoscimento di essere nell’errore o nel peccato”, ma ci aiuta a riconoscere i doni e i contributi che possiamo offrire, “anche se magari non pienamente all’altezza degli ideali”.

Ai fini del discernimento, l’accompagnamento assume varie forme, da quello vocazionale, (finalizzato a “liberare la capacità di dono e di integrazione … in un orizzonte di senso”), a quello spirituale, che si integra con la dimensione psicologica. Né va ignorata la sensibilità dei giovani ai temi sociali: corruzione, violenza, ingiustizia e diseguaglianze, persecuzioni religiose suscitano “in loro emozioni molto forti”. L’impegno sociale e politico diventa allora una sorta di vocazione, che “richiede di essere accompagnata, (…) per identificare i segni dei tempi che lo Spirito indica”.
In effetti, “il comandamento dell’amore”, nel prevedere “l’opzione preferenziale per i poveri”, ha una valenza sociale. Pertanto, l’impegno a costruire una società più libera e giusta facilita l’incontro con i non cattolici, e aiuta a riscoprire la fede e la dottrina sociale della Chiesa.

I giovani apprezzano i “testimoni luminosi e coerenti”, che si spendono per gli altri e sanno affiancare “chi si mette in cammino verso la propria forma di santità”. L’accompagnatore quindi, sacerdote o laico, è uno “in continua ricerca della santità”. Uno che sa ascoltare senza giudicare, che lavora per l’integrazione, mostrando che le differenze possono diventare un arricchimento. .

La terza parte (scegliere) analizza gli elementi utili a “comprendere a quali passi concreti ci chiama lo Spirito”, nell’intento di incontrare il Signore e “rispondere alla Sua chiamata alla gioia dell’amore”. Ciò nell’attuale periodo storico, nel quale tante incrostazioni di una società malata vanno riviste (nonostante il mito dell’Occidente, ancora diffuso, specie nei Paesi sottosviluppati).

L’accompagnamento va fatto anche per le tecnologie digitali, che se da un lato sono un utile “strumento di contatto pastorale” e di orientamento vocazionale, dall’altro richiedono un uso consapevole, per limitarne i rischi. Circa le dipendenze (alcool, droghe, gioco d’azzardo), che minacciano la vita,, occorre facilitare il reinserimento delle giovani vittime nella società (che “tende a stigmatizzarli e ghettizarli”), mediante le case-famiglia e le comunità di recupero.

E’un impegno, ha aggiunto don Carlo, che, non esime “dal promuovere una cultura della prevenzione”, perseguendo i narcotrafficanti e quanti speculano sui meccanismi di dipendenza. Analogamente, occorre “trovare le modalità perché il Sinodo” dia speranza ai giovani detenuti.

Circa i migranti, oggi l’Occidente assiste, impotente, a una nuova “tratta degli schiavi”. Nei limiti propri di ciascun Paese (da fissare a livello mondiale, in un’ottica di controllo dei flussi), il cristiano ha il dovere dell’accoglienza verso i migranti in difficoltà. E quelli che sono vissuti in “famiglie fragili e disagiate” devono trovare, nella Chiesa, una famiglia “in grado di ‘adottarli”.

Molti giovani, ha precisato il relatore, sperimentano “che solo la preghiera, il silenzio e la contemplazione offrono il giusto ‘orizzonte di trascendenza”, entro cui maturare le scelte vocazionali. Alcuni, poi, riscoprono la fede quando vengono “a contatto con la ‘Chiesa che serve’”. E ancora, è importante il dialogo con il mondo, specie “in ambito accademico e culturale”, dove i giovani, a volte, sono discriminati a causa della loro fede. In tale prospettiva, sono molto apprezzate iniziative come la “Cattedra dei non credenti” e del “Cortile dei Gentili”.

Infine, il documento accenna al tema della vocazione universale alla santità, “cifra sintetica e unificante della vita cristiana”, come mostrato dal “Signore Gesù, maestro e modello divino di ogni perfezione”. Papa Francesco afferma che “la santità è il volto più bello della Chiesa“. Il Signore ci vuole santi, chiede di non accontentarci “di un’esistenza mediocre, annacquata, inconsistente”.

La storia della Chiesa è ricca di giovani santi (Bernadette Soubirous. Maria Goretti, Piergiorgio Frassati e tanti altri), il cui esempio ha una forte “carica profetica”, non di rado sigillata dal martirio. La loro vita “è la vera parola della Chiesa”. Ma il vero modello di santità è rappresentato dalla Madre del Signore: “nella sua capacità di custodire e meditare nel proprio cuore la Parola (cfr. Lc 2,19-51), Maria è per tutta la Chiesa madre e maestra del discernimento”.

Sergio Borrelli

Assegnata la XIII edizione del Premio “Penna dello Spirito”

La XIII edizione del premio Penna dello Spirito è stata vinta dal libro “ La custode del silenzio ( Io, Antonella, eremita di città)” di Antonella Lumini e Paolo Rodari.
La signora Lumini, presente sabato 3 novembre a Pontremoli, è stata premiata dal Presidente Nazionale Enrico Mori che le ha consegnato l’incisione raffigurante il Santo Junipero alla presenza del Sindaco, di diverse autorità serrane, di soci e pubblico.
Nel libro, scritto a quattro mani con il giornalista Paolo Rodari, viene ripercorsa e descritta la scelta fatta da Antonella Lumini di adesione al richiamo di vivere l’esperienza del deserto anche se nel centro di una città.
Lontana dall’idea di rifiutare il mondo inizia il suo percorso con l’uscita dalla famiglia di origine e le peregrinazioni sulle colline di Firenze. Nella natura si immedesima, cerca la solitudine come un assetato, nel silenzio scopre l’essenza della vita. Seguono viaggi solitari alla ricerca delle radici dai quali riporta quaderni pieni di quanto affiora dal silenzio parlante.
Nel silenzio Antonella trova l’ordine divino, le sue radici “ l’amore di Cristo che avevo conosciuto da bambina.”
Nel silenzio l’archivio dei segni divenuto negli anni illeggibile si svela, anche se con difficoltà perché il rumore del nostro mondo incombe.
Paolo Rodari rimane coinvolto nel percorso di questa vita, risveglia in lui misteriose nostalgie e nel libro racconta gli incontri con i padri e le madri spirituali che hanno segnato il percorso della Lumini, la scoperta della “pustinia” che segna la svolta nella ricerca.
La casa diventa un eremo in cui silenzio e solitudine sono messi al servizio dell’ascolto. Molte le persone che vanno in questa casa per cercare di dare un senso alla propria esistenza e Antonella li accoglie volentieri. Sono incontri pervasi di amicizia, di pranzi profumati da frutta e aromi, di sedie a cerchio per intonare assieme allo Spirito Santo, lasciar sedimentare la Parola e poi condividere le riflessioni.
Il silenzio è un tornare a casa, al luogo dell’origine dove tutto resta e aspetta, dove anche il dolore diviene possibile perché sostenuto dalla Luce.
Il rapporto con la Luce è fondamentale: accettare di vedere chi siamo, smascherarci a noi stessi per lasciarci amare dall’Amore. Nulla sfugge allo sguardo della Luce e lo spirito di verità libera dal male.
Domande importanti si rincorrono fino alla fine del libro, interrogativi che sono di tutti e ai quali Paolo Rodari propone risposte che nascono dai silenzi di Antonella Lumini.

Patrizia Rossi

Consegna del Premio Letterario “PENNA DELLO SPIRITO”

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La Biblioteca Nazionale “Junipero Serra”

 

invita

 

sabato 3 novembre 2018 alle ore 17.00

presso il salone del

Vescovado di Pontremoli

alla XIII edizione del

Premio Letterario Serrano

“PENNA DELLO SPIRITO”

assegnato a

Antonella Lumini Paolo Rodari

per il libro

La custode del silenzio

“Io, Antonella, eremita di città”