Club di Cascina assegna il Premio Felici a Mons. Dianich

Sabato 7 Marzo si è svolta presso la gipsoteca del comune di Cascina la cerimonia di conferimento dell’annuale premio Felici promosso dal Serra Club 573 di Cascina a un religioso o una religiosa la cui azione pastorale si associ ad una qualificata attività letterale o artistica. Un premio giunto ormai alla 33 edizione, e che il Serra Club di Cascina porta avanti con l’intendimento di tenere vivo il ricordo di mons. Icilio Felici, sacerdote e scrittore della diocesi di Pisa pievano della parrocchia di San Casciano in Cascina dal 1936 al 1957 e di cui l’arcivescovo Giovanni Paolo Benotto ebbe a scrivere: “uomo e scrittore, sacerdote e ministro di Dio che ha lasciato segni profondi nella vita di tante persone e che ancora è capace di suscitare commozione e sentimenti forti in chi rilegge i suoi libri che manifestano perenni valori di riferimento nutriti dalla fede cristiana e profondamente ancorati nel cuore dell’uomo di ogni epoca”.

Quest’anno la scelta del premiato è ricaduta su mons. Severino Dianich, esule istriano nel 1948 approdato nel seminario pisano, ordinato sacerdote nel 1958. Vicario episcopale per la pastorale della cultura e delle università della diocesi di Pisa, direttore spirituale del Seminario Arcivescovile, membro della commissione diocesana per l’arte sacra e docente di teologia presso la facoltà di teologia di Firenze è autore di oltre dieci opere che spaziano dall’arte sacra ad argomenti teologici e più strettamente attinenti al magistero della Chiesa, nonché collaboratore con la rivista “Famiglia Cristiana”.

La cerimonia ha visto la partecipazione del governatore del Distretto 71 Dr. Alessandro Bassi Luciani, del presidente del Serra Club di Pisa in qualità di proponente la candidatura di mons. Dianich, e delle autorità civili in persona del Sindaco prof. Michelangelo Betti e dell’assessore alla cultura Avv. Bice Del Giudice.

Ha introdotto il presidente del Serra Club di Cascina Dr. Alberto Beati che dopo i ringraziamenti di rito alle autorità e al pubblico presente, ha fatto una rapida cronistoria del premio e un sintetico tratteggio della figura di mons. Felici a cui il premio è intestato. Hanno fatto seguito i saluti del Sindaco i cui familiari furono per l’appunto parrocchiani di don Felici e di cui, per il tramite dei suoi antenati, ha potuto apprezzarne la attività pastorale in un momento cruciale della nostra storia, ovvero durante il fascismo e soprattutto nel difficile momento della guerra e della resistenza. L’assessore alla Cultura Avv. Bice Del Giudice si è invece detta doppiamente onorata di presenziare alla cerimonia, in primis per ospitarla nella sala dedicata alla cultura e poi per una sorta di familiarità col Serra Club di cui è stato socio anche un suo stretto parente.

La prof.ssa Gabriella Garzella presidente del Serra Club di Pisa ha quindi introdotto il vincitore presentandolo nella sua triplice veste di “pastore”, di teologo e di comunicatore (oggi si direbbe “influencer”). In ultimo, non previsto, è intervenuto dal pubblico il sig. Carli per ricordare come dovesse a mons. Dianich, allora parroco di Caprona e promotore di una scuola serale, il conseguimento della licenza di 3^ media.

Dopo il conferimento del premio è poi toccato al vincitore mons. Severino Dianich fare una breve prolusione. Suo intendimento è stato quello di inquadrare la figura di mons. Felici non solo per come emerge dalle sue opere e dalle testimonianze di sacerdoti suoi coetanei, ma soprattutto inserendola nel nuovo contesto ecclesiale che si apriva con la celebrazione del Concilio Vaticani II° e il conseguente cambiamento che il Concilio ha portato in fatto di “Teologia”.

Un cambiamento per taluni traumatico, soprattutto per certi sacerdoti coetani di mons. Icilio Felici, nostalgici di uno stato confessionale di cui avevano visto i presupposti nell’affermarsi del fascismo ed a cui, dopo la sua caduta, continuavano a guardare con una sorta di rimpianto. Un cambiamento che si realizzava col passaggio da una predicazione moralistica e da una teologia appiattita sugli schemi essenzialistici della neoscolastica ad una teologia apologetica secondo la quale, mutuando il pensiero della “nouvelle theologie” nata in Francia agli inizi del secolo XX°, diventava auspicabile un ritorno alla Sacra Scrittura e ai Padri della Chiesa. Una teologia volta ad affermare la ragionevolezza e la credibilità della fede e implicante, di conseguenza, una Chiesa non più chiusa su se stessa ma orientata verso l’esterno con un clero che, in

funzione apologetica, testimoniasse il rapporto della Chiesa col mondo e con la cultura. Mons. Dianich ha quindi menzionato la pieve di Santa Giulia in Caprona, là dove aveva dato vita alla scuola serale menzionata dal sig. Carli. E’ una pieve romanica tanto isolata nella campagna quanto bella ma la cui costruzione non è mai giunta a conclusione, fatta di demolizioni e rifacimenti, di aggiunte e modifiche. Una chiesa mai definitivamente compiuta ma che in maniera metaforica dà l’idea di quello che dovrebbe essere la Chiesa (quella con la C maiuscola). Non sappiamo quale fosse esattamente il pensiero di mons. Felici rispetto a questa novità del Concilio. Sta però di fatto che con i suoi scritti improntati al genere letterario romanzesco sostanzialmente laico e che una parte della critica ha paragonato a quelli di Renato Fucini, mons. Felici, almeno di fatto, incarnava il passaggio proprio a questa nuova teologia post-conciliare.

Mons. Dianich ha poi concluso ringraziando il Serra per la sua azione a supporto delle vocazioni sacerdotali e il Club di Cascina in particolare per il prezioso riconoscimento a lui conferito, ricordando che “ciò che è fatto per la Chiesa non è mai solo per la Chiesa perché la Chiesa è stata voluta da Gesù come strumento di servizio al mondo”.

Il pomeriggio si è poi chiuso come di consueto con la celebrazione eucaristica presieduta da mons. Severino Dianich (quale vincitore del premio Felici) e concelebrata insieme al cappellano del Serra Club di Cascina, mons. Paolo Paoletti nella bella pieve romanica di Cascina dedicata a San Giovanni e Santa Maria Assunta.

Paolo Chiellini