Articoli

Club di Cascina. Consegna del “Premio Filici” il 22 febbraio

Il Serra Club 573 di Cascina, con l’obiettivo di mantenere vivo il ricordo di mons. Icilio Felici quale eminente figura di sacerdote e scrittore della diocesi pisana, promuove l’annuale premio mons. Felici che, come di prassi, è assegnato ad un sacerdote la cui azione pastorale si associ ad una qualificata attività letteraria o artistica.

La Commissione, esaminate le candidature pervenute, ha designato come vincitore, in virtù della sua vasta e variegata attività letteraria, don Marcello Brunini attualmente direttore dell’Archivio Storico Diocesano di Lucca e docente di teologia spirituale e scienze umane all’Istituto Superiore di Scienze Religiose di Pisa e presso lo Studio Teologico Interdiocesano di Camaiore.

La cerimonia di consegna del premio, che anche quest’anno si fregia del patrocinio del Comune di Cascina (PI), si svolgerà il pomeriggio di Sabato 22 Febbraio 2020 presso la gipsoteca comunale in viale Comaschi 67 con inizio alle ore 15,45 per poi concludersi presso la Pieve di Santa Maria in Cascina, con la Santa Messa concelebrata da don Marcello Brunini e dal cappellano del Serra Club 573 don Paolo Paoletti.

Paolo Chiellini

Club di Cascina. Incontro tra scienza e fede.

Scienza e fede: è possibile un incontro? E’ stato questo il tema della quarta conferenza formativa organizzata dal Serra Club di Cascina presso la sala Magnificat del santuario di Madonna dell’Acqua e svoltasi il 28 Gennaio u.s..

Ha relazionato il prof. Fabio Caporali già ordinario di Ecologia Agraria presso l’Università degli Studi della Tuscia, ed attualmente presidente del MEIC (movimento ecclesiale di impegno culturale) di Pisa.

La risposta al quesito è sicuramente Si. Scienza e fede possono e soprattutto devono incontrarsi! ... Continua a leggere

Club di Cascina. la Fede nasce dall’ascolto: come mettersi in ascolto della parola di Dio.

Ortoprassi: un concetto per superare due modi talvolta alternativi di intendere la fede. Da un lato l’ortodossia che può sfociare in un dogmatismo impermeabile alle vicende umane. Dall’altro una fede focalizzata sulla morale che però potrebbe condurre a stabilire il primato dell’azione sulla contemplazione e quindi portare ad una azione non correttamente orientata. E’ intorno a questo concetto poco praticato che si è sviluppata la “lezione” formativa che il prof. Salani ha svolto presso il Serra Club di Cascina dal titolo: la Fede nasce dall’ascolto: come mettersi in ascolto della parola di Dio.

Figura di riferimento è la Madonna: Maria che ascolta l’annuncio dell’angelo e che si affida. Ma il suo affidarsi è un modello nel coniugare fede e prassi. Maria, insieme a ciò che umanamente appare inverosimile, ossia l’annuncio del concepimento verginale, ascolta anche l’annuncio del concepimento in età avanzata da parte della cugina Elisabetta. Ed è qui che la Sua fede si manifesta con la concretezza della prassi: non solo un “avvenga di me secondo la tua parola”, ma anche la decisione di una azione: mettersi “in viaggio in tutta fretta per la montagna verso la città della Giudea” dove abitava Elisabetta. E non era un viaggio da poco: da Nazaret, per andare in Giudea, si deve attraversare tutta la Samaria!

Prima di tutto, quindi, ascoltare. E’ Dio stesso, del resto, che ce lo chiede come lo ha chiesto ai discepoli dopo la trasfigurazione: “Questi è il mio figlio prediletto; ascoltatelo!” Ma è un ascolto contestualizzato nel mondo ebraico laddove ascoltare è riferito sempre ad un “ascolto realizzante”. E’ un mettersi alla sequela di Gesù che appena disceso dal monte della trasfigurazione agisce e guarisce l’epilettico.

Ma se la fede nasce dall’ascolto, a noi ci si presenta intanto un primo interrogativo: dove ascoltare Dio.

Ebbene. Anche se non siamo la “religione del libro”, è nel Libro, nella Bibbia, nel Vecchio e Nuovo Testamento che incontriamo un Dio che ci parla. Gesù è il Logos, la Parola. L’altro luogo in cui ascoltare è la liturgia Eucaristica nella quale incontriamo Dio non solo realmente nel corpo eucaristico di Gesù ma anche nella Sua parola proclamata e spiegata nell’omelia. Non per nulla Papa Francesco ha dedicato ampio spazio all’interno della esortazione apostolica “Evangelii gaudium” proprio al modo di presentare la Parola di Dio.

Si pone, poi, il problema di come predisporci all’ascolto, come mettersi in ascolto della Parola di Dio. Essenziale è anzi tutto la preghiera allo Spirito Santo. Poi anche un metodo pratico che, secondo il prof. Salani, è quello di scegliere un testo, leggerlo più volte e farci interpellare. Di aiuto sarebbe certamente il silenzio: fare deserto nel caos delle mille voci che ci contornano. E’ nel silenzio che Dio più facilmente ci parla: nel 1° libro dei Re si legge di Elia che ascolta e riconosce Dio in una brezza leggera.

Ed infine: come dimostrare la nostra fede nata dall’ascolto della Parola di Dio? Perché qui il rischio è quello di scadere in uno sterile dogmatismo, in una religiosità farisaica, in una mera osservanza di regole e precetti. Qui ritorna il concetto di ortoprassi. Il prof. Salani ha citato l’esempio di Zaccheo. Lui sale sul sicomoro incuriosito ma poi ascolta Gesù: “Zaccheo, scendi perché stasera devo fermarmi a casa tua”. Da quella parola nasce la sua fede che si concretizza col fare: “da oggi do ai poveri la metà dei miei beni e se a qualcuno ho rubato restituisco quattro volte tanto”. Ma è Gesù stesso che ci invita all’azione come modo essenziale per dare ragione della nostra fede: “se dunque v’ho lavato i piedi io, il Signore e il Maestro, dovete anche voi lavarvi i piedi l’un l’altro”. E’ l’agire che deve dare ragione della nostra fede, un agire ad essa conforme per non essere frutto di un moralismo essenzialmente laico; un agire che si esplicherà nei tanti modi a secondo delle capacità, delle vocazioni e dei “talenti” di ciascuno. Ma anche attraverso la testimonianza resa dall’attività delle associazioni cattoliche e quindi, anche dall’attività del “Serra Club”.

Paolo Chiellini

Club di Cascina. La fede genera carità: l’esperienza dell’UNITALSI

Martedì 19 Novembre, presso la sala “magnificat” del Santuario della Madonna dell’acqua ormai assunto anche a sede del Serra Club di Cascina si è svolta, preceduta dai Vespri e dalla consueta conviviale, la seconda conferenza formativa sul tema del corrente anno sociale.

Argomento specifico della serata è stato: “La fede genera carità: in ascolto della esperienza dei volontari dell’Unitalsi”.

Hanno partecipato alla conferenza la presidente dell’Unitalsi di Pisa, dottoressa Teresa Caputo, coadiuvata da quattro volontari: la signora Miranda (colonna storica dell’Unitalsi pisana) e i volontari Gessica, Luca e Francesca.

La dottoressa Caputo ha tratteggiato l’origine dell’Unitalsi; il suo nascere dalla volontà di un giovane con handicap che, andato a Lourdes con l’intenzione di uccidersi sotto la grotta delle apparizioni, rimane così tanto impressionato dalle cure amorevoli dei volontari che accompagnavano gli ammalati e, non solo rinuncia al suo proposito, ma si propone di fondare una associazione che consenta anche ad altri ammalati di vivere la sua stessa esperienza. La dottoressa Caputo, nella sua breve prolusione, ha poi illustrato l’evolversi dell’Unitalsi. Il suo passare da associazione esclusivamente dedicata alla organizzazione dei pellegrinaggi per ammalati, e quindi sporadicamente operativa, ad una realtà attiva con continuità e costante punto di riferimento per le persone con handicap. Persone che la dottoressa Caputo definisce “diversamente uguali” ad indicare le carenze e il bisogno di relazione che contraddistingue ciascuno di noi e ci rende uguali nell’essere bisognosi l’uno dell’altro per cui l’abile è di aiuto al disabile ma quest’ultimo diventa allo stesso tempo fonte di arricchimento per la persona che gli sta accanto.

Hanno poi parlato i volontari: Luca, studente fuori sede di ingegneria che ha conosciuto Unitalsi per il tramite di un ragazzo disabile che lavora presso l’università; poi Francesca, di Pescara, già responsabile del gruppo giovani pescarese la quale ha conosciuto Unitalsi casualmente perché incuriosita dal canto dell’Ave Maria proveniente da un vagone del “treno bianco” fermo in stazione dove aveva accompagnato una sua amica in partenza per una vacanza; quindi Gessica che svolge servizio civile presso Unitalsi e che, entusiasta di questa esperienza, ha manifestato la volontà di rimanervi come volontaria alla fine del servizio civile. Per ultimo ha parlato Miranda, proveniente politicamente dall’area della sinistra cui era approdata, probabilmente, perché la sentiva più vicina alle problematiche sociali. Un giorno, andando da suo marito ricoverato in ospedale fu bloccata in stazione da quel medesimo “treno bianco” che portava gli ammalati a Luordes e che per lei fu esempio di un modo concreto di vicinanza al “prossimo” bisognoso di aiuto.

Tutte testimonianze, come ha detto all’inizio la dottoressa Caputo, di una esperienza di fede testimoniata nella carità. Ovvero, in apparenza, non propriamente una fede che genera carità; ma che, tuttavia, è anche questo. Ne è prova la “storia” stessa della dottoressa Teresa Caputo, figlia di un medico che non accettava la malattia di una sua seconda figlia. Ma con una madre forte e di “fede” che, ad un certo punto imbarca tutti e porta l’intera famiglia a Lourdes. Qui Teresa trascorre i giorni più tristi della sua vita ma, una volta tornati, non può rimanere indifferente al cambiamento del padre il quale non solo accetta la malattia dell’altra figlia ma sarà lui stesso a fare di Lourdes la meta obbligata di ogni anno.

In sintesi: la fede di una madre diventa motivo di cambiamento per suo marito e “genera” la scelta di sua figlia di impegnarsi fortemente in Unitalsi, ovvero in una indubbia forma di carità.

 

Paolo Chiellini

Club di Cascina. Apertura dell’anno sociale 2019-20

Dopo la ripresa dell’annuale attività del Serra Club di Cascina avvenuta il 17 settembre, e il successivo incontro coi sacerdoti del vicariato, si è svolta Martedi scorso la prima conferenza sul tema del corrente anno sociale: “la fede non è una idea ma un incontro”. Argomento specifico della serata, in cui ha relazionato l’ing. Vittorio Ricchiuto responsabile diocesano per la pastorale della famiglia, è stato: vivere la fede in famiglia, luogo che genera vocazioni.

Ogni considerazione possibile parte, ovviamente, dallo stabilire cosa è la fede. E l’ing. Ricchiuto ha sottolineato come la fede è prima di tutto una risposta dell’uomo a Dio. E’ Dio che fa il primo passo, che si rivela all’uomo e lo fa non soltanto attraverso un evento storico e di grazia, ovvero la sua incarnazione, ma lo fa anche attraverso la testimonianza di coloro che lo hanno incontrato. ... Continua a leggere

Club di Cascina. Riflessione del vice direttore della pastorale vocazionale

Con una riflessione di don Dal Canto Bryan, vice direttore della pastorale vocazionale della diocesi di Pisa, si è praticamente conclusa l’attività del Serra Club di Cascina, ancorché la chiusura ufficiale sia rimandata a metà Giugno con la S. Messa officiata dal Cappellano del Club e con la consueta conviviale per i saluti di fine anno sociale.

Tema della riflessione di don Bryan è stato “parlare delle vocazioni oggi”: oggi, ovvero, come sostenuto dallo stesso don Bryan, non in un cambiamento di epoca ma in una epoca di cambiamento. Siamo, ormai, nell’epoca del provvisorio in cui è prassi, parafrasando il sociologo Zygmunt Bauman, vivere in maniera “liquida”, frutto di un soggettivismo che ritiene di poter fare a meno di punti di riferimento certi.

In un simile contesto diventa fisiologica la crisi delle vocazioni, di qualsiasi vocazione, da quella al matrimonio alla vocazione sacerdotale. In antitesi, per certi versi, sembrano riproporsi in maniera pressante le dottrine del pelagianesimo e dello gnosticismo: dottrine secondo le quali sono sufficienti la volontà e la conoscenza per raggiungere la “salvezza” senza la necessità della Fede.

In definitiva, siamo in una epoca che soffre una crisi di Fede. Ed è questo, secondo don Bryan, il punto focale: una crisi di fede a causa della quale la “crisi” dei chiamati diventa conseguenza e frutto della crisi dei “chiamanti”. Manca, in altre parole, la vocazione alla santità da parte di tutti i battezzati, e conseguentemente, manca chi accompagni “i chiamati” al discernimento, chi si metta in ascolto dei giovani, dei loro dubbi, delle loro crisi, dei loro combattimenti interiori. Siamo, come dicono alcuni sociologi, in una società senza Padri e senza Madri.

Ed è a causa di queste assenze, che secondo don Bryan, il Serra diventa soggetto importante: una presenza che con una prossimità affettiva e con una testimonianza di vita personale e di impegno comunitario, possa porsi come riferimento per il discernimento da parte dei chiamati.

Paolo Chiellini

Club di Cascina. I serrani incontrano la Comunità “Nuovi Orizzonti”

Il 12 Marzo e il 26 Marzo è proseguito il ciclo di conferenze promosse dal Serra Club di Cascina nell’intento di scandagliare aspetti meno consueti ma ipoteticamente attinenti col tema sociale di quest’anno: “I giovani: una sfida per la Chiesa. La Chiesa: una sfida per i giovani”.

Il 12 Marzo è intervenuto il padre dehoniano don Oliviero cappellano del carcere di don Bosco a Pisa. E’ luogo comune, infatti, pensare che la cosiddetta malavita sia una dimensione che riguarda soprattutto i giovani. L’incontro si è invece rivelato una finestra sulla vita carceraria i cui ospiti non sono principalmente giovani. Ciò nonostante è stata una proficua presa di coscienza su una realtà poco conosciuta e per lo più approcciata in maniera giustizialista e insensibile al precipuo scopo di recupero e rieducativo. Una realtà in cui la maggior parte degli ospiti portano gli occhiali da miopi perché costretti ad un orizzonte che non va oltre i 3 metri della cella o i 10 metri del cortile dell’ora d’aria. Un orizzonte che, metaforicamente parlando, rimane limitato anche all’uscita dal carcere dove la funzione di recupero e rieducazione si rivela disattesa nei fatti anche per le scarse possibilità di inserimento sociale a fine pena; tali per cui, non trovando di meglio, il carcerato ricade facilmente nella maglia della malavita sommandosi a chi lo ha sostituito durante la sua permanenza in carcere. Il carcere rischia di diventare, pertanto, un moltiplicatore di persone propense a commettere reati.

La serata del 26 Marzo, presenti il governatore del Distretto e il presidente del club di San Miniato con alcuni soci, si è invece incentrata su un incontro con tre operatori della comunità “Nuovi Orizzonti” di San Miniato. In questo caso i giovani erano effettivamente al centro della riflessione. Giovani affetti da dipendenze (droga, alcool, sesso, bulimia, anoressia ecc.) i cui comportamenti, nel “pensare” di Nuovi Orizzonti” sono espressione di una esigenza “patologica” del piacere, di un “essere” e di un agire imperniato sull’io e non si Dio. Nuovi Orizzonti, pertanto, non è, come invece viene superficialmente confusa, una comunità di recupero. E’ invece, una realtà che con azioni pratiche di vicinanza, di solidarietà e sostegno materiale e psicologico, vuole andare a fondo dei problemi. Far rilevare come la ricerca spasmodica del piacere fine a se stesso, altro non è se non la copertura di un malessere pregresso e quindi come prioritario sia indagarne e capirne le cause. Capire come questo sprofondare, che Chiara Amirante fondatrice di Nuovi Orizzonti definisce “inferi dell’anima”, nasce da una incapacità di amare. Nuovi Orizzonti è quindi un aiuto a ritrovare questa propensione all’amore, questa capacità di amare, di un amore reale, spontaneo non necessariamente ricambiato. E chi, se non Gesù, può essere maestro di questo amore? Ecco allora la funzione anche missionaria di Nuovi Orizzonti. Una funzione che interpella anche la Chiesa e che pone la Chiesa stessa come sfida per i giovani ai quali, come detto dal relatore di Nuovi Orizzonti, dobbiamo far sperimentare l’amore di Dio; quell’amore che non finirà.

Paolo Chiellini

Club di Cascina. Assegnato il premio “Icilio Felici” 2019

Sabato 23 Febbraio 2019 si è svolta presso la gipsoteca comunale di Cascina l’annuale cerimonia di conferimento del premio Felici promosso dal serra Club di Cascina con l’obbiettivo di mantenere viva la memoria di mons. Icilio Felici, eminente sacerdote e scrittore della diocesi di Pisa già pievano di San Casciano di Cascina, Rettore della chiesa dei Cavalieri di Santo Stefano in Pisa e primo direttore del settimanale diocesano VitaNova.

L’importante riconoscimento è andato quest’anno allo storico di arte sacra mons. Timothy Verdon attuale direttore dell’Ufficio Diocesano di Arte Sacra di Firenze, nonché direttore del Museo dell’Opera di Santa Maria del Fiore di Firenze e del Centro Ecumenico per l’arte e la spiritualità “Mount Tabor” di Barga.

Alla cerimonia di premiazione, introdotta dal presidente del Serra Club di Cascina, Dr. Alberto Beati, hanno partecipato, tra gli altri, l’onorevole Donatella Legnaioli, il Vice Sindaco del Comune di Cascina Dr. Dario Rollo, il Prof. Giovanni Braca ed il Dr. Filippo Rossi.

Per leggere l’intero articolo clicca sotto.