Club di Cascina. Ascolto, condividere, orientarsi.
Dopo un precedente incontro coi sacerdoti del Vicariato è ripresa la ordinaria programmazione del Serra Club 573 di Cascina incentrata su una serie di riflessioni nel solco del tema dell’anno sociale. Quella odierna è stata una riflessione del dehoniano padre Elio Dalla Zanna dal titolo: Ascolto, condividere, orientarsi. Una riflessione che, trattando di ascolto e condivisione, non poteva iniziare se non con un rimando al cammino sinodale della chiesa. Un fatto apparentemente nuovo nel suo coinvolgere anche i laici, ma che in realtà ha radici lontane, fino al nascere del cristianesimo.
Nella lettera ai Romani, Paolo scrive ad una comunità che ancora non ha potuto visitare, quindi non direttamente da lui evangelizzata. Saluta i coniugi Aquila e Priscilla suoi “collaboratori in Gesù Cristo” e che hanno fatto della loro casa il luogo di riunione della chiesa nascente, e raccomanda la diaconessa Febe. Emerge già da qui, pertanto, il ruolo dei laici e anche delle donne nel trasmettere pubblicamente la fede; un ruolo che oggi si sta pian piano recuperando. E del resto, chi poteva aver portato la nuova fede a Roma se non i soldati e i commercianti di ritorno dalla Palestina? E’ la comunità, prima ancora di Paolo e degli Apostoli, a divulgare la nuova fede. Lo fa nei luoghi usualmente frequentati. Lo fa, si direbbe oggi, “per strada”. E difatti la chiesa nascente era chiamata “quelli della via”. Solo dopo il concilio di Antiochia si inizierà a parlare di cristiani.
La visione sinodale, quindi, radica addirittura nelle origini. Ma è anche una visione che si ripropone periodicamente e, con un salto a tempi a noi più vicini, in maniera concreta e più palese anche se non apertamente esplicita nel corso del secolo scorso. Si ricorda la lettera pastorale del Cardinale Pellegrino “camminare insieme” del 1971 e la quasi coeva lettera apostolica di Paolo VI “Octogesima adveniens” con la quale si richiama il ruolo dei cristiani e delle chiese locali ad agire nella società. Praticamente un inscindibile legame fra professione di fede e agire comune, fra testimonianza e vita civile. Ciò che in altri termini è chiamato “chiesa in uscita” e che, parafrasando Gesù, non è un “venite e sedetevi” ma un “venite e andiamo”.
E se questo è compito che coinvolge fattivamente i laici, è indispensabile metterci in ascolto del mondo dove essi vivono e che essi rappresentano, e, in questo particolare momento storico, prendere coscienza dei cambiamenti epocali che stiamo vivendo, non ultimo lo “tsunami” rappresentato dalla intelligenza artificiale.
Occorre, quindi, cominciare a cambiare qualcosa, occorre adeguare il linguaggio, modificare gli approcci, rivedere le azioni. Avere la consapevolezza che forse c’è comunque una ricerca di Dio che non riusciamo a percepire e di cui solamente condividendo gli ambiti e gli stili di vita potremo prendere coscienza. Dovremo aprirci ad una comprensione amorevole delle complessità. Prendere spunto dai bambini nelle famiglie di oggi i quali rivelano più risorse degli adulti nel riuscire a “galleggiare” in situazioni complesse. Dovremo immaginare che probabilmente la Verità si nasconde, a volte, dentro quello che sembra piccolo e relativo.
E in definitiva, ha concluso padre Elio dovremo ri-orientare il nostro agire e proporci non come cristiani credenti ma come cristiani credibili tornando ad essere “quelli della via”, a fare della chiesa quella strada che il cardinale Martini auspicava “larga, accogliente e invitante”.
Paolo Chiellini
Vicepresidente alla comunicazione














