NO-CRINGE – DAL LINGUAGGIO ALL’INCONTRO
GHOSTARE: PAURE E RICERCA
Per noi che abbiamo un’età certa… ma anche una certa età, sentire il termine inglese “ghost” può far venire
in mente almeno due cose. Due film, per la precisione. Uno per i più romantici, che porta proprio il nome
di Ghost; l’altro è invece Ghostbusters. Entrambe le trame hanno a che fare con i fantasmi (questo significa
appunto ghost): se il primo è la ricerca spasmodica di un contatto con il fidanzato deceduto
improvvisamente e tragicamente, l’altro mette in scena un gruppo di coraggiosi acchiappa-fantasmi.
Esistono i fantasmi? Domanda dalla risposta complicata.
Ma il termine “ghostare” indica chi in qualche modo si è “trasformato” in un fantasma, dileguandosi e
privando qualcuno da ogni genere di contatto. E per di più, è fare tutto ciò senza dare la benché minima
spiegazione. Accade che la persona con cui uscivi o che stavi frequentando, improvvisamente si dilegua.
Senza dare motivazioni. Senza permettere un nuovo incontro (reale o virtuale). Chi ghosta, blocca il
ghostato su tutti i social; lo evita nella realtà. Come se nulla fosse mai accaduto, come se per l’altro non si
fosse mai esistiti.
C’è chi ghosta l’altro quando ha “impostato” l’incontro con quella persona come l’avventura di un
momento, senza alcuna volontà di dare seguito a quelle ore trascorse insieme (attenzione: si parla di
incontri di tutti i tipi, anche di – apparente – amicizia). Se entrambi hanno chiara la portata di
quell’incontro, forse non si può nemmeno parlare di “ghostare”. C’è chi chiede aiuto a qualcuno (come
per esempio ad un terapeuta) e nel momento in cui la relazione d’aiuto entra nel vivo, l’aiutato sparisce
inspiegabilmente. C’è poi chi ritiene che ghostare sia qualcosa di positivo e persino una soluzione, quando
si incontrano persone scomode o in qualche modo pericolose.
Ghostare è sempre una fuga. Specie quando la relazione comincia a prendere piede. A diventare qualcosa
di importante. Quando comincia ad evolversi. Ed è la paura a trasformare il fuggitivo in un ghost, in un
fantasma. Il “fenomeno” è più diffuso di quanto possiamo immaginare.
Siamo diventati così virtualoidi da aver paura delle relazioni reali. Da sentirci inadeguati. Da replicare altri
“fenomeni” che hanno fatto subire questa sparizione senza motivo e senza possibilità di comprensione
di quanto accaduto. Ci piace salire di livello nei giochi sul telefonino o sulla playstation, ma nella vita
concreta è meglio volare bassi.
Ghostare è lasciare che la paura di dare stabilità e continuità faccia da padrona.
È accontentarsi di mordi e-fuggi da fast food. È sforzarsi di cercare il minimo sindacabile, per trovare quanto è utile a soddisfare il
capriccio del momento, piuttosto che lasciarsi prendere dall’avventura di costruire qualcosa di duraturo.
L’alternativa al ghostare? Forse è proprio la ricerca: lasciare che mi leghi all’altro non per vivere fugacità,
ma per intessere una relazione che acquisisca il pedigree del tempo.
Per affrontare e risolvere. Per accogliere e cambiare, insieme!
Michele Di Gioia
MICHELE DI GIOIA nasce in Puglia, a San Giovanni Rotondo (FG). Dopo il diploma conseguito
presso il Liceo Classico di Lucera, consegue il Baccalaureato in Filosofia, la Licenza in Antropologia
teologica e la laurea magistrale in Filologia moderna. Attualmente è docente nella provincia di Monza e
della Brianza. Fra le sue pubblicazioni, La carne nell’eterno. L’escatologia presente come dono antropologico (2020)
e OLTREmondo. #viaggio #scelgo #sono (2024)














