Un itinerario serrano di incontri online per il cammino quaresimale.

Avvicinandosi il tempo di Quaresima, ci poniamo ai piedi della croce per alzare lo sguardo e scorgere la luce di Cristo che illumina il buio delle nostre paure, che guarisce le nostre solitudini nell’annuncio della salvezza, della vita rinnovata, nel dono di Sé. Papa Francesco (Cracovia 2016) ci ricorda che seguire la via della croce ci conduce alla felicità di seguire Cristo in tutte le circostanze, anche drammatiche, della nostra quotidianità, perché “è la via della speranza e del futuro. Chi la percorre con generosità e con fede dona speranza al futuro all’umanità. Chi la percorre con generosità e con fede semina speranza”.

Ci prepariamo ad incamminarci su questa via verso la luce, proponendo un itinerario spirituale con brevi ‘soste’ di riflessione sul Vangelo delle domeniche di Quaresima, guidati da alcuni sacerdoti che si avvicenderanno da sabato 20 febbraio sul nostro portale.

Di introduzione a questo itinerario, pubblichiamo il testo di Mons. Vittorio Formenti (Cappellano del Serra Club di Roma e già Direttore dell’Ufficio Centrale di Statistica della Chiesa). Potremo ascoltarlo sabato 20 febbraio per il primo appuntamento.

Paola Poli

Convertiti e credi al Vangelo.

Spunti per un itinerario di riflessione quaresimale.

Nell’ottica del prossimo inizio della quaresima, da sempre offerto ai credenti quale periodo di forte riflessione e revisione di vita alla luce della Parola di Dio, mi tornano nella memoria le quaresime giovanili del mio lungo vissuto nel paese dove sono nato e cresciuto.

La quaresima era allora, come oggi, preceduta dal periodo che, nell’accezione laica e godereccia del termine carnevale, lasciava e continua a lasciare anche ai nostri giorni spazio a iniziative di divertimento collettivo. Negli anni della mia infanzia -siamo nell’immediato dopoguerra- faceva il giro nelle aie dei casolari, trainato da un cavallo, uno strumento meccanico a percussione che generava gradevoli suoni, dagli esperti chiamato organo da piazza.  Al suono di tale strumento, oggi forse conservato da qualche collezionista, i contadini, pur stanchi dal lavoro dei campi, si concedevano qualche ballo, rigorosamente con le mogli. I pochi, fortunati giovani che avevano la possibilità di accedere agli studi organizzavano serate mascherate a base di scherzi goliardici che si concludevano con merende casarecce preparate dalle mamme.  Ma quando arrivava il mercoledì di inizio della quaresima, tutto cambiava radicalmente. Chi non era al lavoro accorreva all’austera cerimonia dell’imposizione delle ceneri, e i venerdì del periodo successivo fino a Pasqua erano rigorosamente di magro, ma anche di digiuno, peraltro causato da autentica penuria di cibo. Le chiese parrocchiali poi continuavano a riempirsi  di fedeli per i quaresimali, catechesi tenuta da valenti predicatori, generalmente religiosi che tuonavano dai vecchi pulpiti, oggi ovunque in disuso. Mi parrebbe di disquisire di tempi giurassici… Oggi tutto è mutato. Il carnevale dell’anno in corso  ha riportato per tutti l’uso obbligatorio di una  maschera, non per fare scherzi, ma per difenderci da una molecola, invisibile anche al microscopio, che ha messo il mondo intero in ginocchio. E, paradossalmente, ha svuotato le chiese anche dal residuo dei credenti di oggi.

A supporto di una evidente secolarizzazione della società italiana, cito alcuni dati statistici di una recente ricerca del sociologo Franco Garelli, pubblicata dal Corriere della Sera, attinente alla religiosità degli italiani relativa al termine dello scorso secolo fino ai primi vent’anni del terzo millennio: solo 75 persone su 100 oggi in Italia credono nell’esistenza di Dio, prima erano 82. Solo 22 persone partecipano alle messe domenicali, prima superavano le 30. 76 italiani si dichiarano cattolici, almeno sulla carta, prima erano 88. Il ricorso alla preghiera in caso di bisogno, che prima coinvolgeva il 60% della popolazione, ora è sceso a meno di 40. Il dato più drammatico: tra i giovani compresi tra i 18 e il 34 anni il 40%si dichiara non credente, senza Dio, senza preghiera, senza alcuna esigenza di vita spirituale. L’83% degli italiani si dichiara favorevole all’aborto terapeutico. E si potrebbe continuare con il cahier des doléances.

Per gli amici serrani cito anche la statistica delle vocazioni al sacerdozio. Dopo il vistoso calo iniziato negli anni sessanta del secolo scorso, abbiamo avuto, ma non in Italia, un incoraggiante aumento dall’anno 2000 fino al 2013. Poi è ripreso in tutto il mondo il ritmo della negatività.

Ci sovvengono le parole di Gesù nel Vangelo. “Volete andarvene anche voi?”. Lo smarrimento che si registra in tutti gli ambienti e a tutti i livelli della società, come conseguenza della pandemia, ci obbliga a porci alcune domande a partire dello stimolo che, iniziando il periodo quaresimale, viene presentato dalla Parola di Dio. Dopo il peccato originale Dio rivolge ad Adamo una domanda. “Dove sei?”. Da qui dovremmo ripartire per giungere a riconsiderare il senso della nostra esistenza, costituita per tutti da momenti positivi e negativi. I nostri progenitori non hanno peccato perché cercavano la felicità, della quale era lastricato il paradiso terrestre, ma per il tentativo di essere “creatori” di se stessi. Si tratta di un delirio di onnipotenza che ha dolorosamente segnato, e continua a contrassegnare, l’intera storia dell’umanità.

E’, a ben vedere, la medesima situazione nella quale si trova l’uomo contemporaneo, il quale è convinto che la scienza, il progresso tecnologico, la ricchezza, il denaro possano risolvere ogni problema della quotidianità.  A questo punto lasciamo che sia  uno sconosciuto Profeta ad interloquire con noi,  Gioele. Evochiamo la sua esperienza. Più di un secolo e mezzo è trascorso dopo il ritorno del Popolo eletto dopo l’esilio. Il tempio e la città di Gerusalemme appaiono ricostruiti, e il piccolo nucleo di Giudei, poco interessati alla politica, conduce una vita relativamente tranquilla. Forse si può parlare di una certa prosperità. Nessuna nuvola compare all’orizzonte. Nessun movimento spirituale intenso anima la Comunità e un certo materialismo si fa strada quasi inconsciamente. Ma, all’improvviso, sopraggiunge una calamità: un esercito di cavallette distrugge i raccolti. Tutti allora corrono al tempio a lamentarsi. Interviene Gioele che esorta alla penitenza e ad una radicale conversione del cuore. Nel flagello del momento legato alla natura egli legge un appello di Jahweh che invita il popolo a ritornare a lui mediante una conversione profonda e duratura. È quanto la liturgia della celebrazione eucaristica di inizio della quaresima ci propone nella prima lettura dal tono lirico e con un chiaro linguaggio semantico.

Conversione per il cristiano significa dare una risposta alla domanda che ci siamo posti: “Volete andarvene anche voi?”. “Tu solo, Signore, hai parole di vita eterna”.

Dalla presa d’atto dell’attuale smarrimento e generale confusione, accentuata dalla pandemia, ma anche da una miope gestione della politica, non dobbiamo cadere in un negativo atteggiamento di passiva attesa e di immaturo fatalismo, in quanto, come credenti continuiamo ad essere portatori di una “buona notizia”. Ci aiuta San Paolo: “Ti basta la mia grazia, la mia potenza infatti si manifesta pienamente nella debolezza. Mi vanterò quindi ben volentieri delle mie debolezze, perché domini in me la potenza di Cristo. Perciò mi compiaccio delle mie infermità, negli oltraggi, nelle necessità, nelle persecuzioni, nelle angosce sofferte per Cristo: quando sono debole, è allora che sono forte” (2Cor. 12,9-10). E’ il Cristo trionfante che celebreremo nella prossima solennità della Pasqua la risposta ultima del credente, non un vaccino o un’idea politica, pur necessari per  soluzioni positive al momento che stiamo vivendo.

Scrive il Cardinale Giacomo Biffi: il cristianesimo non è solo dottrina, ma “è potenza in atto: la potenza di Gesù crocifisso e risorto che vince il regno oscuro della morte, domina tutti gli spazi e tutta la storia, resta nell’eternità come fonte inesausta di un’energia che trascende ogni estenuazione e rende provvisoria ogni nostra sconfitta. Solo in questo avvenimento e in questa potenza può essere sciolto l’enigma dell’esistenza umana e può ricevere risposta autentica l’implorazione del nostro essere scampato dal baratro dell’insignificanza e dall’assurdità”.

Annunciare questa forza vitale e vincitrice del Vangelo fu la preoccupazione degli Apostoli che nel corso dei secoli ha causato, e continua tuttora a causare, un numero sterminato di martiri. In una società di fatto secolarizzata il nostro credere diventa una sfida per un mondo dominato dal piacere, dalla smania del possedere, dalla gestione del potere, dal successo immediato nella carriera professionale.

Ecco perché è importante che ci rendiamo conto, come credenti, ma anche come appartenenti ad un benemerito sodalizio che si impegna a sostenere i chiamati alla vita sacerdotale, da dove veniamo, chi siamo, quale testimonianza siamo chiamati ad offrire al prossimo che ci guarda e ci giudica. Senza questa consapevolezza non prenderemmo mai coscienza che stiamo sprecando l’unica cosa preziosa che ci viene dalla fede: la nostra vita non finisce con la morte, perché è stata creata per l’eternità.

Buona quaresima a tutti.

 

                                                                             Don Vittorio Formenti

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