Prosciolto da ogni accusa. Il calvario del cardinale Pell è finito

 

L’Alta Corte australiana ordina l’immediata scarcerazione del porporato. Il verdetto è stato emesso all’unanimità. “Non provo risentimento nei confronti di chi mi ha accusato”, ha detto Pell

Roma. L’Alta Corte australiana ha prosciolto il cardinale George Pell da ogni accusa, ordinandone l’immediata scarcerazione dopo 400 giorni di detenzione carceraria. Il verdetto è stato emesso all’unanimità. Secondo i magistrati, la giuria del processo di primo grado e i giudici d’appello avrebbero dovuto nutrire quantomeno un dubbio sulla responsabilità di Pell in riferimento a ciascuno dei reati per i quali era imputato. Troppo sbilanciato, infatti, il numero dei testimoni a favore (venti) rispetto a quelli a lui contrari (solo uno). Per questo, “esiste la possibilità significativa che sia stata condannata una persona innocente”. Accolta totalmente la linea della difesa, che fino all’ultimo aveva cercato di dimostrare l’impossibilità per Pell di commettere gli abusi a danno dei due coristi (uno è morto anni fa) mentre contemporaneamente, come testimoniato da più persone, si trovava all’esterno della cattedrale di Melbourne salutando i fedeli.

 

Secondo l’Alta Corte, i giudizi di grado inferiore non hanno dimostrato la sua colpevolezza oltre ogni ragionevole dubbio. Peraltro, già il giudice d’appello Mark Weinberg si era opposto ai due colleghi scrivendo un’opinione in dissenso in cui sottolineava tutte le incongruenze nella ricostruzione dell’accusa e sosteneva che non c’erano gli elementi per una condanna del porporato. “Ho sempre professato la mia innocenza mentre soffrivo una grande ingiustizia”, ha dichiarato Pell in una nota pubblicata dall’Arcidiocesi di Sydney: “Non provo risentimento nei confronti di chi mi ha accusato. Non voglio che la mia assoluzione si sommi alla sofferenza e all’amarezza che molti provano. Di sofferenza e amarezza ce ne sono già state abbastanza. Il mio processo, in ogni caso, non era un referendum sulla chiesa cattolica, né un referendum su come le autorità ecclesiastiche in Australia avevano gestito il crimine della pedofilia nella chiesa. Il punto era se io avessi commesso questi crimini terribili, e non l’ho fatto”.

 

Pell torna libero dopo tredici mesi di detenzione; mesi durante i quali gli era stato impedito anche di celebrare la messa. Si era sempre professato innocente, al punto da decidere di tornare in Australia per sottoporsi al processo quando ancora era prefetto della Segreteria per l’Economia.

Matteo Matzuzzi

 

Fonte:  Il Foglio

 

0 commenti

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Fornisci il tuo contributo!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *