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Sei in: Home1 / Archivio BJS2 / La Fondazione Beato Junipero Serra: ragioni di carità soprannaturali

La Fondazione Beato Junipero Serra: ragioni di carità soprannaturali

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A Genova, si è insediato il nuovo Consiglio di Amministrazione della Fondazione italiana Beato Junipero Serra per il triennio 2014-2016. Il nuovo Presidente, Avv. Emilio Artiglieri, nell’incontrare i Consiglieri ha svolto un breve excursus delle ragioni dell’esistenza della Fondazione e in particolare gli stretti legami fra la stessa e il Serra italiano e ne motiva le rispettive ragion d’essere.

“Che giova, fratelli miei, se uno dice di avere la fede ma non ha le opere? Forse che quella fede può salvarlo? Se un fratello o una sorella sono senza vestiti e sprovvisti del cibo quotidiano e uno di voi dice loro: ‘Andatevene in pace, riscaldatevi e saziatevi’, ma non date loro il necessario per il corpo, che giova? Così anche la fede: se non ha le opere, è morta in sé stessa” (Lettera di San Giacomo 2,14 – 17).

Cari amici, questo celebre passo della Lettera di San Giacomo, nel descrivere il rapporto necessario tra la fede e le opere, costituisce – io credo – una preziosa indicazione per chi, come noi, è impegnato nella ricerca e nella gestione di risorse per sostenere opere che manifestino la nostra fede.

Vorrei tornare su un concetto che ho già espresso altre volte: l’importanza dell’attività di una Fondazione come la nostra non dipende tanto dalla consistenza dei contributi che può elargire, quanto dal loro valore espressivo (non vorrei dire meramente simbolico, per non apparire troppo riduttivo) di quelle che sono le nostre finalità, le nostre preoccupazioni, la stessa nostra ragion di essere come serrani.

La Fondazione Italiana Beato Junipero Serra è del Serra, è per il Serra, per le finalità del Serra.

Le finalità del Serra sappiamo tutti quali siano: principalmente favorire e promuovere le vocazioni al sacerdozio ministeriale della Chiesa cattolica.

Ma in questa espressione non sono comprese solo le vocazioni che, per così dire, sbocciano e devono essere accompagnate fino alla risposta definitiva al momento dell’ordinazione sacerdotale, ma anche le vocazioni realizzate, ossia la situazione di chi ha risposto a questa vocazione, l’ha accettata, meglio ne ha accettato tutte le conseguenze e le responsabilità con l’ordinazione sacerdotale, e le vive per tutti gli anni della sua vita, continuando, giorno per giorno, a rinnovare il proprio sì a Dio e ai fratelli.

Diciamo – e a ragione – che i serrani sono gli amici dei sacerdoti; ma, come bene ci ha detto San Giacomo, servirebbe a nulla dirci amici dei sacerdoti, fare loro tanti sorrisi, tanti complimenti, ma, di fronte alle loro difficoltà concrete, pratiche, lasciarli poi soli, e ripetere: “andatevene in pace, riscaldatevi e saziatevi”, e non dar loro il necessario, nei limiti – logicamente – delle nostre possibilità.

Ebbene, la nostra Fondazione non può certo far fronte a tutti i problemi, a tutte le necessità dei sacerdoti; ma – ripeto – è importante scegliere alcuni interventi che abbiano un valore significativo, che esprimono, al di là della loro consistenza, il nostro cuore serrano, la nostra amicizia vera verso i sacerdoti, la nostra stima per il sacerdozio cattolico.

Vedete allora come il servizio alla Fondazione non sia – e non stancherò mai di dirlo – solo un impegno burocratico, contabile, giuridico-finanziario, ma sia piuttosto la manifestazione all’esterno del grande cuore dei serrani, che dimostrano di non amare i sacerdoti solo a parole, ma vogliono farlo anche con le opere: con opere compiute bene, in modo ordinato ed efficace.

Dobbiamo sempre mantenere un adeguato equilibrio: se è vero che la fede senza le opere è morta, se è vero che la nostra appartenenza serrana sarebbe vana se non si traducesse in attività, in servizio concreto, e la Fondazione è, o almeno dovrebbe esserne, lo strumento principale, è altresì vero che le opere senza la fede diventerebbero sterili, o peggio sarebbero espressione o di personalismi o di ideologie o addirittura di una visione del mondo che pretende di fare a meno di Dio e del soprannaturale.

Nel progettare e nel compiere le opere (per quanto ci riguarda l’aiuto concreto ai sacerdoti e a chi si prepara al sacerdozio) non possiamo mai dimenticare l’ispirazione che ci muove, le ragioni prime del nostro operare, ragioni non puramente umane o filantropiche o solidaristiche, ma ragioni di carità soprannaturale: l’amore per Dio, l’amore soprannaturale per i nostri fratelli che dai sacerdoti attendono i mezzi della grazia, i mezzi di santificazione per conseguire quella vita divina che Nostro Signore Gesù Cristo ci ha donato con la sua vita, morte e resurrezione.

Amiamo i sacerdoti, e li amiamo nella concretezza dei loro bisogni, non per le loro qualità, per la loro simpatia, per le loro capacità, per i loro meriti, ma perché continuano l’opera di santificazione nel mondo, perché rigenerano le anime alla vita eterna, perché le accompagnano all’incontro con il Signore.

Capite allora quanto grande sia il nostro compito, il nostro impegno, da vivere da serrani, cioè con motivazioni autenticamente e profondamente serrane.

La Fondazione, ancorché giuridicamente distinta dalla Associazione Serra, non è però qualcosa di “altro”, nei suoi principi ispiratori, nei suoi componenti, nelle sue finalità.

La Fondazione è uno strumento per l’Associazione, è, e dovrebbe sempre più essere, il suo braccio operativo, per conseguire quegli scopi che singoli Club e lo stesso CNIS non riescono a raggiungere.

Guai a noi se come membri del Consiglio della Fondazione dovessimo sentire la nostra Associazione come qualcosa di lontano, di diverso, ma guai anche a noi come serrani se dovessimo considerare la Fondazione come una realtà estranea, che esiste perché qualcuno un tempo l’ha voluta istituire, ma che non ha un significato concreto per la nostra vita serrana.

La Fondazione distinta dal Serra non avrebbe alcun senso, alcun significato: non parlo sotto il profilo formale giuridico, ma sotto quello dell’effettività dei rapporti, lasciatemi dire sotto l’aspetto della vita vera.

La Fondazione senza il Serra sarebbe come il tralcio staccato dalla vite.

Non solo: come la nostra Associazione si chiama Serra International Italia, così la nostra Fondazione si chiama Fondazione Italiana.……..

Credo che sia importante sottolineare il carattere nazionale della nostra Fondazione, come della Associazione.

La Fondazione è Fondazione Italiana, non è Fondazione genovese o toscana o siciliana o pugliese o altro: e dovrà essere sempre Fondazione Italiana, ancorché alla sua guida possano esserci persone provenienti dall’una o dall’altra parte dell’Italia.

Ciò vale anche per la Associazione, che a prescindere dal campanile del Presidente, è sempre e comunque Serra Italia.

L’articolo 2 dello Statuto chiarisce che la Fondazione opera in Italia…….svolge attività in tutto il territorio italiano e qualora dovesse estinguersi, l’Arcivescovo di Genova, come una sorta di esecutore testamentario, e non di più, dovrà destinare il patrimonio residuo a tutte le Diocesi del territorio della Repubblica Italiana (art. 10).

Cari amici, a conclusione di questo mio intervento voglio assicurarvi che il mio impegno come Presidente della Fondazione sarà nel senso di:

  • incrementare le risorse della Fondazione perché diventi sempre più efficacemente lo strumento della carità dei serrani verso i sacerdoti e quanti sono chiamati al sacerdozio;
  • di rendere sempre più forti e manifesti i legami ontologici, cioè che toccano l’essenza delle cose, tra la Fondazione e la Associazione;
  • di rendere sempre più manifesta la nota della italianità della nostra Fondazione, nel senso di far avvertire da tutti i Club di tutti i Distretti della nostra bella Italia, anzi da tutti i serrani, che la Fondazione è un bene di tutto e per tutto il Serra Italiano.

Mi auguro, anzi sono sicuro, che questi auspici vengano condivisi da questo Consiglio di Amministrazione e siano accolti e ricambiati dal CNIS.

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