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Sei in: Home1 / News2 / Lettura del coronavirus con gli occhi della fede

Lettura del coronavirus con gli occhi della fede

News

Proponiamo la riflessione di padre Francesco Cavallini, gesuita di cui ricordiamo lo stimolante contributo in occasione del Congresso di Genova.

Francesco Cavallini, padre gesuita bergamasco, ha scelto di offrirci il suo punto di vista per aiutare a leggere con gli occhi della fede questo tempo e questa situazione.

In questo tempo di profonda prova per noi bergamaschi, di dolore per i tanti cari vittime della pandemia, per le fatiche e le preoccupazioni derivanti dal blocco delle attività lavorative in ognuno di noi sono scaturiti pensieri, riflessioni e considerazioni in un vortice di alternanza di stati d’animo. In questi giorni ho letto sui giornali e sui social molte riflessioni e commenti anche di grande spessore e profondità.

Tra le tante, condivido in modo particolare la riflessione di Papa Francesco e la successiva preghiera sulla Piazza San Pietro vuota.

Vari mi hanno sollecitato a leggere quello che stiamo vivendo con lo sguardo della fede. Molto umilmente e con senso di inadeguatezza condivido una categoria biblica che mi aiuta a vivere questo momento. La categoria dell’Alleanza.

Tutta la “Storia della Salvezza” è scandita da questa dinamica in cui Dio ci è rivelato come l’Alleato dell’uomo. Cioè qualcuno che ha a cuore l’uomo e si adopera per far sì che l’uomo viva al meglio questa vita, con senso, qualità, coraggio, fiducia, intraprendenza, amore e generosità.

Da Noè ad Abramo, da Mosè ai Profeti, è un continuo rinnovare questa Alleanza fino al momento culmine della vita di Gesù, l’ultima cena che da inizio alla sua Passione in cui nel pane spezzato e nel vino versato simboleggia la “Nuova ed Eterna Alleanza” sigillata con il suo sangue.

Cosa ne deriviamo da questo annuncio? Se davvero Dio esiste e se davvero è l’Alleato dell’uomo?

Ne deriva che:

– Dio non manda punizioni divine, castighi, pandemie, ecc. Dirà Gesù: “Io sono venuto per salvare il mondo, non per condannare” (Gv 12,47).

– Quindi i mali in questa ottica non sono mai da Dio, piuttosto frutto degli errori dell’uomo, di stili di vita malsani, di ingiustizie, di egoismo oppure della vulnerabilità e provvisorietà intrinseca di ogni forma vivente.

– Dio invece, in virtù della sua fedeltà all’uomo malgrado l’infedeltà dell’uomo, malgrado il peccato, gli errori, l’egoismo e i mali che ne derivano, opera affinché il male non sia l’ultima parola nel nostro mondo, nella nostra vita (neppure la morte). Opera per rilanciare sempre la Vita. Non si rassegna al male e alle conseguenze devastanti dell’egoismo. Ne deriva che Dio è capace di operare il bene malgrado e nel male. Per fortuna!

– Vuol dire quindi che anche nel male (non voluto da Dio ma generato dall’uomo) ci si possa cavarne del bene. In termini di saper leggere in profondità la realtà e noi stessi e trarne qualche insegnamento utile per il futuro, per una vita più saggia, per diventare più veri e più generosi.

– Vuole dire che Dio non è l’Onnipotente al modo che tanti pensano, che magicamente risolve i problemi, evita le conseguenze negative di scelte negative o la caducità intrinseca all’esistenza, in fine, che evita la morte. Ma è l’Alleato fedele che non molla l’uomo anche quando sbaglia. Non molla l’uomo nella sofferenza, non molla l’uomo neanche nella morte. Ma lo sostiene con la presenza dello Spirito divino in ogni uomo, con quello che i mistici e i padri spirituali definiscono “la consolazione senza causa” cioè quella pace del cuore che genera speranza e coraggio, malgrado le avversità della vita, le sofferenze, le contingenze negative e dolorose. Una “consolazione” una “pace” del cuore che abilita l’uomo a stare al mondo con coraggio, pace, speranza e generosità malgrado tutto. E capite bene che con queste caratteristiche del cuore si genera un modo diverso di stare al mondo, di affrontare le scelte e le situazioni della vita, di stare nel dolore. Generando sempre vita intorno a sé malgrado il male e la sofferenza.

– Ne deriva che nel dolore della perdita dei nostri cari e dalle difficoltà che derivano da questa situazione, si può sperimentare pace e consolazione che ci sostengono. La pace della Resurrezione.

– Vuol dire ancora che da tutto questo male se ne può (e se ne deve) cavarne del bene… molto bene lo vediamo già fiorito intorno a noi in questi giorni con tante espressioni di solidarietà e generosità. Ma molto di più possiamo cavarne, cambiando gli stili di vita che devastano il pianeta, creano ingiustizie e guerre nel mondo, stordiscono le coscienze, alienano la vita, ci rendono psicologicamente problematici. Ed ancora riscoprire il valore delle gioie semplici, del coltivare relazioni di qualità, solidali, inclusive…

Ma sperimentare e vivere l’efficacia dell’Alleanza del Dio della Vita non è magia è frutto di una relazione coltivata regolarmente (come tutte le relazioni importanti) che si compone di: meditazione (cioè trovare il tempo per fare silenzio e lasciar risuonare la Parola in noi), vivere i Sacramenti, condividere e stare con i poveri. Questo vuol dire coltivare la relazione con il Dio Alleato e fruire del suo “essere per e con noi” in ogni circostanza.

E nella preghiera ci accompagni il Salmo 33,19: “Il Signore è vicino a chi ha il cuore ferito, egli salva gli spiriti affranti”.

fonte: www.bergamonews.it
18/04/2020
Tags: Primo Piano
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