Misericordiati e misericordiosi. Festa della Divina Misericordia

Domenica 11 aprile molti di noi hanno avuto la possibilità di seguire, in diretta televisiva, la Santa Messa presieduta da Papa Francesco nella Chiesa di Santo Spirito in Sassia a Roma per la ricorrenza delle Festa della Divina Misericordia, che il calendario liturgico celebra la prima domenica dopo Pasqua. Presenti alla celebrazione eucaristica una rappresentanza dei missionari della Misericordia, di detenuti e detenute, migrati e rifugiati, infermieri e suore ospedaliere.

Fino all’anno 2000 la prima domenica dopo Pasqua, detta anche “Ottava di Pasqua”, era celebrata, dalla Chiesa cattolica, con il nome di “Domenica in Albis” che, tradotto letteralmente, vuol dire “domenica in cui le vesti bianche vengono deposte”. Giorno particolare collegato con il rito del Battesimo che, nei primi anni della Chiesa, era somministrato nella notte di Pasqua, in cui i battezzandi indossavano una veste bianca che mantenevano fino alla domenica successiva.

Il 30 aprile 2000, anno dell’ultimo Giubileo, Papa Giovanni Paolo II, durante la cerimonia di canonizzazione della Suora polacca Faustina Kowalska, ha proclamato che la prima domenica dopo Pasqua sarebbe stata celebrata anche come la “Festa della Divina Misericordia”.

L’istituzione della “Festa della Divina Misericordia” trae origine dalla visione di Gesù che Santa Faustina ebbe il 22 febbraio 1931 nel Convento di Plock. L’apparizione è descritta dettagliatamente nel diario segreto della mistica polacca, trovato dopo la sua morte, nel quale è riportato che Gesù, vestito di una bianca veste, si rivolse a lei con queste parole: “Desidero che vi sia una Festa della Misericordia. Voglio che l’immagine che dipingerai con il pennello venga solennemente benedetta nella prima domenica dopo Pasqua: questa domenica deve essere la Festa della Misericordia”.

Nata il 25 agosto 1905 a Glogowiec in Polonia, Faustina Kowalska avvertì sin da piccola la vocazione per la vita religiosa. A 16 anni, dopo la prima apparizione di Gesù, chiese il permesso ai genitori di entrare in convento. Al rifiuto dei genitori, che non volevano distaccarsi dalla figlia prediletta, seguì la seconda visione di Gesù che le consigliò di andare a Varsavia dove, il 1 agosto 1925, entrò nel convento di clausura della Congregazione delle Suore della Beata Vergine Maria della Misericordia. Dalla lettura del suo diario si ricava tutta la profondità della sua vita spirituale, dedicata totalmente alla contemplazione, alla preghiera e alla parola del Signore. Morì il 5 ottobre 1938, a soli 33 anni, e il suo corpo è stato deposto nel Santuario della Misericordia Divina di Lagiewniki, nei pressi di Cracovia.

La Festa pasquale della Resurrezione e quella della Divina Misericordia hanno un profondo significato teologico per l’intimo rapporto che lega questi due solenni avvenimenti. Lo rivela la stessa Suor Faustina sempre nel suo diario: “ Ora vedo che l’opera della Redenzione è collegata con l’opera della Misericordia richiesta dal Signore”. La Festa della Divina Misericordia contempla una novena, che inizia il Venerdì Santo, con la recita della coroncina alla Divina Misericordia, alla quale farà  seguito l’adorazione del quadro della Misericordia e la grazia particolare della “remissione totale delle colpe e dei castighi”, che sarà ricevuta con il Sacramento della Comunione.

Nella sua omelia Papa Francesco ha più volte ripetuto le parole “misericordiati e misericordiosi” riferendosi ai discepoli di Gesù che l’hanno abbandonato e da Lui “misericordiati” attraverso i tre doni della pace, dello Spirito Santo e delle piaghe.

In primo luogo la pace, che non è una pace esteriore ma la pace del cuore che fa passare i discepoli dal rimorso alla nuova missione loro affidata.

In secondo luogo lo Spirito Santo, per la remissione dei peccati, dono pasquale per risorgere dentro attraverso la Confessione, che è il Sacramento del perdono.

In terzo luogo le piaghe, quelle di Gesù, canali aperti tra Lui e noi, che riversano misericordia sulle nostre miserie.

Ed è così che i discepoli hanno visto l’uno nell’altro quella stessa misericordia che ha trasformato le loro vite e da “misericordiati” sono diventati “misericordiosi”, avendo in comune la missione, il perdono e il Corpo di Gesù.

“Oggi è il giorno, ha concluso Papa Francesco nella sua omelia, in cui chiederci: io, che tante volte ho ricevuto la pace di Dio, il suo perdono, la sua misericordia, sono misericordioso con gli altri? Siamo stati misericordiati, diventiamo misericordiosi. Perché se l’amore finisce con noi stessi, la fede si prosciuga in un intimismo sterile”

 

Cosimo Lasorsa

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