Arezzo, la Cattedrale gremita per Teresa d’Avila: Pamela Villoresi incanta tra teatro e spiritualità

La Cattedrale di Arezzo si è trasformata, per una sera, in un ponte sospeso tra il sedicesimo secolo e la contemporaneità. In occasione del Festival dello Spirito 2026, l’attesa per la prima nazionale di “Teresa d’Avila: un’intervista impossibile” è stata ripagata da una partecipazione straordinaria: la Cattedrale era letteralmente gremita, con ogni panca occupata da un pubblico attento e silenzioso, pronto a farsi guidare nel labirinto spirituale e umano di una delle figure più carismatiche della cristianità. Lo spettacolo, scritto da Michele Di Martino, nasce da una collaborazione tra il Festival dello Spirito e Cieli Vibranti, proponendosi come un dialogo serrato che supera le barriere del tempo. Protagonista assoluta è stata Pamela Villoresi, che ha dato corpo e voce a Teresa con un’intensità interpretativa capace di restituire non solo la santa, ma soprattutto la donna: la sua libertà, la sua radicalità e quella “follia” d’amore che l’ha resa immortale. L’appuntamento in Cattedrale, è stato organizzato dall’associazione culturale Almasen insieme a Serra Club Arezzo e Diocesi di Arezzo-Cortona-Sansepolcro, ed è stato inserito nel cartellone 2026 del Festival dello Spirito che anno dopo anno sta consolidando una dimensione sempre più nazionale come punto di riferimento per la riflessione spirituale attraverso l’arte, la musica e la cultura, coinvolgendo artisti di assoluto livello capaci di coniugare fede, cultura e profondità umana. Il format dell’intervista impossibile ha permesso di far emergere il lato più autentico di Teresa de Cepeda y Ahumada. Incalzata dalle domande di Michele Francalanci e accompagnata dalle note pizzicate della chitarra di Giulio Tampalini, la Villoresi ha ripercorso le tappe di una vita vissuta come un “mare in tempesta”. Dalle letture giovanili dei romanzi di cavalleria alla vanità per gli abiti eleganti e i profumi, fino alla folgorazione della chiamata e alla sofferta decisione di riformare il Carmelo. Lo spettacolo non ha cercato di edulcorare la figura di Teresa. Al contrario, è emersa la “monaca inquieta e vagabonda”, come fu definita dai suoi detrattori, capace di subire due processi dall’Inquisizione pur di restare fedele alla propria missione. Commovente il passaggio dedicato alla preghiera, spiegata attraverso la metafora delle fontane: una riempita artificialmente con rumore, l’altra che si colma silenziosamente dalla propria sorgente interna, simbolo dell’orazione quieta e profonda. Altrettanto toccante è stato il fuori programma finale con un delicato e gioioso abbraccio e girotondo nel quale l’attrice ha coinvolto spontaneamente le suore carmelitane del convento di S. Teresa Margherita Redi di Arezzo.

Per Pamela Villoresi, interpretare Teresa d’Avila non è stato solo un impegno professionale, ma l’approdo di un lungo percorso personale. Come dichiarato dall’attrice, l’“innamoramento” per la Santa è nato anni fa durante una tournée in Spagna con Giorgio Strehler. Colpita dalla potenza della statua di Teresa all’ingresso di Avila, la Villoresi ha iniziato una ricerca approfondita, leggendo oltre trenta libri, tra cui la biografia di Rosa Rossi, che l’ha aiutata a comprendere il valore di Teresa partendo dalla sua dimensione di essere umano “normale” capace di imprese straordinarie. «Se parti dal presupposto che siano santi è facile», ha spiegato l’attrice, «ma se parti da un essere normale che realizza quelle cose, allora ne capisci il valore».  L’evento è stato valorizzato dal sound design di Mauro Forte, che ha creato un impianto audio immersivo studiato per gli spazi della Cattedrale, avvolgendo il pubblico in un’atmosfera dove parole e suoni si intrecciavano indissolubilmente. La scelta della chitarra classica, definita dalla Villoresi lo strumento ideale per evocare sonorità mistiche, ha sottolineato i passaggi più lirici dello spettacolo, come il celebre “Nada te turbe”. Il messaggio finale che Teresa — e Pamela Villoresi con lei — ha lasciato alla Cattedrale di Arezzo è un inno alla resilienza. Davanti a un mondo spesso spaventato e incerto, la voce della Santa ha ricordato che «nulla ti turbi, nulla ti spaventi, tutto passa. Dio non cambia». In quella Cattedrale così piena, il pubblico ha potuto sperimentare che, come diceva Teresa, «nel perdere tutto, tutto si guadagna».

«Portare una prima nazionale di questo livello in Cattedrale ha rappresentato un evento di straordinario valore culturale e spirituale per l’intera città – ha commentato Alessandro Melis, codirettore del Festival dello Spirito insieme a Fernando Maraghini e Maria Erica Pacileo. – La presenza di un’artista come Pamela Villoresi e la qualità di uno spettacolo capace di intrecciare teatro, musica e riflessione hanno confermato la collocazione del Festival dello Spirito come realtà ormai riconosciuta a livello nazionale e come occasione per vivere luoghi simbolici di Arezzo attraverso esperienze artistiche di grande intensità».

La serata infine è stata l’occasione per raccogliere un’importante somma di denaro grazie alle offerte dei presenti e che andranno a favore della Custodia della Terra Santa.