A Cascina “la pace in famiglia” con la dr.ssa Paola Lombardi, consulente AICCeF

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Dopo l’apertura dell’anno sociale avvenuta il 23 settembre u.s., Martedi 28 Ottobre è proseguita l’attività del Serra Club di Cascina con la S. Messa in suffragio dei defunti serrani celebrata dal cappellano mons. Paolo Paoletti, cui ha poi fatto seguito, dopo la consueta conviviale, un momento di riflessione sul tema: La pace in famiglia. Ha fatto da guida la Dr.ssa Paola Lombardi, consulente AICCeF la cui attività professionale è protesa a stabilire relazioni autentiche in ambito coniugale e familiare, ma il cui impegno si estende anche alla didattica con interventi nelle scuole.

La sua relazione, il cui “taglio” è stato non tanto come portare la pace in famiglia ma quanto sia importante la pace in famiglia, si è sviluppata partendo dal concetto di Pace. Un concetto che, stanti le molteplici declinazioni della parola pace (armonia, accordo, tranquillità, tregua ecc. ) può sintetizzarsi in “assenza di conflitto”, di qualsiasi conflitto. E qui sorge il primo problema: chi di noi, nella sua vita, non ha sperimentato situazioni di conflitto? Ne discende allora che la Pace è una condizione non solo esterna ma anche interna o verosimilmente, una condizione esterna che muove proprio da una condizione interna.

Ciò ci conduce ad indagare sulla persona umana, la quale, in definitiva, è il responsabile e l’artefice diretto di una situazione di Pace o di conflitto.

Ebbene, nella persona umana convivono due “stati”, quello cognitivo e quello emotivo e la pace, quella interiore ma che poi si riverbera anche sui comportamenti che determinano la pace esteriore, si realizza soltanto se riusciamo a NON mettere in conflitto lo stato cognitivo con lo stato emotivo.

In questo senso si muovono le pratiche di meditazione orientale, in questo senso si adopera lo stoicismo, ma altrettanto di aiuto può essere la Fede in Dio, nel Dio del cristianesimo Uno e Trino. Infatti, se per la psicologia l’uomo è un “essere” in relazione, per noi cristiani questa condizione è “verità di fede”. Il Dio dei cristiani è UNA relazione (Padre, Figlio e Spirito Santo) e se l’uomo è “immagine e somiglianza” di questo Dio è intrinsecamente un “essere” in relazione. Ragione per cui la pace fra stato cognitivo e stato emotivo si realizza soltanto andando alla fonte della relazione umana.

La relazione divina è una relazione di amore. E anche la persona umana nasce da una relazione di amore: la relazione di amore fra un uomo e una donna che conduce alla nascita di un nuovo essere umano. E’ la relazione di amore che manda avanti il mondo. Ma la relazione di amore produce da subito (per i cristiani quale effetto del peccato originale) anche una relazione di conflitto: Caino che uccide Abele.

E qui entra finalmente in ballo la famiglia perché è la famiglia la autentica comunità educante, l’ambito in cui si impara a rimuovere il conflitto fra stato cognitivo e stato emotivo, l’ambito in cui nasce la propensione alla pace per poi diventare “operatori di pace”.

La persona umana nasce “sanamente” egoista: piange per chiedere da mangiare, col suo pianto pretende di essere pulito, coccolato, amato. E si rivolge alla madre al cui seno si allatta. Vive in pratica, e già dal concepimento, in simbiosi con la madre a cui rivolge lo sguardo anche quando è in braccio al padre. La madre diventa pertanto, agli occhi del bambino, la figura specifica nel ruolo di cura e di protezione. Ma il bambino, se soltanto protetto, è destinato a diventare narcisista, a concepire solo se stesso e a vedere gli altri come competitori coi quali avviare una situazione di conflitto.

 

Sarà il padre colui che deve portare il bambino alla scoperta del mondo e a vedere “l’altro” non come un competitore ma come un collaboratore. Così facendo insegnerà al bambino a dominare lo stato emotivo rimuovendo il conflitto fra emotività e cognizione.

E sarà compendio a questa funzione, l’esempio che i coniugi daranno nella vita familiare avendo l’uno per l’altro rispetto e amore, rispettandosi e amandosi nella quotidianità e proponendosi, di conseguenza, come azione visibile e concreta di pace.

La pace, in definitiva, è un atteggiamento esistenziale che si impara in famiglia. E’ da questo ambito, dall’ambito familiare che la pace si trasmette alle relazioni di prossimità, poi alle relazioni sociali e poi alla intera umanità.

L’urgenza, quindi, sembra non essere tanto “il come” riportare la pace nelle famiglie, bensì come ridare centralità alla famiglia naturale e favorire distinzioni di ruoli e corresponsabilità dei coniugi affinchè dalle famiglie germinino operatori di pace in grado di contagiare il mondo.

 

Paolo Chiellini

Vicepresidente alla comunicazione