Tutti dicono “pace”, ma la pace non c’è (cf. Ger 8,11). Tema dell’anno sociale 2025/2026

Tutti dicono “pace”, ma la pace non c’è (cf. Ger 8,11)

Verso il disarmo

Leone XIV ha aperto il suo pontificato augurando «La pace sia con tutti voi»: è il saluto di Cristo risorto. Papa Leone ha delineato le caratteristiche della pace vera, che viene dall’alto: disarmata e disarmante.

La pace, accolta dal cuore dell’uomo, si costruisce a partire dal contesto in cui si vive. Dalle piccole incomprensioni ai conflitti spesso il passo è breve. E questo accade in famiglia, tra amici, negli ambienti di lavoro, fino ad incrinare le relazioni tra i popoli. Basta poco per avvelenare un ambiente; a volte una parola sbagliata, aggressiva; ci vuole la mitezza dei forti per risanare le situazioni e costruire con caparbietà la pace.

Oggi si assiste anche ad una diffusione di azioni di guerra, come se questa fosse una soluzione. L’insegnamento della Chiesa è tutto volto in direzione opposta.

Scriveva Carlo Maria Martini per la voce “Pace” del Dizionario di Dottrina sociale della Chiesa: «Nell’insegnamento della Chiesa, un posto certamente significativo e determinante è occupato dal Concilio Vaticano II e, in particolare, dal n. 78 della Gaudium et spes: vi possiamo riconoscere elementi di una vera e propria teologia della pace. In forma positiva e biblica, vi si afferma che la pace deve essere definita come “opera della giustizia”: frutto perfetto dell’ordine impresso da Dio nella società […] essa è il dono specifico del Cristo risorto, per cui la pace terrena è icona e conseguenza della pace di Cristo. Come tale va strettamente collegata con la giustizia, con la carità cristiana e con la fraternità universale. […] La pace, anelito profondo degli esseri umani di tutti i tempi, è strettamente connessa con l’ordine stabilito da Dio: come tale esige la protezione e la promozione dei diritti della persona umana; si fonda sulla natura profonda dell’uomo; va costruita, nei rapporti interpersonali come in quelli tra le comunità politiche, sui pilastri della verità, della giustizia, dell’amore (o solidarietà operante) e della libertà; chiede di essere garantita dalla competente autorità politica; sollecita la costituzione di un nuovo ordine giuridico mondiale».

La voce dei pontefici si staglia concorde nel rigettare la guerra; così anche il dettato della Costituzione della Repubblica Italiana all’art. 11: «L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali».

Benedetto XV definisce la guerra una “inutile strage”, mentre chiede di porle fine (1 agosto 1917); Pio XII fa un appello dalla Radio Vaticana il 24 agosto 1939: «Nulla è perduto con la pace, tutto può esserlo con la guerra”; Giovanni XXIII scrive la Pacem in terris rivolgendosi a tutti gli uomini; Paolo VI all’ONU fa sentire il suo monito: «Mai più la guerra» (4 ottobre 1965) e istituisce l’8 dicembre 1967 la Giornata Mondiale della Pace, celebrata per la prima volta il 1° gennaio 1968; Giovanni Paolo II riprende il monito di Paolo VI nella preghiera per la pace ricordando, mentre si profilavano scenari di guerra durante il suo pontificato, che chi ha vissuto il tempo di guerra non può che insegnare a non tornare su una simile via; Papa Benedetto XVI nel messaggio per la 45a Giornata mondiale della pace sottolineava che «è frutto della giustizia ed effetto della carità. La pace è anzitutto dono di Dio». Inoltre: «non è soltanto dono da ricevere, bensì anche opera da costruire. Per essere veramente operatori di pace, dobbiamo educarci alla compassione, alla solidarietà, alla collaborazione, alla fraternità, essere attivi all’interno della comunità e vigili nel destare le coscienze sulle questioni nazionali ed internazionali e sull’importanza di ricercare adeguate modalità di ridistribuzione della ricchezza, di promozione della crescita, di cooperazione allo sviluppo e di risoluzione dei conflitti». Ancora papa Francesco ha ripreso tali appelli e nel suo intervento nella trasmissione A sua immagine del 27 maggio 2023 ha affermato che «con la pace si guadagna sempre, con la guerra si perde tutto. Tutto! E i cosiddetti guadagni sono perdite».

Così papa Francesco a Giacarta (4 settembre 2024): Chi gestisce la cosa pubblica sia sempre ispirato alla convinzione che «la pace è frutto della giustizia», perché l’armonia «si ottiene quando ciascuno si impegna non solo per i propri interessi e la propria visione, ma in vista del bene di tutti, per costruire ponti, per favorire accordi e sinergie, per unire le forze allo scopo di sconfiggere ogni forma di miseria morale, economica, sociale, e promuovere pace e concordia». La sacra Scrittura sottolinea come la pace sia frutto della giustizia (cf. Sal 85,9-14; Is 9,6). Gli operatori di pace sono detti felici e saranno riconosciuti figli di Dio, conformi al Figlio che è il Principe della Pace (cf. Mt 5,9; Is 9,5; 32,17).

La pace va costruita giorno per giorno, e un accordo – a qualsiasi livello, in qualsiasi contesto – deve portare ad una “pace giusta” (cf. Leone XIV, Regina Caeli 11 maggio 2025).

Se guardiamo soltanto al contesto internazionale, possiamo pensare di non poter far nulla per la pace, ma ciascuno ha una sua responsabilità. Diceva p. Pino Puglisi: «Se ognuno fa qualcosa, allora si può fare molto». Ognuno, infatti, deve fare la sua parte, quella che insegna Cristo Signore, come trasmette san Francesco ai suoi, secondo la narrazione di san Bonaventura: «Io ho fatto la mia parte, la vostra, Cristo ve la insegni » (FF 1239). Francesco disarmato ha pacificato i cittadini di Gubbio con il cosiddetto lupo: quanto grande è la forza della mitezza!

La pace va costruita a partire dal cuore dell’uomo disarmandolo (cf. papa Leone XIV alla prima udienza, 21 maggio 2025); risanando le sue ferite; ricucendo le relazioni infrante accogliendo il perdono e perdonando; risanando le relazioni con il “disarmo” delle parole e delle azioni; scoprendosi parte di una umanità che ha in affidamento i doni di Dio, per condividerli e per camminare insieme, sostenendosi e incoraggiandosi a vicenda: «amatevi gli uni gli altri» è il comandamento che Cristo affida ai suoi discepoli.

Scrive san Giacomo 4,1-3: «Da dove vengono le guerre e le liti che sono in mezzo a voi? Non vengono forse dalle vostre passioni che fanno guerra nelle vostre membra? Siete pieni di desideri e non riuscite a possedere; uccidete, siete invidiosi e non riuscite a ottenere; combattete e fate guerra! Non avete perché non chiedete; chiedete e non ottenete perché chiedete male, per soddisfare cioè le vostre passioni».

Accogliamo l’esortazione di Papa Leone e agiamo per il disarmo, per costruire una comunità umana giusta, collaborando gli uni gli altri, condividendo i doni ricevuti e apprezzando quelli altrui.

A volte ci sarà richiesto di superare dei pregiudizi, a volte la capacità di fare un passo indietro per far andare avanti un altro, a volte si dovrà saper riconoscere i propri torti: nulla di ciò che è bello e importante è facile.

Ogni nostra scelta può contribuire e sostenere coloro che si impegnano per la giustizia e per la pace a livello ampio. Si tratta, comunque, di un’opera complessa e difficile, ma che non dipende tutta dall’azione dell’uomo, per cui si può confidare nel dono della pace.

Leone XIV ha chiesto a Maria il “miracolo della pace” (Regina Caeli 18 maggio 2025), perché è veramente opera di Dio, soffio dello Spirito Santo fondere in uno chi per sua debolezza tende alle divisioni.

In questo anno, auguro a tutti un tempo proficuo di crescita nell’amicizia che ci contraddistingue, mentre tutto affidiamo a Maria Madre delle Vocazioni.