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Il contributo di Serra International Italia all’emergenza coronavirus. Lo annuncia il presidente Enrico Mori in una sua lettera ai Serrani, unitamente all’invito a contribuire personalmente

Serra International
Consiglio Nazionale Italiano

 

 

Il Presidente

Pontremoli, 5 aprile 2020 – Domenica delle Palme

Carissimi,

pochi giorni fa ho inviato una lettera al nostro Consulente Episcopale S.E. Mons. Patron Wong manifestando l’intenzione di devolvere un contributo a nome di Serra International Italia come già avvenuto in passato per i terremoti verificatisi a L’Aquila e nelle Marche. La scelta condivisa è stata verso le Case di Cura “Istituto Figlie di San Camillo” che hanno sede a Brescia e Cremona, due delle città della Lombardia, tra le più duramente colpite. Il contributo è stato di 15.000,00 euro, diviso fra le due strutture, per fare fronte all’emergenza sanitaria del COVID-19.

S.E. Mons. Patron Wong si è compiaciuto dell’iniziativa e, come potrete leggere nella lettera che mi ha inviato, ci sprona a proseguire nella nostra missione. Il Serra, prima ancora di essere un movimento a favore delle vocazioni è, come diciamo sempre, una grande famiglia e come ogni grande famiglia al momento del bisogno deve essere coesa e cercare di fare il bene suo e del prossimo.

Chi fosse intenzionato a fare una donazione per questa causa può fare un versamento sul c/c bancario intestato a Serra International Italia, acceso presso

Banca Popolare di Puglia Basilicata – codice IBAN: IT61 M053 8541 3300 0000 8720 133 – causale : COVID-19.

Abbraccio voi e le vostre famiglie con l’augurio che la Settimana Santa sia per tutti noi l’inizio di un percorso gioioso e fecondo nell’attesa della Risurrezione di Gesù Cristo.

Enrico Mori

Maria, Madre delle Vocazioni e San Junipero Serra, pregate per noi

Scarica qui la Lettera di Sua Eminenza Patron Wong al presidente Enrico Mori

Il Serrano è online. Buona lettura!

Cari amici, cari lettori,
per questo numero, “Il Serrano” vi raggiunge, per ora, in modalità telematica. Il drammatico periodo storico che stiamo vivendo sta rallentando un po’ le vite di tutti: così anche per la nostra rivista che, certamente, nella sua veste cartacea, busserà alle porte delle vostre abitazioni con notevole ritardo. Viviamoci questo appuntamento in maniera virtuale, quest’anno. Viviamocelo consapevoli di andare incontro alla Pasqua: un invito a sfidare la morte, le morti quotidiane – e quindi anche questo mostro cattivo e invisibile che attenta alle nostre vite -, certi che la resurrezione nelle nostre azioni giornaliere non tarderà ad arrivare. Sarà una rinascita per tutti!
Neanche a volerlo è proprio questo il tema del nostro numero 148: “La vita si fa storia”. Si faranno storia anche questi mesi: tempo di una Quaresima in quarantena, in cui abbiamo cominciato a sperimentare praticamente quel monito evangelico che, proprio in apertura del tempo forte, nel Mercoledì delle Ceneri, era risuonato in tutte le chiese del mondo: «Quando tu preghi, entra nella tua camera, chiudi la porta e prega il Padre tuo, che è nel segreto» (Mt 6,6). Occasione per una fede più domestica, a portata familiare, da coltivare proprio in quella camera, cornice di una vita quotidianamente alla ricerca di una normalità fatta di nuove forme di sperimentazioni: i più grandi alle prese con lo smart working, i ragazzi ed i bambini impegnati con le diverse attività di didattica a distanza, i più anziani alla ricerca di un perché.
Da quel silenzio di quelle pareti casalinghe, nasce una preghiera per tutti: «Così, Maestro, non celebreremo più la Cena nelle nostre comunità, l’Eucarestia che nutre il nostro cammino, e non sappiamo fino a quando. Siamo smarriti e confusi, attoniti e perplessi. Ma, responsabilmente, ci atteniamo a quanto ci viene chiesto per fermare il contagio e salvare i deboli, come tu ci hai insegnato. Che questo digiuno più duro di ogni digiuno, ci converta nel profondo, ci aiuti a ritrovare la fede dei martiri, l’ardore degli innamorati, ci unisca alle comunità perseguitate, a quante non possono celebrare per mancanza di preti, ci apra la mente e il cuore per capire quale dono abbiamo fra le mani, quale sorgente inesauribile custodiamo troppo spesso con colpevole indifferenza. Sia, questo tempo di digiuno, desiderio, fiamma che si ravviva, attesa della Pasqua. Grazie, Signore, per questo inatteso ed esigente segno. Rendici capaci» (Paolo Curtaz, Digiuno).
Buona lettura a tutti Voi, cari amici serrani, e a chi vorrete inviare questa nostra bella realtà comunicativa. Ci ritroveremo presto, come una famiglia! A tutti, i nostri auguri più sinceri: sia Pasqua, oggi più che mai, fiamma viva che ravviva i nostri cuori!

La Redazione e il Direttore de “Il Serrano”

Sfoglia qui sotto la rivista.

 

Lettera di S.E. Mons. Patron Wong ai serrani

Cari Amici del Serra Club,

All’inizio della Santa Messa di sabato, 21 marzo 2020, Papa Francesco ha voluto “ricordare le famiglie che non possono uscire di casa”. E ha manifestato la sua comprensione per loro, dicendo: “Forse l’unico orizzonte che hanno è il balcone. E lì dentro, la famiglia, con i bambini, i ragazzi, i genitori…”.

Come membri del Club Serra, condividendo con i nostri cari questo momento difficile, siamo chiamati a pregare per le famiglie, culla delle vocazioni.

Il nostro sguardo credente va oltre la “casa” e il “balcone”, e sa – anche nella fatica e nel dolore – cogliere la vocazione di ciascuno alla vita, alla fede, a un compito specifico nel mondo.

“La famiglia, con i bambini, i ragazzi, i genitori”, seppur provata in questa “situazione inedita, in cui tutto sembra vacillare” (Papa Francesco, Videomessaggio, 19 marzo 2020), è comunità di chiamati, che per ora “non possono uscire di casa”, ma per i quali Dio ha, dall’eternità, scritto un progetto di amore.

Vorremmo quindi, avere il coraggio del futuro e continuare a pregare il Padrone della messe, perché mandi operai nella sua messe.

Ma non solo. Mentre viviamo in questo periodo forme diverse di disagio – dal dramma del lutto, alle problematiche economiche e lavorative, all’isolamento doveroso per evitare la diffusione del contagio – vorremmo unire la nostra sofferenza a quella di Gesù, che contempliamo Crocifisso e Risorto.

Lo stile di fraternità, che caratterizza il nostro Club, ci unisce spiritualmente nell’invocazione e nell’offerta.

Vi ricordo tutti con grande affetto,

Jorge Carlos Patrón Wong
Arcivescovo-Vescovo emerito di Papantla
Segretario per i Seminari

«Grazie ai preti che non sono don Abbondio»

Il Papa ha ringraziato all’inizio dell’Angelus i sacerdoti che «pensano a mille modi di essere vicini al popolo perché il popolo non si senta abbandonato». «Grazie tante a voi sacerdoti», ha detto, che sanno che «non si deve fare il don Abbondio» di fronte all’emergenza del coronavirus. Il Papa ha richiamato anche quanto sta facendo l’arcivescovo di Milano monsignor Mario Delpini «vicino al suo popolo» e in preghiera sul tetto del Duomo per chiedere la protezione della Madonnina.... Continua a leggere

Online le relazioni svolte durante il Congresso Nazionale per le Vocazioni

Qui di seguito riportiamo alcune delle relazioni più significative dell’ultimo Congresso Nazionale per le Vocazioni svoltosi a Roma lo scorso 3-5 gennaio.

Jean Claude HOLLERICH, Una Chiesa dinamica perché i giovani possano abitarla.

Robert Cheaib, Sorpresi e chiamati alla gioia

Johnny Dotti, Giuseppe siamo noi

 

 

“Essere … Quindi servire!”. Il ricordo di Giuliano Rizzerio

E’ mancato Giuliano Rizzerio. Un grande serrano che dell’impegno a costruire un Serra Club sempre più presente nel “tempo” aveva fatto la sua missione.
Socio fondatore del Serra Club Genova Pegli 364, aveva vissuto in pieno la primavera serrana italiana fatta di passione, di impegno, di studio ma, principalmente, di azione.
Al cospetto del Card. Giuseppe Siri e del primo cappellano italiano, Mons. Luigi Noli, aveva intrapreso quella strada della costruzione di un significativo spirito serrano che, unitamente ai cari Castello, Casaleggio, Cerasoli, Baracchi, aveva portato il Serra italiano ad essere protagonista in Serra International.
“Essere…quindi servire”……. Essere per fare”. Nelle sue esortazioni era sempre presente quello spirito missionario che ogni laico serrano e non, deve ascoltare.

Giuliano Rizzerio, con la moglie Stefania, in visita al Serra Club di Toluquilla, Jalisco, Mexico.

“Sono un cristiano della Domenica”, diceva. E questo esprimeva pienamente come il realizzarsi nella chiamata ad essere figli di Dio passasse anche dalla chiamata ad essere “del” Serra Club. Il “Club”, considerato come un’unione di persone che si distinguono e si uniscono prima di tutto per coltivare la propria amicizia e perseguire uno scopo comune. Senza avere paura dell’aspetto mondano perché “è compito nostro tradurlo in “cristiano” e riempirlo di significati”. “La semplice appartenenza al Serra non è di per sé qualificante, non è un trofeo che aiuta a schiudere le porte del Paradiso”, diceva, “così come il servizio non è un semplice e casuale corollario all’appartenenza ma una diretta, inevitabile conseguenza del nostro “essere” serrani: riuscire ad essere discepoli di Cristo attraverso la realizzazione di una comunità”.

Giuliano divenne Governatore del Distretto 70 nel 1981, trustees internazionale nella seconda metà degli anni ‘80 e Presidente Internazionale nel 1990. Si dedicò in modo particolare a rendere operativa l’internazionalità serrana svolgendo un’opera di convincimento presso le strutture centrali e italiane: la convention di Genova nel 1995 vide presenti serrani di 25 paesi e di quattro continenti.
Il suo intenso impegno ed esempio, favorirono l’apertura di 40 nuovi clubs in tutto il mondo ed in particolare il primo club dell’Europa ex comunista: il Club di Lubiana in Slovenia.
Ognuno di noi rivolga un personale, particolare pensiero a Giuliano che, raggiungendo i “grandi” serrani che lo hanno preceduto, possa ancora parlare di Serra sperando che una parte della loro saggezza possa ancora ispirarci per continuare questo cammino oggi più che mai difficile.

Marco Crovara

Spegnere la televisione e aprire la Bibbia

 

Messaggio di Papa Francesco per la Quaresima
Cari fratelli e sorelle, buongiorno!
Oggi, Mercoledì delle Ceneri, iniziamo il cammino quaresimale, cammino di quaranta giorni verso la Pasqua, verso il cuore dell’anno liturgico e della fede. È un cammino che segue quello di Gesù, che agli inizi del suo ministero si ritirò per quaranta giorni a pregare e digiunare, tentato dal  diavolo, nel deserto. Proprio del significato spirituale del deserto vorrei parlarvi oggi. Cosa significa spiritualmente il deserto per tutti noi, anche noi che viviamo in città, cosa significa il deserto. Immaginiamo di stare in un deserto. La prima sensazione sarebbe quella di trovarci avvolti da un grande silenzio: niente rumori, a parte il vento e il nostro respiro. Ecco, il deserto è il luogo del distacco dal frastuono che ci circonda. È assenza di parole per fare spazio a un’altra Parola, la Parola di Dio, che come brezza leggera ci accarezza il cuore (cfr 1 Re 19,12). Il deserto è il luogo della Parola, con la maiuscola. Nella Bibbia, infatti, il Signore ama parlarci nel deserto. Nel deserto consegna a Mosè le “dieci parole”, i dieci comandamenti. E quando il popolo si allontana da Lui, diventando come una sposa infedele, Dio dice: «Ecco, io la condurrò nel deserto e parlerò al suo cuore. Là mi risponderà, come nei giorni della sua giovinezza» (Os 2,16-17). Nel deserto si ascolta la Parola di Dio, che è come un suono leggero. Il Libro dei Re dice che la Parola di Dio è come un filo di silenzio sonoro. Nel deserto si ritrova l’intimità con Dio, l’amore del Signore. Gesù amava ritirarsi ogni giorno in luoghi deserti a pregare (cfr Lc 5,16). Ci ha insegnato come cercare il Padre, che ci parla nel silenzio. E non è facile fare silenzio nel cuore, perché noi cerchiamo sempre di parlare un po’, di stare con gli altri. La Quaresima è il tempo propizio per fare spazio alla Parola di Dio. È il tempo per spegnere la televisione e aprire la Bibbia. È il tempo per staccarci dal cellulare e connetterci al Vangelo.
Quando ero bambino non c’era la televisione, ma c’era l’abitudine di non ascoltare la radio. La Quaresima è deserto, è il tempo per rinunciare, per staccarci dal cellulare e connetterci al Vangelo. È il tempo per rinunciare a parole inutili, chiacchiere, dicerie, pettegolezzi, e parlare e dare del “tu” al Signore. È il tempo per dedicarsi a una sana ecologia del cuore, fare pulizia lì. Viviamo in un ambiente inquinato da troppa violenza verbale, da tante parole offensive e nocive, che la rete amplifica. Oggi si insulta come se si dicesse “Buona Giornata”. Siamo sommersi di parole vuote, di pubblicità, di messaggi subdoli. Ci siamo abituati a sentire di tutto su tutti e rischiamo di scivolare in una mondanità che ci atrofizza il cuore e non c’è bypass per guarire questo, ma soltanto il silenzio. Fatichiamo a distinguere la voce del Signore che ci parla, la voce della coscienza, la voce del bene. Gesù, chiamandoci nel deserto, ci invita a prestare ascolto a quel che conta, all’importante, all’essenziale. Al diavolo che lo tentava rispose: «Non di solo pane vivrà l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio» (Mt 4,4). Come il pane, più del pane ci occorre la Parola di Dio, ci serve parlare con Dio: ci serve pregare. Perché solo davanti a Dio vengono alla luce le inclinazioni del cuore e cadono le doppiezze dell’anima. Ecco il deserto, luogo
di vita, non di morte, perché dialogare nel silenzio col Signore ci ridona vita. Proviamo di nuovo a pensare a un deserto. Il deserto è il luogo dell’essenziale. Guardiamo le nostre vite: quante cose inutili ci circondano! Inseguiamo mille cose che paiono necessarie e in realtà non lo sono. Quanto ci farebbe bene liberarci di tante realtà superflue, per riscoprire quel che conta, per ritrovare i volti di chi ci sta accanto! Anche su questo Gesù ci dà l’esempio, digiunando. Digiunare è saper rinunciare alle cose vane, al superfluo, per andare all’essenziale. Digiunare non è soltanto per dimagrire, digiunare è andare proprio all’essenziale, è cercare la bellezza di una vita più semplice.
Il deserto, infine, è il luogo della solitudine. Anche oggi, vicino a noi, ci sono tanti deserti. Sono le persone sole e abbandonate. Quanti poveri e anziani ci stanno accanto e vivono nel silenzio, senza far clamore, marginalizzati e scartati! Parlare di loro non fa audience. Ma il deserto ci conduce a loro, a quanti, messi a tacere, chiedono in silenzio il nostro aiuto. Tanti sguardi silenziosi che chiedono il nostro aiuto. Il cammino nel deserto quaresimale è un cammino di carità verso chi è più debole.
Preghiera, digiuno, opere di misericordia: ecco la strada nel deserto quaresimale.
Cari fratelli e sorelle, con la voce del profeta Isaia, Dio ha fatto questa promessa: «Ecco, io faccio una cosa nuova, aprirò nel deserto una strada» (Is 43,19). Nel deserto si apre la strada che ci porta dalla morte alla vita. Entriamo nel deserto con Gesù, ne usciremo assaporando la Pasqua,
la potenza dell’amore di Dio che rinnova la vita. Accadrà a noi come a quei deserti che in primavera fioriscono, facendo germogliare d’improvviso, “dal nulla”, gemme e piante. Coraggio, entriamo in questo deserto della Quaresima, seguiamo Gesù nel deserto: con Lui i nostri deserti fioriranno.

Immagine da Avvenire.it

 

Vocazione e vocazioni: la riflessione di padre Pino Puglisi

di Maria Lo Presti

P. Puglisi è stato conosciuto dai più a partire dal suo martirio (15/9/93), per cui spesso si guarda alla sua persona fermandosi ai tre anni a Brancaccio. In realtà, anche mentre p. Puglisi era parroco di San Gaetano a Brancaccio, ricopriva diversi ruoli e svolgeva una attività vasta in vari ambiti: padre spirituale del Seminario, seguiva le donne in difficoltà della Casa dell’Accoglienza, coordinava la pastorale giovanile e vocazionale, collaborava con il movimento Presenza del Vangelo, era docente di religione presso un liceo classico… e non si risparmiava in tutte le occasioni in cui poteva essere di aiuto. Molteplice è stata anche la sua attività prima dell’incarico come parroco di San Gaetano.
Qui vogliamo ricordare l’esperienza di p. Puglisi a partire dal CDV (Centro Diocesano Vocazioni). Infatti, p. Puglisi partecipò alla stesura del Piano Diocesano Vocazioni: un direttorio che per la sua valenza e ricchezza è balzato all’evidenza nel panorama nazionale. Il Piano Diocesano Vocazioni fu presentato il 2 febbraio 1980, mentre p. Puglisi era già divenuto direttore del CDV (1979). P. Pino Puglisi dal 1980 fu anche vice-delegato del Centro Regionale Vocazioni (CRV) e poi direttore del CRV dal 1986; ha quindi partecipato agli incontri del Centro Nazionale Vocazioni (CNV) dal 1986 al 1990.
Tra le attività collegate all’animazione vocazionale, ricordiamo l’aver portato a Palermo e a Siracusa la mostra vocazionale itinerante “Sì, ma verso dove?”, coinvolgendo come guide migliaia di volontari, e tra questi mi sono trovata anche io, e riuscendo a portare alla mostra decine di migliaia di giovani.
P. Puglisi non ha lasciato molti testi scritti: qui ne vogliamo ricordare due, già pubblicati online, a cui rimandiamo con dei link. Li segnaliamo perché vi si tratta della vocazione dell’uomo, e delle vocazioni.

Il testo del 1 febbraio 1987 è sul senso della vocazione dell’uomo: https://www.beatopadrepinopuglisi.it/relazione-sul-tema-la-vocazione-delluomo/

Il secondo testo del 1988 guarda alla molteplicità delle vocazioni, le quali sono tutte importanti: https://rivistavocazioni.chiesacattolica.it/2019/11/02/abbiamo-bisogno-di-vocazioni/

CNIS di Napoli

Dal 7 al 9 febbraio la famiglia serrana si è incontrata a Napoli, sede dell’incontro è stato l’hotel NH nella centralissima via Medina: apre i lavori del CNIS l’incontro del Comitato Esecutivo e contemporaneamente il CDA della Fondazione Junipero Serra, al mattino seguente è stata la volta della riunione straordinaria dell’Assemblea dei delegati durante la quale ben 41  club hanno votato, oltre che per la chiusura e approvazione del bilancio del secondo semestre 2019, anche per lo stato di previsione dell’esercizio finanziario dell’anno solare 2020, dopo gli interventi dei presenti ha avuto seguito un chiarificante dibattito interno, seguito nel pomeriggio con la commissione nomine che ha individuato i prossimi quattro vice presidenti del Serra International Italia.
Per i  presenti temporaneamente non impegnati nelle attività congressuali e per gli accompagnatori, sono state organizzate una serie di attività parallele, tra questi ci piace segnalare la visita al Teatro San Carlo di sabato mattina.  A conclusione dei lavori del CNIS, sabato pomeriggio, il nostro Serra Club ha accolto nel Museo della famiglia Ascione gli amici serrani, dove nella preziosa e storica cornice della Galleria Umberto I si è tenuto il Concerto per chitarra e mandolino “da Vivaldi a Piazzolla passando per Napoli” della coppia di musicisti Senese – del Prete, durante il quale è stato possibile trasmettere la qualità del Mandolino quale strumento “colto”. Una breve passeggiata per la storica via Chiaia e piazza dei Martiri ci ha portato nel ristorante centenario, per lo più frequentato  da napoletani, “Umberto”, per gustare la pizza napoletana, accompagnati da un babà e una caprese abbiamo brindato alle nozze d’oro del past-governor Gianni Sapia e sua moglie Gianna; proprio grazie all’impegno del Sapia e Samuele Labita, senza dei quali nulla sarebbe stato possibile, che una organizzazione (quasi) “svizzera” ha dato la possibilità a quelli più stanchi di rientrare in albergo con l’autobus, mentre i più temerari si sono gustati una indimenticabile passeggiata sul lungomare di Napoli, tra i colori di Posillipo in lontananza e le luci del borgo marinaro.
Al mattino dopo, mentre il “nostro” Governatore Giuseppe Mangieri riuniva  il 72° distretto per incontrare il presidente Enrico Mori, un nutrito gruppo mattiniero,  accompagnati da una selezionatissima guida turistica, si è diretto verso spaccanapoli, zona di Napoli dichiarata patrimonio dell’Unesco, per poi riunirsi ai rappresentanti di Clubs e Fondazione, per la chiusura dei lavori con la Santa Messa presieduta dal Vescovo Ausiliare di Napoli Mons. Lucio Lemmo concelebrata con il cappellano del 72° distretto Mons. Vittorio Formenti e Don Peppe Dente Gattola, figlio del Past President di Napoli  Orazio, nella bellissima Santa Maria Incoronatella di via Medina, una chiesa simbolo del barocco napoletano, anticamente annessa al Conservatorio della Pietà dei Turchini, dove si formarono alcuni tra i più importanti musicisti italiani tra XVI e XVII secolo come A.Scarlatti, Pergolesi e Paisiello. Insomma non solo un CNIS ma ci siamo impegnati per far conoscere la vera Napoli, città d’Arte, una città culturalmente vivace amante del bello, troppo spesso adombrata da una immagine che non risponde pienamente alla realtà.

Serra Miglio D’Oro

Crisi vocazioni: in 30 anni 6000 preti in meno

Nel corso della trasmissione Bel tempo si spera, don Michele Gianola, direttore Ufficio Vocazioni CEI, padre Carmine Marrone, Missionario Oblati dell’Immacolata, Domenico Agasso, vaticanista de La Stampa ed ex direttore de Il serrano, commentano insieme i dati statistici dell’Ufficio Nazionale per il Sostentamento del Clero, dai quali emerge una diminuzione del numero di vocazioni e l’aumento dell’età media del clero.