La XVII edizione del Congresso Eucaristico a Matera : ‘torniamo al gusto del pane’

È ormai ufficiale il passaggio del testimone dalla città di Genova, sede nel 2016 dell’ultimo Congresso eucaristico nazionale (Cen), alla città dei Sassi, Matera,  che ospiterà la XXVII edizione dal 22 al 25 settembre.

L’evento  richiamerà in autunno 1500 rappresentanti di tutte le diocesi italiane, oltre a centinaia di pellegrini che potranno partecipare alle manifestazioni pubbliche in programma e incontrare il Papa che ha confermato la sua presenza.

Ma che senso ha celebrare un Congresso eucaristico in questo tempo segnato da una progressiva irrilevanza pubblica della fede, nel contesto di una cultura pluralistica e secolarizzata, cui si aggiunge l’emergenza sanitaria e pandemica e l’orrore di una guerra fratricida che sta facendo tremare l’intera umanità? Sono queste le domande sollevate da don Gianluca Bellusci, direttore dell’Istituto teologico di Basilicata, nella relazione centrale della tre giorni materana, svoltasi nella Casa di Spiritualità  Sant’Anna, alla presenza dell’ Arcivescovo della diocesi Matera – Irsina, monsignor Antonio  Giuseppe Caiazzo e i 100 delegati provenienti da tutta Italia , in cui e stato presentato il manifesto del XXVII Congresso Eucaristico Nazionale. L’arcivescovo ha accolto i delegati con le parole “Pace a voi” e benvenuti nella nostra Chiesa di Matera-Irsina : il saluto di Gesù risorto ai suoi discepoli, paurosi nel cenacolo. “Pace a voi”, è diventato il saluto liturgico, che da sempre è stato, è e rimarrà, il saluto dei credenti in Cristo. Segno di pace scambiato tra i discepoli e comunicato a tutti, quali portatori e costruttori di pace. Pace che invochiamo continuamente prima di accostarci alla mensa eucaristica , Pace che trova la sua fonte e il suo culmine nella Pasqua che viviamo nell’Eucaristia: Cristo ha distrutto la morte attraverso la sua risurrezione.

Monsignor Antonio Giuseppe Caiazzo  ha sottolineato che il tempo della pandemia ha implementato in noi tanti bisogni, primo fra tutti quello di ritornare al gusto del pane, del pane eucaristico. Prendendo spunto dal pane di Matera che è Trinitario e Cristologico, considerando il cammino sinodale che la Chiesa universale e, quindi quella italiana, sta facendo, è stato elaborato  il tema che  rimanda a dire : “Torniamo al gusto del pane per una Chiesa eucaristica e sinodale”.

Il momento storico che si sta  vivendo, la tristezza di questo tempo, sottolinea in maniera evidente che  bisogna tornare a spezzare il pane per condividerlo. Il pane si spezza, si condivide, non si ruba agli altri per vivere nell’ingordigia.

Questa guerra, – ogni guerra! -, frantuma la fraternità, la comunione, il crescere insieme. Nessun ricorso alle armi si può sposare con l’Eucaristia. L’Eucaristia è profumo di vita, nutrimento di vita e di vita eterna. La guerra è esattamente l’opposto: fetore di morte, semina di ingiustizia, terra e pane rubato.

Il sacrificio di Cristo che celebriamo nell’Eucaristia è realmente l’offerta della sua carne e del suo sangue per la nostra salvezza, primo fra tutti quello di ritornare al gusto del pane, del pane eucaristico.

Il segreto del successo della capitale europea della cultura, ha spiegato il direttore generale della Fondazione Matera- Basilicata 2019, Oliva, è nei  cittadini ‘con le mani in pasta’, non spettatori ma attori protagonisti degli eventi messi in cantiere .

‘Sinodo’ è una parola antica legata alla Tradizione della Chiesa, composta dalla preposizione “con” (???), e dal sostantivo “via” (????), indica il cammino fatto insieme dal Popolo di Dio.

L’esperienza del Sinodo è, dunque, quella di “camminare insieme”. I credenti sono ???o???, compagni di cammino, chiamati a testimoniare e ad annunciare la Parola di Dio.

Si tratta di superare quella “ecclesiastica burocrazia” che divide “canonicamente” clero e fedeli.

È di questa sinodalità, che parte dal Popolo, che i Pastori, dice Papa Francesco nella sua omelia del 10 ottobre 2021, debbono incontrare, ascoltare e discernere, non in uno “splendido isolamento” , ma con il laicato maschile e femminile, giovane ed adulto con il quale e dal quale cogliere quelle urgenze individuate al di fuori delle categorie “chiesastiche” alla luce dei criteri evangelici, per offrire al mondo la speranza che viene dal Vangelo.

Il Sinodo indetto da Papa Francesco non vuole essere un’occasione per stilare documenti, ma un “itinerario di sincerità” da parte di ogni Chiesa particolare, affinché questa sappia “diventare esperta nell’arte dell’incontro” sia con Dio che con i propri fratelli di ogni confessione cristiana, di ogni religione e anche per gli agnostici e gli atei. La sinodalità deve essere vissuta ricercando ed attuando lo stile di Cristo per una crescita consapevole nella comunione e nella missione.

Il criterio che può fare da primo gradino è proprio un ascolto a tutti i livelli, partendo dalla vita spirituale dell’intero Popolo di Dio che, con la guida dei Pastori e con essi, si ponga in ascolto della Parola di Dio, della Tradizione e del Magistero. I Vescovi in ascolto del Magistero del Successore di Pietro; i Vescovi in ascolto del loro presbiterio e i presbiteri con il Vescovo; i Presbiteri in ascolto dei fedeli–laici e con i Pastori; l’intera Comunità in ascolto delle fatiche, dei drammi dell’umana famiglia, perché la Chiesa non dimentichi che essa è la presenza nella storia di Cristo, che non è venuto per condannare il mondo, ma per salvarlo.

Fare Sinodo – dice Papa Francesco – è porsi sulla stessa via del Verbo fatto uomo: è seguire le sue tracce ascoltando la sua Parola insieme alle parole degli altri. È scoprire con stupore che lo Spirito Santo soffia in modo sempre sorprendente per suggerire percorsi e linguaggi nuovi. Lo Spirito ci chiede di metterci in ascolto delle domande, degli affanni, delle speranze di ogni Chiesa, di ogni popolo e nazione. E anche in ascolto del mondo, delle sfide e dei cambiamenti che ci mette davanti.

Una chiesa aperta  che è in movimento e rifugge la tentazione di chiudersi  in un recinto superando  ogni barriera che possa delimitare un dentro e un fuori. Una Chiesa che convoca, e se è davvero cattolica, non conosce  centro né periferia, ma è in ogni dove. Molte scelte di Papa Francesco  indicano una volontà di decentramento, di inversione di vertici e gerarchie; quando  come prima parrocchia di Roma ha voluto visitare una parrocchia di periferia ha suggerito che la realtà’ si legge  meglio dalla periferia che dal centro. Ci sono due tentazioni opposte dalle quali la Chiesa si deve guardare: quella di andare indietro e  o di restare immobili , bloccati  dalla paura, o dall’opposto quella di ‘ un progressismo adolescente’ che rischia di portare fuori strada.  Nelle indicazioni di Papa Francesco ci sono le indicazioni per le riforme; adesso tocca alla Chiesa, nelle sue componenti, cogliere l’occasione e la necessità storica che le si stanno presentando per diventare una Chiesa rinnovata.

 

Margherita Lopergolo

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