L’Aquila festeggia i 50 anni del Serra Club con Sindaco, Arcivescovo e Presidente Nazionale
Mezzo secolo di storia del Cammino del Serra Club L’Aquila è stato celebrato in una giornata molto attesa che ha riunito in città i rappresentanti dell’organizzazione, autorità religiose e istituzionali e numerosi soci provenienti da diverse regioni italiane. Dapprima i serrani si sono riuniti nella celebrazione di una Santa Messa davvero speciale presso il Monastero delle Suore Agostiniane di Sant’Amico e con la partecipazione della Pastorale Giovanile Francescana. Poi, la visita a Palazzo Margherita dove nella Sala Consiliare del Comune dell’Aquila su invito del Sindaco Pierluigi Biondi i serrani sono stati accolti dall’Assessore alle Politiche Sociali e Scolastiche Manuela Tursini per rinnovare e ricordare l’impegno dell’operato Serrano cittadino iniziato sul territorio il 19 Marzo del 1976, sotto la guida spirituale dell’allora cappellano di club e Arcivescovo Metropolita Mons. Carlo Martini. La giornata si è conclusa con un incontro conviviale alla presenza dell’Arcivescovo Metropolita dell’Aquila, Monsignor Antonio D’Angelo durante il quale sono state ripercorse le principali tappe della storia del club attraverso immagini e testimonianze dei soci che hanno ricoperto incarichi di responsabilità nel corso dei decenni.
Il seguente testo raccoglie la riflessione omiletica tenuta il 20 giugno 2026 dal nostro assistente ecclesiastico, don Carmelo Pagano Le Rose, in occasione della celebrazione eucaristica per il 50° anniversario dalla nostra fondazione, con la partecipazione di Mons. Vittorio Formenti, cappellano distrettuale e della Presidente Nazionale Serra International Italia Maria Lo Presti assieme alle tante altre autorità serrane quali il Vice Presidente Nazionale Marcello Bonotto, il Governatore Distretto72 Roberto Razzano, la Governatrice eletta Valeria Di Nisio, assieme alla Presidente del Serra Club L’Aquila Giovanna Renzetti.
La liturgia, celebrata presso la chiesa del Monastero di Sant’Amico, ha offerto come pagina evangelica quella del sabato della XI settimana del Tempo Ordinario, tratta dal Discorso della Montagna di Matteo (Mt 6, 24-34).
IL PRIMATO DELLA GRAZIA: 50 ANNI DI SEMINA
Introduzione
Carissimi amici, membri del Serra Club di L’Aquila, fratelli nel Signore. Ci troviamo oggi qui, riuniti tra queste mura che da secoli custodiscono il respiro del monastero di Sant’Amico, per celebrare un traguardo che è inno alla fedeltà del Padre: il vostro cinquantesimo anno di cammino. È per me motivo di profonda letizia condividere con voi questo momento di grazia, sostando dinanzi al mistero di una vocazione che, lungo mezzo secolo, ha saputo guardare al passato con gratitudine e protendersi verso il futuro con la serenità che nasce solo dall’abbandono in Dio. Non siamo qui per celebrare un’efficienza umana, ma per lodare l’opera che lo Spirito ha voluto compiere attraverso le vostre vite, rendendovi umili custodi della chiamata altrui.
1. Vivere il presente con libertà evangelica
Il Vangelo di oggi ci pone innanzi a una scelta di assoluta radicalità: il servizio esclusivo a un solo Signore. “Non potete servire Dio e la ricchezza”. Ma Gesù, con sapienza divina, eleva lo sguardo dall’economia del denaro all’economia del cuore, smascherando l’insidia della preoccupazione. Il comando è perentorio: «Non affannatevi».
Per vivere questa libertà, occorre riconoscere le ombre che insidiano il nostro cammino:
L’affanno non è premura: La sollecitudine è il respiro dell’amore che si fa prossimo; l’affanno, invece, è il tarlo che devora la pace, disperdendo le energie dello spirito in un domani che non ci appartiene.
L’insolenza verso Dio: Come scriveva Romano Guardini, la preoccupazione è “un’insolenza dell’io verso Dio”. È la sottile, orgogliosa presunzione di credere che, se non ci agitiamo noi, il disegno divino si sgretolerà.
La resa alla Provvidenza: Vivere con libertà evangelica significa riconoscere che il mondo non poggia sulle nostre fragili spalle, ma sulla mano sapiente di un Padre. Smettere di affannarsi significa rinunciare a voler dirigere autonomamente il corso della storia, accettando di essere collaboratori della Sua opera, non architetti solitari di un destino che ci eccede.
2. Custodire la nostra storia quale segno di speranza
Perché questo Vangelo risuona con particolare forza nel vostro anniversario? Il Serra Club è, per vocazione, custode del seme. In questi cinquant’anni, qui a L’Aquila, avete trasformato l’affanno in un’operosità luminosa, scandita da tre verbi che segnano il solco della vostra missione:
Seminare: Avete gettato cultura vocazionale in un terreno talvolta arido, diffondendo il fascino della chiamata con la certezza che il seme, ancor prima di germogliare, è già Parola vivificante.
Pregare: Avete elevato la preghiera a respiro dell’associazione. Non un esercizio rituale, ma un’intercessione costante che sostiene i sacerdoti nel peso della vigna, sapendo che ogni vocazione sboccia nel grembo orante della Chiesa.
Custodire: Avete vigilato sulla sacralità del ministero ordinato, ponendovi come scudo contro il cinismo dei tempi e testimoniando la bellezza di chi, consacrandosi, diventa segno dell’eterno nel fluire della storia.
Voi non “producete” sacerdoti; voi preparate il terreno affinché lo Spirito possa agire. Ricordate l’agricoltore che, in tempo di siccità, continuava a seminare con cura? “Il mio compito è seminare; il compito di Dio è la pioggia. Se non semino, non do a Dio nulla da benedire”. Ecco il Serra Club: in mezzo secolo avete dato a Dio molto da benedire.
3. Vivere la nostra vocazione edificando il futuro
Guardando all’orizzonte, la parola di Gesù resta la vostra stella polare: “Cercate prima il regno di Dio”.
Edificare il futuro significa abitare il presente con una postura spirituale che si articola in tre dimensioni:
Testimoni della Provvidenza, non manager dell’ansia: La Chiesa non cerca gestori dell’emergenza. Voi siete chiamati a essere testimoni luminosi di una Provvidenza che mai si assopisce. Siete la prova che, anche quando le logiche umane cedono, la grazia di Dio trova sempre una via per irrompere nella storia.
Custodi di uno stile colto e brillante: La fede non è mai nemica dell’intelligenza, ma ne è il compimento. Il vostro carisma esige l’unione tra profondità teologica e freschezza di pensiero. Essere “colti” significa leggere i segni dei tempi con sapienza; essere “brillanti” significa rendere la bellezza della sequela di Cristo attraente, con la nobiltà di chi custodisce un tesoro inestimabile.
Artigiani di una fedeltà feconda: La vostra storia cinquantennale insegna che la fedeltà non è mera ripetizione, ma fecondità perseverante. Una fedeltà che non teme lo scorrere dei decenni, perché consapevole che il raccolto non dipende dalla nostra efficacia, ma dall’essere rimasti, tenacemente, al fianco del Signore.
L’Aquila, città ferita e risorta, sa bene cosa significhi ricostruire dalle fondamenta. Voi siete le fondamenta invisibili di una Chiesa che vuole continuare a generare santi sacerdoti. Non smettete di preoccuparvi — perché l’amore è sollecito — ma smettete di affannarvi per il domani. Il futuro appartiene a Dio.
Concedici, o Signore, di continuare a seminare con gioia, certi che la tua fedeltà precede, accompagna e compie ogni nostra speranza. Amen.
Giovanna Renzetti























