Club Genova Nervi. L’incontro con Dio raccontato nelle Scritture

Nel secondo incontro formativo, il prof. Franco Verdona, docente di lettere e teologia, con un’interessante conversazione, ricca di citazioni di autori classici e della Sacra Scrittura, ha illustrato il tema dell’anno, davanti all’uditorio attento e partecipe del Serra di Genova Nervi.

Richiamando la Deus Caritas est, prima enciclica di Benedetto XVI, il prof. Verdona[1] ha preliminarmente ricordato che la fede non è un insieme di dottrine, ma l’incontro con Gesù di Nazaret. Un’esperienza che cambia la vita, come è avvenuto a tante persone di ogni tempo e luogo.

Vi sono incontri, pur importanti, che, invece, non cambiano la vita: attingendo alla sua cultura classica, il relatore ha citato l’incontro di Immanuel Kant col pensiero di David Hume (1783), acceso empirista. Le c.d. obiezioni provocarono “una sorta di conversione” dal “sonno dogmatico” di Kant, indirizzando diversamente le sue ricerche e il modo di progettare la metafisica. Un evento decisivo, dunque, per la dottrina del grande filosofo, ma che non ne rivoluzionò la vita. [/read more]

Di tutt’altro tipo l’incontro con il Risorto. Spesso ci fermiamo agli aspetti estrinseci del Cristianesimo, non sappiamo affidarci al Signore. Che non è un’entità indefinita o il Dio tappabuchi (teorizzato dal teologo luterano Dietrich Bonhoeffer), da mettere in naftalina quando non sono nel bisogno. “All’inizio dell’essere cristiano, non c’è una decisione etica”, ma l’incontro con “una Persona, che da’ alla vita un nuovo orizzonte e con ciò la direzione decisiva” (Benedetto XVI).

Prima di passare alla Scrittura, il prof. Verdona ha evocato il viaggio, dalla selva oscura del peccato all’incontro con il Signore, di Dante Alighieri: giunto in Paradiso con la guida di Virgilio (che incarna la razionalità), il sommo poeta ottiene l’aiuto di tre donne, fondamentali per la sua salvezza. Oltre all’intercessione di Maria (la Grazia preveniente), santa Lucia (la Grazia illuminante) interviene su Beatrice (che incarna la Teologia), affinché salvi il suo amico.

Dante, quindi, fa parte dei cercatori di Dio, persone che non “vedono” solo il denaro, ma si pongono le domande più profonde, quelle di senso: chi sono, da dove vengo, dove vado? La vera letteratura, che si pone tali domande, è un luogo teologico. Anche Siddharta, il noto protagonista del romanzo di Hermann Hesse, cerca la verità e compie un percorso simile a quello del vero Budda.

Nella Bibbia troviamo diversi incontri (con Dio nell’AT, con Gesù nel NT), nei quali c’è una costante: è Dio che prende l’iniziativa e tocca il cuore del chiamato. Molti sono racconti di vocazioni: Dio da’ un incarico, di cui il chiamato di turno (Geremia, Amos) farebbe volentieri a meno. Esemplare l’incontro con Mosè, vera eccellenza dell’umanità chiamata, che viene colto nella sua quotidianità: pascolava pecore e capre oltre il deserto (luogo esistenziale, non solo geografico).

L’angelo del Signore gli appare in una fiamma di fuoco, che arde ma non brucia. Quello strano fenomeno fisico suscita fascino e tremore, uno scompiglio profondo, un cambio di rotta, un nuovo progetto di vita. Di fronte alla totale alterità dell’evento, Mosè si sente chiamare da Dio, che è solidale con le sofferenze del suo popolo e gli da’ il compito di liberarlo dalla schiavitù d’Egitto.

Nel NT sono più di 40 i racconti di un radicale mutamento interiore nella persona incontrata, che si pone alla sequela di Gesù. Rari i casi in cui ciò non avviene (il giovane ricco, appesantito dai beni terreni, pur dispiaciuto e triste, non trova il coraggio di distaccarsene). Emblematico l’incontro con la donna malata di emorragie (Mc 5, 25). Appena tocca il mantello, il flusso di sangue si ferma: la sua fede si rivela più forte della legge e della cultura che le impedivano di avvicinarsi a Gesù.

Mentre la folla pressava il Maestro, ma in fondo non sperava nella salvezza, lei agisce, sente che in Lui troverà la guarigione. Il Maestro percepisce che da lui è uscita la forza guaritrice. E la donna cade a terra e rivela che è stata lei a toccarlo! In quell’ammissione c’è un messaggio teologico: se mi affido a Lui, cado a terra, mi rivelo per come sono, ma so che Lui mi salva, proprio in virtù di questo affidarmi. Non è solo il racconto di una guarigione, ma un’indiretta dichiarazione di fede. Ed evoca pure le emorragie morali, i tradimenti: Marco ci vuol dire che la salvezza viene dalla fede.

Luca narra l’incontro con Zaccheo che, incuriosito dalla fama di Gesù, non riesce a vederlo a causa della bassa statura e allora sale sul sicomoro. In realtà, è la sua statura morale che non è all’altezza! Gesù, come è nel suo stile, gli dice che deve fermarsi a casa sua, ma il suo progetto non è di entrare nelle pareti fisiche, quanto di abitare la vita di Zaccheo (prefigurazione eucaristica?).

Vi è poi l’episodio del Battista che, finito di battezzare, fissa il Maestro e afferma in modo netto: “Ecco l’Agnello di Dio. E i due discepoli, sentendolo parlare così, seguirono Gesù” (Gv 1, 36-37). E’ una dichiarazione già sufficiente per indurre i discepoli del Battista a seguire Gesù, ma i due, sentendosi chiedere “Che cercate?”, a loro volta chiedono: “Dove abiti?”

La traduzione utilizza un verbo riduttivo. In realtà, è una domanda teologica: i discepoli vogliono sapere dove sono le sue radici, dove fonda la sua autorevolezza. Un discorso non dissimile da quello del Prologo di Giovanni: in Gesù c’è molto di più di ciò che appare. Non basta l’incontro per capire chi è, ma devo seguirlo e attuare una condivisione di vita, fino all’esperienza della Croce.

Ma oggi, si è chiesto il relatore, nel guazzabuglio del mondo secolarizzato (ove da un lato c’è un apparente interesse verso le religioni, ma dall’altro la fede viene meno in tante persone), dove posso incontrare Gesù? Il massimo della concentrazione cristologica lo troviamo nei Sacramenti (in primis nel sacrificio eucaristico), segni efficaci della Grazia, luoghi dell’incontro con Dio, in Cristo,

Anche la contemplazione delle infinite bellezze del Creato ci parla di Dio che, attraverso il Logos, ha dato loro vita (i cieli narrano la gloria di Dio, dice il salmo 18, e Kant: due cose riempiono l’animo di ammirazione (…) il cielo stellato sopra di me e la legge morale in me). L’universo, osservava Teilhard de Chardin, viaggia verso un punto Omega, che è Gesù Cristo.

E ancora, troviamo Dio (e la redenzione dal male) nella Chiesa, santa e peccatrice. In essa è sempre presente il peccato, ma non è mai venuta meno un’abbondante fioritura di santi e martiri. La risurrezione di Lazzaro ha un significato teologico: l’invito a venir fuori e a togliere le bende segnala che devo venir fuori da me stesso, dalla cripta dell’egoismo in cui mi sono nascosto.

E’ significativa la varietà di santi che la Chiesa esprime, dai dottori della Chiesa alle persone più semplici, che si abbeverano all’unica fonte del sangue di Cristo. Infine, il relatore ha aggiunto che incontriamo Gesù nei poveri (di beni e di spirito), nei malati, negli ultimi (Mt 25, 34-46), nei santi della porta accanto (espressione di papa Francesco), nei profughi, che suscitano tante paure, insieme a sentimenti di solidarietà o di avversione, ma sono anch’essi il volto terreno di Cristo.

Sergio Borrelli

[1] Il prof. Franco Verdona ha insegnato materie letterarie, per alcuni decenni, presso un noto liceo classico di Genova. Attualmente è docente di Teologia dogmatica presso il Seminario del capoluogo ligure. [/read]

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