Società di Servizio Sociale Missionario. Chiamati alla meravigliosa avventura dell’amore che si fa servizio

Carisma e Missione

I carismi sono doni dello Spirito Santo, dati per l’utilità del popolo di Dio, a vantaggio della santità della Chiesa e della sua missione (cf. Papa Francesco, Udienza generale, 6 novembre 2013). Vi sono diversità di carismi, ma uno solo è lo Spirito … uno solo è Dio, che opera tutto in tutti. E a ciascuno è data una manifestazione particolare dello Spirito per l’utilità comune (1 Cor 12, 4-7).

Da tali asserzioni si evince che:

– il carisma è dono gratuito dello Spirito di Dio; espressione della relazione che Egli desidera instaurare con il ricevente; energia vitale che delinea il volto e la missione particolare di chi lo accoglie;

– la diversità dei carismi, tutti originati dal medesimo Spirito, è finalizzata all’utilità comune, “a rendere bella e attrezzata la Chiesa, nel tempo e nello spazio, per ogni opera buona” (cf. LG 12). Ognuno, quindi, riceve un dono specifico per cooperare, in sinergia con gli altri, a far crescere e a edificare il Corpo di Cristo nella carità (cf. Ef 4, 11-13);

– nessun destinatario può, dunque, ostentare vanto per il “dono” ricevuto, ma in tutta verità, nella consapevolezza di portare il tesoro in un vaso di creta, (cf. 2 Cor 4,7), può solamente rendere grazie e averne cura perché il dono sia utilizzato a vantaggio della santità e della missione della Chiesa.

Tale premessa la ritengo opportuna per sottolineare la sproporzione esistente tra il Donante e il ricevente, tra il valore del dono e la precarietà di chi lo riceve; ma il Donante – al quale niente è impossibile (cf. Lc 1,37) – non si lascia bloccare dal limite e dalla sproporzione, anzi, interpella il ricevente chiamandolo a lavorare con Lui e per Lui, nella Sua Vigna.

La persona chiamata, consapevole di non poter rispondere con le sue sole forze alla chiamata e, nello stesso tempo, certa della fedeltà operosa di Colui che la interpella, può, solamente affidandosi, rispondere: “Eccomi”.

Il Fondatore e il carisma del Servizio Sociale Missionario 

La chiamata alla sequela di Cristo con il dono del Servizio Sociale Missionario ci invita a partecipare alla Diaconia di Cristo, in una vita totalmente consacrata a Lui, servendo i poveri, i sofferenti, i lavoratori, con un “servizio sociale” che sappia utilizzare, in base ai segni dei tempi, i buoni frutti della scienza e della tecnica, per la promozione della giustizia nella carità.

È un dono che la Famiglia Missionaria ha ricevuto tramite la mediazione del Fondatore: il Card. E. Ruffini, Arcivescovo di Palermo dal 1946 al 1967.

Egli, arrivato a Palermo il 31 marzo 1946, di fronte alle rovine e alla grande povertà di una città distrutta dopo la II guerra mondiale, così si espresse: “Mi sono reso conto delle vostre necessità, dei vostri bisogni e sin da questo momento partecipo nell’intimo dell’animo a tutte le vostre necessità, ai vostri bisogni, e sarò con voi per migliorare le vostre condizioni …. Voglio essere solidale con tutti coloro che invocano giustizia: voglio essere difensore di quelli che, comunque, fossero oppressi, voglio essere il sostegno di tutti i cadenti (Dal Discorso di Ruffini ai Palermitani il 31.III.1946 – pubblicato da “La Sicilia del Popolo” del 2.4.1946).    

Il Cardinale dinanzi ad uno scenario di distruzione e a un popolo ricco di attese, di speranze, ma nello stesso tempo avvilito dalla povertà e dalla sofferenza, annunciò il Vangelo della carità adoperandosi per la liberazione e il riscatto delle persone da varie forme di oppressione, con la promozione e l’istituzione di diverse opere sociali rispettose delle esigenze e della dignità delle persone, esprimendo con le opere la sua grande fede (cf. Gc 2,18).

“Non si può avere pace, scrisse il Cardinale all’inizio del suo mandato, finché si sa che nella parrocchia vi sono poveri senza pane e senza tetto. … Sarebbe per noi vergogna continuare a vivere in dimore comode, se non provvedessimo a chi non ha dove poggiare il capo” (Card. E. Ruffini, Discorso al clero e ai religiosi, il 24.IV.1948, in “Voce Cattolica”, 2.V.1948).

L’obbiettivo dell’Arcivescovo era di rispondere senza ritardo al reale bisogno immediato, ma soprattutto, di mirare, nel rispetto della dignità della persona, allo sviluppo, alla crescita umana e sociale, desiderando e facilitando percorsi di inserimento sociale dei cittadini più poveri, offrendo loro pari opportunità e condizioni favorevoli.

Il Cardinale ha guardato al territorio come tessuto sociale, ambito di relazioni e di legami, ove la persona ha una storia, una rete di relazioni e ha desiderato creare, a livello di quartiere – in particolare nelle periferie – un polo aggregante e socializzante per favorire la crescita delle persone, delle famiglie, dei gruppi, della comunità nel suo insieme: Centro di Servizio Sociale con Ambulatorio medico, Scuola materna ed elementare, Corsi di alfabetizzazione per adulti, Corsi di qualificazione professionale maschili e femminili.

 

L’Arcivescovo ha promosso la realizzazione di Servizi non secondo standard già predefiniti, ma a partire dalle persone e dalla “definizione” del loro bisogno (cf. Villaggio Ospitalità per coppie di anziani); ha valorizzato il criterio della “temporaneità”, evitando così la stigmatizzazione della persona e la cronicità del bisogno (cf. Casa della Gioia, per bambini gracili e predisposti alla tbc), ha posto attenzione privilegiata alla famiglia, mediante la sicurezza di una casa, il conseguimento di una qualificazione lavorativa, l’opportunità di poter fruire nel territorio di servizi socio-sanitari-educativi- religiosi.

Egli era convinto che le scienze umane e sociali e il metodo del Servizio Sociale potessero offrire risposte sociali più idonee: la lettura della realtà, la programmazione dell’intervento con la partecipazione attiva degli stessi fruitori dei servizi, l’impegno per la promozione di Servizi che tutelassero e rispettassero la dignità di tutti, con attenzione privilegiata ai più poveri, era aderente alla sua visione di persona, soggetto di diritti e di doveri, aperto alla socialità, solidarietà, responsabilità, libertà. Fondò, a tal fine, la Scuola Universitaria di Servizio Sociale “S. Silvia”.

Una collaborazione particolarmente significativa l’ebbe da un piccolo gruppo di persone, alcune delle quali erano state da lui guidate spiritualmente e incoraggiate al servizio dei poveri, dei sofferenti e dei lavoratori fin dagli anni del suo ministero romano.

A Palermo il gruppo andò, via via, crescendo e il Card. Ruffini nel 1954, in risposta “ad una ispirazione divina”, come Egli stesso diceva, pensò di erigere canonicamente un Istituto col nome Assistenti Sociali Missionarie, oggi Società Apostolica di Servizio Sociale Missionario.

Società Apostolica che, come ci disse Paolo VI nell’Udienza del 4.01.1966, “non si propone soltanto il fine, pur altamente apprezzabile, di collaborare al progresso civile del mondo, ma quello di servire Gesù nelle opere e nelle persone che incontra [……] La Chiesa vi dice: col servizio date testimonianza di ciò che può la carità e fate trasparire la vostra fede e il vostro amore a Cristo”.

Missione e Spiritualità

 La Missione che scaturisce dal carisma, espresso nel “Veritatem faciente in caritate” (Ef 4,16), ci chiama a rendere manifesta nel servizio la verità evangelica perché ogni realtà umana e sociale cresca in Cristo, secondo il progetto del Padre; e ci invia a servire, ad amare come e perché il Signore ci ha amato, quanti:

  1. – si trovano in situazioni di povertà che ostacolano o ledono lo sviluppo integrale della persona;
  2. – soffrono in diverse e molteplici forme;
  3. – nel mondo del lavoro, lesi nella loro dignità, interpellano la Chiesa e la società.

Il dono – compito affidatoci ci chiede di:

  • vivere le relazioni secondo la logica della fraternità fondata sulla paternità di Dio;
  • farci prossimo, con carità sollecita, ai tanti crocifissi della storia, perché ognuno abbia vita e vita degna;
  • adoperarci per progetti di solidarietà; per processi di nuove forme di convivialità nel territorio; per la promozione e l’incremento di percorsi di giustizia sociale e di liberazione da strutture ingiuste; per l’assunzione, da parte di tutti, del dovere di concorrere al bene comune, a partire dal privilegio del povero, “perché tutti siamo veramente responsabili di tutti” (cf. Sollicitudo Rei Socialis, 38);
  • essere grati perché veniamo “beneficati” dal fratello che “aiutiamo”. Siamo loro debitori di quanto ci donano e ci offrono per la nostra crescita in umanità, per quello che siamo e che diventiamo con il loro aiuto.

La spiritualità, che si fonda sulla diaconia di Cristo, venuto a servire e non ad essere servito, ci sollecita a rimanere in Cristo, lasciandoci plasmare dal Suo Spirito, attraverso:

  • l’ascolto orante della “Parola”;
  • la contemplazione della Sua Incarnazione e della Pasqua, assimilandone i sentimenti e gli atteggiamenti;
  • l’incontro con il povero, sacramento di Cristo; crescendo nella consapevolezza che ogni forma di povertà presenta un aspetto particolare della passione del Signore;
  • l’apertura al dialogo con uomini e donne di ogni ambente e cultura;

ci pone come “icona” Maria, la Serva del Signore che vive la sua missione in costante atteggiamento di servizio.

Il Papa Paolo VI, Il Card.E. Ruffini e un gruppo delle ASM, nell’Udienza del 04.01.1966

            La Chiamata può essere vissuta:

  • nella consacrazione al Signore, mediante i voti di povertà, castità, obbedienza e la promessa di Servizio Sociale Missionario e la vita fraterna in comune;
  • nell’adesione all’Associazione di Servizio Sociale Missionario con impegni secondo lo stato di vita di ciascuno (laicale, diaconale, presbiterale);
  • nell’adesione a “Testimoni di speranza nella sofferenza”: persone che vivono la propria sofferenza in comunione con Cristo, secondo il carisma del SSM.

Oggi siamo un piccolo gruppo presenti in Italia, Spagna, Argentina.

Fare memoria delle radici fondazionali e dell’esortazione del Papa Paolo VI ci è motivo di gioia e gratitudine e, nello stesso tempo, ci invita a verificare, nell’oggi, la nostra risposta al dono ricevuto e a discernere ciò che lo Spirito ci dice nelle concrete circostanze che viviamo. In prospettiva di futuro, ci sollecita a partecipare in comunione con altri, come lievito nella massa, nell’individuare, con il dono specifico ricevuto, nuove possibili risposte alle sfide odierne.

M. Aurelia Macaluso asm

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