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Speranza vocazionale senza marketing ecclesiale

Quella parola “vocazione”; il  Vescovo della Diocesi di Lucera-Troia  ci invita ad usarla con parsimonia, una parola preziosa e spesso abusata. Una parola “di peso” anche nell’ultima lettera pastorale che ci è stata consegnata. Siamo invitati, come Chiesa in cammino, a sostenere quella “speranza di vocazioni” che Mons. Giuseppe Giuliano ritiene possibile solo dove la Comunità si costituisce come generosa, impavida dinanzi ai calcoli che – spesso e volentieri – rasentano il marketing dominante. 

Le logiche dell’economia e della finanza, fatte di calcoli ma anche si subdole proposte, bussano così facilmente alla porta della nostra pastorale: bisogna essere “di più”, bisogna fare “di più”. Ne viene fuori un subbuglio meschino, proprio lì dove dovrebbe regnare la logica della carità. Meschino perché calcolato, interessato e in qualche modo manovrato. Si finisce facilmente per distruggere quella speranza vocazionale che rinuncia alle seduzioni e diventa proposta di orizzonti grandi ma concreti. Di tutto questo – evidenzia mons. Giuliano – i giovani se ne accorgono. Trovare l’alternativa a modalità che riscontrano già al di fuori  dei nostri contesti ecclesiali: è questa la possibilità onesta che può diventare, appunto, “speranza” per i chiamati (per tutti i giovani, per tutti i battezzati). Serve il coraggio di una verità che si propone senza imporsi, di una bellezza che si mostri ma senza ammaliare. Serve fare la differenza perché Dio si mostri, oltre i pensieri e le umane volontà. Perché la sua volontà valichi le piccolezze di piccoli uomini che vogliono imporsi sul Suo progetto. 

Filly Franchino – Direttrice Ufficio Vocazioni Diocesi Lucera-Troia

Domenica 25 Aprile, Giornata Mondiale di preghiera per le Vocazioni. Celebriamo insieme il nostro SERRA DAY, online.

Domenica 25 Aprile 2021, alle ore 16:00, in occasione della 58a Giornata Mondiale di preghiera per le Vocazioni,  il Presidente Enrico Mori ci invita ad unirsi, online (link accessibile a partire dalle ore 15:30 del 25 aprile), per un momento di preghiera e riflessione insieme a Don Michele Gianola, Direttore dell’Ufficio Nazionale per la Pastorale delle Vocazioni.

Cari amici Serrani,

viviamo ancora un tempo “sospeso”, un tempo di sofferenza ma anche di speranza, un tempo in cui la fede in Dio deve essere messa al primo posto di questa nostra vita.
Il presupposto affinché la nostra vita sia soddisfacente e piena è la capacità di attribuirgli un significato forte e l’impatto che questa pandemia ha avuto sulla nostra vita, ne è la prova.
La tragedia della pandemia che ci ha colpito, ha arricchito il senso delle nostre vite, ci siamo sentiti e ci sentiamo ancora adesso tutti parte di una comunità unita, che sa, che soltanto affrontando questa “guerra” tutti insieme la si può vincere. In particolare noi credenti, ben sappiamo che, come ci dice S. Paolo “la fede viene dall’ascolto, non dalla visione, e la parola riguarda la parola di Cristo che fa sorgere la fede nel cristiano, che fa sorgere la fede nel credente”.

Ci apprestiamo domenica 25 aprile a celebrare la Giornata Mondiale per le Vocazioni, il “Serra Day”.

Papa Francesco ha intitolato il messaggio inviato per la celebrazione “San Giuseppe: il sogno della vocazione”, prendiamolo, anche noi serrani, come esempio di fede.

Giuseppe dimostra una superiore giustizia nel scegliere la “via segreta” cioè non ripudia Maria, ben sapendo che così facendo l’avrebbe condannata alla lapidazione ma la prende con sé “fidandosi” di quanto l’Arcangelo Gabriele gli rivela in sogno. Un uomo che non ha vendetta ma amore.

Nei Vangeli non troviamo nessuna parola di Giuseppe, abbiamo solo quest’atteggiamento di “affidamento” nel fare quanto gli dice Gabriele e lo fa nella maternità di Maria, lo fa tornando dall’Egitto, lo fa tornando a Nazareth e questo diventa davvero il modello del discepolo, dell’obbedienza di colui che crede, l’esempio di fede, incondizionata, alla parola di Dio a cui tutti noi dobbiamo guardare e uniformarci.

Vi abbraccio nella certezza che Maria, Madre delle vocazioni e San Junipero, pregano per noi.

Enrico Mori

Online il numero della rivista Vocazioni

IN QUESTO NUMERO

Ester Abbattista

Federico De Rosa

Michele Gianola

Paolo Rocca

Michela Pensavalli

Alessandro Colasanto

Cesare Falletti

Michela Conte

Post-umano, troppo post-umano

News – B. Roggia

Massimo Pampaloni

Vincenzo De Gregorio

M. Giraldi – S. Perugini

Lodovica M. Zanet

Silvia Luraschi

Silvia Luraschi

Diana Papa

Diana Papa

Diana Papa

Chiara D’Assisi

Silvio Grasselli

S.Grasselli – M. Mascheretti

Emanuela Vinai

M. Erasmo – G. De Marco

Sorelle Povere di S. Chiara

Sorelle Povere di S. Chiara

Origine

di don Michele Gianola

n tempo d’inverno è più facile uscire di casa prima dell’alba per mettersi in viaggio o recarsi al lavoro e assistere alla nascita del sole senza però fermarsi, sostare, gustare quel prodigio ancestrale che da sempre ha affascinato l’uomo perché capace di ricondurlo simbolicamente alla propria origine. La parola stessa, infatti, racchiude il significato antico di ‘sorgere, spuntare’ ed è sufficiente fermarsi, soffermarsi a contemplare il passaggio dal crepuscolo alla luce per riconoscere la sensazione comune dell’assistere a tutto ciò che nasce. 

Anche la vocazione è così: sorge, spunta, illumina nello stesso modo in cui nella liturgia del mattino la Chiesa prega con il cantico di Zaccaria (Lc 1,78). La visita del Signore è come un sole che sorge, non è violento, rischiara gradualmente ma con tenacia, non torna indietro, lo si può guardare, vedere contemplare dritto in volto, se ne può gustare la presenza per la giusta durata, non lo si può trattenere perché il suo cammino nell’arco del cielo, in ogni istante è alba al momento giusto per tutti i popoli della terra. 

L’origine comune da cui tutti veniamo è l’opera misteriosa e tenace di Dio che dalla nascita del mondo e del cosmo continua a ripercorrere la storia risvegliando uomini e donne con la luce e il calore dello Spirito, con il suo tocco lieve e sicuro, con la sua presenza forte e discreta. È la radice della vita che ci ha resi fratelli di tutti, la radice del Battesimo che ci ha convocati nella Chiesa per essere lievito della storia, insieme agli altri, è la radice che ci ha condotti alla nostra vocazione particolare che, sempre, porta con sé un’appartenenza essenziale. 

Ogni vocazione è ferita dalla nostalgia della propria origine come l’ombelico che è il baricentro della personaquasi a dire anche nella carne che è alla radice che bisogna tornare per ricordarsi che al medesimo tempo si tratta di lasciare, partire, andare, raccontare, costruire, operare. È curioso come allo stesso modo accada in ogni passo del Vangelo e in ogni chiamata di Gesù. Figlia, la tua fede ti ha salvata «va’ in pace» (Lc 8,48); giovane, «va’ e anche tu fa’ così» (Lc 10,37); donna di Samaria, «va’ a chiamare tuo marito e ritorna qui» (Gv 4,16); donna, non ti condanno, «va’ e non peccare più» (Gv 8,11); uomo «va’ a lavarti alla piscina di Siloe» (Gv 9,7) e riacquisterai la vista; Maddalena, «va’ dai miei fratelli» (Gv 20,17); Filippo, «va’ e accostati a quel carro» (At 8,29); Anania «va’ [a chiamare Paolo] perché è lo strumento che ho scelto per me» (At 9,15). La vocazione, l’incontro con la Parola del Signore mette in cammino, in movimento, in azione: origina la vita. 

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Claudia Chemelli

Federico De Rosa

Michele Gianola

Riccardo Battocchio

Luca e Ileana Carando

Luca e Ileana Carando

Luca Grion

Lucia Masetti

Giovanni Rocca

News Segreteria UNPV

Massimo Pampaloni

Donato Ogliari

M. Giraldi – S. Perugini

Lodovica M. Zanet

R. Bencivenga – D. Wlderk

M.G. Vergari – R. Bencivenga – D. Wlderk

Giovanni Battista e Silvia Cattani

Silvio Grasselli

S.Grasselli – M. Mascheretti

Emanuela Vinai

G.M. Ferrara – G. De Marco

Sorelle Clarisse di Bergamo

Sorelle Clarisse di Bergamo

Benedire

di don Michele Gianola

«Maestro, che cosa devo fare per ereditare la vita eterna?» (Lc 10,25). La domanda posta a Gesù dal giovane ricco è entrata spesso nell’annuncio e nel discernimento vocazionale, accompagnata dal desiderio – sempre molto buono – di intuire la propria strada, l’orientamento da dare alla pro-pria vita, la propria vocazione. Come nell’episodio del Vangelo, il Signore non risponde in maniera chiara e univoca, non affida un ruolo, non indica una forma, non precisa i passi da compiere uno per uno: semplicemente invita ad amare Dio e i fratelli, a mettersi al servizio, a dare la vita.
Nell’esortazione apostolica Evangelii gaudium, papa Francesco riprende la radice della vocazione cristiana insegnando – in un numero citato molto spesso – che ogni uomo di questa terra è una missione. «Illuminare, benedire, vivificare, sollevare, guarire, liberare» sono i compiti e gli atteggiamenti del cristiano capaci di rivelare la propria specifica vocazione (cf. FRANCESCO, Evangelii gaudium, 273).
Che cosa dobbiamo fare, allora? Benedire è uno delle vie per riconoscere la propria vocazione, non soltanto nel tempo del discernimento iniziale quanto in quello della vita adulta, del cammino già intrapreso. Benedire, infatti, è l’opera di Dio fin dal Principio della Creazione quando – al termine di ogni giorno – egli si volge indietro, contempla e riconosce in ciò che ha fatto, una cosa buona (Gen 1). Così, benedire è partecipare al compimento della sua opera, ma soprattutto riconoscerne il fiorire in quella sorta di creazione continua che è la storia della salvezza, edificare il Regno di Dio e il suo tempio.
Benedire è guadagnare lo sguardo di Dio sulle cose e sulle persone, at-tendere a quell’esercizio così decisivo perché legato alle radici della lotta spirituale di udire dai volti delle persone il risuonare di quella eco che ri-conduce alle origini: «Vide che era cosa molto buona» (Gen 1,31). Nell’intimo di ogni uomo e di ogni donna brilla la luce preziosa della fi-gliolanza divina, nel cuore di ciascuno abita lo Spirito che preme per ricucire quella fraternità originaria, lacerata dal peccato.
«Dov’è tuo fratello?» (Gen 4,9). La domanda che implora da parte di Dio la direzione del ritorno alla beatitudine per la quale siamo nati e verso la quale siamo diretti è il punto prospettico da cui guardare il mondo. Là, dietro il volto di ciascuno e nascosta dentro i fatti e le occasioni della vita è possibile intuire la fisionomia di Gesù, nel quale soltanto possiamo riconoscerci figli di Dio.

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Giuseppe De Virgilio

«Ciò che le nostre mani hanno toccato» (1Gv 1,1)

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Federico De Rosa

Polvere e cielo

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Michele Gianola

Asperità

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Isabella Guanzini

Fra sapere assoluto e divinizzazione dell’uomo

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Paolo Tomatis

Dove la fede prende corpo

https://rivistavocazioni.chiesacattolica.it/2020/10/08/dove-la-fede-prende-corpo/

Luca Peyron

Corpi digitali, vocazione di carne

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Catherine Aubin

Àlzati!

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Emanuela Vinai

Carne e mistica: perché non possiamo dirci divisi

https://rivistavocazioni.chiesacattolica.it/2020/10/08/carne-e-mistica-perche-non-possiamo-dirci-divisi/

News UNPV – Chiara Orefice

Come un mosaico

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Massimo Pampaloni

Sotto la tutela del tuo nome

https://rivistavocazioni.chiesacattolica.it/2020/10/08/sotto-la-tutela-del-tuo-nome/

Donato Ogliari

Il mistero della croce

https://rivistavocazioni.chiesacattolica.it/2020/10/08/il-mistero-della-croce/

Giraldi – S. Perugini

Dal buio alla luce

https://rivistavocazioni.chiesacattolica.it/2020/10/08/dal-buio-alla-luce-2/

Lodovica M. Zanet

Attilio Giordani

https://rivistavocazioni.chiesacattolica.it/2020/10/08/attilio-giordani/

Bencivenga – D. Wlderk

Futuro presente

https://rivistavocazioni.chiesacattolica.it/2020/10/08/futuro-presente/

M.G. Vergari – R. Bencivenga – D. Wlderk

Futuro presente – Attività laboratoriali

https://rivistavocazioni.chiesacattolica.it/2020/10/08/futuro-presente-attivita-laboratoriali/

Sergio Tettamanti

Quel Dio che dobbiamo cercare

https://rivistavocazioni.chiesacattolica.it/2020/10/08/quel-dio-che-dobbiamo-cercare/

Benoit Standaert

Le tre colonne del mondo

https://rivistavocazioni.chiesacattolica.it/2020/10/08/le-tre-colonne-del-mondo/

David Maria Turoldo

Ancora tempo di monaci?

https://rivistavocazioni.chiesacattolica.it/2020/10/08/ancora-tempo-di-monaci/

Silvio Grasselli

Tecnologia

https://rivistavocazioni.chiesacattolica.it/2020/10/08/tecnologia/

S.Grasselli – M. Mascheretti

Tecnologia (approfondimenti online)

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Emanuela Vinai

La messe e gli operai, perché le vocazioni sono preziose

https://rivistavocazioni.chiesacattolica.it/2020/10/08/la-messe-e-gli-operai-perche-le-vocazioni-sono-preziose/

G.M. Ferrara – G. De Marco

I cammini di Leuca – La Via Sallentina

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Sorelle Clarisse di Bergamo

Adorazione: Percorsi di fraternità

https://rivistavocazioni.chiesacattolica.it/2020/10/08/09-percorsi-di-fraternita/

Sorelle Clarisse di Bergamo

Adorazione: Missionari coraggiosi

https://rivistavocazioni.chiesacattolica.it/2020/10/08/10-missionari-coraggiosi/

Asperità

di don Michele Gianola

Quando Galileo Galilei alzò lo sguardo verso il cielo notturno e iniziò ad osservare la Luna attraverso il cannocchiale, avanzò la teoria che la sua superficie non fosse né perfettamente liscia, né perfettamente lucia – come allora si credeva – ma rugosa come quella terrestre, fatta di rilievi, avvallamenti, monti e crateri. Di questo si accorse notando che il margine che definisce il lato illuminato da quello in ombra della Luna, non appariva come una curva perfetta – come accadrebbe in una sfera levigata – ma frastagliato a causa del disegno delle ombre delle asperità del terreno lunare proiettate sulla sua superficie.

La parola ‘asperità’ porta il sapore acido della frutta acerba, quella rugosità al tatto che può apparire fastidiosa perché distante da un’idea di armonia o di ordine che tutto ingloba. La vita – come la vocazione – non è perfettamente liscia, non lo è la nostra né quella delle persone con le quali camminiamo, la loro persona e la nostra non è fatta di un’idea, ma di carne che vive, soffre, spera, abita nelle asperità della vita.

Astrarre, allontanare, tirare via tutto quello che non risponde ad una idea di perfezione è una tentazione da cui deve guardarsi chi desidera camminare nella santità (cf. Francesco, Gaudete et exsultate, 37-42) e si illude di poter tendere ad una perfezione che ha immaginato come una sfera liscia nella quale tutto torna secondo il disegno di un equilibrio formale che inganna, mostrando le cose da un’altezza tale da farne scomparire la bellezza, la carne, la realtà, anche quella di Dio.

Dio, non rientra nei nostri schemi: «Ci supera infinitamente, è sempre una sorpresa e non siamo noi a determinare in quale circostanza storica trovarlo, dal momento che non dipendono da noi il tempo e il luogo e la modalità dell’incontro. Chi vuole tutto chiaro e sicuro pretende di dominare la trascendenza di Dio» (Francesco, Gaudete et exsultate, 41). Con che forza risuonano queste espressioni se accostate alla parola ‘vocazione’ e con quanta energia ne fanno esplodere una delle sue caratteristiche più affascinanti: la sorpresa. Nessuna vocazione è frutto di calcolo, nessuna è l’esito di un progetto scritto a tavolino, ma ogni incontro vero con il Risorto ha il gusto dell’irruzione, dell’improvvisata che genera meraviglia, fin dal primo mattino di Pasqua.

Si tratta, così, di non temere le asperità del terreno, di liberarsi delle astrazioni che ingessano la mente e raffreddano il cuore per imparare a toccare la carne rugosa dei cuori degli altri nella stessa maniera in cui la mano di Dio, senza stancarsi, tocca la nostra. Lì soltanto sapremo riconoscere quell’ombra di terra illuminata dalla luce del Sole nella cui asperità si nasconde l’invito per il quale vale la pena decidere di spendere la vita.

Online il numero della rivista Vocazioni

IN QUESTO NUMERO

COPERTINA

di Federico De Rosa
https://rivistavocazioni.chiesacattolica.it/2020/07/30/liberta-dono-senso/
EDITORIALE

Interesse

di Michele Gianola
DOSSIER

La vocazione di Adamo

di Ruberval Monteiro
DOSSIER

Tra voi però non è così

di Lisa Cremaschi
DOSSIER

Finché non venga il suo Regno

di Maria Bianco
DOSSIER

Liberi dalla preoccupazione di essere il centro

di Benedetto Francesco Di Bitonto
DOSSIER – SOLO ONLINE

Lasciare andare, voce del verbo fecondare

di Antonia Chiara Scardicchio, Tony Drazza
DOSSIER

Piccole Gigantesche Cose

di Antonia Chiara Scardicchio, Tony Drazza
INSERTI

Sembrava tutto molto chiaro

di La Redazione
RUBRICHE

Un breve lampo d’amore

di Massimo Pampaloni
FONTI

Il miracolo della manna

di Donato Ogliari
INSERTI

Ripartire dalla memoria del cuore

di Massimo Giraldi, Sergio Perugini
RUBRICHE

Gabrielle Bossis

di Lodovica Maria Zanet
INSERTI

Il presente: “sostare” dentro l’esperienza

di Raffaella Bencivenga, Daniele Wlderk
INSERTI

Il presente – Attività laboratoriali

di Maria Grazia Vergari, Raffaella Bencivenga, Daniele Wlderk
RUBRICHE

Come canali

di Teresita Cabri
FONTI

L’orientamento per la vita

di Giacomo Alberione
RUBRICHE

Musica

di Silvio Grasselli
MEDIA

Musica – Approfondimenti

di Maria Mascheretti, Silvio Grasselli
INSERTI

È un viaggio bellissimo, sorridi!

di Emanuela Vinai
RUBRICHE

La Via di San Francesco

di Gaia Martina Ferrara, Gionatan De Marco
MEDIA

07. Tempo si sogni

di Sorelle Clarisse di Bergamo

MEDIA

08. Voglia di vivere

di Sorelle Clarisse di Bergamo

La Congregazione delle Suore Collegine della S. Famiglia

NEL CUORE DELLA SOCIETÀ COL CUORE DI DIO

La Congregazione delle Suore Collegine della S. Famiglia viene fondata a Sezze nel Lazio l’11 giugno del 1717 con l’approvazione del breve Ad Apostolicae dignitatis da parte di papa Clemente XI, perché il compassionevole cuore del Servo di Dio, il Card. Pietro Marcellino Corradini (1658-1743), la cui veste cardinalizia è intrisa di carità, legge il bisogno – urgenza di educare le figlie del popolo nelle arti femminili, nel far di conto e nella formazione cristiana… al fine di rinnovare e riedificare la società a partire dal modello di famiglia umana e cristiana, il cui fulcro è la donna, con la sua dignità, la sua formazione umana, culturale, morale e spirituale.

Il Corradini affida quest’opera d’arte alle Convittrici della S. Famiglia, oggi Suore collegine, perché, implicate dal basso, assumendo il profilo di consacrate madri, maestre e sorelle, diventassero per le figlie del popolo custodi del gran tesoro che sono le persone.

La fisionomia stabilita per il nuovo Istituto vuole che le religiose uniscano la dimensione spirituale contemplativa del modello monastico a quella pastorale di vita attiva degli Istituti di vita attiva per giungere così ad una felice sintesi di azione e contemplazione, vita attiva e contemplativa. Tale modello, voluto fortemente dal Corradini, comporta la non adozione della clausura, dal momento che l’impegno a favore della popolazione femminile richiede il servizio anche fuori del monastero.

Presto la fama dell’opera del Corradini si diffonde oltre il Lazio: infatti, Don Stefano Compagnone, secondo Confessore del Conservatorio setino, casa madre della Congregazione delle Suore Collegine, tornato in Sicilia, insieme a don Carlo Loi e Vasquez e mons. Carlo Vanni, anch’essi attenti alla formazione delle giovani palermitane, fa conoscere all’allora Arcivescovo di Palermo Mons. Giuseppe Gasch la bontà dell’opera corradiniana sì da ottenere il via per la fondazione della prima casa collegina a Palermo nel quartiere Olivella; correva l’anno 1721.

La Congregazione si diffonde in poco tempo a macchia d’olio nei vari centri dell’isola e le sue case da subito vengono chiamate “Collegi di Maria”. Quest’ultimi attraverseranno tutte le vicissitudini di un sud che ha sofferto, ma anche lottato, per la sua identità e per il riscatto dalla sua marginalità rispetto ad uno Stato sentito lontano ed estraneo. La storia dei Collegi di Maria vive dunque le alterne vicende storiche, sociali, morali e spirituali dell’Italia post-unitaria, e non solo, a fianco della gente, istruendo, educando e testimoniando l’attenzione ai piccoli, che sono i prediletti del Signore.

Le Collegine pertanto, nel corso di tre secoli, entrano a pieno titolo nei processi formativi avendo preceduto quello che sarà, rispetto alla sua fondazione, un provvedimento successivo dello Stato: istituire cioè la scuola pubblica. Le consacrate, gravide del carisma educativo, che portano dentro al loro DNA e che esprimono nella missione educativa e di evangelizzazione, (consapevoli o no, nel piano misterioso di Dio tutto è grazia, anche l’inconsapevolezza del bene), possono dunque penetrare nei tessuti formativi a buon titolo e facendo “la parte migliore”. Le ragazze del popolo, ma anche tutte le altre, dono della Provvidenza alla loro missione, sono fatte oggetto e destinatarie di una formazione globale, progressiva … ne sono testimoni le pennellate ispirative e pedagogiche, che si evincono dal primo testo delle Costituzioni.

In trecento anni di storia, la Congregazione è stata in frontiera a difendere e promuovere il diritto dei bambini ad essere riconosciuti nella propria dignità e a potere godere del diritto alla cura, alla custodia, allo studio, all’autonomia… in Italia come all’estero.

Il carisma della Congregazione è la carità educativa di Gesù Maestro, che si esprime in primis nella missione della Scuola e dell’evangelizzazione. Le icone bibliche che lo ispirano sono quelle di Gesù che accoglie i bambini secondo l’adagio evangelico: “Lasciate che i bambini vengano a me!”(Mc 10,14) e la compassione che Gesù prova davanti alle folle che lo seguono da giorni (Mc 6,34 ss.); compassione che si fa pane e parola, evangelizzazione e nutrimento. Mai, infatti, per le suore collegine è venuto meno il binomio promuovere – educare, consapevoli che prima viene la dignità della persona, riconosciuta in tutte le sue dimensioni, e poi la formazione. Ancora oggi, in Italia come nelle missioni in terra d’Europa, d’Africa e Messico, le suore collegine animano scuole di ogni ordine e grado, orfanotrofi e case famiglia, e curano la formazione dei giovani e la catechesi.

La passione educativa, sollecitata dall’urgenza del “prendersi cura” delle giovani generazioni col cuore stesso di Dio, pone le suore collegine in frontiera, lì dove, la fame della dignità, della conoscenza, della giustizia e della libertà, le sfida alla continua necessità di “educare educandosi ed evangelizzare evangelizzandosi”.

Suor Paolina Mastrandrea

Suora collegina della s. Famiglia

 

 

Online il numero della rivista Vocazioni

IN QUESTO NUMERO

Fino all’orlo (Gv 2,7b)

di Gianluca Carrega

Il vangelo dice così, che i servi riempirono le anfore fino all’orlo, con una espressione che non solo non si trova altrove nei vangeli, ma neppure in tutta la Scrittura. Dovrà pure voler dire qualcosa. Perché è un fatto che il riempimento serve, a livello narrativo, a prevenire i dubbi…

COPERTINA

L’abbraccio tra l’uomo e Dio

di Federico De Rosa

EDITORIALE

Limiti

di Michele Gianola

DOSSIER

Voglio o forse non voglio

di Cesare Vaiani

DOSSIER

Dagli occhi alle mani

di Maria Grazia Borgese

DOSSIER

Barriera o chiamata

di Lucio Rossi

DOSSIER

Accompagnamento

di Angelo Stella

DOSSIER

Educazione finanziaria per la crescita delle persone e della società

di Pietro Gaudenzi

INSERTI

La speranza fiorirà all’improvviso

di Michele Gianola

RUBRICHE

Parola di Dio, fontana inesauribile

di Massimo Pampaloni

FONTI

Il buon pastore

di Donato Ogliari

INSERTI

Fare verità e memoria

di Massimo Giraldi, Sergio Perugini

RUBRICHE

Dietrich von Hildebrand

di Lodovica Maria Zanet

INSERTI

Incontri, luoghi, persone

di Raffaella Bencivenga, Daniele Wlderk

INSERTI

Incontri, luoghi, persone – Attività laboratoriali

di Raffaella Bencivenga, Maria Grazia Vergari, Daniele Wlderk

RUBRICHE

Gioia piena alla Tua presenza (Sal 15,11)

di Emanuele Marigliano

RUBRICHE

Antologia di testi

di Emanuele Marigliano

RUBRICHE

La televisione

di Silvio Grasselli

MEDIA

La televisione – Approfondimenti

di Maria Mascheretti, Silvio Grasselli

INSERTI

Pro-vocati all’amore

di Emanuela Vinai

RUBRICHE

La Via Micaelica

di Gionatan De Marco, Gaia Martina Ferrara

MEDIA

05. Maria, la ragazza di Nazareth

di Sorelle Clarisse di Bergamo

MEDIA

06. Lo Spirito dà la vita

di Sorelle Clarisse di Bergamo

Limiti

di don Michele Gianola

«Appena i portatori dell’arca furono arrivati al Giordano e i piedi dei sacerdoti che portavano l’arca si immersero al limite delle acque – il Giordano infatti è colmo fino alle sponde durante tutto il tempo della mietitura –, le acque che scorrevano da monte si fermarono e si levarono come un solo argine molto lungo […]. Le acque che scorrevano verso il mare dell’Araba, Mar Morto, si staccarono completamente. Così il popolo attraversò di fronte a Gerico» (Gs 3,14-16).

È strano come il concetto del limite abbia per noi un’accezione negativa con la quale non amiamo avere a che fare. Eppure, molto spesso, nella Scrittura il limite porta con sé la possibilità di vedere compiersi la promessa dell’agire di Dio. È il mistero contenuto in quella frazione di secondo che passa tra il sollevarsi del piede del primo sacerdote e il suo immergersi nelle acque del Giordano. Un intervallo lungo il tempo di un passo ma carico di quel composto unico e vitale fatto del mischiarsi della volontà di Dio e della nostra; fatto di quella fede reciproca – paradossalmente, la nostra e quella di Dio – che brilla in quel gesto nel quale risuona, da entrambe le parti, il desiderio misto alla trepidazione: «Coraggio, mi fido di te!». È questa la parola nascosta nell’intimo di chi compie ogni passo e silenziosamente rivolta a Dio, senza parole; è la medesima parola nascosta nel cuore di Dio che osserva trepidante il sollevarsi di quel piede, l’intuire di Eli (1Sam 3,8), l’ornarsi di Giuditta (Gdt 10,3-5), il socchiudersi delle labbra di Maria (Lc 1,38). È la parola nascosta nel passo possibile – non importa quanto grande o piccolo sia – che ciascuno di noi può fare.

«Quando alcuni [che si credono cristiani] si rivolgono ai deboli dicendo che con la grazia di Dio tutto è possibile, in fondo sono soliti trasmettere l’idea che tutto si può fare con la volontà umana, come se essa fosse qualcosa di puro, perfetto, onnipotente, a cui si aggiunge la grazia. Si pretende di ignorare che non tutti possono tutto e che in questa vita le fragilità umane non sono guarite completamente e una volta per tutte dalla grazia. In qualsiasi caso, come insegnava sant’Agostino, Dio ti invita a fare quello che puoi […]» (Francesco, Gaudete et exsultate, 49).

Così è della vocazione: l’esigenza di riconoscere il bene possibile che posso compiere (cf. Francesco, Christus vivit, 285) il passo che posso fare, l’acqua con la quale posso riempire le mie giare «fino all’orlo» (Gv 2,7) per vederla trasformata in opera di Dio. Nella vocazione tutto segue questa logica offertoriale, perché è la medesima dell’agire di Dio, sempre in sinergia con l’uomo: viene al battesimo un uomo vecchio e diventa nuovo, giunge un peccatore e ritorna guarito, arrivano un uomo e una donna e si forma una carne sola, si portano all’altare il pane, il vino e la vita e ci viene donato il Corpo di Cristo.

Serrani in preghiera nella giornata delle vocazioni

IV domenica dopo Pasqua, il Vangelo del buon pastore: ” Io sono la porta delle pecore. Tutti coloro che sono venuti prima di me, sono ladri e briganti; ma le pecore non li hanno ascoltati. Io sono la porta: se uno entra attraverso di me, sarà salvato; entrerà e uscirà e troverà pascolo.” 57* giornata mondiale delle vocazioni, il Serra day sostiene le vocazioni, la Bellezza pura di ogni chiamata, il servizio alla Chiesa universale e particolare, l’ amicizia con i giovani innamorati di Cristo…una giornata piena di luce, di speranza, di coraggio per amare ogni dono donato dalla Vita! In questo drammatico periodo storico, questa giornata assume una valenza particolare, con la gratitudine al Maestro- buon pastore che guida i nostri passi incerti per uscire dal tunnel delle paure, della sofferenza, verso il mondo nuovo che vorremmo costruire. ” Sempre avanti, con gioia ed entusiasmo ”  san Junipero proteggi il Serra international ed i serrani che in tutto il mondo pregano per le vocazioni! Auguri, cari serrani, sebbene a distanza, festeggiamo il nostro Serra day!
Maria Luisa Coppola  –  Past President
Carissimi,
in questa quarta domenica del tempo pasquale, detta del Buon Pastore e tradizionalmente dedicata alla preghiera per le vocazioni di speciale consacrazione, ci sostiene ancora una volta la consapevolezza che nelle mani del Signore tutto assume una dimensione nuova, unica e originale. Entrando per questa porta e abitando il recinto della comunione ecclesiale abbiamo la certezza di vivere appieno e ripetere col salmista la nostra fede: “Il Signore è il mio pastore non manco di nulla” (Sal 22).
*Propongo che oggi alle ore 12:00 tutti i Serrani d’Italia si uniscano in preghiera, recitando un Ave Maria e la preghiera del Serrano per le Vocazioni*
Giuliano Faralli, Vice Presidente alle Comunicazioni

Veglia di preghiera per le vocazioni. Sabato 2 maggio.

 

“Datevi al meglio della vita”

GIORNATA MONDIALE DI PREGHIERA PER LE VOCAZIONI. DOMENICA 3 MAGGIO

In occasione della 57a Giornata Mondiale di Preghiera per le Vocazioni, avrà luogo sabato 2 maggio la veglia di preghiera alla quale siamo invitati tutti a partecipare.

Riportiamo il link con il  materiale per l’animazione messo a disposizione dall’Ufficio Nazionale per la Pastorale delle Vocazioni, nonché il programma della giornata.

Ti suggeriamo:
il video con la preghiera: https://youtu.be/ qjl2Vw4kA_4
La diretta sul canale YouTube: https://youtu.be/ 3uVezr_wJWE 
Il flipbook della rivista vocazioni: https:// rivistavocazioni. chiesacattolica.it/2020/04/06/ flipbook/