Club di Pomposa. Intelligenza artificiale, fede e libertà

L’intelligenza artificiale? Una grande opportunità per la crescita umana ma anche un evidente pericolo se non si sarà in grado di gestirla. Di questo straordinario fenomeno dei nostri tempi si è occupato approfonditamente il Serra Club Pomposa grazie a un relatore sui generis: esperto della materia e sacerdote al tempo stesso. Stiamo parlando di don Stefano Gigli, noto ed apprezzato presbitero, esponente dei Ricostruttori nella preghiera che regge la celebre basilica (proprio in questi giorni festeggia i mille anni della dedicazione) che l’abate San Guido fece crescere a tal punto da trasformarla in un autentico faro di cultura. Qui, fra l’altro, operò anche l’omonimo Guido, ma di Arezzo, inventore delle note musicali. E sempre all’interno di questa stupenda basilica (meravigliosi gli affreschi e la pavimentazione) si è svolto l’incontro, molto partecipato.

Dunque l’intelligenza artificiale: è capace di immagazzinare e poi di elaborare una quantità inimmaginabile di dati; dati che crescono in misura esponenziale: negli ultimi vent’anni ne sono stati prodotti come in tutto il periodo precedente della storia dell’umanità. La IA rappresenta una potenza di calcolo enorme, contenuta dai data center. Abbisogna – altro problema non da poco – di una quantità strepitosa di energia. Va da sé, ha concluso don Gigli descrivendo il quadro d’insieme, che occorrano adeguate infrastrutture. Per “mantenere” la IA ci siamo intanto già “giocati” le risorse annualmente prodotte in un anno dal pianeta anche se in maniera molto diseguale fra i paesi avanzati e quelli poveri. Di qui in avanti sarà decisamente peggio e l’ “impronta ecologica” (l’indicatore che appunto misura i livelli di consumo di superficie, acqua e rifiuti utilizzati e prodotti) è destinata a peggiorare.

Che fare di fronte a questo panorama non certamente roseo? Anzitutto informare le persone, ha risposto don Stefano. C’è in gioco il rischio-disumanizzazione. Già, perché spirito e corpo stanno per essere sopraffatti a favore di una mente sempre più condizionata da chi gestisce la IA, cioè una mezza dozzina di gruppi privati con fatturati superiori ai Pil degli stati sovrani, incontrollati e incontrollabili, fuori da ogni schema democratico. Sullo sfondo, poi, si fa largo (già da un po’, in verità) la perdita del ragionamento complesso a favore della più ovvia semplificazione, funzionale a dirigere le coscienze, nel consumo come nella cultura o nella stessa politica. La soluzione non può che passare attraverso l’etica e l’applicazione delle regole che devono poter muovere l’attività della IA favorendo così l’autentica libertà dell’uomo che, ha sottolineato don Gigli, è felice quando può ascoltare l’emozione, può mettersi in relazione con gli altri e naturalmente con Dio. Ce la faremo?

Alberto Lazzarini