Speranza vocazionale senza marketing ecclesiale

Quella parola “vocazione”; il  Vescovo della Diocesi di Lucera-Troia  ci invita ad usarla con parsimonia, una parola preziosa e spesso abusata. Una parola “di peso” anche nell’ultima lettera pastorale che ci è stata consegnata. Siamo invitati, come Chiesa in cammino, a sostenere quella “speranza di vocazioni” che Mons. Giuseppe Giuliano ritiene possibile solo dove la Comunità si costituisce come generosa, impavida dinanzi ai calcoli che – spesso e volentieri – rasentano il marketing dominante. 

Le logiche dell’economia e della finanza, fatte di calcoli ma anche si subdole proposte, bussano così facilmente alla porta della nostra pastorale: bisogna essere “di più”, bisogna fare “di più”. Ne viene fuori un subbuglio meschino, proprio lì dove dovrebbe regnare la logica della carità. Meschino perché calcolato, interessato e in qualche modo manovrato. Si finisce facilmente per distruggere quella speranza vocazionale che rinuncia alle seduzioni e diventa proposta di orizzonti grandi ma concreti. Di tutto questo – evidenzia mons. Giuliano – i giovani se ne accorgono. Trovare l’alternativa a modalità che riscontrano già al di fuori  dei nostri contesti ecclesiali: è questa la possibilità onesta che può diventare, appunto, “speranza” per i chiamati (per tutti i giovani, per tutti i battezzati). Serve il coraggio di una verità che si propone senza imporsi, di una bellezza che si mostri ma senza ammaliare. Serve fare la differenza perché Dio si mostri, oltre i pensieri e le umane volontà. Perché la sua volontà valichi le piccolezze di piccoli uomini che vogliono imporsi sul Suo progetto. 

Filly Franchino – Direttrice Ufficio Vocazioni Diocesi Lucera-Troia

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