Club di Cascina: l’opera evangelizzatrice di san Junipero Serra inquadrata anche in riferimento alla ‘cancel culture’
Martedì scorso si è svolata la consueta riunione mensile del Serra Club di Cascina con la recita dei Vespri e la successiva conviviale. La riunione è poi proseguita con una riflessione di don Lorenzo Bianche direttore della scuola vescovile dei Ministeri di Livorno avente ad oggetto l’opera evangelizzatrice di san Junipero Serra inquadrata anche in riferimento alla “cancel culture”.
All’epoca di Junipero Serra il contesto sociale era “figlio” dell’illuminismo i cui principi fondanti erano la laicizzazione come presupposto di emancipazione, e poi l’antropocentrismo secondo cui l’uomo si sostituisce a Dio in quanto buono per natura, autonomo e in grado di rapportarsi con la realtà in base alla sua idea; e tale, pertanto, da promuovere una “religione naturale” elaborata dalla ragione umana e non basata su rivelazioni o testi sacri.
Tali concetti, portati nel “nuovo mondo”, si concretizzarono nella ridefinizione del linguaggio, nella rimozione della metafisica e del tomismo ma anche nella spoliazione degli indigeni della propria cultura, nella negazione di ogni concessione linguistica, in definitiva di una sorta di aggressione non solo fisica ma anche culturale da parte degli occupanti verso gli occupati.
Difficile, in questo contesto, immaginare una evangelizzazione cristiana la quale oltre ad opporsi ai principi cardini dell’illuminismo avrebbe trovato reticenza da parte degli indigeni in quanto anch’essa proveniente da “persona” estranea alla loro cultura e vista ugualmente come impositiva di un nuovo credo. Occorreva un approccio nuovo. Approccio che Junipero Serra concretizzò nel desiderio di conoscere lingue e culture degli indios (oggi come qualcuno ha fatto notare in uno degli interventi che sono seguiti alla relazione si direbbe “nel farsi prossimi”), nel rifuggire da ogni sentimento di ribellione per abbracciare il concetto di giustizia, nella inculturazione di pratiche locali, in un sincero dialogo e disposizione alla accoglienza.
La relazione si è poi spostata sull’attuale. Oggi oltre ai postumi laicisti dell’illuminismo o forse proprio per quella eredità, abbiamo a che fare con la “cancel culture” e con la identità “woke”, ovvero, in estrema sintesi, con una idea (ideologia) che propone di interpretare la realtà senza il filtro della cultura in cui uno vive e che, allo stesso tempo, sollecita un atteggiamento di costante scetticismo nei confronti della organizzazione sociale e della politica visti come luogo organizzato intorno a centri di potere atti a determinare e stabilire ciò che in maniera a loro funzionale può essere vero o falso. Principi che si articolano su vari temi, quali l’abbattimento di ogni categoria di ragione, ovvero di ogni verità proposta come assoluta (ad esempio uomo e donna non sono più realtà assolute), e poi l’opzione per un linguaggio performativo e infine il relativismo culturale.
E’ in questo contesto che si pone l’esigenza di una nuova evangelizzazione. La evangelizzazione di un mondo laico verso cui in maniera aggressiva agisce la “cancel culture”. Una evangelizzazione da farsi, né più né meno, nello stesso modo con cui Junipero Serra operò nei confronti di un mondo non cristiano verso il quale in maniera aggressiva si poneva l’illuminismo del XVIII° secolo. Da qui la necessità di seguirne l’esempio; ovvero convincere con amore (farsi prossimi e credibili) ma anche scendendo sul piano pratico di un confronto che renda conto della razionalità della fede cristiana. E a questo punto, come fatto notare in un altro intervento, il pensiero non può non andare alla enciclica “Fides e Ratio” di san Giovanni Paolo II° e, conseguentemente, alla necessità di una esegesi più libera ed esperienziale rispetto ad una lettura catechistica delle scritture incentrata su un approccio mnemonico e dogmatico.
Chiellini paolo
(vice presidente alla comunicazione)













