«CREDERE, AMARE, SPERARE» [Papa Francesco, Spes non confundit 3]
a cura di Giovanni Greco e Giuseppe Mazza
Si è svolto a Roma, dal 3 al 5 gennaio 2025, il Convegno Nazionale delle Vocazioni, dal titolo «Credere, amare, sperare» [Francesco, Spes non confundit 3], organizzato dall’Ufficio nazionale per la pastorale delle vocazioni, quest’anno in maggior collaborazione con l’Ufficio nazionale per la pastorale giovanile. Al convegno hanno partecipato circa 350 membri, tra sacerdoti, religiosi e religiose, seminaristi e operatori pastorali impegnati nell’ambito vocazionale e giovanile, oltre alla presenza di associazioni che nutrono un’attenzione particolare per la dimensione vocazionale come, ad esempio, il Serra club International che è intervenuto con un folto numero di soci guidati dal presidente Giuliano Faralli. Presenti anche il vescovo di Fiesole, mons. Stefano Manetti, presidente della Commissione episcopale per il clero e la vita consacrata e il vescovo di Rimini, mons. Nicolò Anselmi, già responsabile del servizio nazionale di pastorale giovanile.
Sono state quattro le sessioni che hanno dato struttura e contenuti al Convegno, con la particolarità della terza sessione dedicata al pellegrinaggio giubilare, svoltosi nel pomeriggio di sabato 4 gennaio, nella Basilica di San Pietro, dal tema “Riscoprire il Battesimo”.
Il Convegno ha avuto inizio con i saluti introduttivi a cura dei direttori degli Uffici di Pastorale vocazionale e Pastorale giovanile, rispettivamente don Michele Gianola e don Riccardo Pincerato, e con una catechesi del gesuita p. Filippo Carlomagno SJ, dal tema “La Parola nella pietra”, volta a riscoprire la potenza comunicativa ed espressiva di opere architettoniche, come la Sagrada Famìlia, ad opera dell’architetto spagnolo Antoni Gaudì. Finanche le pietre, utili per la costruzione di una cattedrale – ricordava il gesuita Carlomagno – possono parlarci di Dio; l’architetto Gaudì, ha fatto sì che ogni spazio della costruzione potesse racchiudere ed esprimere, in sintesi, la fede, la teologia e l’esperienza cristiana.
La prima sessione è stata guidata dalla prof.ssa Antonia Chiara Scardicchio, pedagogista presso l’Università degli Studi di Bari, che ha tenuto una relazione dal tema “Esercitarsi alla complessità”. Trovare e dare risposte chiare ed efficaci o accompagnare i giovani alle domande, al vuoto, alla fatica, per poter imparare ad abitare la complessità, affrontarla e creare percorsi di vita nuova e piena? In questa domanda è racchiusa la ‘sfida’ che la prof.ssa ha lanciato a tutti i presenti. In un mondo frammentato, in cui, però, si crede che tutto sia possibile e tutto debba essere dato, bisogna riscoprire il valore dell’accompagnamento, il rapporto tra i maestri (il Maestro) e i discepoli, il senso del vuoto, della rinuncia e della scelta, perché si costituiscano identità sane, unite e libere, capaci di abitare la complessità che caratterizza questi nostri tempi.
La seconda sessione è stata guidata dal gesuita p. Andrea Picciau SJ, dal tema “Progettare percorsi”, il quale ha tentato, in maniera sistematica ed organizzativa, di offrire strumenti per chi cerca di strutturare una realtà giovanile-vocazionale. La relazione è stata articolata in tre punti: nella prima parte ha analizzato il contesto della società attuale; nella seconda parte ha offerto criteri pratici per sviluppare un percorso formativo vocazionale; nella terza parte si è rivolto ai formatori e responsabili di centri giovanili, ricordando l’importanza della formazione personale, base per poter aiutare i giovani nei propri percorsi di vita e di fede.
La terza sessione si è svolta in pellegrinaggio verso la tomba dell’Apostolo Pietro, dinanzi alla quale, dopo aver attraversato la Porta Santa, i partecipanti al convegno hanno potuto lucrare l’indulgenza plenaria. È stato un momento spiccatamente ecclesiale: come un “cuor solo e un’anima sola” si è potuta sperimentare la bellezza dell’appartenenza alla Chiesa Universale, ritrovatasi dinanzi al primo Vicario di Cristo, mediante la professione di fede all’Uno e Trino Signore.
La quarta sessione è stata guidata dal prof. Ruggero Eugeni, prof. di Semiotica dei Media presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore, il quale ha tenuto una relazione dal tema “Abitare il digitale”. Il cuore della relazione del prof. Eugeni può racchiudersi in una frase: il digitale necessita, da parte dell’uomo, una abitazione sana, sapiente e moderata, per evitare che diventi un luogo non-identitario, a partire dal quale la persona trova ulteriori difficoltà per una non-strutturazione della propria identità. Abitare coscientemente il digitale vuol dire passare dai non-luoghi in cui l’identità si frammenta e viene sempre meno, a luoghi in cui l’identità della persona può trovare uno spazio per la propria crescita e formazione. Non abbiamo bisogno di un digitale che contribuisca alla crescita di un sé sempre più autoreferenziale, ma necessitiamo di un digitale in cui il sé reale possa trovare percorsi utili per una sana identità sempre più relazionale e comunitaria.
Il Convegno ha visto la sua conclusione con un intervento di don Riccardo Pincerato, il quale ha ricordato il senso e l’obiettivo primari del convenire in tanti a Roma: la semplicità, la fraternità, il pellegrinare, la gioia dello stare insieme. Luoghi, tempi e spazi, sono ciò che va curato in maniera particolare, perché diventino sempre più il terreno sul quale potersi incontrare e costituire identità. Non semplici identità, spesso autoreferenziali, ma – ricordava don Riccardo – la vera costruzione dell’identità, sia del singolo, che della comunità, deve ritrovare la sua sorgente nell’identità cristica e al contempo tendere ad essa.
Perché, allora, “perdere tempo” con i giovani? Perché creare percorsi e progettare strade percorribili per i giovani? Perché ‘abitare la rete’ e saperne fare un buon uso?
Tre motivi ben precisi: (1) riscoprire Cristo e la bellezza della sua Persona; (2) Puntare all’incontro tra persone, per ricordare a noi stessi chi siamo; (3) Favorire percorsi umanistici e umanizzanti, perché l’identità di ciascuno sia sempre più cristica e dunque piena, libera, sana, divino-umana, di modo che la creatura recuperi l’immagine e la somiglianza con il Creatore.
video integrale dei lavori del convegno














